P4, il corpo del reato. Tra le pagine dell'inchiesta per separare il penale dal gossip.

26.06.2011 18:52

Luigi Bisignani

Ministri, sottosegretari, imprenditori, alte cariche dello Stato: tutti cercavano Luigi Bisignani. L'influenza politico-affaristica del faccendiere «amico di tutti» sulla classe dirigente italiana emerge con chiarezza dalle 19 mila pagine di intercettazioni che stanno comparendo, a rate, sulla stampa.
DOVE STA IL REATO? Ma sull'inchiesta condotta dai pubblici ministeri di Napoli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio, sulla cosiddetta P4 da più parti si sente formulare la domanda: dov'è il reato?
A rispondere, naturalmente, sarà la giustizia. Ma qualche elemento si può già desumere dagli atti pubblicati a partire dal 15 giugno. Giorno in cui nei confronti di Bisignani, del parlamentare del Pdl Alfonso Papa e del sottoufficiale dei carabinieri Enrico La Monica sono state spiccate le ordinanze di arresti domiciliari (per il primo) e di custodia in carcere (per gli altri due).

I reati contestati ai membri della P4

Per Bisignani l'accusa è di favoreggiamento e rivelazione di notizie coperte da segreto. Per Papa, di concorso in rivelazione di segreto di ufficio, favoreggiamento e concussione.
I pubblici ministeri, tuttavia, avevano ipotizzato anche la costituzione di una associazione segreta, in violazione dell'articolo 18 della Costituzione, allo scopo di «interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche a ordinamento autonomo, di enti pubblici compresi economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale».
Inoltre, Woodcock e Curcio hanno accusato i membri della P4 di aver dato vita a una associazione a delinquere «organizzata e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia». Una rete in grado di ottenere informazioni riservate su procedimenti penali in corso, dunque, e di sfruttarle per ottenere appalti, nomine, finanziamenti. E per perpetrare ricatti.
NON È UN'ASSOCIAZIONE SEGRETA. Il giudice per le indagini preliminari, Luigi Giordano, non ha però ritenuto esserci elementi sufficienti per accogliere la richiesta di custodia cautelare per i reati di associazione a delinquere e associazione segreta. In relazione a quest'ultima ipotesi di reato Giordano ha scritto che «dal quadro probatorio allegato non sembra possa desumersi la costituzione di un vincolo associativo per realizzare un programma comune tra Bisignani, Papa e La Monica». Per il primo, invece, i pubblici ministeri hanno deciso di appellarsi al Tribunale del riesame.
L'INCHIESTA A MILANO. Una parte dell'inchiesta, secondo l'Espresso, starebbe per arrivare a Milano. Un'altra è già stata trasferita a Roma. Il nome di Bisignani è infine apparso anche all'interno di un'indagine avviata dalla magistratura di Napoli sul clan camorristico dei Casalesi. 
Tra gli altri indagati nel caso P4 figurano Valter Lavitola, il direttore dell'Avanti già al centro di aspre polemiche durante lo scandalo della casa di Montecarlo, e l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Per lui l'accusa è di favoreggiamento personale: avrebbe tenuto nascoste le manovre di Papa per ostacolare una denuncia dell'imprenditore Arcangelo De Martino proprio alle FS.

Le testimonianze contro Papa

La mancanza di una strategia comune agli atti del presupposto «sodalizio criminoso», tuttavia, non è bastato a demolire la plausibilità dell'impianto dell'accusa. Che si fonda su intercettazioni, ma anche sulle testimonianze fornite ai pubblici ministeri da diversi soggetti nel corso delle indagini. Dipingendo un quadro torbido, ma che per Woodcock e Curcio è già «nitido».
«METTEVA ANGOSCIA E ANSIA». In particolare nel caso del deputato Pdl Papa, alcune dichiarazioni sono esplicite, dirette. «Papa mi veniva sotto mettendomi angoscia e ansia», ha affermato l'imprenditore napoletano Marcello Fasolino (il promoter napoletano della Centrale Luminosa a turbogas prevista  a Benevento in contrada Ponte Valentino, n.d.r.) «facendomi avvertire il pericolo incombente di essere oggetto di attenzione dalla Procura della Repubblica e mi chiedeva contestualmente denaro. Lui diceva che me li avrebbe restituiti», ha raccontato Fasolino, «ma era chiaro e io sapevo che non lo avrebbe fatto, ed effettivamente non mi ha mai restituito un euro».
Per capire in che considerazione l'imprenditore tenesse Papa, basta specificare la voce che compariva sul suo cellulare accanto al numero del parlamentare: «oloiram». Cioè l'anagramma «di una parola napoletana che voi stessi potete intendere», ha detto agli inquirenti, ovvero mariolo.
DENARO E REGALI. Altre testimonianze confermano secondo l'accusa che Papa promettesse «protezione e aiuto» agli indagati in cambio di denaro e regali per le amanti. Il costruttore Alfonso Gallo ha usato le stesse parole di Fasolino: «Più volte mi è venuto sotto, e cioè mi ha avvicinato dicendomi che sarei stato coinvolto in varie inchieste giudiziarie e che addirittura vi sarebbero stati provvedimenti cautelari nei miei confronti. In questa ottica», ha continuato Gallo, «Papa proponeva di offrirmi protezione e di acquisire notizie al riguardo e nel corso del tempo mi ha fatto richieste e ho sentito che anche altri imprenditori hanno ricevuto richieste simili».
«PRETENDEVA 500 MILA EURO DI PROVVIGIONE». Come l'immobiliarista Vittorio Casale, che afferma di aver pagato un canone di affitto di 1.800 euro a Papa per un appartamento in centro a Roma. Motivo? Papa gli aveva fatto capire di essere «fortemente attenzionato dalla procura di Milano». Casale si è sfogato coi pubblici ministeri il 4 aprile: «Papa pretendeva 500 mila euro di provvigione per aver fatto una mediazione tra me e Giuseppina Caltagirone, cifra che io assolutamente non gli diedi e, a un certo punto, per levarmi di torno lui e le sue continue e pressanti richieste, ho deciso di pagargli il canone d'affitto».
Qualcosa di simile è accaduto a Luigi Matacena: Papa «mi propose di farmi ottenere delle commesse in particolare con altre pubbliche amministrazioni», ha detto. Prima di descrivere il contenuto di due telefonate con cui Papa gli avrebbe chiesto di «pagare il conto all'Hotel De Russie a Roma per una sua amica che aveva il nome sovietico». Costo: 2.000 euro a chiamata.

