IL PROCESSO FIBE IMPREGILO BASSOLINO parte 2

 IL PROCESSO FIBE IMPREGILO BASSOLINO parte 2

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II PARTE
Seduta del 7 maggio  2009-
Macchinari installati in coerenza con il progetto approvato (2000-2001) e confronto con  quelli previsti nel progetto inviato alla Commissione VIA nel 1999
Caratteristiche principali
    PROGETTATO VIA    REALIZZATO   
tipo    rotante    rotante   
materiale    RSU    RSU   
potenzialità’    31 t/h    33 t/h   
sezione tamburo    circolare    circolare   
velocità di rotazione     giri/min    giri/min   


Caratteristiche principali     Progettato VIA   
Realizzato   
tamburo vagliante:           
diametro    2 600 mm    2 800 mm   
lunghezza cilindro parte vagliante    8 000 mm    10 000 mm   
tipologia fori vaglianti    circolari autopulenti    circolari autopulenti   
diametro fori vaglianti    140 mm (gara 150)    120 mm   







Caratteristiche principali     PROGETTATO VIA    REALIZZATO   
potenzialità’    25 t/h    26 t/h   
velocità di rotazione     giri/min    giri/min   
nominale    7    11   
diametro tamburo    2 200 mm    2 500 mm   
lunghezza cilindro parte vagliante    8 000 mm    8 000 mm   
diametro fori vaglianti    40 mm    60 mm   

Separatori magnetici e a correnti indotte

Per quanto riguarda i separatori magnetici non vi sono particolari osservazioni,  mentre bisogna rilevare che non sono stati installati, come già osservato in precedenza, i separatori a correnti indotte non previste nel progetto ma prescritti nei pareri tecnici allegati alle ordinanze di approvazione dei progetti, che se istallati avrebbero recuperato ,alluminio, acciaio,ecc.



Confezionamento  del CDR in balle - CDR1 e CDR2


Non vi sono particolari differenze tra progetto approvato  e realizzazione, almeno per i primi progetti, poi
negli impianti  sarà effettuata la  differenziazione dei flussi CDR1 (sopravaglio del vaglio primario) 
e CDR2 (frazione “leggera” proveniente dal balistico) a fronte di un unico flusso originario previsto

Macchinari realizzati in difformità con il progetto esecutivo approvato nel 2000-2001

Differenza tra progettato e realizzato

Il rompisacco proposto nel ’99 e nella relazione del 2000 era caratterizzato da:
la capacità di lacerare i sacchetti senza “impaccare” il rifiuto con la materia organica presente,
la possibilità di tarare la pressione con cui i rifiuti sono premuti contro i denti di taglio
la possibilità di regolare la pezzatura del rifiuto
la possibilità di aprire idraulicamente la tavola di taglio regolando la pressione degli spintori (rifiuti non frantumabili o poco gestibili)


Il trituratore realizzato (un grosso frullatore) ha:
una larghezza fissa di taglio;
la necessità di comprimere i rifiuti entro la tavola di taglio facendo aderire l’organico all’altro materiale, che ne viene così sporcato e vede aumentare il grado di umidità;
la tavola di taglio fissa in cui si inseriscono 8 denti da 500 mm (previsti 17 da 150 mm).


Regolarità del collaudo

Gli impianti realizzati, specialmente per quanto riguarda questa macchina, non sono conformi né  al progetto che non poteva essere modificato (quello del 1999 inviato alla Commissione VIA) né ai progetti esecutivi  approvati a partire dal 2000 (V. in particolare le Relazioni specialistiche, Volume 2 parte B)

I collaudatori dovevano basarsi sul progetto esecutivo e risulta dagli atti che vi abbiano fatto riferimento.
Nei collaudi questa modifica rispetto al progetto esecutivo  non viene mai evidenziata ed i collaudatori non analizzano mai la qualità dei materiali in uscita dagli impianti.
Ricordiamo che non erano ammesse le varianti

 

La qualità del servizio prevista nell’offerta e nel progetto approvato
L’ATI FISIA, vincitrice della gara d’appalto ha offerto la costruzione di uno specifico tipo di impianto di produzione di CDR, in cui dovevano entrare RSU ed uscire:
35% di Compost,
30% di CDR con PCI > 17.000 kJ/kg, il
15% di residui a discarica (scarti)
2% di ferro.

