Rifiuti in Campania. Ganapini: «l’emergenza è un pretesto». Sodano:«Il termovalorizzatore di Napoli est? E' una truffa»

«Purtroppo nel nostro paese la vicenda rifiuti si sposa sempre con valutazioni di altra natura, ciò che altrove è razionale e semplice qui diventa complesso. Finché c’è la politica di mezzo, convengono le soluzioni meno convenienti. II mondo ci deride».

Walter Ganapini è uno dei tecnici dei rifiuti più accreditati in Europa. Nel 1995 risolse l’emergenza a Milano, dal 2008 al 2010 ci ha riprovato in Campania, portando la raccolta differenziata al 29%, più che in Toscana.

Gli svedesi ci considerano dei fessi. Hanno ragione? «SI. La Campania ha una dotazione di impianti superiore a quella della Catalogna, dovrebbe importare rifiuti, non esportarli».

E come mai capita il contrario? «Quando arrivai a Napoli, trovai sette impianti di selezione e compostaggio meravigliosi, con le migliori tecnologie tedesche, in grado di gestire 8500 tonnellate al giorno, tremila più di quelle prodotte in Campania. Peccato fossero inutilizzati. Come del resto la differenziata: c’erano i soldi, la chiedevano i napoletani, mancava la volontà del Comune.

Come i camionisti: in Campania lo Stato paga 93 euro a tonnellata per km, nel resto d’Italia 10. Come i lavoratori socialmente utili: 24 mila, ne basterebbero 7 mila. Come il commissariato, con centinaia di persone quando a Milano risolvemmo l’emergenza con 6 dipendenti dell’assessorato a cui riconoscevamo 50 ore di straordinario».

Perché non facciamo noi quello che fanno in Svezia? «A Milano lo facemmo: realizzammo nelle aree ex Maserati l’inceneritore Silla 2 che produce calore ed energia per il quartiere Gallaratese. Tutto senza procedura di emergenza. II Financial Times scrisse: Milan can do it, Milano lo sa fare».

In ogni caso, resta la domanda: perché l’Italia non fa come la Svezia? «Nonostante sia membro onorario dell’Agenzia europea dell’ambiente, e insomma qualcosa ne capisco… no, a questa domanda non so dare una risposta razionale».

E una non razionale? «Quelle spettano a certi organi dello Stato, soprattutto la magistratura antimafia».

(di Giuseppe Salvaggiulo da la Stampa)

E sull'inceneritore di Napoli est ?

Ganapini, presentando il nuovo piano regionale dei rifiuti ha detto che ci sono problemi sulla localizzazione dell’inceneritore, che non sono assicurati soldi del cip6 (incentivi statali originariamente pensati per incentivare le energie rinnovabili) causa dello scontro con l’Europa ed infine non c’è un progetto definito. Fortini (amministratore delegato dell’ASIA) dalla sua risponde a stretto giro di posta che il progetto di massima c’è, ma rimane solo il problema della concessione dei suoli.
Nel frattempo il decreto 195 approvato in via definitiva il 25 febbraio non fa alcun esplicito riferimento all’inceneritore di Napoli, mentre conferma quello di Salerno e parla di un generico impianto da localizzare tra Napoli e Caserta ma che pare finalizzato allo smaltimento delle ecoballe.
C’è da dire però che proprio il decreto 195 crea una situazione strana
.

Difatti se da una parte affida alle Province la gestione del ciclo dei rifiuti, della Tarsu e degli impianti ricadenti sul territorio, per Napoli fa un’eccezione poiché si affida all’Asìa, società partecipata del Comune di Napoli, la gestione di due impianti Ex-CDR: quello di Tufino e quello di Giugliano.
Certo non si può dire che tale affidamento sia stato fatto per particolari meriti dell’Asìa,
anzi a voler rispettare ciò che era scritto nel decreto 90, il Comune di Napoli non avendo raggiunto il 25% per fine 2009 (a dicembre si è raggiunto il 20,37%) era passibile di commissariamento, dato più che confermato a gennaio 2010 con un misero 18,28%
La domanda che nessuno fa è:
ma questo inceneritore serve o no?

