Squarciare il velo dell'omertà criminale italiana che sta mettendo in ginocchio la nostra nazione.Che ci spieghino perché e come, due colonne dell’economia italiana, il 22 novembre 2011 vanno sotto processo nell’indifferenza e nel censorio silenzio!

09.11.2011 18:41

 

di Sergio Di Cori Modigliani

Osservate bene il volto di questa donna italiana. E’ una donna normale –così sarebbe in qualunque altro paese civile del mondo - che svolge con diligenza e competenza il suo lavoro, pur consapevole di muoversi in un paese anormale, in una situazione anormale, in una condizione anormale. Da cui, il paradosso esistenziale che parecchi professionisti italiani (eccellenti o meno che siano) si trovano a vivere in questo periodo: chi si comporta normalmente, applica e rispetta la Legge, segue le regole e in qualche modo le rispetta, facendo quello che un tempo in italiano si diceva “fare il proprio dovere” finisce per essere identificato o come un eroe o come uno cretino o come una persona eccentrica o come un pazzo pericoloso, definizione questa che viene suggerita (ahinoi ahinoi ahinoi) quando –ma guarda un po’ che coincidenza!- si tratta di magistrati, amministratori, giornalisti, rappresentanti delle forze dell’ordine, liberi pensatori indipendenti, imprenditori che denunciano la corruttela.
 
Questa signora, la cui immagine è in bacheca, è considerata dai suoi colleghi con grande  rispetto, sia dai suoi superiori che dai suoi dipendenti e dai pari grado. Ha al suo attivo diversi colpi vincenti, cerca (riuscendoci) di sottrarsi sempre alla tentazione di visibilità mediatica, è nota per avere una cura particolate dei dettagli, nel pretendere dai suoi collaboratori efficienza, efficacia e sollecitudine. Fa il suo lavoro per bene, “normalmente”.
Intendiamoci: non è Leonardo da Vinci, non fa nulla di eccezionale, fa il suo lavoro.
E’ una persona per bene, già questo la mette in una situazione, ahimè, anòmala, in un paese come questo. Soprattutto per la professione che lei esercita.
Fa il magistrato di carriera.
Il suo nome è Maria Francesca Loy.
E nelle sue mani pesa il destino prossimo futuro della nostra nazione.
E’ coadiuvata da un’altra donna, il gip che ha eseguito con diligenza i suoi ordini, Maria Bonaventura, presso la VI sezione penale del Tribunale di Roma.
Càpita nel momento culmine della vicenda italiana, che negli ultimi dieci giorni (per la maggioranza della popolazione) negli ultimi sei mesi (per la Cassandre sonnacchiose improvvisamente risvegliate) e negli ultimi 25 anni (per l’angusta pattuglia di chi aveva osato e avuto il coraggio di lanciare allarme preventivi) è passata da consueta pantomima italiota, commedia degli errori,  e dramma buffo nostrano a vera e propria tragedia internazionale.
Nella migliore tradizione della tragedia shakespeariana.
Gli italiani non sono inclini –purtroppo- alla tragedia.
Non intendo qui come etnia caratteriale, bensì come cultura.
Da bravo popolo mitomane e infantile, troppo viziato dalla bellezza e da una natura generosa e da un passato glorioso, l’italiano si è montato negli ultimi cento anni la testa, raccontando a se stesso la favola di essere meritevole erede di un passato orgoglioso. Non è così.
Siamo stati e tuttora siamo dei semplici dilapidatori irresponsabili di un grande patrimonio costruito nei secoli da Grandi Italiani che oggi fremono nelle loro auguste tombe nell’essere testimoni fantasmici, dall’aldilà, di ciò che sta accadendo nella nostra penisola.
Gli italiani hanno dovuto toccare con mano quella immane tragedia dell’etica, della morale, della cultura, della politica e dell’economia, fosse in realtà l’epopea nazionale del fascismo, soltanto quando nei primi mesi dell’inverno del 1943 cominciavano ad arrivare (allora le comunicazioni erano molto lente e impacciate) le informazioni dal fronte russo che svelavano quale gigantesco imbroglio fosse stato il fascismo, un sistema di potere che aveva inviato al fronte bellico, sapendo che c’era l’inverno russo (quell’anno la temperatura oscillava tra i 30 e i 15 gradi sotto zero) il meglio della gioventù italiana, armata di stivali di cartone che “sembravano” di pelle senza esserlo, con un equipaggiamento scarso come se si trattasse di andare a un campeggio sul Monte Rosa, condannando a morte certa e sicura i propri figli, fratelli, mariti.
Anche perché di fronte avevano l’Armata Rossa perfettamente equipaggiata.
Soltanto in quel momento, quando la tragedia ormai volgeva verso il suo termine (eravamo già al IV e definitivo atto) gli italiani si accorsero che invece di trovarsi all’interno di una commedia scollacciata erano andati a finire in una mortifera tragedia.
 
