RASSEGNA DI SINDACI SANNITI. QUANDO SARA' LA VOLTA DEL SINDACO DI MORCONE (BN) ?

21.10.2012 07:46

 

SAN GIORGIO DEL SANNIO (BN)

Incendio del capannone Barletta, rinviati a giudizio il titolare della società, l’ex sindaco di San Giorgio del Sannio Giorgio NARDONE ed altri quattro.

 

A seguito delle indagini sull’incendio del capannone Barletta di San Giorgio del Sannio, sollecitate da Altrabenevento, sono stati rinviati a giudizio il proprietario della struttura, l’ex sindaco, due periti e due ufficiali dei Vigili del Fuoco.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Benevento, Maria Di Carlo, a conclusione dell’indagine sull’incendio del deposito Barletta di San Giorgio del Sannio, ha rinviato a giudizio per vari reati, Antonio Barletta, amministratore della società proprietaria del capannone, Giandonato Moffa e Carmine Alvino, periti della stessa società, Giorgio Nardone, ex sindaco, Alessandro Crisci e Antonio De Matteo, comandante e ufficiale dei Vigili del Fuoco. Il processo comincerà il 10 gennaio 2013.

Il Capannone pieno di derrate alimentari, detersivi e vari materiali incendiabili, prese fuoco nella notte del 23 maggio 2009 e bruciò ininterrottamente per sessanta ore, producendo un gravissimo inquinamento dell’aria e di tutto l’ambiente circostante. Le fiamme distrussero anche l’auto della famiglia Carpentieri e danneggiarono seriamente la loro casa.

La Procura della Repubblica aprì un’indagine solo per Incendio doloso, che però fu archiviata dopo poche settimane.

A seguito del dossier presentato da Altrabenevento ad agosto 2009, il Sostituto Procuratore della Repubblica, Nicoletta Giammarino, incaricò la sezione della Digos sui “reati contro la pubblica amministrazione”, guidata dal sostituto commissario Antonio Zarrillo, di effettuare una nuova indagine che si è conclusa nel 2011 con le richieste di rinvio a giudizio accolte dal Gup, Di Carlo.

 

All’ex sindaco, Giorgio Nardone, si contesta l’Omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) perchè “ometteva di adottare i provvedimenti previsti dall’art. 192 del D.Lvo 152/2006 ed in particolare, non procedeva con l’esecuzione dei lavori di bonifica del sito in danno del soggetto obbligato, nonostante l’assoluta urgenza di provvedere a causa del rischio di inquinamento per l’ambiente derivante dai rifiuti prodotti dall’incendio”.

Nel corso dell’indagine, la DIGOS accertava che anche nel capannone confinante con quello bruciato, tenuto in fitto sempre da Barletta come deposito, erano stati realizzati ampliamenti abusivi e non erano funzionanti i sistemi antincendio. Per questa ragione il GUP contesta ad Antonio Barletta il reato di omissione delle cautele gli infortuni sul lavoro, (art. 437 c.p.); a Barletta e al perito Carmine Alvino, il falso ideologico (art. 483 c.p.) per le dichiarazioni contenute nelle dichiarazioni rese ai Vigili del Fuoco; all’ex sindaco il reato di omissione, perchè “non adottava alcun provvedimento per impedire la prosecuzione dell’attività presso il predetto capannone, nonostante la stessa si svolgesse senza alcun accertamento in ordine ai requisiti di sicurezza richiesti dalle norme”; all’ufficiale e al comandante dei Vigili del Fuoco, De Matteo e Crisci, l’abuso di ufficio (art. 323 c.p.) per non aver segnalato al Comune che l’attività di Barletta era in corso senza certificato antincendio.

Dall’esame dei fatti contestati risulta che in gran parte le segnalazioni di Altrabenevento sono state considerate e verificate dalla Procura della Repubblica che però, non ha ritenuto di utilizzare come prova di reato, anche l’intercettazione del colloquio telefonico, effettuata dai carabinieri, nel corso della quale il sindaco Nardone, assicurava Barletta che il suo Ipermercato poteva rimanere aperto il giorno festivo (2 giugno 2009), nonostante il divieto imposto a tutti gli altri commercianti. Quell’intercettazione, già resa nota da Altrabenevento, era agli atti del primo fascicolo archiviato dal Sostituto Procuratore Tartaglia Polcini senza che fossero contestati reati a Barletta e Nardone, e per questo motivo non può essere utilizzata in altro procedimento.

