QUANTO GUADAGNANO I CONSIGLIERI REGIONALI

05.07.2011 11:23

QUANTO GUADAGNANO
I CONSIGLIERI REGIONALI

 

REGIONE PRESIDENTE MEMBRO GIUNTA CONSIGLIERE DIARIA MENSILE
CAMPANIA 17.384.155 15.452.582 12.555.223 4.367.671
EMILIA ROMAGNA 19.315.728 16.901.262 12.555.223 4.493.429
LAZIO 19.315.728 16.418.369 12.555.223 3.575.715
LOMBARDIA 19.315.728 16.418.369 12.555.223 3.575.715
SICILIA 32.243.838 27.895.838 19.201.838 5.501.100
VENETO 19.315.728 16.418.369 12.555.223 3.575.715

 

Li chiamano "onorevolini": i consiglieri regionali, infatti, hanno come massima aspirazione, almeno salariale, di assomigliare ai loro modelli che siedono in Parlamento. Dopo le elezioni del 16 aprile una schiera di oltre 700 di loro si è accomodata sulle poltrone. Guidati dai presidenti, i primi eletti direttamente dalla gente che non sa quale favore economico, oltre che politico, ha fatto loro. Anche se ha creato qualche disparità Roberto Formigoni, presidente lombardo, solo di stipendio base guadagna due milioni al mese in più del compagno Antonio Bassolino, 19.316.000 lire lorde contro 17.384.000. Lo stesso schiaffo, Bassolino, lo deve subire sia dal nuovo venuto presidente della regione veneto Giancarlo Galan, sia dal veterano dell’Emilia e Romagna Vasco Errani. Forse che sull’onda della vittoria Lega-Forza Italia abbiano applicato le gabbie salariali più al Nord e meno al Sud? Ci mancherebbe, anche il Lazio non scherza: il nuovo presidente Francesco Storace, appena arrivato, già guadagna quanto al suo amico Formigoni.

Per non parlare dei siciliani, i quali si fanno chiamare onorevoli senza diminutivi, si arrabbiano se li si considera consiglieri perché la loro è "un’assemblea e non un consiglio" e, per mettere bene in chiaro le cose, si attribuiscono stipendi copiati dal Senato.

Così, il presidente della regione Sicilia Angelo Capodicasa, porta a casa ogni mese, solo di retribuzione fissa, 32.243.838 lire lorde (senza tenere conto di altre entrate quali diaria, rimborsi spese ecc). Naturalmente gli onorevoli dell’assemblea siciliana si offenderebbero se per loro valessero regole diverse e, così, sbaragliano le altre regioni intascando come i senatori, 19.201.830 lire lorde al mese.

La maggioranza dei consiglieri non siciliana, invece, è più modesta e si accontenta del 65% dello stipendio base di un deputato. Una modestia che, comunque, significa un salario fisso di tutto rispetto: 12.555.223 lire lorde.

Fosse tutto qui, il gap con l’italiano medio sarebbe notevole ma non eccezionale.

Fortuna che i consiglieri recuperano con altre ragguardevoli sommette, oltre a sconti, esenzioni e benefit vari. E i poveri ex non rieletti possono andarsene con un saluto e una stretta di mano?

Non sia mai detto, c’è il premio di trombatura, la liquidazione, quella che per suscitare pathos hanno chiamato "indennità di reinserimento nella vita civile" (come se avessero scontato qualche anno di galera e, dopo l’espiazione della pena, dovranno essere reinseriti. O forse per insegnare loro un mestiere perché possano finalmente lavorare?). Questa indennità è, in genere, di una mensilità per ogni anno di mandato effettuato. I consiglieri ancora in carica, invece, possono godere di tutti i "rimborsi". Cifre, questa volta, tutte al netto. In primis la diaria mensile per la partecipazione alle sedute (non tante a dire il vero: in media 10 al mese in Piemonte e Sardegna, 7 in Lombardia, Emilia -Romagna e Friuli, 2 in Basilicata, Puglia e Calabria. A parte gli outsider siciliani, i più modesti si limitano a 3.575.715 lire al mese. I campani partono con un fisso di 4.017.671 lire nette, ai quali aggiungono dalle 100 alle 600 mila di rimborso forfetario per spese di trasporto. Non che le altre regioni siano più parche sui trasporti: viaggiano su cifre analoghe solo non contate come rimborsi fissi. Andare in "missione" fuori regione, poi, è sempre una buona cosa: frutta dalle 80 alle 150 mila lire al giorno in più. E in Lazio e Campania chi documenta le spese avrà restituito il 10% in più del dovuto (il 20% all’estero).

I consiglieri, infine, quando vanno in pensione intascano un vitalizio che, per molte regioni, varia da 3.750.000 al mese per cinque anni di Consiglio, a un massimo di 8 milioni per 15 anni.

Diffondi questo messaggio in fotocopia a tutti i conoscenti invitandoli a telefonarci ai n:

049/89.85.869 - 049/89.85.140

Organizza, nella tua zona, dei comitati di cittadini indignati e, una volta riunitili, chiamaci per conoscerli.

 


 

Considerando che il tasso di impiegati regionali e provinciali che si girano i pollici è tremendamente superiore a quello degli impiegati che hanno qualcosa da fare, mentre perfino sulla riparazione delle buche stradali si creano incomprensibili conflitti di competenze e considerando che non c'è nulla che Regioni e Province possano fare che non possa essere fatto con minore spreco e maggiore efficienza da un coordinamento di Comuni in ambito ministeriale, c'è da interrogarsi seriamente su due cose:

 

  • perché mai nessuno pensa ad eliminare questi due organismi locali, costosa espressione di realtà virtuali? Forse perché entrambi sono luogo di comprovato clientelismo?
  • data la premessa, che logica esiste nel federalismo macroregionale di concezione leghista, se non quella di aggiungere un ulteriore grado di perversione alla già perversa e ridondante strutturazione della Pubblica Amministrazione locale?

 

 

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