Viene approvato un progetto esecutivo sostanzialmente diverso dal punto di vista impiantistico, da cui non esce più compost, che è un prodotto, ma FOS, che è un rifiuto, perciò viene  più che triplicata la quantità di rifiuti da mandare in discarica, passando dal 15 al 50%.

Le richieste dell’ABI e il contratto

Il confronto tra le richieste dell’ABI nella lettera del 13.10.98 e quanto previsto dal contratto in contrasto  rispetto al Capitolato d’oneri ed alla OM 2774/98 è assai significativo.

19 12 rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (ad esempio selezione, triturazione, compattazione, riduzione in pellet) non specificati altrimenti
19 12 01 carta e cartone
19 12 02 metalli ferrosi
19 12 03 metalli non ferrosi
19 12 04 plastica e gomma
19 12 05 vetro
19 12 06* legno contenente sostanze pericolose
19 12 07 legno diverso da quello di cui alla voce 19 12 06
19 12 08 prodotti tessili
19 12 09 minerali (ad esempio sabbia, rocce)
19 12 10 rifiuti combustibili (CDR: combustibile derivato da rifiuti)
19 12 11* altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose
19 12 12 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11

Anche per la frazione secca vale un discorso analogo:
il CDR è definibile con il CER:

19 12 10 rifiuti combustibili (CDR: combustibile derivato da rifiuti)

Ma se il materiale secco non ha le caratteristiche del CDR specificate dal DM 5.2.98  deve essere definito con il

19 12 12 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti)

Questo è lo stesso codice attribuito agli scarti degli impianti di CDR da inviare a discarica, i cosiddetti sovvalli.

 In pratica gli impianti che dovevano produrre compost e CDR hanno invece prodotto quasi esclusivamente  rifiuti classificabili con la voce 19 12 12, quella dei sovvalli.


Non è stato montato il Separatore aeraulico né tantomeno il ciclone, macchine fondamentali per il
Recupero dei materiali leggeri                                                                                            


L’ordinanza 391 del 3.12.2002 : la modifica delle caratteristiche del CDR
Nell’agosto 2002 il vice-commissario Vanoli adotta due ordinanze a distanza di pochi giorni  l’una dall’altra.
Il 5.8.02, con la n. 275, dispone l’apertura degli impianti di produzione di CDR anche nei giorni festivi e prefestivi “per il conferimento” e non quindi per la lavorazione. Motiva in proposito: “considerato che l’attuale sistema di conferimento dei rifiuti agli impianti su cinque giorni alla settimana comporterebbe il rischio di accumulo degli stessi sui territori comunali caratterizzati \da forte flusso turistico con elevato rischio di turbativa dell’igiene e sanità pubblica..” Aggiunge di dovere “….attuare tutte le misure atte a contrastare e superare lo stato di potenziale emergenza dovuto all’eventuale accumulo di rifiuti nei territori dei comuni campani ..”
 
Dopo tre giorni, con  la n. 286, sempre richiamando esperienze sulla maggiore produzione di rifiuti con la stagione estiva, quello che nella ordinanza 275 veniva definito come “...stato di potenziale emergenza dovuto all’eventuale accumulo di rifiuti nei territori dei comuni campani” diventa “…stato di emergenza in atto dovuto alla giacenza dei rifiuti sul territorio dei comuni campani”   dispone che la Fibe aumenti le capacità di conferimento di ogni impianto nei limiti di portata oraria di sporadici. Sembra che il PCI analizzato dalla FISIA non sia mai inferiore ai 15 000 kJ/kg.
Ma allora perché l’ordinanza porta il PCI min a 12 500 kJ/kg?

