Napoli. L'ENIGMA LETTIERI: SFINGE O CAIMANO ?

29.05.2011 09:16

La sfolgorante carriera di Giovanni Lettieri, attuale presidente dell’Unione Industriali di Napoli, inizia nel 1992, quando nasce la Manifatture di Cotone del Mezzogiorno srl, una società con 20 milioni di lire di capitale sociale. Il 28 luglio del 1995 le Manifatture Cotoniere Meridionali (Mcm) di Fratte e di Angri vengono cedute dall’Eni a Lettieri a condizioni vantaggiosissime. Un patrimonio di oltre 20 miliardi di lire. In cambio era previsto il mantenimento di circa 450 posti di lavoro, e in più un investimento nell’area ex Mcm di Nocera Inferiore.

Nel 1997 la Manifatture Cotoniere spa di Lettieri, il cui capitale sociale è nel frattempo lievitato oltre i 30 miliardi, cede lo stabilimento di Angri (64.000 mq) all’imprenditore stabiese Antonino Russo per circa 16 miliardi di lire, violando palesemente accordi e vincoli. I 140 dipendenti di Angri vengono trasferiti a Fratte, con proroga della cassa integrazione. Stando inoltre a quanto dichiarava l’allora sindaco di Angri, Umberto Postiglione, Lettieri avrebbe nel frattempo ricevuto dalla Gepi di Gianfranco Borghini (Ds) anche un finanziamento di 10 miliardi. All’epoca la Gepi (una costola dell’ex Cassa del Mezzogiorno, poi confluita nel gruppo Itainvest presieduto ancora dal bresciano Borghini e di qui in Sviluppo Italia) era comproprietaria del 14% delle Mcm.

Per quanto riguarda le Mcm di Nocera Inferiore (170.000 mq), la vicenda è ancora più spinosa. Il 9 ottobre 1995 si costituisce Salerno Sviluppo scarl. Ha un capitale sociale di 421.000 euro. Ne sono soci l’Amministrazione Provinciale di Salerno per il 30%, la Progeo spa (controllata da Itainvest spa, ex Gepi) per il 20%, la Camera di Commercio di Salerno per il 15%, i comuni di Salerno, Nocera Inferiore ed Angri per il 10% ciascuno, l’Associazione Industriali di Salerno per il 5%. Salerno Sviluppo ha lo scopo di promuovere iniziative per il rilancio industriale ed occupazionale principalmente dell’ex Mcm di Nocera Inferiore, in località Fosso Imperatore, ma indirettamente anche in quelle di Angri e Fratte.

La Progeo di Borghini rappresenta nella circostanza, secondo la delibera Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) sui contratti d’area del 21 marzo 1997, il «soggetto intermediario che abbia i requisiti per attivare sovvenzioni globali da parte dell’Unione Europea». E così per i fortunati che si trovano ad “investire” non esiste di fatto rischio di impresa, in quanto le aziende beneficiano gratuitamente dell’utilizzo dell’area industriale assegnata loro da Salerno Sviluppo, diventandone poi proprietarie – secondo gli accordi – dopo 42 mesi e un giorno. Ma non basta. Il Cipe aveva stanziato oltre 56 milioni di euro per garantire la reindustrializzazione di Fosso Imperatore.

Risultato: pochissime imprese hanno creato reale occupazione. Alcune aziende hanno addirittura beneficiato di cassa integrazione guadagni per assunzioni effettuate pochissimi giorni prima della richiesta di ristrutturazione aziendale. Lettieri, inizialmente escluso dai capannoni di Fosso Imperatore, è riuscito in seguito ad insediarsi con la sua Braddock subentrando alla Sabor di Salvi e Borrelli. A metà maggio 2006 anche la Braddock ha presentato istanza di mobilità per 16 dipendenti.

Ma anche la vicenda delle Mcm di Fratte (come abbiamo visto proprietà di Lettieri sin dal 1995) desta numerose perplessità. Il pallino di una loro delocalizzazione nella zona industriale di Salerno, a 15 chilometri di distanza da Fratte, viene fuori nel 2001. Ne parla per primo con tono ecumenico l’on. Vincenzo De Luca. Lettieri, dal canto suo, racconta di imprenditori veneti che intenderebbero entrare in azione dirottando a Salerno le proprie risorse e rinunciando all’allocazione di un centro industriale a Manfredonia (altro contratto d’area).

