Reagire adesso al governo Napolitano-Monti-GoldmanSachs. GANDHI INDICA LA VIA NON VIOLENTA E SFERICA: LO SCIOPERO FISCALE !

05.04.2012 18:27

 

Lo sciopero fiscale è una forma di lotta non violenta che trova il suo fondamento negli artt. 1,2, 3 della Costituzione (libertà, uguaglianza e fraternità con la sovranità che appartiene al poplo), 38 ( Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria) ma soprattuto gli artt. 53 (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva) e 54 (Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge).
Un sistema di tassazione deve in pratica rispondere a principi di equità sociale e di politica umanistica e fraterna. L'aver tartassato le classi deboli privilegiando quelle ricche, oltre a porre in essere da parte del governo incostituzionale e provvisorio fatti denunziati dall'avv. Paola Musu, in concreto rende possibile un'azione diretta del popolo per osteggiare una politica filo-Bce che non ha di fatto rispettato la sovranità popolare garantendo i deboli contro i forti. Anzi affamando i poveracci: 3 milioni in indigenza assoluta nella politica numerica e antiumanistica che per ciò rende possibile lo sciopero fiscale. 
E' GANDHI AD INDICARCI LA VIA NON VIOLENTA E SFERICA: LO SCIOPERO FISCALE, appunto.
Sciopero fiscale non significa evasione fiscale. Proprio oggi, a ridosso di una manovra che condanna le fasce meno abbienti all'abbandono a se stesse, si dovrebbe rispolverare questo potente strumento di lotta democratica, sorretto dal principio fondamentale "no taxation without representation". Ed ironia della storia, lo sciopero fiscale si ritorcerebbe contro coloro che negli anni hanno ventilato l'idea di un'iniziativa popolare di rottura rispetto alle Istituzioni che ne rappresentano la sovranità.
Lo sciopero fiscale ha antiche e nobili radici storiche. Addirittura la Bibbia riferisce del primo caso documentato di sciopero fiscale. Nel I secolo a.C., gli Zeloti di Giudea, come forma di lotta, si rifiutarono di pagare i tributi all'Impero Romano. L'Impero schiacciò gli "evasori" e annichilì la protesta nel sangue.
Sono tanti i fatti che dimostrano come nei secoli la resistenza fiscale si sia caratterizzata come forma di lotta del popolo e degli ordini religiosi contro il potere temporale dominante. Ma la più grande esperienza di lotta fiscale è quella che scatenò la rivoluzione americana fino alla costituzione degli Stati Uniti d'America. I coloni si rifiutarono di pagare le tasse alla Gran Bretagna, con la colonna sonora del ritornello "No Taxiation Without Representation". In pratica, quella che oggi, a torto o a ragione, è considerata la più moderna e completa democrazia del Pianeta è nata da uno "sciopero" fiscale.
Anche la rivoluzione francese ebbe un profilo fiscale; il tartassato popolo francese mal digeriva la propria fame condita di tributi da versare ad una aristocrazia sempre più ingorda.
In occasione delle due grandi guerre mondiali si organizzarono, specie tra cristiani statunitensi, molti gruppi di evasori fiscali, con il fine manifesto di non finanziare i conflitti bellici. L'esperienza si ripeterà negli Stati Uniti d'America durante la guerra del Vietnam, con gesti eclatanti di politici di primissimo piano nella vita politica americana di quel tempo. 
Tornando indietro di qualche decennio, fu il Mahatma Gandhi ad adottare la protesta fiscale come strumento di lotta per l'indipendenza dell'India dalla corona britannica. Gandhi disse "Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo". Quindi anche la democrazia demograficamente più grande del mondo è nata da una rivoluzione, vinta anche con lo strumento della resistenza fiscale. In definitiva, la lotta fiscale organizzata spesso ha fatto "cadere" governi e si è determinato l'immediato collasso del sistema e l'instaurazione di un nuovo ordine delle cose.
Sciopero fiscale non significa evasione fiscale. L'evasore è un ladro di risorse della collettività e come ogni ladro agisce nel nascondimento, nel buio. Viceversa il resistente fiscale dichiara espressamente il proprio rifiuto di pagare le imposte e lo fa rivendicando un preciso obiettivo di carattere politico e sociale. L'obiettivo dell'evasore fiscale è quello personale ed egoistico di disporre di una maggiore ricchezza. L'obiettivo del resistente fiscale, viceversa, è palese, generale e nell'interesse della collettività. Si tratta di stabilire in che forma possa attuarsi uno sciopero fiscale che non lasci dubbi sulle reali finalità dell'iniziativa e che non consenta ai molti evasori ed elusori di approfittare di uno strumento di lotta per alte motivazioni ideali adoperato da chi le tasse le paga regolarmente.
Proprio oggi, a ridosso di una manovra correttiva che condanna le fasce meno abbienti all'abbandono a se stesse, si dovrebbe rispolverare questo potente strumento di lotta democratica, che è sorretto dal principio fondamentale "no taxation without representation". Difatti, il popolo italiano, oggi, non è rappresentato in Parlamento a causa del governo tecnico Napolitano-Monti-Goldman Sachs e a causa di una legge elettorale che affida a cinque segretari di partito l'elezione di circa mille rappresentanti nazionali. In tale ottica, l'eventuale sciopero fiscale rimarrebbe nel rango delle scelte costituzionalmente garantite, poiché se il popolo, in modo organizzato e senza volontà di evasione fiscale, sospendesse il pagamento dei tributi, accantonando le somme non versate, con l'impegno di riversarle all'erario successivamente al raggiungimento dell'obiettivo che la protesta si è posta di raggiungere, lo sciopero assumerebbe il profilo della lotta di popolo non violenta.
Bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare. E siccome Cesare è il popolo sovrano, ove Cesare stesso intendesse sospendere i pagamenti dei tributi a sé medesimo in segno di lotta contro le caste, ovvero contro le ristrette cerchie di privilegiati che hanno occupato le Istituzioni e che tengono in ostaggio la democrazia, lo sciopero fiscale si porrebbe come forma popolare di soluzione della questione morale della politica italiana.
Un modo per cominciare uno sciopero fiscale assolutamente compatibile con il quadro normativo nazionale vigente c'è ed è questo: astenersi dal gioco alle lotterie, dal fumo di sigarette, dal consumo di superalcoolici
e ridurre drasticamente il consumo dei carburanti. In questi campi lo Stato ricava un enorme gettito fiscale, a danno della salute fisica e psichica dei cittadini, oltre che delle loro personali e familiari finanze.
E tuttavia questo tipo di sciopero fiscale nell'attuale frangente italiano non basta più.
Occorre una rivolta fiscale organizzata!
BOLLETTINO DI GUERRA
DAL 2008 AL 1 GENNAIO 2012
3000 SUICIDI CAUSATI DALLA CRISI
IL NUMERO E' IN FORTE CRESCITA
QUESTO CRIMINE CONTRO L'UOMO VA FERMATO
02/01/2012: Bari,74 anni, pensionato si getta dal balcone Inps chiedeva rimborso.
09/01/2012: Bari 64 e 69 anni, pensionati si suicidano in coppia.
12/01/2012: Arzachena, 39 anni commerciante tenta di asfissiarsi,viene salvato.
22/02/2012: Trento, 44 anni per i troppi debiti si getta sotto ad un treno. 
25/02/2012: San Remo, 47 anni, elettricista si spara.
26/02/2012: Firenze, 65 anni, imprenditore si impicca.
02/03/2012: Ragusa, commerciante tenta di darsi fuoco.
02/03/2012: Pordenone, 46 anni, magazziniere si suicida.
9/03/2012: Genova, 45 anni disoccupato, sale su un traliccio della corrente.
9/03/2012: Taranto, 60 anni, commerciante trovato impiccato.
10/03/2012: Torino, 59 anni, muratore si da fuoco.
14/03/2012: Trieste, 40 anni, appena disoccupato si da fuoco.
15/03/2012: Lucca, 37 anni, infermiera ingerisce acido.
21/03/2012: Lecce, 29 anni, artigiano si impicca.
21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.
23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.
27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.
28/03/2012: Bologna: 58 anni, si da fuoco davanti all'Agenzia delle entrate.
29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.
01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.
02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca.
03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.
03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra,riduzione della pensione
03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.
04/04/2012 Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.
04/04/2012 Roma Imprenditore si spara al petto col fucile

