IN PIAZZA CON I LAVORATORI DELLA TELSEY DI SAN GIORGIO DEL SANNIO. E' ORA ! "La forza è nel puntello impugnato da oneste, fortissime mani."

IN PIAZZA CON I LAVORATORI DELLA TELSEY DI SAN GIORGIO DEL SANNIO. E' ORA ! "La forza è nel puntello impugnato da oneste, fortissime mani."

24 giugno 2010

Ci stanno provando in tutti i modi a farci diventare sudditi e non più cittadini. Ci stanno provando in tutti i modi a farci accettare il massacro dei nostri diritti. Dicono che "ce lo stiamo scegliendo noi", ma ogni volta ci presentano candidati politici da votare con il naso tappato, inventandosi leggi elettorali fatte apposta per eludere la nostra prerogativa costituzionale di cittadini sovrani. 

E da ultimo, chiamando "referendum" l'intesa con la Fiat che non è altro che un ricatto bello e buono: o lavorate senza diritti o morite di fame.

E' da più vent'anni che la televisione cerca di convertirci tutti alla stupidità, all'individualismo, alla lobotomizzazione collettiva, al menefreghismo, alla promozione di un modello di competizione violenta e individualista, che va ad intaccare quel senso di solidarietà che dovrebbe essere invece la base del vivere civile. Vogliono dividerci: italiani contro immigrati, nord contro sud, lavoratori statali contro lavoratori privati, impiegati contro operai . Ora dopo sessant'anni di democrazia sempre in bilico, ci stanno dicendo che "la ricreazione è finita" e che bisogna tornare ai tempi in cui i lavoratori erano schiavi e i cittadini sudditi.

 

Eppure, nonostante tutto, a Pomigliano e in tutta Italia, con la solidarietà che la gente sta manifestando, arriva un segnale forte: nonostante quei lavoratori fossero minacciati di rimanere senza lavoro, nonostante il clima da regime creato in fabbrica, nonostante il martellante sostegno ai sì - con tanto di vergognosa dichiarazione ufficiale del PD - più di un lavoratore su tre ha voluto manifestare il proprio dissenso allo scambio fra diritti fondamentali e lavoro.

Il lavoro non è merce di scambio e quel "referendum" è in contrasto palese con più articoli della Costituzione.

 

E' il segno che questo regime bipartisan sta oltrepassando ogni limite di decenza. E se migliaia di lavoratori, in una zona povera e martoriata del paese, hanno avuto il coraggio di dire NO, perchè esistono i diritti inviolabili dell'uomo, che, proprio perchè tali, non sono disponibili, neanche con il consenso dei lavoratori, questo messaggio arriva ad ognuno di noi: a chi si indigna ma non si muove, a chi non ha mai tempo di partecipare a una riunione o a una manifestazione, a chi trova sempre mille scuse per non partecipare ad uno sciopero, a chi "non posso stasera perché ho l'aperitivo con gli amici". 

E' ora di darci una svegliata morale, se l'hanno fatto a Pomigliano possiamo e dobbiamo farlo ovunque.

 

A San Giorgio del Sannio per esempio e prima di tutto, scendendo in piazza con solidale determinazione a fianco dei lavoratori della trevigiana TELSEY S.p.A., che da maggio sono senza stipendio, e sono stati fatti oggetto di una storia oscura ed incredibile di vessazioni e di arbitrari colpi di scena messi in atto dalla Telsey. Nell'arco di pochi mesi quest'ultima  infatti, ha compiuto acrobazie sospette di ogni genere in danno dei lavoratori senza rispettare alcuna norma di legge: dall'annuncio della cessione del ramo d'azienda ad altra azienda di cui , malgrado le richieste di informazioni dei lavoratori, non svelava il nome, ma di cui rendeva noto solo che "ovviamente" non poteva assorbire tutti i dipendenti, Telsey  all'improvviso, passa disinvoltamente in data 24 maggio alla comunicazione di ricorso alla Cassa Integrazione con contestuale intimazione ai lavoratori di sospensione dal lavoro e di divieto ad accedere ai locali aziendali.

Alle legittime richieste  formulate all'azienda il 04 giugno dai lavoratori tramite le r.s.a. (rappresentanze sindacali aziendali n.d.r.) di rispettare le procedure di legge  e di un esame congiunto dei bilanci in fase sindacale, preliminarmente all'esame congiunto amministrativo, ha invece fatto seguito l'11 giugno la lettera della Telsey non di "proposta" stavolta ma di "formale comunicazione di licenziamento di tutti i lavoratori " (sic!). Motivazioni ? " L'azienda non può ricorrere alla Cassa Integrazione Ordinaria poichè ciò è incompatibile con la cessazione dell'attività." Quanto all'ipotesi di ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria "questa - si legge nella lettera - non è stata positivamente riscontrata dai lavoratori. " Ciò non è vero .  I dipendenti Telsey non hanno mai escluso a priori la possibilità della CIGS, hanno solo chiesto, prima di firmare e com'era loro diritto, l'esame congiunto dei documenti e dei bilanci aziendali , al solo fine di poter capire e verificare la veridicità e la portata della crisi aziendale, la reale necessità del ricorso alla CIGS affinchè la questione venisse gestita in modo corretto , trasparente, e soprattutto con i crismi della legalità. 

Ciò è stato loro illegittimamente negato e si è proceduto col licenziamento collettivo.

