VIVERE IN UN ECOVILLAGGIO

25.08.2011 21:51

 

Un centinaio di ettari adagiati tra le colline della Montagnola Senese, decorati dai pennacchi dei cipressi e dalle macchie grigie dei quercioli che s’insinuano tra la geometria delle viti e degli ulivi. 
La “Comune di Bagnaia”, fondata nel '79, è uno degli ecovillaggi storici d’Italia e con molta probabilità la più adulta. "Bagnaia - racconta Guerrino, 57 anni, veterano della comunità - è sorta dalla fusione di due esperienze comunitarie degli anni Sessanta". "Il Sessantotto era ancora nell'aria - ricorda - e io decisi di cercare insieme con altri miei amici una realtà corrispondente agli ideali di trasformazione personale e di rinnovamento sociale portati alla ribalta dal grande movimento di contestazione di quegli anni. 
Fu così che approdai alla comune di Monte Antico, nel Grossetano". "Pochi anni più tardi, insieme a Lucia e Andrea, ancora oggi con me a Bagnaia, abbiamo familiarizzato con i membri di una "comune urbana" di Siena. Il loro desiderio era di trasferire la loro esperienza in campagna, il nostro quello di avvicinarci ad un centro urbano. Decidemmo così di unire le nostre forze. Noi vendemmo Monte Antico, loro l'appartamento di Siena ed insieme acquistammo Bagnaia".

A ventiquattro anni dalla fondazione, Bagnaia è oggi una realtà agricola ed economica ben consolidata, dove vivono stabilmente quindici adulti e alcuni bambini. 
Un piccolo borghetto, ristrutturato con cura e semplicità, circondato da un centinaio di ettari tra bosco, pascoli e seminativi, coltivati secondo le regole dell'agricoltura biologica. Le produzioni sono quelle tipiche della campagna senese: olio, vino, cereali, affiancati da una buona produzione di ortaggi, carne, uova e formaggi.
"A differenza delle altre aziende della zona, specializzate in due o al massimo tre colture - spiega Checco - abbiamo da tempo deciso di puntare sull'autosufficienza alimentare almeno per quello che riguarda il vino, l'olio, gli ortaggi e la carne. Una scelta che se dal punto di vista ecologico appare coerente con l'idea di un’azienda a ciclo chiuso, da quello economico e organizzativo crea non pochi problemi a causa degli elevati costi e della maggiore complessità organizzativa richiesta dalla gestione di differenti settori produttivi". 

La comunione dei beni 
Dal punto di vista patrimoniale, a Bagnaia viene praticata una rigida comunione dei beni. "Tutte le sostanze di ognuno - afferma Checco - diventano proprietà della comune: dall'auto, al conto in banca, alle eventuali eredità". 
La lunga esperienza maturata nel tempo ha portato alla definizione di un decalogo di obblighi e di doveri a cui ogni membro deve attenersi. Ma nonostante l'esistenza di regole ben precise per quello che riguarda la comunione dei beni, la durata delle ferie (30 giorni l'anno, più le feste comandate e i sabato), l'orario di lavoro e altri aspetti organizzativi della vita comunitaria, uno dei principi di base di Bagnaia rimane la flessibilità, cioè disponibilità a cercare le soluzioni più adeguate alle esigenze dei vari membri. 
Lo stesso lavoro in agricoltura, fondamento della vita economica di Bagnaia, è una scelta lasciata alla libertà di ognuno, tanto che oggi la maggioranza dei membri della comune svolgono il proprio lavoro fuori dalla comunità. Chi come insegnante, chi come bibliotecario, chi come tecnico agricolo, chi come barman. Ovviamente anche per coloro che svolgono lavoro fuori, valgono le stesse regole stabilite per chi si occupa dell'attività agricola. Gli "esterni" versano per intero il loro stipendio nelle casse della comunità e la durata delle ferie è identica, anche per chi come Monalda, è insegnante. Anche lo svolgimento dei turni di lavoro in cucina e per la pulizia degli spazi in comune è compito di tutti, senza distinzione di sesso e di qualifica. 

Tempo e denaro 
Senza distinzione per l’attività svolta (all’interno o all’esterno della comunità) e lo stipendio realmente versato nelle casse comuni, tutti i membri dell’ecovillaggio percepiscono una paga uguale: 155 euro mensili per chi lavora a Bagnaia e 170 per coloro che lavorando fuori (i 15 euro in più al mese servono per coprire le spese in più). A questi vanno aggiunti 650 euro per le ferie e la tredicesima; in totale lo stipendio annuo si aggira in torno ai 2700 euro. Una paga da fame, se valutata con il metro dell'economia convenzionale, ma che nell'esperienza comunitaria assumono una valenza del tutto differente, considerato che gran parte delle spese sostenute in una famiglia (alloggio, vitto, benzina e manutenzione auto, spese mediche, telefono, luce, gas, spese scolastiche ed educazione dei bambini, parte delle spese di vestiario ecc.) sono interamente a carico della comunità. 
"Per me - afferma convinta Monalda - sono più che sufficienti. Oltre a pagarmi il corso di inglese e di yoga, riesco a mettere qualcosa da parte per quando vado in ferie". "Quando facevo il libero professionista - aggiunge, Dario - guadagnavo molto di più, ma i soldi non mi bastavano mai perché avevo molte spese e inoltre il tempo non mi bastava mai perché il mio lavoro era molto più stressante di quello di adesso". 