Come si organizza uno sciopero fiscale?

 

Vorrei spiegare perche' lo sciopero fiscale sia cosi' devastante, e perche' sia devastante in Italia, e specialmente come si organizza, tanto per capire se ci troviamo di fronte ad una boutade o ad una seria intenzione di affossare lo stato.
Per prima cosa, come ci si organizza. I segreti per la riuscita di uno sciopero fiscale sono essenzialmente tre: ratline, leadership e mutualita'.
 
Vediamo di riassumere:
 
Ratline. Occorre un modo per far uscire dal paese i soldi guadagnati, in modo da evitare che lo stato riscuota "manu militari". La ratline deve servire anche, eventualmente, per lasciare il paese. Siccome Schengen permette i movimenti bancari liberamente, portare fuori i guadagni non e' cosi' difficile.
Mutualita': occorre organizzare un fondo, diciamo il 5% del reddito che tutti gli aderenti versano in conto rischi. Se uno degli aderenti viene multato, gli si paga la multa da quel fondo. Non basta dire "non pago le tasse", occorre comunque cacciare della lira dentro un fondo.
Leadership: occorre chiaramente un leader conclamato che possa gestire tale fondo, in modo da rendere credibile l'iniziativa.
La strategia: se un'intera zona, come due o tre provincie in Italia, smette di pagare le tasse, la polizia fiscale NON ha uno strumento utile per agire manu militari.
Specialmente se i soldi vengono portati all'estero, ne' la guardia di finanza ne' i tribunali hanno sufficiente capacita' da perseguire tutti. Sia per il rischio di rivolte, sia perche' una zona come il Vicentino, con decine di migliaia di aziende, e' un problema inaffrontabile per la giustizia , civile o penale che sia.
 
