Unità d'Italia.150 anni di menzogne: io non festeggio

15.02.2011 20:47

I TG di tutti i canali ad inizio anno hanno rimarcato, in Italia, i festeggiamenti per i 150 anni dall’Unitá, l’inaugurazione delle cerimonie, il discorso di Napolitano, e tutte quelle smancerie che ogni Paese deve fare quando festeggia i suoi anniversari importanti.

Ma bisogna davvero festeggiare? Che cosa?Da studente elementare, di scuola media e liceo scientifico leggevo in classe delle grandi imprese di Garibaldi, quasi odiavo i Borboni perché opprimevano l’Italia e soprattutto prendevo sempre voti alti nelle interrogazioni sul Risorgimento. In veritá il mio voto avrebbe dovuto essere zero, zero come la quantitá di veritá che leggiamo nei libri di storia su un’epopea che é realmente oscura per noi, zero come le ragioni sante che muovevano i Piemontesi alla “liberazione” del Meridione, loro volevano solo prendere il territorio con le sue ricchezze. Il mio voto avrebbe dovuto essere zero perché per dire ció che diceva il libro ho inconsapevolmente calpestato la memoria della mia terra, io, figlio del Sud, tradivo la mia patria per una alla quale sento, dopo aver conosciuto la veritá, di non appartenere.

Dal 1861 viviamo in una bufala colossale che é l’Italia unita per il bene di tutti, Garibaldi é visto come un eroe, Cavour come un grande statista, il Nord come salvatore del Sud, il legittimista borbonico come brigante; la realtá é ben altra ma non va ricordata, va censurata, come il film “Li chiamarono...briganti” del 1999, regia di Pasquale Squitieri, la cui diffusione é stata bloccata perché politicamente scorretta.Scrive Milan Kundera che quando un popolo viene conquistato vede che i suoi libri sono bruciati, le sue opere distrutte, e questi vengono sostituiti da altri libri e altre opere che con il passare del tempo fanno perdere la memoria di quello che fu.La storia di solito la fanno i vincitori, ma giá Giampaolo Pansa ha voluto dare voce ai vinti per una storia piú reale; tuttavia se é giusto ricordare i vinti della Resistenza come fa il giornalista autore del “ Sangue dei vinti” a maggior ragione vanno ricordati i vinti del Risorgimento e quanto sia schifosa la mistificazione messa in atto per cancellare la ferocia di un invasore che portó a termine le peggiori azioni criminali in una guerra mai dichiarata, cominciata con una spedizione di mille soggetti che se escludiamo Garibaldi, uno di quelli che questi atti li denunció in Parlamento, fu composta per la maggior parte da veri e propri avanzi di galera come riporta lo scrittore Pino Aprile nel suo libro “Terroni”. Le bugie in un secolo e mezzo sono cresciute tanto da dare adito alla nascita di movimenti e partiti politici di stampo tanto ignorante quanto razzista, il massimo esponente é la Lega Nord.Ma partiamo dal principio per smontarle poco a poco per quanto io non possa scendere fino al dettaglio piú particolarizzato in un semplice articolo.

Punto numero uno, non é vero che il Sud é stato sempre arretrato, anzi; se escludiamo i ben 97 primati che spettano al Regno delle Due Sicilie tra cui possiamo annoverare la prima ferrovia, la prima illuminazione a gas, il primo osservatorio vulcanologico, dobbiamo concentrarci su un dato importante: il Regno delle Due Sicilie era il terzo stato piú industrializzato al mondo, dietro solo a Francia e Inghilterra, superiore alla Spagna e alla Germania, superiore agli Stati Uniti. Contava con una fiorente industria mineraria grazie alle miniere di Cerere e Ferdinandea in Calabria e allo zolfo di Sicilia, disponeva di ottimi cantieri navali come l’arsenale di Castellammare di Stabia, aveva anche una forte industria tessile ed i porti erano i piú importanti del Mediterraneo, per questi passava la maggior parte del commercio marittimo proveniente dall’Oriente.Tra l’altro la quantitá di ricchezza che nel 1859 era presente nel Regno di Napoli era pari a 443 milioni di lire del tempo mentre nel Regno di Piemonte e Sardegna circolavano solo 20 milioni, ovvero la 22ma parte di quello che circolava nel “sottosviluppato Sud”. Va anche detto che il Nord Italia non aveva conosciuto la stessa stabilitá politica del Meridione, la pianura padana era stata per secoli un campo di battaglia percorso da legioni delle piú disparate nazionalitá, francesi, croati, austriaci, prussiani, spagnoli, piemontesi, boemi... avevano combattuto per una terra che non conosceva pace duratura, come poteva questa terra calpestata da tanti eserciti essere piú sviluppata di una terra che aveva conosciuto la pace e la stabilitá?

E, se fosse stato tanto arretrato perché non vi era emigrazione dal Sud prima del 1860? Perché erano gli italiani del Nord immigravano al Sud per lavorare? Come mai nella cittá di Napoli vi era una numerosa comunitá svizzera?

