Poesia: Picchiare con le parole

18.07.2012 07:52

Chi ha detto
o soltanto pensato
che la poesia
non deve mai
armarsi di parole
e picchiare
picchiare quel poco di umanità
che rimane
nella follia assassina
che sgozza sull’altare
del business is business
i propri figli.

Armarsi di parole
affinché il pane sul tavolo
non sia più solo quello
dei boia
che per un salario
strappano schiacciano demoliscono annientano uccidono
ed ammazzerebbero fino all’ultimo soffio
se glielo chiedessero.

Armarsi di parole
e trascinare i criminali
fino alle ferite beanti
che hanno scavato con le loro mani
là dove non c’è più niente
neanche il ricordo di quello che là fu
solo la morte che affila il suo sorriso
e là nel nulla delle loro opere
guardare la ragione abbandonarli
lentamente l’agonia invaderli
e compagno di sventura
il poeta
li nutrirà di parole
parole che hanno dimenticato
parole vecchie come Matusalemme
e nuove come bambini appena nati
parole terribili accusatrici
magnifiche magiche
finché i loro occhi vitrei
lascino l’inferno
dove avevano scelto di vivere.

Accogliere allora
come solo il poeta
può farlo
il grido
il grido per gli orrori commessi
il grido per la vita che torna
quando tutto ridiventa limpido
il grido di tutti quelli che hanno partecipato
partecipano da vicino da lontano
capi operai
alla messa a morte
dell’innocenza e della bellezza.

 

Patricia Dao, la poetessa francese che ha minuziosamente raccontato la "battaglia" dei cittadini contro l'inquinamento del fiume Bormida, ha scritto una poesia per annunciare un'assemblea pubblica che si è tenuta in questi giorni a Passo Corese (Rieti), per ottenere risposte da amministratori e industriali promotori di un progetto di Polo per la Logistica in Sabina, fra l'Abbazia Imperiale di Farfa e le anse del Tevere, sulle sue antiche colline. E' una poesia molto evocatica, che ci piace proporvi come un manifesto per una nuova poesia. 

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