Lo stato a quel punto puo' procedere colpendo solo alcune persone mediante multe salatissime, per ottenere un effetto esemplare, e il risultato sara' che le multe verrebbero pagate dal conto di solidarieta' degli scioperanti.
 
E' possibile anche la giustizia penale , ma e' inutile: lo stato non dura a sufficienza da rendere effettive le pene, dal momento che uno sciopero fiscale dichiarato apertamente lo porta al collasso in misura del debito pubblico, che nel caso dell' Italia significa default alla prossima asta dei titoli pubblici. Un mese e rotti, insomma.
 
Perche' questo e' il problema. Uno stato con un debito del 30% puo', in teoria rimanere stabile anche di fronte ad uno sciopero fiscale che ne riduca le entrate del 10% del PIL (cifra gia' enorme). Uno stato con il 116% del PIl in debito pubblico, invece, non puo'. Nessuno comprera' MAI dei titoli di una nazione ove e' in corso uno sciopero fiscale.
 
Basta indire lo sciopero fiscale pochi giorni prima dell'asta e comunicarlo ai mass media internazionali, e lo stato crolla come un castello di carte.
Questo vi fa capire per quale motivo sia all' Aquila che in altre zone colpite dal terremoto immediatamente lo stato conceda l'esenzione fiscale motu proprio: nel caso in cui sia lo stato a concedere l'esenzione, essa viene messa a bilancio, e per l'investitore che compra i titoli e' chiaro quale sara' l'impatto, ed e' chiaro se lo stato potra' ancora essere stabile nel pagare il titolo.
 
Nel caso di sciopero fiscale, invece, si sa quando inizia ma non si sa come finisce.
 
Storicamente, tutte le rivolte per le tasse sono finite con l'annientamento dello stato. I governi, isterici, mandano le forze armate, e dovendo ripassare una zona intera, spesso la risposta e' lo sciopero generale della zona, ovvero la serrata. Il che equivale alla stessa perdita economica, visto che in quei giorni non si fattura. Dal punto di vista dell'investitore, cioe', le cose non cambiano.
 
Una volta iniziato lo sciopero fiscale, che cosa succede alle zone vicine? Succede che immediatamente aderiscono allo sciopero. Sia per ragioni di concorrenza (uno che evita il 45% delle tasse puo' ben tagliare i prezzi), sia per ragioni di convenienza (+45% di reddito non e' poco).
 
Morale: se iniziate davvero uno sciopero fiscale serio, cioe' comunicate di avere i soldi all'estero E un fondo comune per pagare le multe, salta immediatamente la prossima asta dei titoli del tesoro. E lo stato collassa.
 
Con ogni probabilita' il governo dovra' esentare dalle tasse le zone colpite dalle alluvioni, per la semplice ragione che, come avrete intuito, solo a nominare lo sciopero fiscale gia' tremano le vene ai polsi a chi possiede titoli di stato. No Way: sciopero fiscale = fine dello stato.
 
Con questo voglio dire due cose: non basta "non pagare le tasse" per fare uno sciopero fiscale. Occorre una leadership credibile la quale dica che gli scioperanti  hanno un fondo comune - e garantisca quindi il pagamento di eventuali multe - e che hanno portato i soldi all'estero. In meno di una-due settimane un simile annuncio produce il collasso dello stato, se in mezzo c'e' un'asta dei titoli.
 
Ovviamente organizzare una ratline e un fondo di rischio non e' semplice: questa è , appunto, la credibilita' di uno sciopero fiscale. Ma non appena il fondo fosse in una banca straniera, la banca straniera stessa testimonierebbe la sua esistenza, se non altro per valutare essa stessa se comprare titoli di quello stato. Cosi' come occorre una leadership effettiva (cui potersi rivolgere per venire risarciti) e una ratline esistente, in modo che le banche straniere sappiano che effettivamente si fa sul serio perche' hanno visto fuggire i capitali.
 
Questa e' la linea di demarcazione: se effettivamente un leader riesce ad organizzare una ratline e un fondo di rischio, appena apre bocca dichiarando lo sciopero, lo stato non ha neppure il tempo di organizzare una reazione. Nessuno gli compra i titoli, e collassa quasi immediatamente.
 
Questo fa capire perche' tutti si siano mossi quando e' stato paventato lo sciopero fiscale: sebbene non fosse chiara la leadership e sebbene non vi sia ancora traccia di fondi di rischio e/o di fuga di capitali via ratline, solo a nominarlo uno sciopero fiscale fa tremare i polsi nelle vene a qualsiasi nazione/governo. 
 
Per via della difficolta' organizzativa, lo sciopero fiscale e' stato usato raramente nella storia. Ma le poche volte in cui lo si e' usato, il collasso della nazione e' stato immediato e completo.
 
Quindi si, capite perche' la minaccia e' stata ascoltata.

L'AVV. PAOLA MUSU DENUNCIA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SENATO E PARLAMENTO

Ho più volte detto che detto che Giorgio Napolitano, Mario Monti e Mario Draghi sono golpisti da arrestare e processare. Ora sembra che esista anche una base giuridica per pretendere ciò.

 

 

Denuncia in Procura Del 2 Aprile 2012

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