Sanità in Puglia, chiesto l'arresto per Tedesco. Si dimetta da Senatore e accetti il naturale corso della Legge come tutti i cittadini senza la protezione castale del Senato. Tutti uguali davanti alla legge, vale per B. come per tutti

27.02.2011 20:07

 

Raffica di arresti, chiesto anche per Tedesco
Il gip: "Sistema criminale e radicato"

Bufera sulla politica pugliese. La giunta per le autorizzazioni a procedere si riunirà martedì per il caso del senatore, ex assessore alla Sanità. Ai domiciliari imprenditori e funzionari delle Asl, e un uomo della scorta di Vendola. Indagato anche Antonio Decaro, capogruppo Pd in Regione. Nelle intercettazioni, anche il sindaco Emiliano. Per il gip, "le scelte dei manager erano orientate quasi esclusivamente in una prospettiva clientelare di ritorno del consenso elettorale"

Alla Regione Puglia c'è stato un "sistema di occupazione dei posti di alta amministrazione e successivo asservimento degli uomini-chiave per successivi fini privati e/o comunque certamente poco istituzionali". E la "prassi politica dello spoil system era, di fatto, talmente imperante nella sanità regionale da indurre il governatore Nichi Vendola, pur di sostenere alla nomina a direttore generale di un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare, con una nuova legge ad 'usum delphini', gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina della persona da lui fortemente voluta". E' quanto scrive il gip del tribunale di Bari Giuseppe de Benedictis nel provvedimento con il quale è stata chiesta al Senato l'autorizzazione all'arresto per il senatore Alberto Tedesco del Pd, all'epoca dei fatti assessore alla sanità pugliese.

E' solo uno spaccato della maxi-inchiesta sfociata nel blitz dei carabinieri che hanno arrestato cinque persone. Nelle intercettazioni, per l'accusa, tutto il senso di quello che il gip ha descritto come "un collaudato sistema criminale, stabilmente radicato nei vertici politico-amministrativi della sanità regionale". "Non vi è alcun dubbio - scrive - che il sistema fosse incentrato sulla rigorosa applicazione di logiche affaristiche e clientelari, sorrette dalla già ricordata equazione nomina del dirigente amico - ricambio dei favori da parte dei dirigente stesso, favori che conducevano, tramite le turbative d'asta e gli abusi di uffici, ma anche le concussioni per i funzionari meno 'docili', alla spartizione illecita degli appalti in favore degli imprenditori che garantivano futuro sostegno elettorale ai politici (che, quindi, li ricambiavano con tali appalti), e, sempre nell'ottica dei politici, di acquisizione del maggior numero possibile di consensi, anche delle nomine dei primari, che poi si sdebitavano in vario modo (visto il potere di spesa a ciascuno di essi garantito dalla legge)". 

INTERCETTAZIONI/ 1 Emiliano-Tedesco: "Vendola vuole impadronirsi del sistema"


La gestione della Sanità - Il gip, tra l'altro riporta un colloquio intercettato tra Vendola e Tedesco. Dice Tedesco: "quello non ha i requisiti sta come direttore generale, quello che vuoi nominare!". Vendola risponde: "O Madonna santa, porca miseria la legge non la possiamo modificare?". Tedesco: "Eh?". Vendola: "Non possiamo modificare la legge in una delle prossime..." Tedesco: "Eh, mica eh...". Sulle nomine vi è stata inoltre - scrive il giudice - "la consapevolezza dei responsabili politici - di tutti i responsabili politici - di operare per fini di spartizione partitica e/o correntizia, riconoscendo al più ai propri dirigenti un limitato potere di proposta". Per il gip, il sistema "non risulta circoscritto a singoli esponenti della maggioranza di centro-sinistra ma assurge a logica di strategia politica al fine di acquisire consenso e rendere stabile la maggioranza di governo". Secondo il giudice, inoltre, il modo di suggerire le nomine da parte dell'assessore Tedesco offre "uno spaccato desolante del modo in cui venivano scelti i dirigenti delle Asl, ossia per l'affidamento che davano ai politici, previa verifica di tale importantissimo requisito". Il giudice cita in proposito la nomina dell'indagato Tommaso Antonio Stallone a direttore amministrativo dell'istituto di ricerca e cura a carattere scientifico 'De Bellis' di Castellana Grotte (Bari), fatta assai rapidamente - evidenzia il giudice - il giorno prima dell'entrata in vigore di un decreto che decurtava del 20% compensi dei nuovi contratti.