CALVI(BN)

 

 

L'inchiesta al Comune di Calvi: Undici richieste di rinvio a giudizio

Sono undici le richieste di rinvio a giudizio nell'inchiesta sulle irregolarità al Comune di Calvi, indagine condotta dai Carabinieri di S.Giorgio del Sannio nel settembre 2011 e diretta dal pm del Tribunale di Benevento, Antonio Clemente. Proprio il pm nella giornata di ieri ha avanzato le undici richieste di rinvio a giudizio per l'ex sindaco calvese, Gianni Molinaro ed altri dieci tra funzionari comunali, assessori e consiglieri in carica ed un gruppo di imprenditori. Numerose le accuse contestate per gli imputati che vanno dall'associazione per delinquere, alla concussione, all'abuso di ufficio, falso, lottizzazione abusiva, calunnia, occultamento di atti pubblici e turbativa di gara. Un'indagine che fece scalpore anche perchè nel mirino degli inquirenti sono finite vicende che si sarebbero verificate per almeno dieci anni coinvolgendo il Comune di Calvi, le imprese ed i privati cittadini.

 

Arrestato Giovanni Molinaro, ex sindaco di Calvi (BN): Trattava i cittadini come sudditi e con modi da “signore medievale”

Altro che sindaco. Il gip, l’ex primo cittadino del comune di Calvi (Benevento), Giovanni Molinaro, lo descrive così: «Un piccolo signore medievale». E altro che cittadini. I residenti, Molinaro, li trattava come sudditi: spesso senza diritti.
UN SISTEMA DURATO ANNI. Un sistema, quello che era stato messo a punto grazie alla stretta complicità di due funzionarie, che è durato anni. E che ha causato un danno erariale di centinaia di migliaia di euro. La storia del signore medievale del Beneventano, finita il 12 settembre 2011 con le manette, era tutta fondata su minacce, intimidazioni, ritorsioni, vendette. Un cittadino o un imprenditore si opponeva al suo volere? Pronte le vessazioni e le pressioni, a colpi di provvedimenti amministrativi arbitrari e privi di qualsiasi fondamento giuridico che le sue complici, Antonietta Rapuano e Teresa Mangialetto, creavano, anche producendo atti pubblici falsi o consapevolmente viziati.
ARROGANZA DA ‘PICCOLO SIGNORE MEDIEVALE’. Il gip, del resto, lo ha scritto: «L’ex sindaco di Calvi, Giovanni Molinaro, con la complicità delle funzionarie Antonietta Rapuano e Teresa Mangialetto, ha gestito il potere con l’arroganza di un ‘piccolo signore medioevale’ trattando i suoi amministrati come sudditi da favorire od ostacolare in ragione della loro disponibilità ad obbedire o meno ai suoi comandi, piuttosto che come cittadini ai quali riconoscere, secondo legge, diritti e legittimi interessi». I protagonisti sono Molinaro, appunto, medico, in servizio presso la Asl di Benevento, che ha ricoperto alternativamente le cariche di sindaco e vice sindaco di Calvi, attualmente consigliere di minoranza; Teresa Mangialetto di Vitulano, che ricopre anche la carica di assessore presso il comune di Foglianise, e Antonietta Rapuano di Montesarchio.
GLI ABUSI E LE IRREGOLARITÀ. Tra le accuse, associazione per delinquere finalizzata ad eseguire concussioni, abusi di ufficio, falsi e turbative di gare degli appalti pubblici. L’impulso iniziale delle indagini è stato dato dal commissario prefettizio, Fiamma Spena, all’indomani dello scioglimento della giunta comunale di Calvi per le dimissioni dei consiglieri di maggioranza. L’approfondita denuncia effettuata dal Commissario Prefettizio ha portato in superficie, fin da subito, numerose irregolarità ed abusi nella gestione della cosa pubblica. I carabinieri, lavorando in parallelo con consulenti tecnici altamente specializzati, hanno analizzato migliaia di documenti cartacei ed informatici, raccolto denunce e testimonianze. La stessa assunzione a tempo indeterminato delle due funzionarie arrestate risulta essere del tutto illecita, fondata su requisiti e documenti creati ad arte da loro stesse con l’avallo e l’ausilio dell’ex sindaco, non avendo scrupoli a vessare e licenziare arbitrariamente funzionari e dipendenti comunali in possesso realmente dei prescritti requisiti di legge. Tra questi, un funzionario comunale, prima trasferito ad incarico inferiore, poi pedinato da un investigatore privato, pagato con soldi pubblici.

