Walter Ganapini, ex assessore Ambiente Regione Campania, ex Greenpeace, ex Legambiente,ex membro Agenzia Europea per l'Ambiente, ex... se stesso. Due filmati inquietanti.

Sembra che il destino della Campania sia quello di assistere inesorabilmente al perpetuarsi di emergenze, unico scopo il profitto di poche mani conosciute e non. Nell’intreccio tra scandali legati allo smaltimento rifiuti o a depuratori dal funzionamento sospetto, si sta delineando una nuova emergenza che vede protagonista Walter Ganapini, ex presidente di Greenpeace Italia, cofondatore di Legambiente, per otto anni membro del comitato scientifico dell’agenzia europea  per l’ambiente ed ora ex assessore ambiente della regione Campania, ciclo integrato delle acque,  difesa del suolo, parchi e riserve naturali,  protezione civile.

Vi sono cose che l’assessore dovrebbe ancora spiegare a cittadini che hanno assistito attoniti all’evolversi di situazioni, almeno in apparenza, senza senso; gente che per fortuna non si è ancora assuefatta ad essere solo testimone di eventi in cui non è ben chiaro (o forse è fin troppo chiaro) chi sia il reale beneficiario di un massiccio impiego di energie, soldi e sacrifici imposti alla popolazione.

Ganapini nel 2008 istituì un forum ambientale nel quale chiedeva la collaborazione di chiunque al fine di individuare un piano di smaltimento rifiuti alternativo a quello governativo che, a suo dire,  non sarebbe stato idoneo allo scopo   se non addirittura deleterio per la salubrità del territorio. Una volta avvenuto il suo insediamento in Regione, dopo le elezioni, la sensazione che i cittadini hanno avuto è  quella di un totale disinteressamento alla continuità del dialogo.  Sembrano subito tradite le speranze di chi aveva visto nel neo assessore un potenziale interprete delle esigenze cittadine all’interno delle istituzioni.

In un' intervista rilasciata da Walter Ganapini il primo giugno 2008 si ascolta il professore denunciare scandalizzato il ritrovamento di una discarica in località Parco Saurino, nel casertano. Dichiarava : “Oltre la presenza di 2 discariche ormai esaurite, ho notato la presenza di una terza, nuova. C’erano i teli, l’argilla, i sistemi di tenuta, la vasca del percolato da 900 m cubi. Tutto mai usato. Come è possibile che nessuno abbia pensato di non utilizzarla mai, dato che da sola sarebbe stata in grado di contenere i rifiuti di tutta la Campania per almeno 6 mesi evitando così l’emergenza. (…) questa discarica da sola sarebbe bastata ad evitare i danni devastanti che l’emergenza rifiuti ha causato ai territori campani.” L’intervista continua con il professor Ganapini che dichiara “il piano di raccolta differenziata porta a porta per Napoli è ancora oggi validissimo, pagato dal CONAI nel 2003, mai utilizzato. Impianti di trattamento meccanico/biologico ancora oggi imballati dopo 6 anni. In località San Ammaro, sempre nel casertano,  c’è un impianto di compostaggio da 30.000 tonnellate pronto ma mancano le soffianti, per insufflare l’aria nei cumuli. A Santa Maria Capua Vetere ho trovato 2 impianti di compostaggio in perfetto stato dell’epoca cassa del mezzogiorno che già cercavamo di mettere in funzione nel 1994 quando per la prima volta entrai nell’emergenza rifiuti di Napoli con il prefetto Impronta. La situazione spaventosa alla quale occorre porre rimedio per non parlare dei  depuratori che sono li e ai quali mancano 80 mt di fognatura per entrare in funzione, gli impianti per il percolato ce ne sono 16 ne funziona a malapena una. Tutte cose che ci stiamo impegnando enormemente per fare funzionare ma probabilmente dietro questo disastro c’è un mix di  insipienza, abitudine all’assistenzialismo ma anche certamente altri interessi e altre convenienze non ultime quelle delle economie criminali (…) Oltre a questo fortunatamente diciamo c’è un  film sulla Campania che è quello dei Bruno Vespa, è quello della vendita dei termovalorizzatori  che tutti sappiamo essere un termine inesistente cioè degli inceneritori, c’è un film che è virtuale. Il film reale della Campania vede Avellino, Benevento, Salerno già sopra il 30% di raccolta differenziata. A Salerno 33.000 cittadini hanno ricevuto il kit per il porta a porta, le signore di 90 anni uscivano in strada a baciare i ragazzi che gli portavano i cassonetti. Abbiamo Caserta in movimento. La provincia di Napoli si sta attrezzando, stanno partendo le nuove aziende provinciali e sub-provinciali per il trattamento dei rifiuti, passeremo da 72 gestori, molti dei quali possono essere anche interessati dalla camorra, a 7-8 grandi aziende con dentro anche i migliori privati italiani. Questa è la Campania che è in movimento. Il nodo che rimane da risolvere è Napoli città, ma anche li fortunatamente si sta cominciando a capire che bisogna farsi carico del problema. Ad oggi abbiamo 260 comuni che fanno la raccolta differenziata. Ne stiamo per finanziare altri 98, erano 146 tre mesi fa." 