De Luca, a sua volta, afferma di aver parlato personalmente con questi misteriosi imprenditori del nord. Ma è quantomeno strano che nel frattempo la Vetex spa (di cui è amministratore unico lo stesso Lettieri) operi proprio in Veneto, a Piove di Sacco (provincia di Padova), e che si trasferisca definitivamente a Salerno in via dei Greci (la sede delle Mcm di Fratte) nell’agosto 2003, quando tra l’altro vede ufficialmente la luce il progetto della centrale termoelettrica sui suoli ex Ideal Standard. Ad ogni modo la variante urbanistica di delocalizzazione viene approvata il 28 marzo 2003.

Dunque è certo: le cotoniere finiranno sull’area Texsal (ex Snia Viscosa). A Fratte intanto si parla un po’ astrattamente di riqualificazione urbana ed ambientale. Traduzione: un ipermercato di 45.000 mq sui 65.000 mq totali dell’area, centro direzionale, residenze. Il tutto interpretando molto liberamente la legge regionale n.26 del 18/10/2002, la quale prevede immancabilmente anche l’elargizione di finanziamenti pubblici. Ed è poi stupefacente che lo stesso Lettieri, riferendosi alla delocalizzazione delle Mcm di Fratte nella zona industriale di Salerno, parli esplicitamente di polo termico più che di polo tessile.

Una coincidenza davvero misteriosa, se pensiamo alla turbogas prevista nel frattempo proprio sui terreni ex Ideal Standard di Salerno. Terreni – è bene ricordarlo – vicinissimi alla Texsal, cui tra l’altro di fatto sono stati collegati direttamente tramite un quanto mai tempestivo sovrappasso ferroviario lungo appena un paio di centinaia di metri... Salerno avrà tra qualche anno l’inceneritore sui suoli Texsal e una centrale termoelettrica nell’area ex Ideal Standard?

Affari di famiglia

L’area Texsal (ex Snia Viscosa) di Salerno mette nei guai l’imprenditore Diego Attanasio. Si tratta di quello stesso Attanasio che Berlusconi ha indicato ultimamente a sua discolpa come autore del trasferimento di 635 mila dollari alle Bahamas tramite David Mackenzie Mills, trasferimento che sarebbe avvenuto il 23 luglio 1997, giorno in cui però malauguratamente (per lui e per Berlusconi) Attanasio era in carcere. Tra il 1992 e il 1995 Attanasio avrebbe però comunque creato una provvista occulta vendendo alla Dendoor di Mills e poi riacquistando a prezzo maggiorato la sua “Due Lune”, mimetizzando così un rivolo di tangenti destinate a ‘finanziare’ una lottizzazione commerciale nell'area Asi di Salerno.

La lottizzazione non avverrà mai, e l’area Texsal (o meglio una sua parte) finirà nelle grinfie della Vignale Immobiliare, proprietà della Unicoop Tirreno, socia a sua volta di Holmo e dunque di Unipol. L’Unicoop Tirreno (ex Coop Toscana Lazio), uno dei colossi degli ipermercati italiani, è attualmente presieduta da Marco Lami, dopo che lo storico presidente Aldo Soldi è stato costretto a lasciare perché da consigliere di ammistrazione dell’Unipol dette il via alla scalata alla Bnl. E' chiaro comunque, in definitiva, che nell’intera faccenda l’area Texsal di Salerno è stata oggetto di una sorta di scambio: il polo tessile (o termico che dir si voglia) su di essa e l’ipermercato a Fratte, sulle Mcm di Lettieri. Con buona pace di Attanasio, la cui idea viene realizzata in altro modo e da altri protagonisti in tempi diversi. Lettieri avrebbe acquisito ufficialmente l’area Texsal dalla Vignale Immobiliare nel febbraio 2006.