Mutatis mutandis, non è diversa la situazione oggi.

E non esistono scusanti.
 
Dinanzi al tribunale della Storia, Bersani, Napolitano, Di Pietro, ecc.,ecc, non potranno mai essere assolti, per avere abdicato al loro ruolo. Mollichelle per i gonzi, banane per i scimmiottoni, noccioline per macachi, specchietti per le allodole: questi sono stati i regali che la sinistra democratica in Italia ha profuso a piene mani al proprio popolo per non avere avuto né la pulizia né il coraggio di rigenerarsi, sottraendosi a un sistema di collusione e complicità che sta producendo la attuale tragedia di cui gli italiani –ancora oggi- non vedono, non capiscono, non ne individuano i contorni. Vanno –i militanti politici- verso il proprio suicidio ciascuno sostenendo che la responsabilità è di un altro (al quale sono incatenati con doppie maglie di ferro arroventato).
 
Veniamo ai fatti, da cui il titolo del post.
 
Tam tam tam tam…tam tam tam tam…Qui Radio Praga Libera che vi parla….
 
1). Ieri notte, gli italiani, se l’erano bevuta.
Su facebook addirittura champagne e cotillons, brindisi a gogo, tutti entusiasti.
L’accordo tra il PDL e tutte le opposizioni –con la santa benedizione del vaticano- nella più disgustosa messinscena mai orchestrata a memoria storica nazionale, aveva spinto Berlusconi a tirar fuori dal cappello piumato del suo illusionismo da clown mediatico quella bella pensata delle dimissioni ma dopo che.  Una boutade da commedia degli equivoci, divertentissima quando lo si vede al cinema interpretato da Totò e Peppino de Filippo o da Paul Newman e Robert Redford in “La stangata” o da George Clooney e Brad Pitt in “Ocean’s eleven”. Ma il cinema è una cosa e la realtà quotidiana un’altra.
Mentre i colori e i sapori della tragedia poco a poco cominciavano a trasparire all’orizzonte agli italiani un minimo pensanti (tipo Lucia Annunziata, in questo abbandonata al suo destino, brava Lucia!!!), voglio sperare che qualcuno si sarà pur cominciato a porsi l’unica domanda possibile e razionale in questo momento: “ma perché Berlusconi, potendoselo permettere, non se ne va?” E poi, subito dopo: “Perché cerca tempo, che cosa aspetta? Che cosa c’è, che non ci dicono?”.
 
2). Appunto.
E’ inutile che cerchiate in rete o in televisione o sui giornali. Non ne parlano. Non ne hanno parlato, e non intendono parlarne. Non ne parleranno. Si tratta, per l’appunto, della scadenza del 22 novembre 2011, data per la quale è “fondamentale” per  PDL, PD, UDC, IDV, Vaticano e Goi  (le sei strutture politiche coinvolte) che il quadro politico italiano non subisca alcuna modificazione, che in Italia non cambi nulla, in attesa di una verifica immediata sulle reali intenzioni di queste due signore italiane, capitate lì per un caso del destino, le magistrate Maria Bonaventura e Maria Francesca Loy, che tra meno di quindici giorni iniziano il processo penale, a Roma, contro due fondamentali pedine della struttura politico/economica italiana: Antonio Baldassarre e Giancarlo Elia Valori. L’accusa è aggiotaggio, falso in atto pubblico, turbativa d’asta pubblica a fini privati. Ci sono anche, tra gli imputati Claudio Prati e Danilo Dini, due manager di calibro molto inferiore. Il procedimento d’inchiesta è relativo all’offerta per l’acquisto di Alitalia presentata nel 2007 dalla cordata rappresentata dall’ex presidente della Corte Costituzionale, il quale –è già stato dimostrato- quando era advisor e consulente di una società di comunicazione presieduta da Valori (la Mediterranea) avrebbe addirittura apposto firme false, presentando conti falsi, alterando libri contabili. La Consob, nel 2007 aveva irrogato contro Antonio Baldassarre una sanzione piuttosto pesante, 400 mila euro, nonchè la perdita per ben 4 mesi dei “requisiti di onorabilità” motivati dal seguente provvedimento disciplinare regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale:

