Tutti al Water, Cimici e Microspie Terrorizzano la “Casta”: Totò Racconta le “Paure dei Furbi”

20.08.2011 12:26

Lo stridio della portiera, una sirena roboante, la divisa di un carabiniere, il tesserino della Direzione Distrettuale Antimafia o i documenti protocollati col timbro della Procura di Napoli: angosce e terrori tempestano le menti di politicanti e tecnocrati cittadini che, dopo mesi di indagini, vivono quotidianamente con l’assillo determinato dall’attento pressing degli organi inquirenti. Dal vigile operato di chi, lontano da Bacoli, ammira con estrema oggettività l’evolversi di vicende tortuose, poco chiare ad un’analisi “volutamente” superficiale.

Anche se oramai, dal palazzo municipale alle stanze del Centro Ittico Campano, l’iter della ricerca insistita sembra esser stato acquisito al pari di un’azione abitudinaria, consueta. Un fulmine violento che non sorprende chi, stando in alto mare, affronta la più cruenta delle bufere (politiche, amministrative, giudiziarie).

Parcheggia la macchina, bussa gentilmente alla porta, entra. Saluta i presenti e, carte puntualmente alla mano, chiede documenti. Potrebbe esigerli con la forza (quella della Giustizia), ma lui (o loro) semplicemente li attende seduto a due passi dalla scrivania.

Disparati, tra gli altri, gli argomenti trattati: si va dai contratti del Centro Ittico, alle perimetrazioni dei beni dati in concessione ad affittuari, passando per il porto di Baia, i parcheggi di Villa Ferretti, la stabilità delle scuole comunali ed il tanto discusso concorso di Polizia Municipale effettuatosi nel dicembre dello scorso anno. Senza dimenticare le Grotte di Cocceio e l’atavico inquinamento del lago Fusaro.

E ad agosto l’afa, così come per l’intero periodo estivo, anziché diminuire, aumenta. Perché le indagini, quelle serie, non vanno di certo in vacanza ed alle altissime temperature stagionali aggiungono un angosciante respiro “tropicale” che giunge sin dietro le spalle, raggiungendo il collo.

Ma dal Comune, nonostante richieste ufficiali e solleciti indirizzati alla Prefettura, tutto tace, nessuno si espone. C’è chi perde tempo, chi non agisce, chi si dedica ad altro, lasciando inevase numerose sollecitazioni istituzionali con le quali si chiedono, da mesi, lumi su quanto stia avvenendo.

Dagli anfratti di via Lungolago, intanto, aumentano di giorno in giorno i rituali “anti-controllo”. A svilupparsi, continuamente, le voci di corridoio che vedrebbero quegli stessi politicanti e tecnocrati temere cimici e microspie. C’è chi parla di “bonifica ambientale” (non dei laghi, ma delle stanze comunali) e chi, a quattrocchi in stanza, preferirebbe allontanare telefonini e radioline.

mo begoPoi accade che alle parole si sostituiscono gli sguardi, alle discussioni s’alternano dei semplici ammiccamenti,  alle celeberrime “porte aperte” i più canonici “portoni serrati” con sedie, divani e tavolacci. Si preferisce accendere il climatizzatore per “otturare” ogni spiffero delle imposte, facendo ombra  attraverso la totale chiusura delle bianche tendine.

Insanie follie che, così come spifferato da voci interne, sembrerebbero aver coinvolto anche locali esterni alla casa del popolo. Alcuni taciturni alza-mano (spesso indicati ironicamente con l’improprio appellativo di “consiglieri comunali”) sarebbero pronti a mettere sottosopra le proprie attività alla ricerca di cimici sospette. Nell’inutile tentativo di schiacciare, tra un caffè e l’altro,  microspie volanti.

Perché anche un inciucio ridacchiato, di questi tempi, potrebbe essere particolarmente nocivo.

Ed è perciò che l’unica via di fuga in tempi così difficili, utile per cimentarsi in una bella chiacchierata “senza pensieri”, potrebbe essere l’accogliente bagno, con tanto di water e carta igienica.

Lì, chiuse le porte e lontani da occhi o “fonti” indiscrete, si ritornerebbe come d’incanto ai vecchi tempi che furono, in cui tutto restava nascosto sotto il tappeto della fraterna convivenza (o connivenza, a seconda di come la si interpreti). Nei tempi, oramai lontani, della divisione tra le parti e l’equa distribuzione dei beni tra chi agiva e chi, richiamando antiche gesta sportive, copriva la posizione.

Un’idea non disconosciuta ai più, che pare sia già stata adottata sia nei gloriosi passati del “bianco e nero”, che nei tormentati presenti (da Roma a Bacoli) del “terrore giudiziario”. Quelli in cui la “bizzarra e allegra” politica berlusconiana (intesa come corrente di pensiero dilagante e non come semplice riflesso dell’attività intellettiva di un singolo psico-nano) viene quotidianamente osteggiata dalla denigrata “casta dei magistrati” (citando il nonno di Arcore).

Quelli in cui, così come ben documentato nel video sottostante tratto dal film “Totò contro i Quattro” (1963), a poltrone e computer si preferiscono, invano, “cessi e water”.

Totò contro i Quattro - Rapporto Mastrillo – Cachèra

(Si consiglia di visionarlo per intero)



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