Video: Pressioni e vendette, arrestato ex sindaco di Calvi (Bn)

Fonte: https://www.lettera43.it/cronaca/25637/l-ex-sindaco-con-modi-da-signore-medievale.htm 

Gravi reati già emersi nel corso di una indagine di alcuni anni fa che però fu archiviata.

L’ex sindaco di Calvi, Giovanni Molinaro, è stato arrestato insieme a due funzionari di quel Comune con accuse gravissime per reati che vanno dalla Associazione per delinquere alla Concussione nell’ambito di una indagine condotta dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Antonio Clemente e dai Carabinieri di San Giorgio del Sannio guidati dal luogotenente Pietro D’Alì.

Il Giudice per le Indagini Preliminari che ha disposto la misura cautelare, Sergio Pezza, ha sottolineato che per gli arrestati si ipotizzano anche i reati di Falso, Lottizzazione Abusiva, Abuso d’ufficio, Calunnia e Distruzione di atti pubblici per i quali gli accertamenti sono ancora in corso.

Si tratta quindi di contestazioni gravissime che il GIP nella sua ordinanza sottolinea per descrivere il Molinaro come un prepotente signorotto medievale che approfittando del potere derivante dalla sua carica di amministratore pubblico, ha vessato molti dei suoi concittadini ed alcuni impegnati comunali che non si erano piegati al proprio volere. Secondo l’accusa egli ha preteso l’assegnazione di appalti a ditte amiche, contributi a famiglie compiacenti, la nomina di tecnici di suo gradimento, l’assunzione al Comune e presso ditte private di suoi raccomandati e poi, naturalmente, benefici vari e voti..

Insomma si tratta di tutti quei reati cosiddetti “contro la pubblica amministrazione” cioè commessi da funzionari pubblici o politici che approfittando del ruolo e del consenso ricevuto dai cittadini attraverso il voto, gestiscono la “cosa pubblica” per interessi personali o per favorire le proprie clientele o il partito di appartenenza.

Si tratta di attività criminose che si riscontrano frequentemente ma l’attività di indagine su reati di questo tipo è lunga e complessa e nei pochi casi in cui si conclude con una richiesta di provvedimenti cautelari o di condanna, si registrano subito le attestazioni di solidarietà per gli arrestati e/o indagati da parte dei cittadini sudditi e, soprattutto, da parte di politici, spesso anche di parti politiche avverse.

Insomma, in genere la “casta” dei politici è solidale con gli accusati.

Questa volta, però il copione non viene rispettato. I cittadini di Calvi e zone limitrofe non mostrano affatto di essere meravigliati, anzi tutti dicono che i fatti erano risaputi e si meravigliano, al contrario, che l’autorità giudiziaria non sia intervenuta prima. Anche i politici si mantengono cauti perché sono consapevoli che Molinaro ha effettivamente esagerato e che proprio non è difendibile.

In effetti, come chiarisce lo stesso GIP, i fatti per i quali vengono oggi contestati reati gravissimi si sono svolti nell’arco di dieci anni senza che fosse posto un freno a Molinaro e company. Risulta, addirittura, che diversi reati contestati erano già stati accertati con una indagine della Digos negli anni scorsi che però fu, incomprensibilmente, archiviata o ridimensionata al punto che Molinaro è stato processato solo per abuso di ufficio e condannato ad un anno di reclusione che neppure ha scontato perché è intervenuto l’indulto.

Evidentemente è stata proprio la inefficacia di quella azione giudiziaria ad aver convinto Molinaro di poter continuare con le condotte che oggi vengono ritenute illecite da chiunque conosce un po’ i fatti e la vita amministrativa di Calvi.