 
« Baldassarre ha diffuso, nel periodo agosto-dicembre 2007 - attraverso reiterate dichiarazioni dal medesimo rilasciate e pubblicate dalla stampa - informazioni false e comunque idonee a fornire indicazioni false e fuorvianti in merito alle azioni Alitalia, che hanno accreditato la sussistenza di una "cordata" di imprenditori italiani e stranieri dotati delle risorse finanziarie e tecniche necessarie a rilevare la quota del capitale di Alitalia posta in vendita dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, laddove, invece, nessuno dei soggetti di volta in volta partecipanti alla Cordata ha mai assunto in concreto l'impegno a mettere a disposizione le risorse necessarie a sostenere l'iniziativa »

Banale aggiotaggio. In un paese come questo, se un pescivendolo comeladolcevitola risulta essere il presidente della federazione piccoli editori, tutto può accadere.
Si dà il caso, però, che Antonio Baldassarre non sia un pescivendolo, anzi.
E’ considerato tra i più importanti costituzionalisti italiani mai esistiti (sigh), l’unico –ha battuto anche Capezzone- in grado di costruirsi una carriera politica forte dentro il PCI diventando anche consigliere comunale di quel partito, per finire poi nel PDL, presidente del consiglio di amministrazione della Rai, e uomo di raccordo nella gestione di tutte le modalità di copertura istituzionale nella gestione nazionale del sistema di affidamento nella gestione di appalti nelle grandi opere.  
Il processo lo vede denunciato e imputato accanto a Giancarlo Elia Valori, il più importante –de factu- massone italiano; uno, rispetto al quale Licio Gelli conta poco o niente, tanto per capirsi.
Ex presidente della società Autostrade, uomo di riferimento per la massoneria conservatrice di destra negli anni’90 per l’intera area del mediterraneo, e che ha sempre avuto l’abilità di gestire saggiamente, un po’ a destra e un po’ a sinistra, i suoi favori. Sporchi e lerci, si intende.
E’ il processo italiano per eccellenza.
 
E basterebbe soltanto questo per comprendere lo stato di irresponsabile narcolessia –e conseguente collusione complice- dell’intera categoria dei professionisti della comunicazione in Italia.
Nessuno ne ha parlato.
Mentre nelle segreterie dei partiti stanno tutti con la lingua appesa perché non sanno quali carte la nostra Maria Francesca Loy e la nostra Maria Bonaventura (coadiuvate dal magistrato Nello Rossi) abbiano in mano e intendano usare, ma soprattutto non sanno quali carte intendano presentare in giudizio svelando l’intero panorama di gestione di corruttela italiana che ha attraversato trasversalmente tutto il management politico attuale.
Giancarlo Elia Valori è stato il babbo natale della massoneria per chiunque volesse costruire in Italia, appoggiato e sostenuto da Antonio Baldassarre che si occupava di gestire tutta la sezione legata alle necessarie garanzie istituzionali.
Si spiega così il motivo per cui tutte le inchieste su P4 e P3, da Bisignani a Milanese & Co, siano state, diciamo così allentate, annacquate, messe in sosta, in attesa di sapere che cosa accadrà a Roma il 22 novembre 2011.
Ma soprattutto: come si comporterà la stampa italiana e le televisioni.
Le risposte, la truppa mediatica, le sta già dando. Sembrano tutti d’accordo nel comportarsi come bravi soldatini.
Seguiteranno a far quadrato, perché Berlusconi è diventato il garante di quel sistema e a tutti i costi deve ancora essere al comando mentre si apre quel processo. Perché è chiaro a tutti –ciascuno conosce i propri polli- che se, per caso, il 22 novembre prossimo venturo, Mediaset fosse stata spazzata via dal mercato, Berlusconi cacciato via a furor di popolo, e Gustavo Raffi contestato dai suoi, allora non potrebbero essere date garanzie a nessuno che i due imputati reggano: potrebbero anche, magari, dire qualche cosetta, non dico tanto. E verrebbero, a quel punto, coinvolti anche gli altri.
Perchè basta “qualche cosetta” per poter provocare, in questo momento, un gigantesco terremoto.
Valori e Baldassarre, insieme, hanno gestito l’intero –intendo dire totale al 100%- sistema di dismissioni del patrimonio pubblico italiano e intendono gestire anche il prossimo, cioè quello che i tre commissari dell’unione europea e la signora Christine Lagarde sono venuti a Roma a chiederci. 
E’ l’appalto “mamma di tutti gli appalti” che stanno cercando di gestire in questi momenti.
Questo è il punto.
Questo è il nocciolo duro della loro intesa.
Ecco perché Gianni Letta (a destra) spiega a gran voce che tutti gli impegni verranno rispettati anche se si cambia governo, ed ecco perché il PD sta spingendo con tutte le proprie forze in prima fila (a sinistra) suo nipote, Enrico Letta, a spiegare le ragioni di un necessario accordo tra le parti, sancito da Giorgio Napolitano, il quale, nel nome della coesione nazionale è costretto a celebrare e benedire la vergognosa pantomima delle dimissioni ma non prima che.
 
