FAMELI, 'NDRANGHETA E MATTONE

Il boss ANTONIO FAMELI tanto conosciuto ed apprezzato nella sua Loano è l'esponente
della cosca dei PIROMALLI di Gioia Tauro. Fu anche condannato in primo e secondo grado
per omicidio. Una condanna all'ergastolo, annullata per vizio di forma dalla Cassazione
(remember il giudice “ammazzasentenze” Carnevale?). Ma lui, fatta franca, dopo essere stato
un “sorvegliato speciale”, non si è perso d'animo ed ha continuato la sua prediletta attività: il
riciclaggio attraverso le speculazioni immobiliari!
La DIA nel 2002 ha scritto sul soggetto: “La famiglia FAMELI, insediatasi nella provincia di Savona,
ha assunto una posizione dominante nel settore immobiliare ed è considerata in rapporti d’affari con
il boss PIROMALLI e con altri sodali della cosca RASO-GULLACE-ALBANESE”

(vedasi il Carmelo GULLACE con frattenza varia e le FAZZARI Giulia e Rita con l'ORLANDO Roberto, il Mimmì e
consorteria varia che arriva ai MAMONE).

La Commissione Parlamentare Antimafia, ad esempio, nel 2006, rispetto al savonese ha scritto:

“Le famiglie facenti parti di cosche o gruppi mafiosi o comunque ritenute a questi collegate sono 14.

Tra di esse ricoprono maggiore importanza nel panorama criminale del ponente ligure quella di FAMELI Antonio e del genero PIAVE Ugo, legati al boss Peppino PIROMALLI, entrambi con il compito di riciclare denaro in attività immobiliari”.

Anche la Procura Nazionale Antimafia lo cita... ma a LOANO il boss Antonio FAMELI, con la sua
immobiliare a cui si accede passando accanto ad una maxi Madonna, la continua a fare da padrone.
Persino la Chiesa davanti a lui, assassino graziato da un vizio di forma e uomo che ricicla i soldi degli
assassini del sodalizio dei PIROMALLI, si inchina e lo accoglie tra i “fedeli”...
Persino la sua Loanese
ha una sede presso gli spazi dei Frati.
Lui, che quando andava a trovare il boss Carmelo GULLACE ai domiciliari nella sua villa-bunker in
Via Costa 17 a Toirano, gli toccava fare anticamera in mezzo alla strada. Lui che tutti conoscono e
che tutti riveriscono, a partire dai politici ed amministratori pubblici che hanno sempre assecondato i
suoi desiderata
. Eppure il VACCAREZZA non può mica dire che non sa chi sia Antonio FAMELI... o
anche lui fa come il Sindaco di Bordighera o l'On. Minasso che dichiara che non c'è nulla di male nel
fatto che si prendano i voti del clan dei PELLEGRINO.

Ecco, Antonio FAMELI, con il patrimonio immane costruito per conto dei PIROMALLI ed in stretto
raccordo con i GULLACE-RASO-ALBANESE ed i connessi FAZZARI, ha espanso il suo impero da
Loano a Borghetto... e via così sino in Spagna e nelle isolette. Ora nella sua Loano è arrivato don
Salvatore LIGRESTI, l'uomo dell'EXPO di Milano del 2015,
l'uomo che non può entrare nei Cda per
ovvie ragioni, ma che con l'inchino della politica, delle amministrazioni pubbliche, può andare giusto a
braccetto con FAMELI... nel grande business del mega Porticciolo, dove (illegalmente) si ritrova
persino uno stabilimento balneare con i lettini provvisti di baldacchino.
Lui con la sua discoteca “CHUPA CHUPA”, nella sua villa che si impone sull'Aurelia, fa quel che
vuole e non si vergogna di essere un uomo della 'ndrangheta. Non ha ancora capito che non è
nessuno, lui, i PIROMALLI, così come il GULLACE e tutta la sua combricola, così come anche i
FOTIA della cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.

Loro sono nessuno, perché basta che la comunità si svegli e lo Stato c'è, pronto non solo a fermarli,

ma c'è anche per confiscare loro tutto il patrimonio accumulato illecitamente... intestato a loro stessi o a prestanomi di turno.
Le protezioni che ha avuto, lui come i GULLACE, i RASO, i FAZZARI, i FOTIA ed i MAMONE stanno
piano piano cadendo una dopo l'altra, facendo venire meno la “mimetizzazione”, le complicità e
l'omertà. E se anche ha goduto di amicizie “eccellenti” nei settori di controllo, con cui magari si
mostrava anche in pubblico, ormai sappia che se le può e possono scordare.
Se avete segnalazioni potete inviarcele a presidenza@casadellalegalita.org o al cell. 392.4682144.

E comunque una cosa la potete fare da subito: fategli sentire il disprezzo sociale e l'isolamento, come
diceva Caponnetto per i mafiosi è peggio l'attenzione dell'ergastolo! Quindi non salutatelo nemmeno!

 

 

 

 

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