Accanto alla diversa concezione del denaro, un’altra peculiarità della vita negli ecovillaggi è il modo diverso di vivere il tempo. Dove la differenza tra tempo di lavoro e tempo liberato diventa molto sottile, soprattutto per coloro che lavorano all’interno della comunità. 
Fatta eccezione per alcune categorie privilegiate, il mese di ferie garantito da Bagnaia non è certo inferiore a quanto ha a disposizione oggi, la maggior parte dei lavoratori. "Anzi - aggiunge Daniela - per chi lavora in campagna, potere contare, oltre che sul mese di ferie, anche sul sabato e la domenica è un vero e proprio lusso. Da questo punto di vista io mi sento molto più fortunata di altre mie colleghe che lavorano in agricoltura". 

Uno dei vantaggi del vivere in un ecovillaggio è la possibilità di condividere con altri il tempo necessario per fare da mangiare, spesa, pulire la casa, educare i bambini. A Bagnaia, ognuno fa da mangiare solo una volta la settimana. Questo vuol dire che gli altri sei giorni si dimentica completamente di tutte le mansioni legate al cucinare e fare la spesa. Poi ogni cinque settimana c’è la corvè del sabato pomeriggio-domenica, dedicata alle pulizie generali e alla cura degli animali allevati. Anche questa è una mansione suddivisa equamente tra tutti. “In comunità - spiega Checco - io vivo uno spazio di lavoro liberato. Non sento la necessità di guardare in continuazione l'orologio per sapere quanto manca per "staccare". 
Lavoro con piacere, secondo i miei ritmi e in collaborazione con gli altri". A godere delle opportunità offerte dalla vita in comune sono soprattutto i genitori e le mamme sole. Come accadeva nelle vecchie famiglie di un tempo, a Bagnaia i genitori di bambini piccoli possono contare sul sostegno degli altri adulti. Non servono baby-setter e scuole a tempo pieno per parcheggiare i più piccoli. E se capita un imprevisto (malattia, problemi familiari), diventa carico di tutta la comunità.

La vita affettiva 
Il regalo più prezioso della comunità è rappresentato dalla grande ricchezza della vita affettiva. Anche se spesso non mancano motivi di conflitto e di attrito, il vivere e lavorare insieme soddisfa ampiamente il bisogno di affettività e di solidarietà, di cui è molto povera la vita ordinaria. "La comunità - afferma Daniela - è una sorta di amplificatore emotivo, dove tutti i sentimenti, le gioie e i dolori vengono in qualche modo ingigantiti, ma nello stesso tempo anche ammortizzati dalla possibilità di poterli condividere con gli altri". “A Bagnaia – confessa Checco - ho trovato la possibilità di instaurare rapporti di profonda intesa con un gran numero di uomini e donne ed anche se il cerchio dei miei amici più cari è limitato a una decina di persone, so che ce ne sono altre cento su cui posso contare”. 
C’è poi la grande possibilità di scambio, facilitata dal gran numero di ospiti. Anche se situato nel cuore della campagna toscana, un ecovillaggio da l’opportunità di incontrare uomini e donne di tutto il mondo con un reciproco arricchimento. Una vera e propria educazione alla mondialità, uno stimolo utile per mettere continuamente in discussione il proprio punto di vista e crescere senza preconcetti. 

Le ombre 
Ovviamente, la vita in un ecovillaggio non è priva di ombre e di difficoltà. Oltre al ridottissimo compenso destinato alle spese extra che per alcuni rappresenta un limite alla propria libertà, l'altro aspetto spinoso legato alla sfera dell'economia è rappresentato dalla comunione dei beni praticata a Bagnaia, ma non in tutti gli ecovillaggi. "Certo per chi è abituato a trovare la soluzione alla propria insicurezza in un pacchetto di Bot o nell'acquisto di una casa - afferma, Guerrino - può risultare molto difficile rinunciare alla proprietà di un qualche bene, ma la vita in comune ti aiuta a trovare la sicurezza e la fiducia dentro di te, in quello che sei e non in quello che hai". C’è poi il limite del numero dei componenti della comunità, spesso nelle realtà come Bagnaia, dove assistiamo ad una dimensione quasi familiare. "Il fatto di essere in solo quindici adulti - afferma Checco - fa sì che tutte le tensioni o difficoltà tra di noi risultino accentuate. 
Ogni conflitto, così come ogni attrazione, assumerebbero invece un’intensità minore in una comunità con un maggior numero di componenti. D’altra parte bisogna anche riconoscere che nel tempo abbiamo imparare ad affrontare i conflitti che inevitabilmente insorgono in ogni gruppo umano”. “Quello che voglio dire – conclude - è che abbiamo imparato a litigare, nel senso che affrontiamo in maniera costruttiva le varie difficoltà che insorgono tra di noi”. 

A sentire le parole dei comunardi di Bagnaia, il loro desiderio di estendere ulteriormente la dimensione e la ricchezza dell'esperienza comunitaria, sembrerebbe quasi che la vita in comunità produca un salutare, crescente "bisogno", di confronto e di scambio. 
Sarà il clima di simpatia e di profonda umanità che ho incontrato, sarà l'aria frizzante della campagna senese, ma dopo aver trascorso una giornata intera a Bagnaia, il ritorno all'anonimo condominio di città e all'orizzonte angusto della vita di single o di coppia, mi sembra oggi più opprimente che mai. E dentro di me sento una punta di invidia per chi come loro ha scelto l'esperienza comunitaria, preferendo all’apparente libertà offerta dal consumismo, la ricerca di un modo e di un mondo migliore, più vicini a quegli ideali di solidarietà e di comunanza, di cui si sente grande bisogno nella società odierna. 

Mimmo Tringale

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