3). Siamo nel baratro. Questo immagino che gli italiani comincino a comprenderlo. Perché il gioco della globalizzazione è cambiato e gli italiani (intendo dire qui i corrotti complici collusi all’interno della sinistra democratica) non lo hanno voluto accettare, cambiando le facce, i nomi, le strutture, e non certo per darsi una riverniciata, bensì per costruire quel tessuto di credibilità che i mercati vogliono, pretendono e hanno bisogno per poter manifestare la fiducia necessaria che impone gli investimenti.
E’ una partita molto seria quella che si gioca, il 22 novembre 2011.
Perché si presenta secondo la consuetudine “normale” di una nazione evoluta: pulita, democratica, basata sulla semplice e “normale” applicazione della Legge nel mondo degli affari e dell’economia.
Se l’accoppiata Valori/Baldassarre, il 22 novembre, la sfanga, e le motivazioni presentate in aula dal pm. Maria Francesca Loy vengono ricusate o annacquate, allora, a quel punto che Berlusconi rimanga, se ne vada, stia in sosta, venga dimesso o scelga pimpanti vacanze, sarà irrilevante.
Il segnale che verrà offerto ai mercati mondiali e all’Europa (e a Bruxelles le informazioni su chi conta davvero in Italia –e su come conta- le hanno tutte) sarà quello che l’Italia non intende attuare nessun cambiamento, nessuna modificazione strutturale, nessuna assunzione di responsabilità.
 
Se l’Italia oggi crolla nei mercati d’affari internazionali, la responsabilità è di persone come Giancarlo Elia Valori e Antonio Baldassarre, grande costituzionalista che una sentenza legalmente pubblicata mi consente di poter definire “bugiardo e falsario”.
Triste libertà. Davvero tristissima.
Basta questo per capire in che teatro ci muoviamo.
Invece di andare in giro a starnazzare contro le banche (così a vacca) nuovo totem satanico tanto per lasciar sfogare i poveri cristi turlupinati, sarebbe il caso che gli italiani più solidi di ingegno, magari desiderosi di fare pratica spicciola di giornalismo investigativo, seguissero con diligenza e merito e competenza le attività di questi due signori, ma soprattutto l’esito del loro processo, quantomeno l’inizio.
Lì, se le condizioni ci saranno, si potrebbe anche fare Bingo!
Pretendendo, ciascuno secondo le proprie possibilità, che se ne parli, che ci diano notizie, che ci spieghino come mai, perché e come, due colonne dell’economia italiana, il 22 novembre 2011 vanno sotto processo nell’indifferenza e nel censorio silenzio nazionale.
 
Buona fortuna alle nostre due connazionali “normali”, sorelle compatriote in pectore.
Loro sì -se glie lo lasciano fare- possono cambiare la storia politica di questo paese.
Non sono mica le sorelle Carlucci!

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