Ma le stranezze non finiscono certo qui. Salerno Invest srl, la società con 11.000 euro di capitale sociale che si prepara a realizzare il complesso monumentale a Fratte, e di cui è amministratore Michele Galgano, risulta controllata da Le Cotoniere spa, di cui è amministratore unico lo stesso Giovanni Lettieri. E’ francamente sorprendente che Lettieri ottenga una delocalizzazione tramite variante urbanistica e si trovi a gestire direttamente e in prima persona entrambi i filoni dell’affare. Le Cotoniere è controllata dalla Mcm Manifatture Cotoniere spa, di cui è amministratore unico ancora Lettieri.

Dietro quest’ultima società (12 milioni di euro di capitale sociale) ci sono la Mcm Holding spa con il 91,5% e la Cdi Calitri Denim Industries con l’8,5%. Della Mcm Holding (400.000 euro di capitale sociale) risultano proprietari Giuseppe Lettieri per il 10% e Maria Toscano per il 90%. Un’azienda a conduzione familiare, insomma. Ma forse è più interessante rilevare che dietro la Denim Industries, società dalle alterne vicende, sbuca timidamente (ma forse non troppo timidamente) San Paolo Imi. Tra i nomi ricorrenti dell’intero apparato ritroviamo spesso tra gli altri, oltre a Galgano, anche Pietro Di Lorenzo, il quale ad esempio è presidente del collegio sindacale di Le Cotoniere e consigliere della Mcm Holding.

Lettieri si occupa inoltre di piscicoltura, tramite la Med Fish spa, occupando una superficie di 50 ettari di mare al largo di Gaeta. Soci della Med Fish risultano, oltre alla Mcm holding, due società britanniche: la Maxtill Limited e la North Financial and Trading Limited. Lettieri detiene inoltre anche partecipazioni della Copen Inc. di New York.

 

Un tavolino a tre gambe in via Salita Arenella

Al di là dei meriti (o dei demeriti) di Giovanni Lettieri in quanto imprenditore bisognerebbe comunque interrogarsi per quale motivo risulti sempre interlocutore in buona sostanza privilegiato e ritenuto a torto o a ragione ‘affidabile’. Da parte della politica, innanzitutto. E nonostante l’indubbia perplessità che alcuni suoi trascorsi e la sua spregiudicatezza dovrebbero suggerire.

A tal proposito risultano sintomatiche le dichiarazioni di un inviperito senatore Emiddio Novi, il quale il 2 febbraio 2006, nel corso dell'audizione del procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella a proposito delle indagini in corso nel capoluogo, così si esprime in Commissione Antimafia: «Ebbene, mi aspetto che qui, in questa Commissione, trattando di queste vicende, ci si spieghi chi è questo Lettieri, come mai da modesto imprenditore che alloggiava in un modesto appartamento di 120 metri quadri a Salita Arenella, in pochissimi anni si trasforma in un imprenditore di questo livello (per dirla in breve abitava nel mio stesso parco, nello stesso luogo dove modestamente vivo io tuttora). Chi stava dietro questo signor Lettieri? Quali erano i rapporti di questo signore con la politica?». Una bella domanda, non c’è dubbio.

Recentemente Lettieri si è presentato alla gara d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti in Campania assieme tra le altre aziende all’Asm di Brescia. La gara è stata sospesa per difetto di certificazione Soa dell’Asìa di Napoli, appartenente alla cordata di Lettieri. Ma come nascono i rapporti di Lettieri con l’Asm, l’azienda proprietaria a Brescia del più grande inceneritore d’Europa?

Renzo Capra, presidente dell’Asm, proviene dall’Eni. L’Eni era proprietaria, tramite Enirisorse, delle cotoniere “donate” a Lettieri. Ma c’è molto di più. Nel consiglio di amministrazione dell'Asm di Brescia ritroviamo Alberto Clò, rappresentante dei piccoli azionisti Asm nonché membro di un altro importantissimo CdA, quello dell’Eni. Il professore bolognese figura inoltre nel CdA dell’Italcementi e della Società Autostrade. Ma Clò è noto alle cronache soprattutto per aver ospitato nella sua casa di campagna a Zappolino (Bologna), il 2 aprile 1978, la fatidica seduta spiritica a cui parteciparono anche Romano Prodi e Mario Baldassarri, oltre al fratello dello stesso Clò.

