P3. Milioni di euro da Forlì all'Unicredit di Iglesias e poi a Carboni

12.08.2011 15:18

Prima le intercettazioni telefoniche, poi i verbali d'interrogatorio. In seguito le perquisizioni e il sequestro dei documenti. E poi l'incrocio dei dati acquisiti con le relazioni della Banca d'Italia sul Credito di Romagna, commissariato nel corso del 2010. È stato un lavoro lungo, impegnativo e certosino quello che ha portato il nucleo di Polizia valutaria (uno dei reparti investigativi della Guardia di finanza) a individuare con certezza i milioni di euro messi a disposizione da due imprenditori forlivesi e finiti nelle disponibilità di Flavio Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell'Utri. Un discusso uomo d'affari e due pezzi grossi del Pdl nazionale, accusati dalla Procura di Roma di essere i burattinai della P3, la società segreta che avrebbe manovrato per condizionare organi costituzionali e per mettere le mani sull'affare eolico in Sardegna.

LA RICOSTRUZIONE È contenuta nell'avviso di fine inchiesta che la cancelleria del Tribunale penale di Roma sta provvedendo a notificare ai venti indagati. A sganciare i soldi sono state le società Building srl, Sardinia renewable energy project e Glasspack srl, tutte riconducibili all'orbita dell'imprenditore di Forlì Alessandro Fornari e di suo genero, il commercialista Fabio Porcellini. Le ricostruzioni sono precise, con tanto di date, cifre e riferimenti: si parla, ad esempio, degli 800 mila euro finiti nelle tasche di Denis Verdini e dell'altro parlamentare Stefano Parisi. I soldi arrivavano da Forlì ma sono transitati attraverso il gruppo Carboni, prima di arrivare a Firenze, nelle casse della Società toscana di edizioni. Compagine che, nel corso degli anni, aveva concesso a Verdini e Parisi finanziamenti, rispettivamente, per 1 milione e 560 mila e 1 milione e 40 mila euro.

DELL'UTRI I finanzieri hanno scovato anche un finanziamento finito all'ex presidente di Publitalia, poi trasferitosi in politica con la fondazione di Forza Italia e l'elezione alla Camera prima e al Senato poi. Nelle sue tasche sarebbero finiti 100 mila euro, provenienti dalle solite società di Forlì (senza che si trovi traccia di deliberazione societaria e iscrizione a bilancio della cifra) e arrivati a Dell'Utri in due tranche da 50 mila euro pagati da Antonella Pau (su disposizione di Carboni) il 5 e l'8 gennaio 2010.

CARBONI E COMPANY La fetta più grande, come noto, sarebbe finita nelle tasche di Flavio Carboni. Questo perché Fornari e Porcellini erano i finanziatori per la partita sull'eolico che il faccendiere, grazie ai suoi buoni uffici con i vertici del Pdl, cercava di giocare in Sardegna. Secondo la Procura si sarebbe impossessato di 5,7 milioni di euro, tutti transitati all'Unicredit di Iglesias (l'ex direttore Stefano Porcu è a sua volta indagato): un milione prelevato tra il 22 aprile e il 5 giugno 2009, 2,7 milioni nel periodo tra il 26 giugno e il 28 dicembre dello stesso anno, 1,85 milioni tra il 18 novembre e il 29 dicembre 2009 e ancora 100 mila euro il 17 novembre 2009. Soldi finiti nelle disponibilità dell'iglesiente Pau Antonella  (a sua volta indagata nell'inchiesta P3 e definita dai magistrati la compagna di Carboni), anche per tramite di Pino Tomassetti (altro indagato, ingegnere reatino che faceva da autista al faccendiere). Un altro capitolo è quello degli 800 mila euro trasferiti da Alessandro Fornari (sempre lui) a Maria Laura Scanu Concas (moglie di Carboni, a sua volta indagata) con due bonifici effettuati il primo ottobre 2009. Una somma che, sempre per tramite di Pino Tomassetti, sarebbe finita nelle tasche del discusso uomo d'affari originario di Torralba.

Anthony Muroni

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