 

La video intervista suscita perplessità e domande ma il commissariato per i rifiuti non ha mai replicato mantenendo il più totale riserbo, o indifferenza come dir si voglia.

Neppure lo stesso Ganapini, una volta diventato assessore all’ambiente, ha dato seguito alle sue parole che avevano fatto così ben sperare. La situazione da allora è rimasta pressochè invariata e la strategia adottata dall’amministrazione ha continuato a tamponare il problema cercando luoghi che funzionino da discarica o a inventarsi nuove tecniche di incenerimento piuttosto che orientarsi verso la radicale soluzione del problema. 

Lo stesso Ganapini ha dimostrato che sono stati spesi ingentissimi quantitativi di denaro e che i risultati sarebbero a portata di mano, se solo si fosse continuato a seguire la strada della raccolta differenziata.

Deludendo  queste premesse il 21 luglio 2009 Ganapini firma il protocollo d’intesa con Francesco Curcio, direttore generale dell’Aitec (associazione italiana tecnico economica cemento). L’accordo, di durata biennale, prevede l’impiego dei Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) come combustibile utilizzabile nei cementifici in sostituzione dei combustibili fossili non rinnovabili. 

Il protocollo di intesa siglato pone l’obiettivo di raggiungere le 100 mila tonnellate d’energia prodotta bruciando nelle cementiere il combustibile derivato dai rifiuti.

Sono stati anche fatti i nomi delle cementerie le quali, in virtù dell’accordo, potranno utilizzare la  metodologia di lavoro appena spiegata. Ecco i nomi:

La Italcementi di Pontecagnano; azienda già coinvolta nell’inchiesta giudiziaria che portò al sequestro di una sua controllata, la Calcestruzzi spa, evento che diede modo di pensare a possibili rapporti della casa madre con la malavita organizzata. L’allora amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, fu indagato per concorso in riciclaggio, impiego di denaro e beni di provenienza illecita.

La Cementir di Maddaloni  di proprietà dell’imprenditore  Francesco Gaetano Caltagirone, sospettato di aver messo in opera una speculazione finanziaria con l’Unipol-Bnl. Per questa accusa rischia di dover subire un processo penale per il reato di occultamento di attività speculativa illecita. Sempre la Cementir è stata beneficiata da una singolare concessione di "conferenza di servizi”. Grazie alla particolare procedura di questa “ conferenza dei servizi “, ha potuto ottenere l’autorizzazione a continuare lo sfruttamento della cava “a tempo indeterminato” quando per legge la concessione non potrebbe durare più di 90 giorni. 

In questo affare dai margini non troppo chiari è coinvolto anche il Genio Civile il quale ha autorizzato la realizzazione di un progetto di recupero della cava non rispettando la legge che prevede che queste autorizzazioni vengano rilasciate contestualmente alla presentazione di un piano di recupero della coltivazione, atto dovuto per controbilanciare i danni apportati all’ecosistema.

E  la ditta Moccia sempre di Maddaloni.