La risposta si può ottenere guardando i risultati esplicitati per Caivano nella citata relazione MWH dell’aprile 2002 (all.3) in cui per il CDR2 risulta un PCI medio di 9357 kJ/kg, praticamente pari a quello dei rifiuti in ingresso ed inferiore a quello dei sovvalli.
Supponendo di considerare
per il CDR1 un PCI di circa 15 000 kJ/kg
per il CDR2 un PCI di circa 9 000 kJ/kg
e sapendo che veniva prodotta una quantità di CDR1 circa tripla di quella di CDR2, potremo calcolare le caratteristiche termiche del mix, composto da tre quarti di CDR1 ed un quarto di CDR2:

15 000 x 0,75 + 9 000 x 0,25 = 13500 kJ/kg

Questo valore è simile a quello rilevato da IPLA per Pianodardine esercizio previsto per la singola linea nel corso del periodo estivo fino al 30.9.02.
Dispone inoltre che le caratteristiche del CDR prodotto siano verificate al momento del suo utilizzo presso l’impianto di termovalorizzazione. Se non  rispetteranno i limiti imposti dalla normativa, si valuteranno ulteriori trattamenti per poter utilizzare il materiale come combustibile.
Così Vanoli istituzionalizza:
1) la produzione di CDR non necessariamente conforme al DM 5.2.98 al momento della uscita dagli impianti di CDR;
2) la produzione non controllata del CDR abrogandone di fatto i controlli sulla qualità all’uscita degli impianti.
3) nel caso di CDR non a norma la possibilità di ulteriori non specificati trattamenti - non previsti nel progetto vincente né in quello approvato - per consentirne l’utilizzo nel termovalorizzatore in costruzione.
Si stravolgono ulteriormente le previsioni contrattuali
Le nuove caratteristiche fissate dall’ordinanza n.391 per il CDR (Rel. MWH)
Le nuove caratteristiche per il CDR fissate dall’OC sono, per quanto riguarda PCI ed umidità, le seguenti:
PCI min 12 500 kJ/kg     invece di 15.000
 Umidità massima 30%     invece del 25%
Il valore fissato dal Commissario era tale da permettere la produzione e lo stoccaggio del mix CDR1 – CDR2
Quanto sopra vale anche per il parametro umidità:

Umidità CDR1 = 23,74 %
Umidità CDR2 = 41,57 %
Umidità mix= 23,74 x 0,75 + 41,57 x 0,25= 29,19 %

Infatti l’umidità massima per il CDR viene fissata al 30%.

Ciò indica una coincidenza tra le scelte dei limiti del CDR effettuate dal Commissario con  le caratteristiche effettive del CDR prodotto negli impianti

Con l’ordinanza 286 e con la successiva 391, Vanoli permette anche che le analisi del CDR non avvengano all’uscita degli impianti ma al momento dell’incenerimento (a bocca forno) quindi non si sa che tipo di rifiuto più meno secco sia uscito dagli impianti
Dalle tabelle sotto riportate si può agevolmente notare che:

Il PCI e il grado di umidità del CDR non rientrano mai nei limiti del DM 5.2.98
Vi sono spesso negli RSU e nel CDR concentrazioni anomale di Cloro (Cl) e Zolfo (S)
Il PCI del sovvallo (scarto)  a discarica è spesso superiore a quello del CDR
L’umidità del sovvallo è spesso inferiore a quella del CDR
L’umidità è mediamente in linea con quella di Capitolato. Spesso è inferiore
La percentuale di carta e cartoni è in genere simile a quella di Capitolato
La percentuale di plastiche e gomme è molto superiore a quella di Capitolato