Secondo punto, non é vero che le popolazioni del Sud erano favorevoli all’Unitá. Quelli che venivano definiti briganti erano in realtá patrioti, come i polacchi che nello stesso tempo conquistavano l’indipendenza, come i combattenti spagnoli contro l’occupazione francese, solo che i partigiani del Regno delle Due Sicilie era comodo definirli banditi davanti ad un’Europa che altrimenti, secondo parole di deputati dell’epoca in parlamento, sarebbe inorridita. In realtá quest’unitá fu fatta a scapito di quelle genti, portata a termine con stermini come quelli di Casalduni e Pontelandolfo, con cittá rase al suolo come Gaeta, con fucilazioni dopo processi sommari, con stupri di donne, saccheggi, imposizioni, furti. Proprio a Gaeta, sotto la scuola media Carducci, vi é una fossa comune fatta dai Piemontesi, sí, proprio come le Fosse Ardeatine, le forze naziste avevano buoni elementi per trarre ispirazione.

Terzo punto, il Sud non ha vissuto a spese del Nord.É bensí il contrario, le industrie sopracitate furono tutte trasferite al Nord dopo che nei primi tempi le avevano obbligate ad assumere lavoratori piemontesi con compenso doppio rispetto agli autoctoni. Le tasse di successione erano tali che era ormai facile il passaggio dalla ricchezza alla miseria e quindi tutte le ricchezze del Sud furono espropriate per far sviluppare il Settentrione.

É quindi il Nord che ha costruito il suo sviluppo a discapito del Sud che é stato privato dei mezzi che lo ponevano a livelli di eccellenza.

Quarto punto, non é vero che le mafie sono un prodotto del Sud. Le mafie si sono formate quando si é data importanza a determinati soggetti con il fine di favorire la conquista del territorio duosiciliano, senza la corruzione(fu corrotto il generale di stanza a Marsala), i Mille non avrebbero nemmeno messo piede in terra siciliana, sarebbero affondati in mare. Prima del 1860 non si era coniato il termine mafia, né camorra, né n’drangheta, non ci sorprendiamo allora se si parla di patto Stato-Mafia, giá nel 1860 lo Stato che generó questa Italia faceva patti con uomini di poca onestá.

E per finire non é vero che l’intenzione del Nord era quella di liberare il Sud dal “giogo borbonico”.Lo stesso Cavour in Parlamento a Torino commentava cosí la concessione della Costituzione da parte di Francesco II nel Regno delle Due Sicilie: “ se crede che a noi interessi che conceda la Costituzione si sbaglia, noi vogliamo solo appropiarci dei suoi territori”. I “cappelli piumati” si spacciavano per fratelli ma erano semplici invasori, come ogni esercito che entra nel territorio di un altro Stato. Erano invasori della peggior specie, crudeli, saccheggiatori, barbari, loro che definivano africani i meridionali, che li definivano briganti quando loro erano i veri banditi. E cosa hanno creato queste bugie?

Hanno creato un paese spaccato, un paese fatto di contrapposizioni forti, forse insanabili perché per quanto la si voglia nascondere la veritá viene sempre a galla, per quante censure si possano fare i fatti non possono essere cancellati.Ora si parla di federalismo da parte di Bossi e dei suoi “istruitissimi” seguaci, bella idea ma...come mai solo adesso? Come mai non nel 1860? Come mai nel ventunesimo secolo quando Carlo Cattaneo ne parlava nel diciannovesimo? Ah, é vero, nel 1860 ai signori che si vestono di verde e si fanno il bagno con l’acqua benedetta del Dio Po non conveniva, a questi “lumbard” che hanno il livello culturale degli australopitechi non conveniva fondare il partitino nel 1860, non conveniva perché poi loro sarebbero stati la parte povera, nel 1860 tutto il Nord spingeva per l’Italia una e sola, oggi vogliono il federalismo, ma guarda un pó, forse hanno capito che il limone é spremuto al massimo e non possono piú trarre tanto guadagno dal Sud, facile cosí, lo chiamano metodo “prendi i soldi e scappa”.

Ma voglio venire loro incontro, sono magnanimo questa volta, ridateci tutto il maltolto con tutti i guadagni di questi 150 anni, con i risarcimenti per le vittime che avete causato, per i vostri crimini contro l’umanitá, pagateci le indennitá di quella guerra, e noi del sud non solo siamo disposti a darvi il federalismo, vi diamo anche la secessione, ma probabilmente l’esborso che dovreste fare vi rimanderebbe in bancarotta come lo eravate nel 1860.

Io questi 150 anni non li festeggio perché sarebbe festeggiare lo strazio subito dalla mia terra, non canteró “Fratelli d’Italia” perché come dice Federico Salvatore nella canzone “Il monumento” il fratello divenne il mio boia, ogni donna di casa una troia, per la legge che spoglia Gesú Cristo per vestire i Savoia.

Festeggeró forse i 200 anni se saró vivo e se finalmente verrá fatta giustizia, unico e solo modo per unire una nazione spaccata in due polaritá che si respingono, e che si é sentita realmente unita solo nella Prima Guerra Mondiale.* La Seconda invece evidenzió gli scontri fra partigiani e saloini in una vera e propria guerra civile. Ad oggi neanche la nazionale di calcio ci unisce del tutto. In attesa di potermi sentire italiano per davvero canticchieró ancora in sordina l’inno di Paesiello, e ricorderó con affetto Carmine Crocco piú di Camillo Benso di Cavour, Francesco II piú di Vittorio Emanuele II. 

*E forse neanche allora!

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