Su queste ultime due aziende pende ancora l’interrogativo di come mai con un provvedimento sia stata riclassificata l’area da loro ricoperta trasformandosi in Area di Crisi da Zona Altamente Critica (ZAC), così  come aveva precisato il PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive). Come Area di Crisi  può ospitare i cementifici. Eppure la zona ZAC ancora lambisce i confini della Moccia e numerosi vincoli di tipo ambientale, archeologico, paesaggistico, boschivo e idrogeologico persistono sull’area della Cementir.

Il protocollo di intesa siglato permette di considerare, dal punto di vista amministrativo, le cementerie al pari di veri e propri inceneritori e per di più consente loro di avvalersi dell’indiscutibile vantaggio del poter usufruire di una burocrazia agevolata in quanto il Combustibile Derivato dai Rifiuti figurerà nelle carte come bio-carburante, aggirando  una serie infinita di normative europee sullo smaltimento. 

Sembra dunque configurarsi il dubbio concreto di una colossale truffa ambientale ai danni, ancora una volta delle popolazioni e del territorio campano.

 

Bel cambio di rotta da parte di Walter Ganapini, l’uomo che fino a ieri si è sempre schierato in prima linea nella lotta alla mala gestione dell’emergenza rifiuti e alla conservazione dell’ambiente.

E’ un dato accertato quello per cui bruciare i rifiuti nei cementifici non rappresenta una soluzione adeguata e conveniente perché significa distruggere utili composti organici contenuti  in un forno progettato per produrre cemento. E  tutti i problemi di inquinamento e contaminazione ambientale non vengono affrontati ma semplicemente trasferiti da un inceneritore classico ad un cementificio senza prevedere nessuna altra misura di contenimento.

Attualmente i forni dei cementifici sono alimentati a carbone polverizzato, gasolio, nafte pesanti, o  gas; materiali che sviluppano nel forno temperature che raggiungono i 1250-1500 C.  

Dubbia la possibilità che il carburante-rifiuti abbia lo stesso potere termogenetico e possa consentire ai cementifici  analoga capacità produttiva. Non è una sostanza adatta per alimentare i forni dei cementifici, non risponde alle necessità di forma, struttura e funzione propri di un cementificio.

Il timore è che, una volta ottenuti i certificati necessari per continuare a produrre, i cementifici continuino ad usare i normali carburanti, più funzionali, più convenienti, liberandosi  dei rifiuti magari in discariche abusive.

I cementifici  della Campania  già figurano tra gli impianti più inquinanti: durante il processo di decomposizione della materia prima calcarea vengono prodotte enormi quantità di CO2, anidride carbonica che si scaricata nell’atmosfera provocando il temutissimo effetto serra.

Secondo le direttive dell’Unione Europea i cementifici non sono impianti ritenuti adeguati per bruciare rifiuti e, nel caso si dovesse procedere al loro utilizzo questi cementifici dovrebbero essere provvisti di sistemi speciali per la cattura e il riciclo della CO2 e degli altri contaminanti altrimenti dispersi nell’aria. 

Il programma siglato tra Ganapini e l’Aitec permetterebbe di bypassare l’ostacolo burocratico trasformando il Cdr proveniente da rifiuti solidi per un bio-carburante di origine organica e naturale, materiale la cui combustione emette CO2 in quantità trascurabile.

Non si riesce a capire perché l’assessore abbia abbandonato la strada da sempre percorsa raccogliendo consensi popolari: promuoveva la differenziazione dei rifiuti consentendone in massima parte il riciclaggio e producendo energia davvero pulita  attraverso processi meccanico-biologici.

In precedenza era già stata emanata una proposta di legge presentata in data 26/03/2009 e che ha per titolo: “DISPOSIZIONI URGENTI PER LA CHIUSURA DELLE CAVE E DEI CEMENTIFICI NELL’AREA CASERTANA”.