INTERCETTAZIONI/ 2  L'uomo della scorta di Vendola e il segretario di Tedesco

Lo scenario delineato dalla procura ha portato a cinque arresti, oltre alla richiesta per Tedesco. In quattro si trovano ai domiciliari (tra questi un componente della scorta del governatore Nichi Vendola), uno è in carcere: si tratta del segretario particolare di Tedesco, Mario Malcangi. Chiesto il carcerce anche per l'ex assessore. Tre le misure interdittive. Coinvolti imprenditori ed ex dirigenti delle Asl per l'indagine sul malaffare nella gestione degli appalti e delle nomine dei medici e dirigenti Asl. La richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica di Bari, Bretone, Digeronimo e Quercia, con le accuse a vario titolo di concussione, corruzione, abuso e frode. Quindici le richieste di arresto rigettate dal gip De Benedictis che aveva ricevuto 24 richieste di misure cautelari. Martedì la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato valuterà la richiesta di arresto avanzata per Tedesco, indagato in alcuni fascicoli riguardanti inchieste sulla gestione della sanità in Puglia. Indagato anche il capogruppo del Pd alla Regione Antonio Decaro, pronto a lasciare il suo incarico nel partito. Vendola: "La bufera è sempre la stessa, significativamente ridimensionata, perché nel provvedimento cade l'accusa più grave, quella del reato associativo, la cupola criminale che presiedeva a tutto il sistema sanitario". "La politica ha fatto per tempo i propri compiti. Quando eravamo ancora solanto a fughe di notizie di stampa, l'assessore alla Sanità si dimetteva. Pochi mesi dopo io azzeravo l'intera giunta. E cioè la politica in Puglia ha affrontato di petto l'emergenza di una questione morale".

Gli arresti - Oltre all'arresto in carcere per Mario Malcangi, di 52 anni di Corato, capo, all'epoca dei fatti, della segreteria politica di Alberto Tedesco, sono stati disposti gli arresti domiciliari per Paolo Albanese, di 51 anni, di Terlizzi (Bari), componente della scorta del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Arresti domiciliari, inoltre, per Guido Scoditti, di 68 anni, di Lecce, direttore generale della Asl salentina (la giunta regionale in seduta straordinaria ha nominato commissario Paola Ciannamea, attualmente direttore amministrativo della stessa Asl). Gli arresti domiciliari sono stati decisi inoltre anche per gli imprenditori di Bisceglie Deigo Rana, di 52 anni e Giovanni Garofoli, di 66 anni. Misure interdittive, inoltre, disposte per Alessandro Calasso, di 63 anni, di Bari, direttore sanitario della Asl barese e Antonio Acquaviva di 55 anni, medico oculista, la cui nomina al'ospedale di Terlizzi, secondo l'accusa, sarebbe stata favorita da Alberto Tedesco. Gli arrestati e Alberto Tedesco la cui richiesta di arresto dovrà essere esaminata ora dalla giunta alle autorizzazioni a procedere del Senato, sono indagati a vario titolo per concussione, corruzione e frode in pubbliche forniture. Tra gli indagati, figurano 16 tra imprenditori e funzionari delle Asl. 

ARRESTI E INTERDIZIONI, TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI

Il poliziotto della scorta di Vendola - Paolo Albanese, addetto alla tutela del presidente della Regione, è accusato di concorso in concussione. Insieme al direttore sanitario della Asl Bari, Alessandro Calasso, con il capo delle segreteria politica di Tedesco, Mario Malcangi, e con il consigliere comunale di Terlizzi Sigrisi (Pd), anche quest'ultimo indagato, ha indotto - secondo l'accusa - "mediante continue e assillanti pressioni integranti una non resistibile coazione" il direttore sanitario dell'ospedale di Terlizzi, Pantaleo Marrone, a trasferire una sua partente, l'infermiera Maria Rosselli, assegnandola al reparto di oculistica. I fatti risalgono al 12 gennaio 2009.