Fu in quella seduta spiritica che venne fuori il nome “Gradoli”, il luogo in cui sarebbe stato tenuto prigioniero Aldo Moro. Furono mandati carabinieri ed esercito a rastrellare il comune di Gradoli senza risultati. Successivamente venne rinvenuto a Roma, in via Gradoli, un covo delle Br in cui sembrerebbe però che Moro non sia mai stato rinchiuso. Si trattò di un’illuminazione divina o di un depistaggio? Il professor Clò ad ogni modo ha realizzato – come i tutti i partecipanti alla seduta spiritica – una luminosa carriera, politica e non.

Ricordiamo che lo stesso Prodi divenne per la prima volta ministro (dell’Industria) proprio nel medesimo anno, il 1978, all’interno dell’ennesimo governo Andreotti. Baldassarri è stato per 8 anni consigliere dell’Eni (anni ’80), e nell’ultimo governo Berlusconi ha ricoperto l’incarico di vicepresidente per l’Economia e le Finanze.

Clò è stato, oltre a quanto già ricordato, Ministro dell’Industria nel 1995 nel governo Dini, l’anno in cui (semplice coincidenza?) le Mcm finiscono a Lettieri. Ma Clò ne ha azzeccata anche un’altra: intuì e parlò esplicitamente del pericolo di un grosso blackout nazionale tempo prima del fatidico 27 settembre 2003. Paranormale.

 

 

Tra i proprietari dell’Asm ritroviamo, tra l’altro, l’immancabile Emilio Gnutti. Gnutti, benché sembri intenzionato a limitare le sue partecipazioni nelle varie società anche a fronte delle note indagini giudiziarie in corso, fino al 2005 era socio di Unipol (tramite Finsoe), del Monte dei Paschi di Siena, di Telecom Italia, della Snia, della Sorin, dell’Antonveneta.

 

 

Vicepresidente della Hopa, la sua storica cassaforte personale, era addirittura Giovanni Consorte, l’ex presidente di Unipol. Del consiglio di amministrazione hanno fatto parte altri personaggi coinvolti nel noto scandalo finanziario, come Giampiero Fiorani e Stefano Ricucci. Tutto in famiglia, insomma. Ma Hopa era partecipata, fino all'inizio di quest’anno, anche da Berlusconi col 5%. Berlusconi indirettamente socio dell’Unipol e della Mps? Il denaro non ha davvero né odore né colore.

Gnutti, tra l’altro, conosce benissimo Salerno in quanto si laureò proprio nel capoluogo campano alla fine degli anni ’80. Nel 2000 mettono per la prima volta piede sui suoli dell’ex stabilimento Ideal Standard di Salerno (unità produttiva che annuncia la chiusura nel 1998 pur non essendo in perdita) gli uomini di Gnutti. L’obiettivo è già chiaramente l’inceneritore, o termovalorizzatore che dir si voglia?

Angelo Tiefenthaler, bresciano come Gnutti, mediante la IT&S (Impianti Termovalorizzatori & Servizi) “investe” infatti nel fantomatico progetto del parco marino ottenendo in cambio nel 2003 – secondo la procura di Salerno – 60 milioni di euro di soldi pubblici, spendendone però una buona fetta in maniera apparentemente inspiegabile. Rastrellando cioè, anche mediante finanziamenti occulti alla Sea Park (dal 2001 in poi secondo il pm Gabriella Nuzzi) parecchi terreni a prezzi decuplicati nell’area dello stadio Volpe, cioè nella litoranea orientale del capoluogo, passati da destinazione agricola a turistica a fronte della bella variante urbanistica ad hoc vincolata originariamente al progetto Sea Park.

Si tratta della stessa area su cui dovrebbe ora sorgere la nuova Montecarlo promessa dal ‘nuovo’ sindaco Vincenzo De Luca. Tiefenthaler – autore tra l’altro di un appassionato necrologio a Bettino Craxi apparso sulle pagine del Giornale di Brescia all’indomani della morte dello statista milanese – è collegato a Gnutti tramite Diego Rivetti, componente del collegio sindacale dell’Asm di Brescia e indirettamente socio, al maggio 2003, dello stesso Tiefenthaler nell’IT&S mediante la Fievra Fiduciaria.