Anni    Tufino    Giugliano    Caivano   
Nell’anno 2003 gli impianti della provincia di Napoli compiono un miracolo: invece di calare, i rifiuti crescono. Entrano 1.456.139 t di rifiuti urbani ed escono 1.488.481 t. Si tratta sovvalli, CDR non a norma e frazione organica non stabilizzata che da una parte andrà in discarica laddove invece ci doveva essere compost per “ ripristini ambientali” . Dall’altra essendo comunque non lavorata ossia non stabilizzata andrà a saturare discariche formalmente autorizzate per ricevere FOS ossia quantomeno materiale stabilizzato.
E’ vero che le discariche sono state attrezzate con impermeabilizzazione di fondo e pozzetti e vasche per la raccolta del percolato, però  le vasche dovevano essere dimensionate per raccogliere il percolato formato dall’acqua piovana che sarebbe caduta sulla discarica e la piccola quantità di percolato prodotta dal materiale se effettivamente stabilizzato.
Era evidente che l’arrivo di rifiuti con contenuto di sostanza organica non stabilizzata ed umidità elevati avrebbe provocato un enorme produzione di percolato di origine interna, oltre a quello dovuto alla pioggia.
In tali casi le discariche si riempiono rapidamente di percolato, con grandi difficoltà di smaltimento, costi elevati e  pericolo di inquinamento del sottosuolo e delle acque sotterranee.

Oltre, naturalmente, all’elevato disturbo per la popolazione dovuto ai miasmi che si levavano dai laghi di percolato a cielo aperto.
Invece di avere un calo di circa il 20% previsto dal progetto, i rifiuti aumentano di peso. Il calo dovrebbe essere conseguenza della stabilizzazione della frazione organica dei rifiuti. Il bilancio di massa del 2003 evidenzia due cose che non possono sfuggire ad un tecnico avente un minimo di dimestichezza con la materia. La prima è che la frazione organica non è stabilizzata. La seconda è che negli impianti entra materiale in più di quanto dichiarato.
I collaudatori in corso d’opera ed il Commissariato non fanno obiezioni.

2001 - 2004    Pianodardine    SMCV    Casalduni    Battipaglia   
   
La situazione nel 2002, per gli impianti delle altre province campane, è un po’ più critica che nella provincia di Napoli. In pratica funzionano solo gli impianti di Pianodardine e SMCV, che trattano rifiuti in quantità rispettivamente il 24% ed il 2% superiori alla potenzialità di progetto. Anche questi due impianti compiono nel 2003 il miracolo di far lievitare i rifiuti che escono rispetto a quelli che entrano. SMCV ci riesce anche nel 2004.
Nel 2003 l’impianto di Casalduni compie un altro miracolo. Con una potenzialità di progetto di 90.885 t/a, tratta 147.869 t di rifiuti (62% oltre la potenzialità), producendo 63.157 t di “FOS” (42,7%) e 63.681 t di “CDR” (43,1%). Si può ben immaginare come ha operato l’impianto: in quell’anno era in vigore l’OC n.391.
                                         

                                             I collaudi degli impianti di produzione del CDR

 Il collaudo dell’impianto di Caivano

La Commissione di collaudo è stata nominata con Ordinanza Commissariale n. 56 del 20/03/2000 e comprende:

Prof. Ing. NASO Vincenzo nato a Napoli il 27/08/1942 - Componente con funzioni di Presidente.

Ing. NAPPO Alfredo nato a Napoli lo 08/08/1956 - componente.

Dott. SIBILIO Vincenzo nato a Afragola (NA) il 12/03/1949 - componente.

Il Direttore dei Lavori (DL) è l’ing. Giuseppe Vacca

L’ingegnere capo, che segue i lavori per conto del commissario è l’ing. Salvatore Acampora, fino all’11.5.04 e poi l’ing. Giuseppe Sorace dal 4.6.04

La relazione finale del DL ing. Vacca porta la data del 15.6.03.

Con O.C. n.51 del 5.2.04 (Vanoli), è stato di nuovo approvato il progetto già approvato nel 2000, compresi “alcuni elaborati progettuali, integrativi e/o sostitutivi di quelli già precedentemente approvati”, che vanno dal 7.1.00 al 28.5.03.
A partire dal 4.6.04 l’ing. Giuseppe Sorace è divenuto Responsabile Unico del Procedimento (RUP) in sostituzione dell’Ingegnere Capo Acampora

Il Certificato finale di collaudo è datato 23.11.2005, due anni e mezzo  dopo la relazione finale del DL.

                            Esame dell’operato dei collaudatori, della DL e del Commissariato e problematiche riscontrate
 

Il progetto approvato non comprendeva il sistema di separazione del CDR1- CDR2.