Rolex, Jaguar e contratti 

Il parlamentare aveva poi il vezzo di regalare costosi orologi alle donne con cui intratteneva rapporti. Lo afferma una ragazza dell'Est, 'Luda': «Mi ha regalato un Rolex». Foto e video, tuttavia, ritraggono Papa durante le trattative con un «noto ricettatore della zona Maddalena di Napoli», Giuliano Gennaro, proprio per comprare i pregiati orologi a prezzi di favore. Il che probabilmente spiega perché Maria Roberta Darsena, sua amica, abbia affermato: «Mi regalò un Rolex, ma non nella confezione regalo, né aveva una garanzia, né l'etichetta di alcun negozio. Me lo diede così, nudo». Sempre a lei, inoltre, avrebbe regalato una Jaguar. Solo per poi riappropriarsene dopo qualche mese: «Lo chiamai e mi spiegò che aveva falsificato la mia firma reintestandosi la macchina e mi mandò anche il fax del Pra da cui risultava».
CONSULENZE AD HOC. Dai rapporti con il parlamentare nascono consulenze, come quella firmata e poi finita nel nulla «dal momento che ho bruscamente interrotto ogni rapporto con Papa» per Darsena; o come quella ottenuta con la Auxilium, Irses e Selex dalla sua assistente parlamentare, Maria Elena Valenzano.
Dato poi che Bisignani «dirige di fatto l'Eni», come afferma Gallo, Papa avrebbe promesso diversi appalti e contratti. Come quello per la fiamma Ludmilla Spornyk, assunta proprio all'Eni «tramite Bisignani». O per il figlio del colonnello dei carabinieri Antonio Ragusa, in Enel (all'epoca dell'«amico» di Bisignani, Paolo Scaroni).

Alle fonti del potere di Bisignani

Ma è stato lo stesso Bisignani a inquadrare il ruolo di Papa all'interno del «sodalizio» spiegando il significato di una intercettazione in cui quest'ultimo vantava «giri napoletani»: si tratta delle fonti «alle quali attingeva notizie riservate di matrice giudiziaria». «Tra i magistrati che il Papa mi nominava come suoi amici», ha spiegato Bisignani, «c'erano oltre al Toro (Achille, ex procuratore aggiunto di Roma) e al Miller (Arcibaldo, capo dell'Ispettorato del ministero della Giustizia) anche Laudati (Antonio, procuratore di Bari)».
DA TRANI ALLA P3, BISIGNANI SAPEVA. Quelle informazioni sarebbero poi servite a Bisignani per esercitare la sua influenza a 360 gradi. Sulla Rai, dato che era a conoscenza dell'inchiesta di Trani sulle presunte pressioni del presidente del Consiglio sull'Agcom per far chiudere Annozero. Sulla politica, essendo in possesso di informazioni riservate su inchieste delicate come quella riguardante la P3 e la 'cricca' degli appalti per i 'Grandi eventi'.
I RAPPORTI CON I SERVIZI SEGRETI. Ma anche sui servizi segreti, con cui vantava, insieme con Papa, «legami e consuetudine di frequentazioni consolidate» al punto di far scrivere ai pubblici ministeri di essere «una delle più formidabili armi utilizzate dal sodalizio per esercitare la propria capacità di accreditarsi, di influenzare e di condizionare per ottenere indebiti vantaggi». E su colossi come Eni e Finmeccanica.
NOTIZIE 'DI PRIMA MANO' SU FINMECCANICA. Su cui le testimonianze convergono: è stato Papa a informare Bisignani che le due inchieste riguardanti l'azienda nel corso del 2010 non prevedevano «provvedimenti restrittivi della libertà» nei confronti del suo capo delle relazioni esterne, Lorenzo Borgogni.
Come ha ricordato l'imprenditore Anselmo Galbusera: «Andai negli uffici di Bisignani a piazza Mignanelli e gli chiesi espressamente se c'era un mandato di cattura spiccato nei confronti del mio amico Borgogni, che era in uno stato di prostrazione e che io avrei visto la sera stessa a cena. Bisignani», ha concluso Galbusera davanti ai pubblici ministeri, «mi disse seccamente che aveva saputo da Papa che nei confronti di Borgogni non c'era alcun mandato di cattura. Sapevo che Bisignani disponeva di notizie giudiziarie 'di prima mano' e ribadisco che in quella circostanza mi disse che la sua fonte era Papa».

 

Sabato, 25 Giugno 2011, Fabio Chiusi 

www.lettera43.it/i-traffici-della-p4_t

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