In questa si trova scritto che:

Nella Provincia di Caserta, vi sono 442 cave che interessano 75 comuni su 104 (…)  al primato del numero più alto di cave e del materiale estratto si aggiunge quello degli impianti di cementificio. Dei tre opifici presenti sul territorio regionale, due si trovano nei confinanti comuni di Maddaloni e Caserta (…) In questa porzione del territorio casertano, è venuta a mancare la sostenibilità ambientale (…) Per questi motivi, il piano cave entrato in vigore nel giugno 2006 considera questa porzione di territorio zona altamente critica e ne prevede la dismissione dell’attività estrattiva (…) La proposta di legge intende colmare le lacune di un piano cave che non ha restituito nulla al patrimonio collinare, ma che addirittura rischia di comprometterlo ulteriormente. (…) Il comma 1 dell’articolo 2 fissa il termine di scadenza al 30 Giugno 2010 delle attività estrattive e cementizie, ricadenti nella zona altamente critica e area di crisi la quale attraverso la presente proposta di legge si riclassifica anch’essa ZAC. Il termine della obbligatoria dismissione di cave e cementifici è una scadenza tassativa. (…) La novità di questo comma è che il perentorio termine di scadenza si estende anche ai cementifici la cui chiusura è necessaria per ovvi motivi.

I cementifici di Caserta e Maddaloni trovano collocazione nei centri abitati e nelle immediate vicinanze di un Policlinico che si sta costruendo,, oltre che di diversi beni archeologici e architettonici sottoposti a tutela (…) Il comma 7 dell’articolo 2 vieta la realizzazione di impianti di termodistruzione e di industrie insalubri di prima classe nell’area perimetrata dai primi 4 commi. (…) L’articolo 5 dichiara la legge urgente e quindi di immediata entrata in vigore.

Rimane anche da considerare che la combustione di Cdr oltre a produrre grosse quantità di CO2 produce anche gas tossici, diossine, dibenzofurani cancerogeni e mutageni, particolato, nanopolveri, metalli pesanti volatili tossici, SO2, NOx  e mercurio neurologico.

Alcuni di questi inquinanti sono fortemente cancerogeni e nel processo di produzione del cemento rimarrebbero inevitabilmente imprigionati all’interno della struttura del materiale. 

Il cemento così utilizzato per la fabbricazione degli edifici produrrebbe effetti tossici analoghi a quelli prodotti dal famigerato amianto. La gente andrebbe a vivere in camere a gas.

Alla luce di queste valutazioni assume un connotato ancora più inquietante la dichiarazione fatte da  Ganapini nell’ incontro con alcuni esponenti di comitati civici tenutosi a Napoli presso il palazzo della Regione nel luglio 2008. Ecco cosa disse:

… sul Parco Saurino, io ho negoziato un giorno con l’attuale capo dei servizi segreti. ( ndr Gianni De Gennaro) (…) siamo partiti, uno dal bianco ed uno dal nero, e siamo arrivati verso un grigio nel quale, alla fine, io potevo tirare l’operazione. Gian Antonio Stella ci ha scritto due pagine sul Corriere della Zera.. (…) il tema è di misurare tra comunicazione e risultato. 

Allora, certamente quell’oggetto è un “mistero della repubblica” e ce lo siamo già detti. 

Perché  Prodi si sia assunto le responsabilità che si è assunto ancora non è chiaro. Ma quando il  coordinatore dei servizi segreti ti dice, per due volte, urlando: “si è esposta due volte la Presidenza della Repubblica”, se non sei ubriaco e se sei una persona, ti parametri un attimo e decidi cosa vuoi fare. Allora, io su questa vicenda ho abbassato il tono ma nessuno mi ha impedito di chiamare (il giornalista) Matteo Incerti e di fare i tre minuti sul blog e tutto il resto, perché la bandierina è stata attaccata. Ma nessuno… quando tu dici… Nessuno!  In Giunta ho aspettato una settimana, nel frattempo sono stato speronato in autostrada e, nessuno lo sa, ma in Piazza del Gesù, quattro individui in casco, sono scesi dalle moto, hanno cercato di aggredirmi la notte. Io viaggio con le mie belle stecche dietro la schiena che non sta in piedi, da allora. Il tema è che gli avvertimenti li ho ricevuti, diciamo, perché forse  ho visto qualcosa che non dovevo vedere.

Membro di un comitato:

C’entra la Presidenza della Repubblica, nientedimeno?

Walter Ganapini:

Sai, quando il capo dei servizi segreti, due volte ti dice: “HAI CAPITOOOO che è intervenuta la Presidenza della Repubblica”, io, come dire, o gli do dell’ubriaco a lui o ragiono! Io non ne sto… non ne vengo a capo, perché io posso capire – ho lavorato molto in Sicilia – io capisco che in questo paese esistono le negoziazioni Stato contro Stato, ma… io capisco il voto di scambio; io capisco… vorrei conoscere Isidoro Perrotta, il tecnico di Casal di Principe, che rilasciò il famoso parere a Pansa che nel 2005 gli consentì di cancellare la discarica. ….