L’impianto realizzato, come si evince nello schema di Polinelli del mese di aprile 2002, prevede la differenziazione dei due flussi.
Di questo aspetto se ne dovevano accorgere sia l’Ingegnere Capo che il DL che la Commissione di collaudo.
Il collaudo provvisorio e quello definitivo hanno invece certificato che l’opera è conforme al progetto approvato ed alle successive variazioni od integrazioni. La separazione dei due flussi di CDR non risulta né tra variazioni né tra le integrazioni approvate dal commissariato.

  I verbali di visita ed il Collaudo provvisorio

La Commissione di collaudo si insedia il 10.4.2000
In data 20.3.01 (allegato a verb. n.6) il DL attesta che le principali macchine sono fornite a piè d’opera.
Il 18.4.01 (verb. n.7) i trituratori risultano già posizionati.
Il 7.5.01 (verb. n.8) i trituratori risultano già montati.
Le prove di funzionamento sono previste a partire dal 30.5.01 (verb. n.9 del 23.5.01).
Solo in data 4.7.01 (verb. n.11), la Commissione acquisisce le schede tecniche FI NAP DS M 100 relative alle apparecchiature elettromeccaniche trasmesse dall’ing. Capo e dalla FISIA. Acquisisce inoltre i certificati di collaudo del materiale in fabbrica (F22) e le schede sulle prove off-line.

Dal suddetto verbale risulta che il p.i. Ermanno Bertinotti, project manager di Fisia, l’ing. Attilio Vidano, progettista ed il p.i. Antonio Lagostena, direttore di cantiere, presentano ed illustrano dettagliatamente alla Commissione di Collaudo la documentazione relativa alle caratteristiche delle attrezzature e ad alcune prove sui macchinari.

Non vi è alcun riferimento. né in questo né nei successivi verbali, al fatto che i trituratori sono completamente diversi dai rompisacco approvati e che non vi è stata alcuna approvazione della modifica da parte del Commissario

Il verbale di collaudo in fabbrica dei trituratori Niro (F22) è del 15.12.00.
Evidentemente i trituratori sono stati ordinati da tempo, ma il DL trasmetterà  le schede tecniche all’Ing. Capo solo il 2.7.01.
I trituratori sono completamente diversi dai rompisacchi approvati nel progetto originale (per i dettagli si rimanda alla precedente esposizione) e modificano anche il flusso dei materiali e le prestazioni dell’impianto.
Invece l’ing. Acampora (2.7.01 prot. 19451) scrive al Commissario ed al Presidente della Commissione di collaudo, trasmettendo le suddette schede delle opere elettromeccaniche “che sono integrative degli elaborati già approvati e facenti parte del progetto esecutivo dei lavori”

Questo non è vero, per quanto già più volte specificato: i trituratori sono completamente diversi dai rompisacco previsti e svolgono una funzione diversa.
a) il macchinario era esaustivamente rappresentato in progetto;
b) la scheda riguardava un macchinario completamente diverso.

L’impresa avrebbe dovuto segnalare al DL la necessità di questa modifica ed il DL avrebbe dovuto seguire la procedura indicata dalla Merloni e dal decreto di attuazione, in particolare (art. 134 DPR 554/99):

1) Nessuna variazione o addizione al progetto approvato può essere introdotta dall'appaltatore se non è disposta dal direttore dei lavori e preventivamente approvata dalla stazione appaltante nel rispetto delle condizioni e dei limiti indicati all'articolo 25 della Legge.

3) Qualora per uno dei casi previsti dalla Legge, sia necessario introdurre nel corso dell'esecuzione variazioni o addizioni non previste nel contratto, il direttore dei lavori, sentiti il responsabile del procedimento ed il progettista, promuove la redazione di una perizia suppletiva e di variante, indicandone i motivi nell'apposita relazione da inviare alla stazione appaltante e comma 6 Le variazioni sono valutate ai prezzi di contratto, ma se comportano categorie di lavorazioni non previste o si debbano impiegare materiali per i quali non risulta fissato il prezzo contrattuale si provvede alla formazione di nuovi prezzi a norma dell'articolo 136