Il senatore - "Mi sembra un grande polpettone. Una ribollita. Sempre le stesse cose cucinate in salsa diversa per presentare lo stesso piatto". Così il senatore Tedesco ha commentato la notizia della richiesta di arresto nei suoi confronti. "Non ho l'ordinanza. Ce l'hanno tutti, visto che la stampa di tutta Italia divulga notizie e io non ho niente, come al solito. Aspetto di visionare la documentazione". "Io so soltanto che l'inchiesta dura da due anni e mezzo e io - ha detto - non sono mai stato interrogato nonostante l'abbia ripetutamente chiesto". La giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha ricevuto le carte. Il presidente Marco Follini ha fissato per martedì prossimo, 1 marzo alle ore 15, una riunione per esaminare e decidere sulla richiesta dei pm di Bari. Sarà in Senato martedì? "Andrò a Roma - ha risposto Tedesco - per il milleproroghe, per fare il mio mestiere di senatore. Poi, vedremo". "Ripeto, non sono mai stato interrogato, sebbene io abbia più volte chiesto di essere ascoltato. Ho prodotto un paio di memorie". 

CASSON: "SARA' UNA DECISIONE NON POLITICA"

Tedesco è stato assessore regionale alla Sanità nella giunta di centrosinistra guidata da Vendola dal maggio del 2005 al 6 febbraio 2009, quando, si dimise, subito dopo aver avuto notizia di essere indagato dalla magistratura barese. L'indagine riguardava Tedesco e altre 15 persone, per presunti abusi nella fornitura di servizi e prodotti da parte di società private ad alcune Ausl della regione. Cinque mesi dopo le dimissioni da assessore, il 14 luglio 2009, per il Pd entrò al Senato in sostituzione di Paolo De Castro, eletto al parlamento europeo. La nomina di Tedesco nella prima giunta Vendola, nel maggio 2005, sollevò alcune perplessità nella stessa maggioranza e polemiche da parte dell'opposizione di centrodestra per un possibile conflitto di interessi, dal momento che la moglie e i figli hanno partecipazioni azionarie in società che commercializzano in Puglia prodotti farmaceutici e parafarmaceutici. Per risolvere il conflitto di interessi, la famiglia costituì una nuova società di apparecchiature elettromedicali che nel corso del mandato di Tedesco - secondo elementi raccolti nel corso delle indagini - avrebbe incrementato notevolmente il suo fatturato.

Il capogruppo del Pd alla Regione -  Antonio Decaro figura tra gli indagati e deve rispondere di tentativo di abuso d'ufficio. E' indagato assieme a suo padre, Giovanni, per aver interferito con l'assessore Tedesco "per ottenere il suo autorevole intervento" al fine di aiutare un concorrente a superare il concorso pubblico per la copertura di sei posti di "collaboratore esperto Ds" all'Arpa Puglia. Per gli stessi fatti sono indagati Tedesco (che avrebbe consegnato al candidato segnalato da Decaro le tracce della prova); il concorrente Sabino Annoscia, che però non fu assunto dall'Arpa; il direttore amministrativo dell'Arpa, Marco De Nicolò, che - secondo l'accusa - ha fornito in anticipo all'assessore Tedesco, su richiesta di quest'ultimo, le tracce della prova del concorso per titoli ed esami. I fatti contestati risalgono ad ottobre-dicembre 2008.

La maxi-inchiesta - L’inchiesta sulla gestione degli appalti nella Sanità pugliese comincia nel 2008 e incrocia anche le escort di Gianpaolo Tarantini e le protesi fornite dalla sua società, racchiuse in una parte dei dieci filoni d’indagine che hanno portato anche alle dimissioni del vicepresidente del consiglio regionale Sandro Frisullo. Agli atti ci sono intercettazioni telefoniche incrociate e delibere, conversazioni ambientali e architetture di società finanziarie. L'indagine più importante in questo senso è quella condotta dal sostituto procuratore della Dda, Desirèe Digeronimo. Anni di indagini, di microspie nelle stanze della politica pugliese a partire da quella dell'allora assessore regionale alla Sanità, Tedesco. Anche il presidente Vendola fu chiamato a dare spiegazioni, in qualità di persona informata sui fatti, sul tenore di alcune intercettazioni telefoniche con il suo assessore. Per lui fu chiesta l’archiviazione. Gli ultimi arresti risalgono al luglio scorso. Ai domiciliarti finirono i re della gestione dei rifiuti, Francesco Petronella e Michele Columella, titolare e legale rappresentante della Vi.ri. srl (gruppo Tradeco), società di smaltimento dei rifuti ospedalieri che tramite le intercessioni dei dirigenti della Asl di Bari nel 2009 riuscì ad aggiudicarsi un appalto da 5 milioni per la gestione dei rifiuti ospedalieri della Asl barese.

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