Togliere sostegni alla cittadinanza per alimentare la corruzione

09.08.2012 13:10

 

Potranno dire ciò che vogliono, i governi, ma i fatti sono fatti. Le parole restano aria.

In Italia, in special modo negli ultimi anni, abbiamo assistito alla demolizione del concetto di sostegno alla società civile. Qualsiasi argomento legato al welfare oggi non è rappresentato da nulla di concreto. L’unica cosa che resta, è una parte di quelMinistero del lavoro e del Welfare, per cui paghiamo cifre pesantissime – è il Ministero che ci costa di più in assoluto – e che ormai genera solo ed esclusivamente malumori fra i cittadini italiani e produzione di vessazioni continue.

Stufa di scrivere “in questo periodo di crisi” dal momento che credo fermamente che questa “crisi” sia solo frutto di un impegno comune da parte dei governi mondiali allo scopo di creare un pseudo dissesto mondiale che porti vantaggio a chi ha le armi per speculare ad alti livelli, scriverò invece che in questo periodo di caos ragionato – temibile ossimoro – sempre più appare evidente come vi sia una strategia che viaggia su binari paralleli.

Si tuonano propagandistiche dichiarazioni che ruotano attorno ad una non meglio identificata lotta alla corruzione mentre – parallelamente appunto – si genera corruzione partendo proprio dall’espropriazione indebita del diritto al sostegno che ancora (per quanto?) è leggibile su quel libro astruso che ancora chiamiamo Costituzione Italiana.

Il tema della corruzione nel nostro Paese appare complesso. Dall’alto, fanno di tutto per far percepire come la corruzione parta dal basso, mentre la realtà urla verità diverse.

Non è certamente il cittadino comune l’artefice di quella corruzione che peraltro ci rende un ennesimo primato di cui vergognarsi. Ma è anche il cittadino comune che paga volente o nolente tasse ed imposte ad esser messo nella condizione di dover far parte del grande disegno della corruzione italiana giunta ormai a livelli insostenibili ma intoccabili.

Il ragionamento che fa scaturire questa riflessione è semplice. Se chi governa trancia di netto qualsiasi diritto, sostegno, aiuto, beneficio nei confronti della popolazione media. Se addirittura si fa di tutto per far sì che certe leggi a sostegno dei diritti dei cittadini – in special modo facenti parte delle cosiddette fasce disagiate – venga disatteso da chi dovrebbe invece seguirne le regole, ecco che si mette tutti nella condizione di dover un giorno o l’altro, per la disperazione, far parte del progetto corruzione.

Si parte dalla richiesta di un aiuto per fare in modo che la propria pratica abbia una spinta verso la soluzione auspicata dal cittadino. Si arriva a pagare mazzette a chi è già pagato, sì, ma per non fare il proprio lavoro, col beneplacito delle istituzioni.

A cosa serve tutto questo?

Innanzitutto a fare in modo che la corruzione in seno alle istituzioni appaia poi un po’ più sbiadita, meno eclatante e di conseguenza, persino accettabile. Da un altro punto invece, si fa in modo che la maggior parte dei cittadini, presi dalla disperazione, debbano comunque prima o poi agire contro le “regole”. In un tormentoso circolo vizioso che ci rende tutti – in qualche modo – più o meno corrotti e corruttibili.

In effetti, se all’origine la dirigenza di un paese fosse seria, onesta e trasparente, la conseguenza logica – per effetto a specchio innanzitutto – sarebbe una cittadinanza retta, onesta e trasparente.

Ma se la corruzione alberga innanzitutto ove non dovrebbe, se quelle regole a noi imposte vengono costantemente violate da chi le crea e le impone, ecco che il rischio di una battaglia che parta dal basso si concretizzerebbe.

Invece, poiché come è noto a tutti, è proprio negli ambienti istituzionali che alberga quel vischioso e nauseabondo sistema di grandi corruzioni che a noi poveri mortali sembrano stupefacenti ancor oggi, ecco che la “soluzione” più appropriata appare essere rendere tutti corrotti e corruttibili mettendo i cittadini in condizioni di esasperazione tali da dover prima o poi, pur essendo persone rette ed oneste che mai avrebbero chiesto favori o raccomandazioni e che mai avrebbero evaso tasse ed imposte, far parte del girone infernale della piccola, media e grande corruzione.

Il sistema, e non solo quello nazionale, non si basa certamente sull’onesta e sulla trasparenza. Ogni cosa è imperniata sul concetto di maggior guadagno ad ogni costo. E chi se ne frega dell’onestà e della trasparenza, se i frutti della corruzione sono maggiori guadagni e maggior potere.

I cittadini sono spiazzati. Ne traggono solo confusione totale, disperazione e l’impossibilità di mantenersi “corretti” ad ogni costo, perché è proprio il sistema a non voler persone oneste, trasparenti e corrette.

In un mondo ideale, avremmo esempi da imitare con gioia. Nel mondo reale, abbiamo solo soggetti di potere che cozzano con qualsiasi concetto di Democrazia, dando piena ragione al teorico Max Weber, che sconfisse del tutto il criterio di Aristotele sul significato della parola Politica.

Il primo infatti, previde giusto dicendo che la politica altro non è se non la forte ed unica volontà – da parte di chi scelga questa strada – di assicurarsi maggior potere sulle masse. Punto. Ridicolizzando, realtà alla mano Aristotele, che vedeva invece nella Politica, la nobile arte di amministrare i popoli per il bene comune.

Cinico lettore della realtà Weber. Sognatore idealista Aristotele. Oggi forse entrambi, li avremmo in Parlamento e sarebbe interessante vedere in quale maniera vivrebbero il loro ruolo istituzionale.

 

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