Reati ambientali. Il leader della Sapna, Catenacci, è finito agli arresti domiciliari, reo, insieme a Schiavone, a Marta di Gennaro ed Antonio Bassolino, di aver riversato percolato in mare.

08.02.2011 21:45

Per far fronte all’emergenza rifiuti scoppiata mesi fa a Napoli, la Provincia ha investito in consulenze e tavole rotonde, il cui risultato è stato l’istituzione della SapNa, società provinciale per la gestione integrata dei rifiuti. “La Provincia ha posto in essere tutti gli adempimenti necessari per costituire un’azienda sana e funzionale come la Sap.Na (Servizi Ambientali Provincia di Napoli).


Ci siamo mossi nei tempi imposti dalla normativa e in maniera proficua, pur tenendo conto dell’estensione del territorio provinciale e del cospicuo numero di abitanti coinvolti "esordiva Luigi Cesaro". 
Ma il leader della Sapna, Catenacci, è finito agli arresti domiciliari, reo, insieme a Schiavone, a Marta di Gennaro ed Antonio Bassolino, di aver riversato percolato in mare.

La notizia ha fatto il giro di tutti i media nazionali, ma quello che inquieta maggiormente, è che il presidente della Provincia avesse annunciato con tanta foga la nascita della Sapna, il cui capo è indagato per reati ambientali gravi, che danneggiano la Campania nel profondo, e ne offendono la bellezza.

Da quanto emerso dalle indagini sarebbe stato sversato in mare, soprattutto nella zona di Cuma (nei pressi di Pozzuoli) e nell'area circostante, percolato altamente inquinante. I rifiuti liquidi, infatti, erano conferiti in numerosi depuratori regionali in assenza di tutte le necessarie autorizzazioni oppure in impianti inadeguati ad assicurare la depurazione. 
Purtroppo però nel nostro bel Paese non esistono reati ambientali: di fatto il codice penale non contempla fattispecie ad hoc per incriminare chi si macchia di simili nefandezze, mettendo a repentaglio la vita dei cittadini. Nel 1999 la Commissione “Ecomafia” istituita dal Ministro Ronchi, propone il pacchetto dei reati ambientali, approvato dal Consiglio dei Ministri ma non dal Parlamento.  

Il 24 aprile 2007 il Governo Prodi approva un disegno di legge che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente: disastro ambientale; inquinamento ambientale; alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna; traffico illecito di rifiuti; traffico di materiale radioattivo o nucleare.

Ma il governo cade,  e con esso anche il progetto. Il Presidente del Consiglio non ha provveduto infatti ad inserire i reati nel codice penale, garantendo di fatto una pena irrisoria per i criminali contro l’ambiente.

 

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