Non risulta alcuna approvazione preventiva né alcuna perizia di variante né la redazione di un nuovo prezzo. A tal proposito, segnalo che i rompisacco erano esposti nel Computo metrico estimativo allegato al progetto a quasi 1 miliardo di Lire, mentre dalla relazione da Rabitti richiesta al dott. Cristofori della Società Intercomunale Ecologica Mantovana (allegata alle CT)  sappiamo che i trituratori installati hanno un costo di circa 200 – 250 000 euro, meno della metà.
Né è possibile sostenere che trattasi di apparecchiatura sostitutiva, perché, per poter essere considerata tale, avrebbe dovuto possedere caratteristiche simili e fornire prestazioni analoghe, mentre quella installata è una macchina completamente diversa da quella prevista, sia dal punto di vista strutturale che per principio di funzionamento che per prestazioni fornite, tant’è vero che ha modificato radicalmente, per le ragioni già più volte specificate, il ciclo di selezione dei rifiuti.

Segnalo inoltre che anche le pompe di rilancio del percolato non erano previste nel progetto approvato ma sono state ugualmente installate senza che né DL né Ing. Capo  né Commissione di Collaudo ne abbiano preso atto.
Deliberazione dell’Autorità per i lavori pubblici

Deliberazione n. 54 (R 1606/01) del 20/02/2002 - Articolo 28 - Codice 28.1

Affinché l'opera sia collaudabile, deve essere soprattutto funzionale nel suo complesso.

La delibera è successiva al Collaudo provvisorio, ma precedente al Collaudo definitivo, che avrebbe dovuto verificare l’effettiva funzionalità dell’impianto attraverso la verifica della qualità del servizio reso, cioè la corrispondenza ai parametri contrattuali del materiale prodotto.

Il capitolato d’oneri chiarisce gli obblighi dell’appaltatore:

Art.11 – Cauzione
Al momento della stipula del contratto, l'Affidatario dovrà costituire un deposito cauzionale definitivo a favore del Commissario Delegato.., a garanzia degli obblighi contrattuali assunti e relativi alla realizzazione delle opere e degli impianti, nonché del regolare svolgimento del servizio di produzione di CdR e termovalorizzazione dello stesso in impianto dedicato alla produzione di energia, nell' ammontare complessivo di L. 50.000.000.000 (cinquanta miliardi). …

E’ evidente che per svolgere il servizio di produzione di CDR, gli impianti dovevano essere in grado di produrlo con le caratteristiche contrattuali, quindi non è sostenibile la posizione del Vice commissario Vanoli degli Ingegneri Capo dei lavori e delle Commissioni di collaudo relativa al fatto che il collaudo doveva riguardare solo la corrispondenza degli impianti costruiti con quelli di progetto.
Nella sua relazione finale prima citata, il DL Vacca supera elegantemente il problema delle varianti e specialmente dell’introduzione del trituratore: cita le integrazioni approvate con note dell’ing. Capo dal 7.11.00 al 12.6.01.
Ma dimentica una serie di successive note: la 19090 del 28.6.01, la 19451 del 2.7.01 e la 22830 del 30.7.01.

Ricordo che la nota  19451 del 2.7.01 riguarda proprio, tra l’altro,  i trituratori , che sono stati installati prima dell’approvazione da parte dell’Ing. Capo e senza alcuna motivazione da parte della DL, come previsto dalle norme vigenti sopra citate.

Nella relazione finale del DL, sono elencate le caratteristiche di tutte le principali apparecchiature elettromeccaniche, salvo i trituratori. Infatti, se fossero state esplicitate le caratteristiche di queste macchine, si sarebbero potute confrontare con quelle di progetto, evidenziando sin dalla prima occhiata che erano diverse. Anche alle pompe di rilancio del percolato non viene dedicata più di una riga.

La Integrazione alla relazione finale sui lavori.

In data 14 gennaio 2004, il DL ing. Vacca ed il Direttore Operativo ing. Angelo Puorto redigono una Integrazione alla relazione finale sui lavori, in base ad una  richiesta nel corso di una riunione della Commissione di Collaudo in corso d’opera del 9 gennaio 2003.

