Raphael Rossi, l'Asìa e De Magistris: una storia ancora da chiarire

 

Sembrava un sodalizio duraturo, perfetto, quello tra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistri, e Raphael Rossi, il piemontese di origini francesi che il 12 giugno 2011 è stato nominato presidente del cda di Asia, l’azienda che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a Napoli. La sua nomina aveva attirato immediatamente l’attenzione dei media. Rossi era il simbolo della legalità e del cambiamento, il giovane che aveva denunciato l’azienda dei rifiuti torinesi, l’Amiat, per tentata corruzione. Il torinese sembrava avere le stesse idee di De Magistris: niente inceneritore per uscire dall’emergenza rifiuti, raccolta differenziata porta- a -porta per risolvere il problema, taglio agli sprechi e rimessa a posto dei conti del settore spazzatura.
Sei mesi dopo, però, qualcosa si è rotto. La ‘rivoluzione arancione’ tanto declamata dal sindaco e dal presidente dell’Asia per ora è immersa in un mare di polemiche delle quali si fatica a trovarne l’origine. Alla fine del 2011 Rossi si è dimesso dal cda dell’Asia, e non è ancora chiaro quali siano le motivazioni che lo hanno spinto a compiere questo gesto, né se invece era tutto previsto come dichiarato dal vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano in un’intervista pubblicata il 9 gennaio su Repubblica e con cui, secondo indiscrezioni, Rossi non era in ottimi rapporti.

La sostituzione di Rossi l’avevamo concordata a ottobre, se n’è riparlato a metà novembre e lui ci aveva chiesto di arrivare al 16 dicembre. Poi tutto è slittato a fine dicembre.

Sin da subito il torinese non è stato ben visto da palazzo San Giacomo, sia per la sua continua esposizione mediatica che per il suo porsi come paladino della legalità. Ma i veri problemi pare siano cominciati ad agosto, quando la giunta De Magistris ha votato all’unanimità una delibera un po’ particolare, alla quale Rossi si era opposto. Si tratta della delibera per assumere, dopo il 31 dicembre 2011, 23 lavoratori di circa 50 anni provenienti dall’ex bacino Napoli 5. Un consorzio mai entrato in funzione, che per più di dieci anni ha pagato lo stipendio a 400 persone che non svolgevano nessun lavoro reale. Di queste, nel 2009, 362 sono state assorbite dall’Asia, mentre 23 hanno rifiutato. Una loro assunzione adesso, secondo Rossi, costerebbe più di 700mila euro, cifra con cui sarebbe stato molto più efficace programmare l’assunzione di 60 giovani, tramite bando pubblico, che lavorerebbero più a lungo e renderebbero di più.
Intanto a novembre il commissario europeo dell’Ambiente, Janez Potocnik, ha rilanciato l’allarme rifiuti a Napoli, e sottolineato come la promessa di portare la raccolta differenziata al 40%, fatta da De Magistris in campagna elettorale, e poi da Rossi neopresidente dell’Asia, è ben lontana dall’essere mantenuta.
Agli inizi di dicembre, tuttavia, Rossi si riteneva soddisfatto, e rivendicava come un record per la città partenopea il 22% di raccolta differenziata ottenuto, e la riduzione dello stipendio dei dirigenti Asia per sanarne i conti.
Il 30 qualcosa non va, e Rossi rassegna le dimissioni, che De Magistris accetta, spiegando che “questa non è una rottura, ma un consolidamento” del ruolo di Rossi nel suo progetto per una Napoli migliore. Così il primo gennaio 2012 Rossi viene sostituito con Raffaele Del Giudice, interno all’azienda, mentre l’ex presidente dell’Asia dà il via a una tempesta mediatica per difendersi dagli attacchi subiti su più fronti e attaccare a sua volta giustificando il suo operato.
Il Mattino, quotidiano di Napoli di livello nazionale, pubblica un retroscena che secondo l’autore dell’articolo dovrebbe rivelare la verità sulle dimissioni di Rossi: la rottura deriverebbe da divergenze sul suo stipendio. Poi arriva un report richiesto dal vicesindaco Sodano, che accusa Rossi di aver eccesso nelle spese esterne. Si parla di 150 mila euro in 6 mesi spesi in consulenze e che secondo il giornale del capoluogo campano sarebbero una macchia nera nell’operato dell’ex presidente Asia. Rossi si difende con lettere aperte pubblicate anch’esse su Il Mattino e dal suo blog che tiene su Il Fatto Quotidiano.

Leggo che il vicesindaco Tommaso Sodano ha richiesto ai dirigenti dell’Asia «una nota riservata» sui miei primi sei mesi a Napoli, salvo poi far trapelare «la nota riservata» sui giornali (è questa la nuova politica?). Il «fango curativo» che si cerca, forse, è legato a spese e consulenze. Anche se lo stesso autore dell’articolo nel suo «scoop» si pronuncia cautelativamente: «Consulenze, sia chiaro, non abnormi». Ovviamente, prima, quindi a partire da luglio, ho dovuto attivarmi con iniziative di informazione e comunicazione (l’Asìa riscuoteva una fiducia bassissima nella cittadinanza) ed educazione sulla raccolta differenziata (c’erano troppo pochi strumenti e progetti in tal senso). Tuttavia, rifletto sul fatto che attaccarmi con le «consulenze agli amici» è un modo semplicistico per bilanciare il mio rifiuto di assumere le 23 persone (costo: circa 700mila euro l’anno) dell’ex mai costituito «Consorzio di bacino Napoli 5».

E’ un tentativo di diffamazione che serve a punire chi dice “no” ed è un deterrente per gli altri, affinché siano più malleabili. Un meccanismo tipico che ho imparato a conoscere e che per fortuna non mi coglie impreparato. Cosa ci sia dietro questo tentativo non lo so. Sono certo che non abbia a che fare con il sindaco Luigi De Magistris, ma il contesto è così complicato che non posso accettare di essere isolato.

Rossi sottolinea come questo continuo rilanciare accuse per infangarlo sembra più un tentativo di nascondere la questione principale perchè lui si è dimesso: l’assunzione dei restanti ex dipendenti dell’ex Napoli 5.
Il torinese adottato da Napoli, ha più volte dichiarato di voler restare nella città partenopea nonostante tutto. Non per ricevere incarichi alle Terme di Agnano, come hanno vociferato alcuni giornali, ma “per partecipare a un progetto coerente e professionale” in cui si lavora “verso e con la cittadinanza”. Come proseguirà la vicenda dipenderà da molti fattori ancora da chiarire, e da come andranno avanti i rapporti tra De Magistris, Sodano, Rossi e Del Giudice.

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