Cosa si nasconde dietro queste umorali , repentine e unilaterali determinazioni della Telsey S.p.A. ai limiti del folle arbitrio ? Perchè la Telsey ha inscenato questo psicodramma (ai danni dei lavoratori) se la sua ferrea determinazione era quella di andarsene da San Giorgio del Sannio? Cosa sperava di ottenere con il ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria?

"Istruitevi perché avremo bisogno della vostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno della vostra forza” diceva Antonio Gramsci ai giovani.

E' fin troppo evidente che la Telsey ha tenuto in ostaggio psicologico per mesi i lavoratori, senza mai rinunciare - salvo sceneggiate, diluite nel tempo,  in tre atti (cessione ramo d'azienda, cassa integrazione straordinaria, infine licenziamento collettivo) - al suo intento iniziale e di fondo, di disfarsi definitivamente di questi lavoratori. Ma le argomentazioni adottate dall'azienda in questa "manovra" appaiono tutt'altro che chiare e robuste. E nella confusione creata dall'arbitrio e dall'estemporaneità  dell'azienda, i lavoratori della Telsey purtroppo oggi non sanno neppure "cosa" sono : se "cassaintegrati" o "licenziati".

Tutto ciò accade nel disinteresse di tutte le Istituzioni.

Per questo è ora di scendere in piazza a fianco dei lavoratori che al momento sanno soltanto di essere senza stipendio, contro i capricci, le angherie , i soprusi e l'arbitrarietà della Telsey. E non solo: contro i sindacalisti Vincenzo Argentato della CGIL ed Ugo Lepore della CISL che non hanno affatto tutelato i lavoratori  ma anzi hanno osato inventarsi miseri e infondati pretesti, come la presenza di due consulenti legali delegati - com'era loro diritto:  non ci stancheremo mai di ripeterlo ! -  dai lavoratori, per invalidare e non far neppure verbalizzare il 4 giugno 2010 l'incontro o tavolo istituzionale in sede regionale tra lavoratori, Regione, Telsey , Confindustria , rappresentanze dei lavoratori e Sindacati: per la prima volta nella storia  i Sindacati , arbitrariamente e senza alcuna valida ragione hanno creato una spaccatura con i lavoratori, disconoscendo come RSA i rappresentanti sindacali dei lavoratori (sic!); 

contro tutte le Istituzioni pubbliche che non rispondono e latitano sulla vicenda;

contro il Sindaco di San Giorgio del Sannio Giorgio Nardone che fece del Centro di Eccellenza Informatica solo uno strumento propagandistico a fini elettorali salvo poi lavarsene le mani e contro il Vice Sindaco, Assessore al Commercio nonchè Consigliere provinciale Claudio Ricci che pensano - come un chiodo fisso e chissà perchè - solo ed esclusivamente all'iper - favorito commerciante Barletta ed alle sue fantomatiche crisi occupazionali post incendio, tanto da permettersi violando la legge di istigarlo ad eludere un'ordinanza sindacale ed assicurargli l'impunità (sic! vedasi trascrizione dell'intercettazione telefonica del 01 giugno 2009); 

contro il Presidente della Provincia Aniello Cimitile che ha promesso ai lavoratori della Telsey trasparenza e soluzioni concrete, ma intanto ancora non si è pronunciato ed anzi, fa finta di non sapere che allo stesso indirizzo della Telsey di San Giorgio del Sannio, nei locali di proprietà della Provincia di Benevento e dalla stessa destinati alla Telsey S.p.A. ha la sede legale una nuova società che ha lo stesso oggetto sociale della Telsey e come soci  tre persone che figurano tra i cassaintegrati Telsey (sic!) ; 

contro chi , come il consigliere comunale Giuseppe Soricelli , capogruppo del  gruppo misto del Comune di San Giorgio del Sannio, evidentemente sapeva da tempo (cosa sapeva - gli chiediamo - visto che a suo stesso dire "in molti stanno scoprendo l'acqua calda"? ce lo dica !)  ma ha preferito "parlare" solo a quasi fine mandato per strumentalizzare forse a fini politici e ad altri abietti e lungimiranti scopi elettoralistici la vicenda dei lavoratori, senza sentire alcun dovere di incontrarli e di ascoltare le loro istanze;  contro il sangiorgese Onorevole Mario Pepe del PD che non solo non ha creato un solo posto di lavoro a San Giorgio del Sannio ma se ne frega altamente di chi lo perde e di come e perchè lo perde. Evidentemente anche per lui come per la Telsey S.p.A.  l'obbligo di trasparenza è un optional...Insomma, una grande manifestazione contro tutti quanti a San Giorgio del Sannio hanno trattato il capitale umano come carne da macello ed hanno trasformato  questi uomini onesti che hanno moralità da vendere e da far impallidire qualunque politico , in pedine per giochi sporchi e loschi sopra le loro e le nostre teste !

Gli interessi politici ed economici del malaffare non vincono, non vinceranno, non hanno domani. Non più. La forza è nel puntello impugnato da oneste, fortissime mani, come diceva Bertoli. 

E noi con la forza dell'onestà non ci stancheremo di chiedere chiarezza alle istituzioni pubbliche su quest'altra oscura vicenda sangiorgese, e a farla : possibilmente con le nostre stesse mani.

 

Rosanna Carpentieri

Coordinatrice del Comitato "Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia".

 

 

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