Per questo motivo, Altrabenevento esprime vicinanza e gratitudine ai cittadini e ai funzionari di Calvi che hanno avuto il coraggio di denunciare, ai carabinieri che hanno condotto le indagini e ai magistrati che hanno assunto i provvedimenti, e chiede alla Procura della Repubblica e al Tribunale di Benevento di chiarire per quali motivi i fatti indicati nella informativa della Digos di alcuni anni fa non furono considerati come reati, ed oggi, invece, sono alla base di gran parte delle contestazioni mosse a Molinaro e ai due funzionari comunali.

MONTESARCHIO (BN)

 

Camorra: arrestati sindaco e assessore di Montesarchio

 

Indagini interdipartimentali coordinate dai pm Antonello Ardituro, Marco del Gaudio della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ed Aldo Ingangi della sezione reati finanziari, hanno condotto all’arresto di 19 persone, su cui pendono imputazioni varie tutte orbitanti intorno all’associazione di stampo camorristica.

Fra gli indagati spiccano inoltre i nomi del sindaco di Montesarchio (comune beneventano), Antonio Izzo, e del suo assessore ai Lavori Pubblici e Protezione Civile, Silvio Paradisi.

 

I due esponenti politici sono accusati, tra l’altro, di reati elettorali: in riferimento alle amministrative del 2003 e alla successiva tornata del 2008 (che videro in entrambi i casi il successo di Izzo), il sindaco avrebbe goduto del sostegno consapevole, in campagna elettorale, del clan camorristico Iadanza-Panella.

Un’alleanza che avrebbe fruttato al clan numerosi appalti per la gestione della cosa pubblica: mense scolastiche, raccolta di rifiuti, parcheggi. Il tutto attraverso il diretto interessamento, appunto, da parte di sindaco e assessore.

A pochi giorni dalle amministrative 2011, una nuova bomba processuale getta non poche ombre sull’intreccio politica-camorra evidentemente ancora notevolmente attivo sul territorio campano e nazionale.

 

Arrestati sindaco ed assessore per camorra Avrebbero avuto l’appoggio del clan Iadanza-Panella per essere eletti nel Sannio

NAPOLI – Il sindaco del Comune di Montesarchio (Benevento), Antonio Izzo e l’assessore ai Lavori Pubblici e Protezione Civile della sua giunta, Silvio Paradisi sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di associazione camorristica e reati elettorali. Sono accusati di essersi fatti sostenere nella campagna elettorale in corso dal clan camorristico Iadanza-Panella.

Nel corso dell’ operazione dei carabinieri di Benevento, coordinati dai pm Antonello Ardituro, Marco del Gaudio della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ed Aldo Ingangi della sdezione reati finanziari, sono state arrestate complessivamente 19 persone. I due amministratori avevano concesso al clan, in cambio del sostegno elettorale, appalti per mense scolastiche, parcheggi e raccolta dei rifiuti.

Il Procuratore antimafia Cafiero de Raho spiega i motivi dell’arresto del sindaco di Montesarchio e il metodo mafioso nelle “città tranquille”.

 

Pubblichiamo il comunicato con il quale il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho, ha illustrato le ragioni degli arresti del sindaco di Montesarchio, Antonio Izzo, di un suo assessore  e di altre 17 persone  in gran parte affiliate ai clan Pagnozzi e Iadanza-Panella.   (Leggi a tal proposito anche la relazione della  DIA sul Sannio.

Tutti gli arrestati sono accusati di gravi reati e precisamente di “partecipazione ad un’associazione di tipo mafioso, ‘usura, l’estorsione ed alcuni reati elettorali.”

Il documento che vi segnaliamo  è estremamente importante perchè per la prima volta vengono descritti i metodi dei mafiosi nelle “città tranquille” dove godendo di coperture, compiacenze e complicità, non hanno bisogno di usare violenza per esercitare l’attività malavitosa.

Scrive Cafiero de Raho a proposito delle indagini a Montesarchio:  “Lo spaccato criminale che emerge soprattutto dall’incrocio dei dati forniti dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia con le intercettazioni telefoniche, è quello di una criminalità organizzata che, a differenza di quella casertana e di quella napoletana, non sembra più avere la necessità – per manifestare la propria affermazione sul territorio – della commissione di delitti di sangue.

