Parole di piombo.L'onorevole Cera minaccia il giornalista Lannes

08.06.2011 12:49

DI MARIA MARGHERITA PERACCHINO  27 MAGGIO 2011

L'On. Angelo Cera con l'On. Pier Ferdinando Casini (repertorio)

Ieri mi sono esaltata, illuminata, divertita, incacchiata, leggendo quel poco che sono riuscita della giornata, a tarda sera.

Esaltata, quando ho leggiucchiato alcune cose dell’intervento di Margherita Hack alla seconda giornata di  ‘Volta la carta’. “Di etico oggi in Italia c’è molto poco” ha detto la Hack parlando dell’etica della comunicazione. “Si tratta di parlare chiaro e di far conoscere ai cittadini la realtà e non di promettere mari e monti. Legalità vuol dire essere sinceri con i cittadini. A far eco, Marco Santarelli, “Dobbiamo stare lontano da forme troppo invadenti e troppo forti di comunicazione”.

Illuminata, quando sono finita su ‘Il Punto Informatico’ e ho letto l’intervento di ieri sul G8 di Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione.

Divertita, quando ho recuperato alcune battute di Carlo De Benedetti, secondo il quale è necessario che “gli editori e gli altri operatori reinventino prodotti e servizi che coprono i bisogni di un pubblico molto più vasto che vive, lavora, comunica sulla Rete”, pubblico che vorrebbe, spiegava bene l’articolista, facendo intendere che al G8 l’abbiano capito, “l’informazione di qualità“ la quale “è il modo migliore per farsi strada qualunque sia la piattaforma di distribuzione utilizzata”, “la chiave per il successo nel campo del giornalismo sta nell’offrire contenuti originali, esclusivi

E poi poderosamente incacchiata quando, su invito del Collega e amico Gianni Lannes, mi sono vista questo:

Stavo per dire: ‘indignata’; stavo per dire: ‘assalita dal vomito’. Mi fermo, sto zitta, improvvisamente mi viene un flash: Gianrico Carofiglio e il suo “La manomissione delle parole”. Ecco l’assassinio: la manomissione delle parole. E poi la sepoltural’inflazione delle parole.

Mi sento orfana della carta: vorrei uscire con una pagina bianca. E’ possibile uscire con un bit bianco? dovrà, qualcuno, trovare il modo di uscire con un bit bianco, silenzioso, vuoto. Svuotate le parole del loro senso, che resta se non un bit bianco, vuoto, precipitato, nullo, 0?

Mi scappa la mano sulla tastiera, parte questo:

Ma che razza di Paese è quel Paese in cui un parlamentare della Repubblica può andare in tv a promettere di ‘sistemare’ un giornalista,la cui responsabilità è quella di fare il proprio mestiere?  Ha fatto tanto, e solo, il suo mestiere che  il Ministero dell’Interno su interessamento del Presidente della Repubblica ha disposto una tutela della Polizia di Stato per Lannes  dal 22 dicembre 2009, a seguito di tre attentati. Tanto da ‘sistemare’, questo Collega, da essersi meritato il Premio Internazionale all’impegno sociale 2010, XVI Memorial Rosario Livatino e Antonino Saetta (due magistrati assassinati dalla mafia).
E a distanza di 10 giorni a quel parlamentare della Repubblica pagato dai cittadini e che i cittadini dovrebbe rappresentare, nessuno, dico nessuno ha chiesto conto.

Non sono incacchiata, sono proprio incazzata.
La ‘parola’ chiede conto a Cera.
E visto che da una rapa non si può cavar sangue, e la ‘parola’ ha fretta di ritrovare il proprio senso, non perdo tempo con il Signor Angelo Cera.  La domanda la giro al responsabile del partito, Pier Ferdinando Casini.
On. Casini, quali azioni ritiene debbano essere intraprese per ridare senso alle parole e etica alla comunicazione nel nostro Paese?

On. Casini,  l’informazione di qualità richiede o no la verità dei fatti e il senso delle parole?

On. Casini, quale pena deve essere inflitta a un individuo che uccide le parole, la dignità delle Istituzioni che rappresenta, e il senso della verità? 

La manomissione delle parole

Le parole servono a comunicare e raccontare storie. Ma anche a produrre trasformazioni e cambiare la realtà. Quando se ne fa un uso sciatto e inconsapevole o se ne manipolano deliberatamente i significati, l'effetto è il logoramento e la perdita di senso. Se questo accade, è necessario sottoporre le parole a una manutenzione attenta, ripristinare la loro forza originaria, renderle di nuovo aderenti alle cose. In questo libro, atipico e sorprendente, Gianrico Carofiglio riflette sulle lingue del potere e della sopraffazione, e si dedica al recupero di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, legate fra loro in un itinerario concettuale ricco di suggestioni. Il rigore dell'indagine - letteraria, politica ed etica - si combina con il gusto anarchico degli sconfinamenti e degli accostamenti inattesi: Aristotele e don Milani, Cicerone e Primo Levi, Dante e Bob Marley, fino alle pagine esemplari della nostra Costituzione. Ne derivano una lettura emozionante, una prospettiva nuova per osservare il nostro mondo. Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario, dichiarava Rosa Luxemburg ormai un secolo fa. Ripensare il linguaggio, oggi, significa immaginare una nuova forma di vita.

...Carofiglio sottolinea come nei sistemi totalitari si assista sempre all’impoverimento della lingua, alla scomparsa delle parole del dubbio in favore degli slogan del potere, al trionfo lento, feroce e impercettibile dei luoghi comuni che impediscono di ragionare. Questo libro sembra volerci avvisare del rischio imminente e già in atto del degenerare del linguaggio pubblico e politico, nel quale termini come “popolo, libertà, amore, democrazia” sono stati progressivamente usurpati e svuotati di senso. Se è vero, come sta scritto nell’incipit del Vangelo di Giovanni, che «in principio era il Verbo», la Parola, è a questo logos che distingue l’uomo da tutte le altre creature viventi che bisogna ridare linfa vitale. Carofiglio lo fa nella seconda parte del libro, dove compie un’indagine su alcune parole chiave quali “vergogna, giustizia, ribellione, bellezza” e “scelta”, parole primarie, spesso gravemente svuotate. Il suo tentativo è dunque quello di riempirle, restituire loro vita, perché le parole impoverite di senso sono, come scrisse il filosofo francese Brice Parain, «pistole scariche».

Carofiglio ci conduce da un termine all’altro, utilizzando i riferimenti e gli esempi più disparati, letterari, politici, poetici, filosofici. Ci ritroviamo così a riscoprire il significato della parola “speranza” da un discorso di Barack Obama, di “bellezza” intesa come “saggezza” da un passo di Susan Sontag, o ancora di “scelta” come il contrario di “indifferenza” dalle pagine di una rivista di Antonio Gramsci. Chiudono il saggio una parte dedicata alle parole del Diritto e un corposo apparato di note bibliografiche, curato dalla ricercatrice di Filologia classica Margherita Losacco, senza le cui intuizioni molti spunti del libro non sarebbero stati possibili.

 

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