Sfogliando le linee guida della Regione e pensando ai tempi medi di realizzazione di un impianto di incenerimento, verrebbe proprio da dire un secco no, anzi quasi non si capisce a che potrà mai servire quello di Salerno.
Facciamo due conti. Per legge, al 31 dicembre 2010 la percentuale di raccolta differenziata deve arrivare al 35%. In Campania si producono circa 7.500 tonnellate al giorno di rifiuti che con una raccolta del 35% diventano 4.700. Se trattati negli attuali impianti esistenti, gli Stir (Stabilimenti di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti ), sono previsti circa 1900 T/g di rifiuto secco da poter inviare agli inceneritori, ma considerando che l’impianto di Acerra può bruciare fino a 1950 T/g i conti sono presto fatti, già per la fine del 2010 Acerra potrebbe bastare per tutta la Regione.
I risultati sopra descritti sono raggiungibili con gli impianti Stir pienamente funzionanti secondo i progetti originali. Anche volendo però considerare tali impianti al loro livello attuale di funzionamento, questi risultati si raggiungono per il 2011, anno in cui si dovrebbe raggiungere il 50% di raccolta differenziata.
Questi sono i dati secondo legge, poi ovviamente i conti potrebbero migliorare ancora: difatti se, per esempio, gli impianti Stir venissero completati e revisionati secondo il “modello Vedelago”, la parte di materia da recuperare aumenta ed arriva fino al 97% del secco residuo, permettendo di trasformare il residuo non più scomponibile in materie prime (circa il 30%) in un materiale plastico inerte utilizzabile per arredi da esterni (panchine o sedie) o in campo edile come miscela nel calcestruzzo e nel cemento o come sostituto della sabbia per fare mattoni.
Rimane l’altra opzione e cioè che si rimanga più elastici sulle percentuali di differenziata, permettendo prestazioni mediocri come quella del Comune di Napoli, e che non si lavori per costruire impianti di selezioni e trattamento meccanico biologico dei rifiuti volti a massimizzare il recupero della materia: ciò consentirebbe di giustificare la necessità di impianti di incenerimento, con l’unico scopo di far incassare alle società di gestione i possibili proventi del Cip6.
Non tutto è deciso e soprattutto la strada da poter percorrere non è per nulla una sola, come invece vorrebbero farci credere i fan degli impianti di incenerimento. Portare gli impianti Stir a recuperare il 97% del secco residuo indifferenziato in ingresso, avrebbe un costo di pochi milioni di euro ad impianto, mentre un inceneritore ha un costo di centinaia di milioni euro. Mettere poi a confronto gli impatti ambientali, soffermarsi sulla quantità di rifiuti speciali da dover smaltire nel caso degli inceneritori, non lascerebbe adito a dubbi.
Tutto sta a capire se a guidare la scelta è l’interesse di tutti e della natura, o è invece il profitto di pochi a danno di tutti gli altri.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Cosa pensa Sodano sull'inceneritore di Napoli est ?

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Intervista. Il vicesindaco e assessore all’Ambiente Tommaso Sodano risponde al presidente dell’Ecomafia: «Il termovalorizzatore di Napoli est? E' una truffa»

L’ex avvocato di Berlusconi contro l’ex magistrato. Le parti però sono invertite. Stavolta infatti l’inquirente non è De Magistris ma Gaetano Pecorella, che, in veste di presidente della Commissione Ecomafia, è stato in visita in Campania a ispezionare gli impianti e a presidere audizioni. Un tour di tre giorni che ha portato l’ex legale del Cavaliere a una conclusione: per risolvere il dramma dei rifiuti basta costruire un secondo inceneritore a Napoli. E se l’ex toga si oppone, «manca di buon senso», ha spiegato Pecorella in un’intervista uscita ieri sul Mattino: «Non si può chiedere la solidarietà delle regioni dicendo no a tutto». Il parlamentare si è lamentato anche del numero eccessivo di interdittive antimafia emesse dalla Prefettura (in tutto 42) nell’ambito dell’emergenza rifiuti: «Spesso questi provvedimenti vengono emessi senza elementi sufficienti e si provoca un danno alle aziende».
La pensa in tutt’altro modo Tommaso Sodano, vice sindaco di De Magistris, che con il libro “La Peste” ha denunciato tutte le connivenze, passate e in corso, tra clan e politica nei rifiuti. A suo avviso, non solo l’inceneritore non è una soluzione ma rappresenta un rischio: «Se si costruisce l’impianto di Napoli est - è l’allarme che lancia Sodano- la camorra continuerà a condizionare il ciclo dei rifiuti in Campania»..
Facciamo un passo indietro. Che cosa risponde a Pecorella?
Io credo che sia ipocrita parlare di impianti, che per essere completati hanno bisogno di quattro o cinque anni, quando il problema riguarda le prossime 72 ore. Le dichiarazioni dell’onorevole Pecorella rientrano in quello schema che in questi anni ha alimentato l’emergenza in Campania, trasformandola in un modello esportato anche altrove. Per cui respingiamo al mittente la provocazione. E ribadiamo che in questo momento non accettiamo ricatti.

