Stragi terroristiche politico-mafiose e gli “scribi e i farisei” del Csm e della Cassazione

01.04.2012 10:05

 

E’ partito il contrattacco! Scribi e farisei hanno serrato le fila dai loro scranni di Cassazione e  Consiglio Superiore della Magistratura.
Dopo aver letto le varie carte, dalla richiesta e ordinanza per il nuovo processo di via d'Amelio, la motivazione della sentenza Tagliavia e la scaletta della requisitoria-arringa del procuratore generale di Cassazione che ha chiesto e ottenuto l’ annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado a carico di Marcello Dell'Utri e l’ultima inquietante notizia che la Corte Suprema ha chiesto di avere gli atti del processo Borsellino non ho più dubbi. Il lavoro dei magistrati di Caltanissetta e Palermo che considerano ormai accertata la cosiddetta trattativa va fermato in ogni modo, ad ogni costo pur di evitare che arrivino a scoprire anche quello che finora non hanno potuto.

Queste due autorevoli istituzioni nelle quali tutti confidiamo perché nella delicatissima funzione di controllo della giustizia hanno ancora una volta svelato la loro reale finalità: servire e proteggere il potere! Non i cittadini, il potere!
È purtroppo ormai nel patrimonio collettivo il ricordo delle vere e proprie vessazioni con cui il Csm mortificò il lavoro di Falcone bocciando ogni suo avanzamento di carriera: dapprima all'Ufficio Istruzione quando per un burocratico criterio di anzianità gli preferirono Meli;  poi la nomina ad alto commissario per la lotta alla mafia; e ancora come membro del Csm e alla fine persino la direzione della Dna, la sua creatura. 
Rimbombano ancora forti e drammatiche le parole di Paolo Borsellino quando alla biblioteca comunale di Palermo gremita per il pubblico sconvolto dopo la strage di Capaci disse che Giovanni Falcone aveva cominciato a morire proprio dopo l'ennesima umiliazione, e poi costretto ad andarsene a Roma per i continui, insostenibili contrasti con il procuratore Giammanco.

E ancora lo stesso provvedimento disciplinare che dovette subire Paolo Borsellino semplicemente per aver detto la verità: che il pool stava per essere distrutto e infatti così fu.
Per non parlare dei mille cavilli a cui si aggrappava Carnevale per annullare il loro lavoro in Cassazione, se Falcone non fosse stato a Roma a convertire Martelli ad una azione repressiva efficace ed efficiente, oggi non avremmo nemmeno la condanna definitiva del maxi-processo.
Vi sembra, cari lettori, di scorgere qualche analogia con il presente?
Vi ricorda qualcosa il Csm che apre un provvedimento disciplinare per riprendere un magistrato che si è dichiarato "partigiano della Costituzione" e tace se un procuratore di Cassazione denigra il lavoro dei suoi colleghi con esternazioni, quelle si, fuori dai ranghi per giunta ridicolizzando un istituto giuridico come il concorso esterno in associazione mafiosa che, per quanto difficile da configurare e provare, è stato già confermato in terzo grado decine di volte.
Questo per un'unica ragione: perché l'imputato si chiama Marcello Dell'Utri ed è il potente braccio destro di uno degli uomini più ricchi ed influenti del nostro Paese.
Ancora una volta la legge non è uguale per tutti. 

Dal Csm si sono levate soltanto voci a difesa. Difesa d'ufficio e difesa corporativista.
Non intendo certo fare di tutte le erbe un fascio, ci saranno ottimi magistrati anche negli organi dirigenziali della magistratura, ma il loro silenzio è assordante. Quindi nella migliore delle ipotesi sono deboli, nella peggiore collusi o corrotti.
Da Gesù Cristo fino a Falcone e Borsellino gli scribi e farisei seguono sempre lo stesso identico copione: arroccarsi dietro il cavillo, la burocrazia, le regoline, i perbenismi per togliersi di mezzo quei pochi che con il loro coraggio e la loro forza di andare oltre la superficie li fanno apparire davanti al popolo null’altro se non sepolcri imbiancati!
Io non credo che il pg Iacovello non abbia letto o abbia letto male la sentenza di appello che condannava Dell'Utri a 7 anni di carcere, io credo che l'abbia letta benissimo. È una prassi che quando la magistratura requirente mette sotto accusa i potenti i massimi organi assumono atteggiamenti politici, sfacciati e oserei dire persino fascisti dimostrando di lavorare a favore del potere politico e/o economico-finanziario.
La metodologia è insomma quella degli anni Novanta, si sta aprendo la strada ai nuovi carnefici che vogliono eliminare i magistrati o con la morte civile oppure con le bombe facendo saltare autostrade oppure le case della città di Palermo. 
Noi però, onesti cittadini che non si lasciano incantare dalle sirene orchestrate dal potere, questa volta non lo permetteremo!


Giorgio Bongiovanni (Antimafiaduemila.com, 19 marzo 2012)

 
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