Campania. Nuova legge sui rifiuti, ma quante ombre.

(CONTINUA) La contaminazione della regione Campania, ma precisiamo che tutta Italia è contaminata grazie allo stesso sistema mafioso, è il risultato di pratiche non corrette di smaltimento dei rifiuti permesse dalla concessione di contratti di subappalto irregolari a consorzi privati, mancanza di una legge varata ma mai inserita nel codice penale. Varata dal governo Prodi nel 2007, pochi giorni prima la sua caduta. Siamo nel 1989, quando alcuni politici italiani del partito liberale, membri della massoneria, si incontrano con alcuni capi del clan dei Casalesi, a Villaricca, Caserta. Andavano definiti i diversi ruoli e compensi per lo smaltimento dei rifiuti. Gli industriali del nord volevano disfarsi dei rifiuti pericolosi a costi minori rispetto a quelli di mercato ed il clan dei camorristi avrebbe offerto questi servizi attraverso una propria compagnia di trasporto, autorizzata dall’assessore regionale all’ambiente, Raffaele Perrone Capano, del partito liberale. Imprenditori importanti, sia dentro Confindustria sia dentro Federmeccanica. Il sistema usato è semplicissimo e molto attuale: i rifiuti inviati in Campania transitano verso vari siti di stoccaggio e smaltimento, per poi essere sotterrati o scaricati sui terreni o nei corsi d’acqua. Gli uomini scelti con cura dal sodalizio criminale falsificano le carte, facendo risultare tutto a norma. Sono gli uomini delle istituzioni al servizio dello Stato e del quale Stato si servono per uccidere e lucrare. Nel febbraio 1993 veniva approvato il primo Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti per ridurre l’uso di discariche pubbliche in Campania del 50%. Boicottato. Nel 1994, viene dichiarato lo Stato d’Emergenza. Il governo nomina il Prefetto di Napoli,Umberto Improta, primo “Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti”. Nel 1996, il compito di risolvere la crisi viene assegnato a Rastrelli, allora Presidente della Regione. Nel febbraio 1997viene approvato il Decreto Ronchi (n°22) che incorporava i regolamenti europei sullo smaltimento dei rifiuti nella legge italiana. Il Decreto dava priorità all’implementazione di politiche di prevenzione dello smaltimento di rifiuti, seguite da misure per la raccolta dei rifiuti, il riciclo, il riuso e la combustione, ma provvedeva anche a limitare lo smaltimento dei rifiuti per prevenire i rischi dicontaminazione sia ambientali che per la salute. Veniva istituito anche l’obbligo per le imprese produttrici e per gli smaltitori di rifiuti di identificare e registrare il trasporto fornendo dichiarazioni ambientali, pioniere del SistriIl piano viene boicottato. È il turno di FIBE ed Ecoballe. Il 31 marzo 1998 il Ministro degli Interni Giorgio Napolitano promuove un piano per modernizzare le pratiche regionali dello smaltimento dei rifiuti. Viene introdotta la raccolta differenziata. Vennero dati quattro mesi al Commissario Rastrelli per indire un bando di gara per un piano decennale per lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il bando includeva la costruzione di sette impianti CDR e due termovalorizzatori. Con il Decreto n°16 del 22 aprile 1999 la FIBE si aggiudicò l’offerta per la gestione di Napoli. La FIBE era una ATI (Associazione Temporanea tra Imprese) composta così: Fisia Italimpianti Spa, Babcock Kommunal Gmbh, Deutsche Babcock Anlagen Gmbh, Evo Oberhausen AG ed Impregilo Spa. Il 20 marzo 2000, con il Commissario decide definitivamente di incaricare la FIBE dello smaltimento dei rifiuti urbani dell’intera regione Campania

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