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Ascoltando queste parole si rimane stupiti nell’apprendere che l’assessore è stato vittima di un altra intimidazione oltre a quella avvenuta i primi di giugno a seguito di un tamponamento in autostrada, evento regolarmente denunciato alle autorità competenti.

Nulla era stato mai detto in merito alle botte subite in piazza del Gesù da parte di quattro “tizi” con il casco.

Viene spontaneo  chiedersi, e chiedere all’assessore Ganapini, in che misura le decisioni prese siano state spinte da una reale volontà di salvaguardare il territorio e risolvere definitivamente l’emergenza rifiuti e quanto invece siano state provocate dal succedersi di eventi che avrebbero dovuto rimanere estranei al suo operato istituzionale.

Incombe anche l’inquietante interrogativo di cosa centrino i servizi segreti in tutto questo, come e perché questa organizzazione, i cui scopi dovrebbero essere ben altri, ha inciso nella non risoluzione, o se vogliamo essere maliziosi nell’insabbiamento, della denuncia agli sprechi che i ritrovamenti nel Parco Saurino3 hanno portato alla luce.

Appello all’assessore Canapini: in quanto rappresentante delle istituzioni lei è tenuto a dare risposta a questi quesiti. I cittadini abbiamo bisogno di fare chiarezza su chi sembra voler giocare con la loro salute.

 

La replica di Walter Ganapini non si è fatta attendere. Con un comunicato stampa l’assessore smentisce l’autenticità del file audio pubblicato e che riporta quelle che, a suo dire, non sono le sue parole.

Nel comunicato Ganapini afferma:

“Mani anonime, con gusto voyeuristico e grande abilità di montaggio video, dopo aver registrato, a mia insaputa, un incontro privato con esponenti di comitati napoletani durato svariate ore sulla gestione della emergenza rifiuti, hanno montato e confezionato ad arte un servizio di circa 3 minuti, poi recapitato a YouTube. In esso si mescolano spezzoni di mie frasi e immagini di altra origine, a piacimento dell’anonimo sottotitolate, con cura da vero professionista. Il mio discorso era infatti molto più ampio ed includeva un breve passaggio sul sito di Parco Saurino, discorso che avevo preventivamente affrontato e gestito col Commissario all’emergenza dell’epoca, prefetto Gianni De Gennaro, nello spirito di piena collaborazione che consentì di arginare la crisi che attanagliava la regione. L’artefatto anonimo ha trasformato in allusioni il ragionamento che prendeva invece atto dell’attenzione e della sensibilità della Presidenza della Repubblica al “caso rifiuti” napoletano, e la constatazione alla quale giungemmo con De Gennaro – ovvero che la fibrillazione mediatica e sociale di quei giorni richiedeva di affrontare il tema di Parco Saurino rafforzando la collaborazione fra tutte le istituzioni coinvolte e in particolare fra Commissariato e Regione. Allusioni e accostamenti tipici, purtroppo anche questi, di operazioni poco limpide ed illegali come il “rubare un audio” e rielaborarlo a proprio piacimento. “Ho sempre lavorato per un ambientalismo rigoroso nelle competenze e nel merito, capace di farsi progetto di governo. Ho avversato l’entrata in politica dell’ambientalismo che per me deve essere lievito trasversale di crescita di sensibilità sociale e culturale ai temi del nostro futuro sul pianeta. Accettai la richiesta di incontro per frenare i tentativi di quelle molte sigle (e poche persone) del milieu napoletano, di scardinare lo straordinario lavoro condotto da Guido Viale con il Forum rifiuti, esperienza di crescita democratica tra le più alte in Europa.

Conosco bene i masochistici riti di un massimalismo subalterno, minoritario, perdente: mai avrei immaginato che in borse e borsette appoggiate su quel tavolo l’impotentia agendi avesse attivato morbose attitudini anziché una sana e forte discussione sulla crisi e sulla ‘cassetta degli attrezzi’ per risolverla”.