 

 

Nell’agosto 2003 sull’area Ideal Standard, vicinissima alla Texsal dell’Unicoop prima e ora di Lettieri, bussano a sorpresa gli svizzeri dell’Egl, accompagnati dall’Ansaldo di Genova e dai Gallo di Napoli, per costruire una turbogas da 780MW. De Luca, il quale ultimamente si è dichiarato contrario al progetto, è invece il primo ad annunciare la notizia e a tirare la volata alla cordata con una martellante propaganda televisiva che. Così dichiara infatti a Lira Tv il 27 giugno 2003, appena 11 giorni dopo la costituzione dell’Energy Plus, e ben prima che essa (11 agosto 2003) presenti istanza per la realizzazione della centrale termoelettrica.

Le riportiamo testualmente: «Io ritengo, e cercherò di lavorare anche in questa direzione se riesco a individuare un raggruppamento imprenditoriale interessato, che noi dobbiamo pensare a realizzare nella zona industriale di Salerno una centrale elettrica. Abbiamo visto quello che è successo in Italia per questo eccesso di caldo. Abbiamo avuto un black-out, una sospensione di fornitura di energia elettrica alle imprese, ai condomìni, alle attività commerciali. […] Allora io credo che dovremo lavorare, cercherò di impegnarmi in questa direzione, per avere la realizzazione nella zona industriale di una centrale elettrica».

Congelata momentaneamente la centrale termoelettrica a fronte delle indagini giudiziarie in corso, a Salerno è invece l’ora dell’inceneritore. Ecco dunque spiegato il polo termico che Lettieri, un po’ come Clò, intravede nella sfera magica (o sul tavolino a tre gambe) ormai da parecchi mesi.

Arrivano i dollari

Ma una domanda a questo punto diventa cruciale. Giovanni Lettieri va semplicemente considerato un imprenditore spregiudicato che agisce per conto proprio? O non potrebbe rappresentare un referente di medio cabotaggio all’interno di una costellazione di poteri di ben più ampio livello, nel modo che tra l’altro un po’ sommariamente abbiamo cercato di rappresentare? La domanda probabilmente non è oziosa, e la risposta – se mai arrivasse – potrebbe essere a sua volta molto, molto interessante.

Quale che sia tale risposta, è in ogni caso evidente che, oltre che con la galassia Eni e con la finanza rossa, Giovanni Lettieri appare in ottima familiarità anche con l’universo Fiat-Edison-San Paolo Imi. Dunque anche con la Fibe, l’azienda controllata da Impregilo, il colosso delle costruzioni chiamato a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, l’Alta Velocità ferroviaria e il Mose di Venezia. Per la serie: vagonate e vagonate di soldi pubblici. Ma che c’entra la Fibe con San Paolo Imi? Si sono posti lo stesso interrogativo anche i membri della Commissione bicamerale sul ciclo rifiuti, quando nel marzo 2005 invece di incontrare Fibe incontrano le banche con cui Fibe è indebitata: San Paolo Imi, Capitalia, Unicredito, Banca Intesa. La tanto paventata emergenza rifiuti in Campania è dunque soltanto una questione finanziaria e/o speculativa? Il sospetto è lecito.

E’ sintomatico infatti quanto dichiara Filippo Granara, rappresentante di Banca Opi del gruppo San Paolo Imi, dinanzi alla stessa Commissione: «Bruciare energia e venderla era parte fondamentale del business di Fibe e per noi rappresentava il 60% dei ricavi del progetto. […] Un rischio che sapevamo di correre era che il termovalorizzatore [di Acerra, ndr] non si sarebbe mai fatto per eventi indipendenti dalla volontà delle banche, del commissario e di altri. Era previsto nella gara espressamente il beneficio CIP 6 per quell’impianto».

Ecco l’emergenza vera: l’investimento va ripagato a tutti i costi alle banche. Tanto tramite il CIP 6, l’incentivo statale sull’energia prodotta incenerendo i rifiuti perché tale energia è assimilata alla rinnovabile, ci sono parecchi soldi pubblici in ballo. Ecco un’altra possibile spiegazione del ‘credito’ che in certi ambienti godono iniziative imprenditoriali e finanziarie di fatto quantomeno discutibili. E’ anche per questo motivo che, a favore dell’inceneritore di Acerra, si è schierato ultimamente addirittura il nuovo capo dello Stato, Giorgio Napolitano?