Gli esponenti di rilievo dei gruppi criminali sembrano ormai infiltrati nel tessuto socio – economico ed amministrativo, a volte con il paravento di attività formalmente lecite, col fine (poi in realtà concretamente realizzato, come dimostrano gli elementi raccolti nel procedimento) di acquistare, in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, di esercitare in maniera diffusa la pratica dell’usura.

Il tutto, evidentemente, avvalendosi dell’armamentario tipico che caratterizza le associazioni criminali campane ossia utilizzando la forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo e facendo quindi leva su di una condizione di assoggettamento ed omertà, diffusa nella comunità degli amministratori pubblici, degli imprenditori, degli operatori del settore finanziario e dei privati che vivono e agiscono in tale contesto territoriale .

Appare evidente, secondo gli atti, che la criminalità organizzata locale, oramai, anche nella pratica delle estorsioni, non sembra più dover ricorrere all’atto di violenza o alla minaccia esplicita, ma che – piuttosto – per intimidire la propria vittima, per usare le parole dello stesso Vincenzo lADANZA, alle proprie vittime si presenta con la cravatta.

Molto istruttiva è anche la parte in cui Cafiero de Raho descrive il comportamento degli affiliati al clan e dei politici in cerca di voti:

“Dalle attività tecniche di intercettazione, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nonché dalle altre attività d’ indagine nei confronti di lZZO Antonio, PARADISI Silvio c degli altri soggetti ad essi vicini emergono i seguenti dati di fatto:

che la spinta a partecipare alla competizione politica non è la volontà di farsi disinteressati interpreti dell’interesse pubblico, bensì di occupare posti di potere che possono rivelarsi utili per la promozione dei propri interessi particolari e nell’ottica anche di un ritorno economico;

che tale fine giustifica il mercimonio economico del voto e l’investimento a tale fine di ingenti capitali personali il cui impiego non può essere considerato che come un investimento;

che tale fine giustifica altresì lo scendere a patti con soggetti in grado di assicurare un “consenso” elettorale con l’utilizzo dei metodi previsti dagli atti. 416 bis co. 3 e 416 ter c.p.;

che la contropartita per l’appoggio mafioso in caso di vittoria è stata predefinita rispetto alle elezioni, e che il patto politico-mafioso, individuato nei suoi molteplici contorni grazie alle intercettazioni telefoniche (il controllo di varie attività economiche, quali la gestione di due piazze e di tre subappalti e precisamente quello relativo al verde pubblico e gestione pulizie immobili comunali, alla gestione dei parcheggi a pagamento ed alla raccolta dei rifiuti solidi urbani), viene successivamente puntualmente rispettato, in totale disprezzo delle norme dell’evidenza pubblica ed in materia di appalti e senza alcun imbarazzo da parte degli amministratori collusi.

che i soggetti favoriti (così come invero anche alcuni rappresentanti delle istituzioni di polizia presenti sul territorio) non si sono fatti scrupolo nel piegarsi a mettere in atto pubblici comportamenti quali la partecipazione nelle loro vesti istituzionali a manifestazioni quali l’inaugurazione di piazze date in gestione ad esponenti della famiglia criminale nella consapevole assenza di concessioni e/o autorizzazioni di alcun genere, dotate talvolta anche di strutture di servizio integralmente abusive.”

Scarica il documento integrale: Arresto del sindaco di Montesarchio

S.ARCANGELO TRIMONTE (BN)

 

S.Arcangelo Trimonte, omissioni in atti di ufficio per la discarica, due rinvii a giudizio il sindaco Pisani e Tortorano
 
Omssione in atti di ufficio e violazione della legge sui rifiuti: con queste accuse il Gup Cusani ha rinviato a giudizio il sindaco di S.Arcangelo Trimonte, Romeo Pisani e Gianfranco Tortorano in qualità rispettivamente di gestore della vecchia discarica comunale e di quella consortile. Tra il 2009 ed il 2010 infatti si verificò nella discarica di contrada Nocecchie uscita di percolato, poi terminato a valle in una zona che attraversa i due invasi. Il processo si terrà il 17 aprile 2013.
 
QUANDO SARA' LA VOLTA DEL SINDACO DI MORCONE (BN) ? 
 
La coordinatrice del Comitato - Rosanna Carpentieri
 
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