Una manovra sbagliatissima. Basta con le furbate!

22.08.2011 18:05

Ci sono situazioni come queste che non lasciano spazio a indecisioni né a furbate. Le prime infatti lascerebbero irrisolta una crisi che sappiamo tutti non essere solo italiana ma che l'Italia, con i suoi peggiori vizi: alta evasione fiscale, eccesso di spesa pubblica e alti costi della politica, nessun intervento di sviluppo e di lungo respiro; ha portato ad una situazione di estrema gravità; le seconde "furbate" darebbero facilmente la stura a contrapposizioni gravi sul piano politico e sociale.

Quello che si è visto scegliere come manovra per raddrizzare i conti dal Governo centrale mi preoccupa, come penso preoccupi chiunque ha a cuore il proprio Paese a prescindere da chi lo governa; nel senso che ci sono momenti nella storia , come questo, in cui prevale il sentirsi cittadini, poi ma solo poi anche appartenenti ad una forza politica.

Male che il governo abbia ancora una volta non compreso come il cielo  possa iniziare a rischiararsi solo se si parte "dall'esempio", quello che Seneca diceva essere un traino ben superiore alla "parola" che da sola si "muove" ma appunto "non  traina". L'esempio cui accenno può  non risultare significativo ai fini economici finali ma è la ceralacca di garanzia sulla riuscita di una rinascita civile. È improponibile spostare il  TFR in avanti di 2 anni, spostare il limite pensionabile per le donne a 65, considerare necessari  12 mesi  in più di lavoro per gli insegnanti dopo oltre  40 anni di onorato servizio se prima -  non dopo - non si è cancellato quel vitalizio indecente ottenibile per sè e per il proprio convivente (more uxorio) dopo metà mandato cioè 2 anni e 6 mesi, e se prima - non dopo - non si è fortemente ridimensionata ogni altra pensione ottenibile dopo gli anni dedicati alla amministrazione pubblica. Non è demagogico dire necessario l'uso del sistema proporzionale riuscendo così a non frodare chi ha lavorato ma neppure i cittadini. Il modello c’è già ed è quello applicato ai parlamentari europei, come lo stesso parametro di buon senso applicato in UE potrebbe darci fin da subito politici senza scorte e senza privilegi, una rappresentanza regionale autenticamente federalista alla tedesca con 1 consigliere ogni 100.000 abitanti e 1 parlamentare ogni 120.000/150.000 abitanti,  che per la nostra Italia significano - complessivamente -  un migliaio di persone dedicate ai massimi livelli a gestire la "cosa pubblica" legiferando e rispondendo con oneri e onori conseguenti.

Lasciamo cadere, sempre per diritto-dovere di onestà, la foglia di fico degli altri redditi conseguiti da costoro chiamati pro tempore a curarsi delle Regioni  e del Parlamento  nazionale, anche in questo caso il principio di progressività della tassazione farà giustizia di ogni reddito e di ogni previdenza sommabile.

Le festività soppresse sembrano poi un inutile accanimento su chi lavora, smettiamola di pensare che i Paesi con più sviluppo - quantomeno europei - siano quelli che fanno orari che superano la soglia delle 40 ore la settimane e abbiano il mito del lavoro senza limiti. Sono almeno 4 le festività in meno già  ora nel nostro Paese. La Germania con le sue 15 giornate tra religiose e nazionali alla quale assomma ulteriori giorni "regionali" in chiave autenticamente federalista e la Francia con le sue 16 giornate di sospensione dal lavoro, che ricordano giorni per noi scomparsi dal calendario  quali: Pentecoste,  Ascensione, Venerdì di Pasqua e persino San Valentino, Festa della mamma etc., esprimono il concetto di un futuro che veda la famiglia al centro, con genitori capaci di essere produttivi grazie ad uno Stato meno burocratico e più leggero, ma non sacrificati ad un lavoro privo di spazi per tempo libero e socialità. D’altro canto vogliamo ricordare che questo è anche il Paese dove oltre il 10% del Pil e' dato da una azienda chiamata turismo? Immagino la bellezza oggi di trovarsi a fare la commessa con la fila di giovani in cerca di lavoro fuori dalla porta e un’autorizzazione a tenere aperto il negozio senza limiti di tempo. Credo sia disonesto non sapere quale sarà l'inevitabile conclusione.

Contro  il mio personale interesse, ma in buona compagnia, se ormai molti lo dicono e lo scrivono  in Confindustria e sulle pagine dei giornali finanziari, affermo che  devono essere pagati soprattutto dalla popolazione con maggiore redditività gli oneri che questa situazione comporta e quindi bene l'aliquota sulle rendite. Ma non basta. Se si vogliono  trovare le risorse per una norma di concreto sviluppo che permetta di guardare avanti con fiducia facendo comprendere ai giovani  che l'avvenire dei nostri figli ci interessa, ognuno di noi  appartenenti alla schiera del 1.800.000 contribuenti italiani (su 42 milioni contribuenti nel Paese! Possibile che siano così pochi i ceti medi e alti?)  che hanno un reddito superiore ai 60mila euro l'anno, così come tutti coloro che nel corso di questi anni hanno pagato poco, forse troppo poco al fisco, ma accantonato molto in termini di patrimonio, dovranno mettere mano seriamente al portafoglio e versare una cifra proporzionale alle loro effettive possibilità. Si chiama patrimoniale ed è un sacrificio utile  per far ripartire l'Italia, evitando che i giovani senza lavoro e sempre più avanti con gli anni diventino una  riserva di pericoloso risentimento e impediscano che un vaso troppo colmo trabocchi. Investendo tutti indistintamente. Basta furbate e basta indecisioni. Il tempo è ora. 

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