 

Vediamo comunque più da vicino ai rapporti di Lettieri con Edison (Gruppo Fiat) e Fibe.

Dal 2002 al 2004 Giovanni Lettieri è presidente dell’Associazione Industriali di Avellino. Come tale entra nel consiglio di amministrazione dell’Asse (Avellino Sviluppo Socio Economico), un ente straordinariamente simile a Salerno Sviluppo. Anche per composizione, dato che ne sono proprietari tra gli altri le Asi di Salerno ed Avellino e l’onnipresente Progeo di Borghini.

 

L’Asse nasce con l’intenzione di promuovere il contratto d’area di Avellino, con una particolare attenzione all’Irisbus-Iveco di Flumeri, presso Grottaminarda. Addirittura l’Irisbus è socia dell’Asse. Nel 2002 l’Irisbus-Iveco (di cui è comproprietario il Gruppo Fiat) vende 70 ettari mai utilizzati dello stabilimento stesso (acquistato a suo tempo anche mediante soldi pubblici) alla Fiat Energia (di proprietà dell’Edison) per la realizzazione di una centrale termoelettrica da 400MW. Sarebbe interessare verificare quanti soldi pubblici siano affluiti all’Irisbus tramite l’Asse. A proposito della sua presidenza della Confindustria avellinese così si esprime Lettieri nel corso della sua ormai famosa audizione presso la Commissione bicamerale sul ciclo rifiuti, avvenuta il 22 settembre 2005: 

«L'esperienza di Avellino è stata molto positiva. Tuttavia, in quella contingenza, l'obiettivo non era tanto perseguire lo sviluppo del territorio, quanto instaurare un dialogo produttivo con le istituzioni governative».

Ma, a proposito dei suoi rapporti con la Fibe, è sorprendente leggere quanto Lettieri dichiara lo stesso giorno dinanzi alla medesima Commissione. Si parla di subentrare alla Fibe in Campania per lo smaltimento dei rifiuti; Lettieri già rivela pubblicamente il suo accordo con l’Asm: «Mi sono messo in contatto con la migliore azienda del settore in Italia: l'ASM di Brescia, che fattura un miliardo di euro ed è quotata in borsa. Sono andato a visitare i loro impianti. Per la verità, ne avevo già visitato uno simile, a Bergamo, circa 4-5 mesi fa, perché era di proprietà di un mio fornitore ». Afferma imoltre di aver parlato con Alberto Lina, amministratore delegato di Impregilo, della quale tra l’altro Cesare Romiti era presidente fino a circa un anno fa. «Gli ho chiesto: voi uscireste da questo business?

L’ingegner Lina mi ha risposto che la situazione di Impregilo era molto complicata e che l’attività comportava per loro non solo un grande dispendio di energie, ma anche una serie di perdite economiche. Pertanto, qualora ne avessero avuto l’opportunità, a certe condizioni, avrebbero potuto anche rinunciarvi». E tali condizioni, peraltro vantaggiosissime, sono contenute esplicitamente nel bando di gara miliardario per lo smaltimento dei rifiuti in Campania predisposto dal commissario Corrado Catenacci. Esse comprendono un indennizzo di oltre 300 milioni di euro per gli impianti che il nuovo aggiudicatario dell’appalto erediterà dalla Fibe, ed inoltre i lavori per il primo inceneritore – il gigantesco inceneritore di Acerra – verranno proseguiti dalla Fisia Impianti, diretta filiazione della Fibe.

Quanta premura. Le banche potranno senz’altro ritenersi soddisfatte. E la preveggenza di Lettieri, che evidentemente è un po’ come quella del professor Clò, lo aveva portato a dichiarare già il 22 settembre 2005: «Qualora la FIBE fosse interessata a rimanere nel settore, dal momento che è un nostro importante associato e non vogliamo che accumuli perdite - o perlomeno desideriamo che le contenga il più possibile -, essa potrebbe partecipare ai progetti che si delineeranno successivamente, o per bando di gara o per decreto. È chiaro che, se il governo deciderà di fare qualcosa del genere, la società FIBE potrà partecipare». Amen. Viva i soldi pubblici. Ma chi controlla?

 

Simone Giuliano (pubblicato su "La Voce della Campania" - Luglio 2006) 

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