Il verbale n.20 è datato 25.9.02 ed il n.21 è datato 4.3.03.
Non risulta pertanto a verbale nessuna riunione della Commissione in data 9.1.03.


La Relazione finale del DL è del 15.6.03 e, se fosse vero che la richiesta è stata avanzata dalla Commissione il 9.1.03, sei mesi prima, l’ing. Vacca avrebbe potuto tranquillamente inserire il contenuto dell’integrazione all’interno della Relazione finale

Nel Confronto tra le previsioni progettuali ed il lavori eseguiti, la Commissione dichiara:

Dal confronto tra il progetto e le opere effettivamente eseguite, si sono riscontrate modeste variazioni rientranti nei poteri discrezionali della direzione tecnica dei lavori.

Per quanto visto più sopra, questa affermazione non corrisponde al vero.

Il compito della Commissione invece consisteva “nell’esame, nelle verifiche e nelle prove necessarie ad accertare la rispondenza tecnica dell’opera e delle sue parti alle pattuizioni contrattuali, alle regole dell’arte nonché all’esame di eventuali varianti ed eventuali riserve con redazione della relazione riservata…”. (art.32 del contratto).

Per attestare la corrispondenza ai parametri contrattuali, dichiarata nel Collaudo, bisognava verificare anche la corrispondenza ai parametri contrattuali del materiale prodotto.
In sintesi: quanto costruito non è corrispondente al progetto e quanto prodotto non corrisponde al contratto

Conclusioni su gara e contratto

Attraverso una lunga serie di decisioni della struttura commissariale, si è stravolta l’impostazione che il Ministro dell’Interno aveva dato per la soluzione dell’emergenza rifiuti in Campania.
Si è costruita una serie di impianti di selezione meccanica e trattamento dei rifiuti solidi urbani tal quale senza tenere conto della raccolta differenziata.  La gara è stata impostata richiedendo solo referenze relative all’inceneritore.
E’ stata fatta vincere un’ATI che aveva presentato documentazione non conforme alle richieste del bando e della lettera d’invito e pertanto doveva essere esclusa dalla gara, anche perché la documentazione era comunque insufficiente e, per quanto riguarda il bilancio dei materiali, errata.
L’inceneritore proposto era più adatto a bruciare RSU che CDR.
La dichiarazione da parte dell’ATI FISIA di produrre il 35% di compost rispetto ai rifiuti in ingresso era assolutamente insostenibile dal punto di vista tecnico, come peraltro la mancanza di un corretto riferimento alle quantità di materiali che dovevano finire in discarica, ed alla localizzazione gestione e chiusura delle discariche stesse.

Passaggio  da compost per recuperi ambientali a Fos
Il contratto, dichiarato conforme a quanto previsto dalle ordinanze ministeriali, ha permesso, in contrasto con le stesse ordinanze, ma anche con le prescrizioni del bando, del capitolato d’oneri e della lettera d’invito, che FISIA sostenesse di non essere più gravata dall’onere di smaltire il CDR nelle more della messa in funzione dell’inceneritore, consentendo così l’accumulo indiscriminato di milioni di tonnellate di balle di CDR in tutta la regione.
Questo ha comportato un risparmio da parte di Fisia di oltre  cento miliardi per il mancato smaltimento e la possibilità da parte dell’azienda di guardare con tutta tranquillità alle travagliate vicende della costruzione dell’inceneritore. Che, peraltro, dovrebbe essere impegnato per anni solo per smaltire il CDR già prodotto.
L’estensione indebita degli incentivi CIP6, apparentemente  peraltro non di competenza commissariale, alla totalità del CDR prodotto avrebbe comportato inoltre un ulteriore guadagno dell’azienda di oltre 700 miliardi di vecchie lire e fatto aumentare il costo dello
Smaltimento di rifiuti a carico delle casse pubbliche.

Oggi i Campani hanno subito un aumento della TARSU pari al 60% su richiesta del PARLAMENTO , perché non è giusto che le nostre “inefficienze”siano a carico della nazione, mentre è invece giusto subirne gestione e RUBERIE !






 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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