Pecorella vi accusa di avere una posizione ideologica sulla questione inceneritore.
Il nostro no dipende da ragioni pratiche. Sono piuttosto gli altri ad assumere posizioni ideologiche. Il termovalorizzatore di Brescia ad esempio ha da diverso tempo la quarta linea ferma perché non ha abbastanza spazzatura da bruciare. Eppure rifiuta di prendere la nostra immondizia, preferisce adoperare il cippato di legno che è molto più costoso.

Perché siete contrari alla costruzione del termovalorizzatore a Napoli est?
L’ho detto già in commissione ecomafia. È necessario indagare sulla gara di appalto dell’inceneritore di Napoli Est. Così come dissi all’epoca che il termovalorizzatore di Acerra era una truffa, oggi si rischia di fare un regalo enorme all’imprenditore che vincerà l’appalto. Quella di Napoli Est è una gara che grida vendetta perché favorisce unilateralmente l’impresa.

Cosa c’è che non va?
Il costo dell’opera graverà per la maggior parte sulle spalle dei cittadini, grazie al project financing, previsto dal bando che è di oltre 400 milioni di tonnellate. Inoltre, l’impianto prevede una capacità di circa 450mila tonnellate all’anno. Ma la città di Napoli ne produce poco meno di 500mila. Questo vuol dire due cose. O che la raccolta differenziata si dovrà bloccare o che per far funzionare l’impianto sarà necessario importare rifiuti da fuori. È una vera e propria truffa.

L’Europa ci impone di raggiungere entro il 2012 il 65 per cento di raccolta differenziata. Ma noi costruiamo comunque un inceneritore da 450mila e diamo una concessione per 20 anni. A ciò si aggiunga che il costo di conferimento a Napoli Est sarà il doppio rispetto a quello di Acerra. Il rischio è che il ciclo dei rifiuti in Campania possa essere condizionato dalla criminalità per ancora molto tempo.

E nell’immediato che si fa? 
Eravamo riusciti a scendere sotto le mille tonnellate per strada, ma nel giro di qualche giorno torneremo sopra le 2000.
Di chi è la colpa?
Da martedì cominceranno i trasferimenti fuori regione, per cui l’emergenza da affrontare riguarda questo fine settimana. Basterebbe che il presidente Caldoro facesse un ordinanza e imponesse il conferimento dei rifiuti fuori provincia. Nelle discariche di Caserta e Avellino ci sono infatti ancora volumi disponibili.

Perché l’ordinanza non viene fatta?

Inizialmente Caldoro aveva promesso di farlo ma alla fine ha ceduto al ricatto dei potentati politici di Avellino e di Caserta. Non vuole scontentare i suoi referenti di partito, compiendo un atto irresponsabile, che indebolisce la solidarietà che ci hanno espresso le altre regioni. Mi auguro che almeno domani e domenica si tenga aperto lo Stir di Santa Maria Caputa Vetere, solitamente chiuso nel weekend non per problemi di spazio ma per non dover pagare gli straordinari agli operai.

www.terranews.it/news/2011/07/%C2%ABpecorella-ipocrisie-sull%E2%80%99inceneritore%C2%BB

 

 

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