Per tutto quanto sopra è stato sentito l’autore del video incriminato che ha replicato:

“Intanto il video non è per niente anonimo, ma è domiciliato su un account riconducibile a un utente che, in proprio, si è assunto l’onere della pubblicazione per fare un servizio alla comunità, alla magistratura, e, allo stesso Ganapini.

Chi lo ha pubblicato ne riconosce la paternità e ripudia ogni accusa di manipolazione e invita Walter Ganapini, nel caso si ritenesse offeso o danneggiato, a fare le relative denunce, e comunque a ritirare le accuse di furto e/o manipolazione con secondi fini, accuse diffamatorie di cui potrebbe trovarsi a dover rispondere in sede giudiziaria.”

L’assessore Ganapini dovrebbe anche ricordare che le affermazioni non le ha fatte davanti ad una sola persona ma ad un nutrito gruppo di persone, alcune delle quali non intendono abbassare “i toni della questione” laddove si evidenziano pericoli per la salute pubblica, così come nella registrazione lui riconosce di aver deciso di fare a seguito di alcune intimidazioni ad opera di presunti servizi segreti e dell’implicazione nella faccenda della Presidenza della Repubblica.

L’intera registrazione della durata di ben 32 minuti che permette di contestualizzare l’intero discorso, comunque verrà presto resa pubblica attraverso il sito wikileaks all’indirizzo www.wikileaks.org rendendo evidente la non manomissione del documento audio.

Wikileaks è un interessante spazio web creato appositamente per provvedere ad archiviare in maniera sicura  documenti in modo che nessuno possa farli sparire improvvisamente, cosa che succede purtroppo troppe volte in Italia, permettendo di rendere pubblici testi di interesse collettivo come ad esempio le parole di un Assessore Regionale della Repubblica Italiana che chiama in causa i servizi segreti e la Presidenza della Repubblica in faccende non troppo chiare.

Sentire un esponente delle istituzioni insinuare che registrare le parole di un assessore mentre sta  relazionandosi pubblicamente con alcuni responsabili di associazioni ambientaliste è un operazione “poco limpida” e insinuare che l’audio sia stato “rielaborato a piacimento” è una cosa grave per chi fino a ieri ha decantato la necessità di una amministrazione del patrimonio pubblico fatta con trasparenza.

Sui fatti si sono espressi anche Tommaso Sodano, consigliere provinciale di Rifondazione Comunista ed ex presidente della Commissione Ambiente del Senato, e il professor Amato Lamberti.

Sodano si augura che la Procura verifichi le dichiarazioni di Ganapini aprendo al più presto un fascicolo, sottolinea inoltre come Ganapini sia stato eletto assessore regionale anche in virtù del fatto che si proponeva come catalizzatore per proposte alternative a quelle del governo in merito alla risoluzione dell’emergenza rifiuti in Campania mentre invece una volta insediatosi ha avallato il piano del governo centrale senza alcuna coscienza critica.

Amato Lamberti, dal suo punto di vista,  si dice curioso di ascoltare dalla viva voce di Ganapini la sua versione dei fatti e avanza dubbi sul perché l’audio sia stato reso pubblico dopo quasi un anno dalla registrazione.

Forse il professor Lamberti ignora che risale al 21 luglio 2009, la firma di  un protocollo d’intesa tra l’assessore Walter Ganapini e Francesco Curcio, direttore generale dell’Aitec (associazione italiana tecnico economica cemento) che permette che il Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) venga impiegato come combustibile nei cementifici.

Questa degradante decisione appare del tutto inspiegabile a chi aveva ascoltato durante la campagna elettorale le dichiarazioni del futuro Assessore, un uomo che ha costruito la sua carriera sui principi della protezione dell’ambiente. Dichiarazioni incomprensibili se non messe in relazione alle strane affermazioni fatte dall’onorevole e riportate nella registrazione incriminata.

In merito alla vicenda è doveroso registrare che la commissione ambiente regionale ha  deciso di diffidare l’assessore Walter Ganapini a dar seguito a quella che viene definita una “improponibile” autorizzazione che consentirebbe l’incenerimento del Cdr nei cementifici.

 

posted by Rosanna Carpentieri

 

 

 

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