Merkel: cedere sovranità nazionali a lobby private. La crisi come strumento di distruzione democratica di massa

14.07.2012 07:02

 

Stiamo traguardando il livello successivo, l'illusione ottica collettiva che traghetterà la Troika (BCE, FMI e Commissione Europea) dallo stadio di virtuale minaccia alla democrazia a tangibile e affermato centro di potere oligarchico e autoritario. Nel giorno in cui gli appelli per un'apertura della Germania verso soluzioni europeiste si intensificano, la cancelliera tedesca Angela Merkel interviene a un congresso a Berlino dei cristiano-democratici sottolineando che occorre "più Europa" e "dobbiamo essere pronti a cedere sovranità nazionale". Secondo la Merkel «semplicemente prendere nuovi fondi a prestito» non è la soluzione alla crisi del debito europeo ed é cruciale che gli stati proseguano con decisione sulla strada delle riforme intraprese».
 
 
 
La linea di difesa dagli attacchi dei mercati sarebbe un processo di maggiore integrazione che prevede obiettivi a breve, medio e lungo termine:
  1. vigilanza bancaria europea: visto che la Merkel ha detto che "dobbiamo essere pronti a cedere competenze nazionali se vogliamo un controllo internazionale del sistema bancario in Europa. Ma bisogna essere sicuri che il controllo sia obiettivo", ha aggiunto. E come per chiarire il concetto che nell'Europa alla tedesca non ci sono mai "pasti gratis", spiega che il prestito alla Spagna per le sue banche avrà delle condizioni: "Ci saranno condizioni per il prestito spagnolo, che riguardano il risanamento del sistema bancario nazionale. Ma sono sicuramente diverse dalla condizioni poste per il salvataggio delle finanze pubbliche di un Paese". Cioè fine delle pressioni dei politici locali sulle Casse di risparmio.
  2. garanzia dei depositi bancari in chiave europea e accesso diretto al Fondo salva-Stati da parte degli istituti di credito
  3. unificazione dei debiti pubblici europei: se si vuole avere una condivisione delle perdite, allora si deve avere una condivisione dei meccanismi di controllo, cioè maggior controllo sui bilanci statali a livello europeo
 
 
Il primo punto è un manifesto programmatico paragonabile ad una dichiarazione di guerra nei confronti di qualsiasi Paese democratico: prima gli Stati Europei vengono messi nelle condizioni di dipendere finanziariamente dagli investitori privati, mediante una aggressione di stampo neoliberista sui capitali privati e pubblici delle singole Nazioni (per intenderci, costringendo i singoli Governi a vendere il debito pubblico ed acquistare denaro per la gestione del quotidiano tramite soggetti privati senza scrupoli, la cui unica missione è speculare); poi si ricatta apertamente l'Europa intera con l'assurdo e anticostituzionale sillogismo che il controllo internazionale del sistema Bancario può essere ottenuto soltanto cedendo "competenze nazionali". Ma la domanda inquietante è, a chi? A quale istituzione dovremo cedere competenze nazionali? Di sicuro non ad organi democraticamente eletti. Il vero crimine che si sta consumando senza alcuna opposizione da parte della cosidetta "opinione pubblica" consiste proprio nella progressiva e purtroppo inesorabile cessione di pezzi di democrazia ad istituzioni non democratiche e soprattutto spinte da interessi del tutto privati. 
 
Il secondo punto, se vogliamo, può essere interpretato come una prima conseguenza della scellerata logica dittatoriale delle tecnocrazie europee. Il Fondo Salva Stati potrà essere alimentato in tre modi: con il denaro proveniente dalle tasse dei cittadini, attraverso le privatizzazioni e/o tramite ulteriori indebitamenti da parte dello Stato nei confronti delle stesse istituzioni privati che hanno generato la necessità di creare il fondo stesso. Considerando il contesto italiano, dove vige la tassazione più opprimente del Mondo in proporzione ai benefici in termini di welfare restituiti, un rastrellamento di 120 miliardi di euro tramite ulteriore aggravio di pressione fiscale è improbabile (non tanto perchè i nostri "tecnici" non ne abbiano il coraggio, quanto per la consapevolezza che potrebbero far saltare in aria il "giocattolo" prima del previsto), restano dunque percorribili le altre due alternative, ovvero quella dell'indebitamento nei confronti di privati e la svendita del patrimonio dello Stato. Ragioniamo: l'Europa ci sta chiedendo un minimo 120 miliardi che noi in questo momento non abbiamo e che servono formalmente a proteggerci dagli attacchi della finanza speculativa. Ma questi 120 miliardi più interessi, per circostanze ricondotte proprio dal Governo "tecnico" colluso con i poteri forti dell'Economia internazionale, li dovremo chiedere, indovinate un po', proprio alla stessa finanza speculativa da cui vogliamo proteggerci. Come minimo riteniamo che vi sia un leggero conflitto di interessi.
 
 
 
 
Ma poichè l'appetito vien mangiando, come se non bastasse, il signor Europa (perchè come si dice, è l'Europa che ce lo chiede...), contravvenendo all'elemento fondante e costitutivo del fondo stesso, sta valutando la possibilità di utilizzare il cosidetto firewall non per salvare gli Stati, bensì per immettere liquidità nelle affamate banche europee. Questa assurda distorsione della realtà viene elegantemente descritta come "accesso diretto" (=furto) al Fondo Salva-Stati da parte degli istituti di credito. In pratica: l'Italia, non avendo liquidità, dal momento che la BCE non stampa moneta a sufficienza, chiede 120 miliardi di prestito ai finanziatori privati con l'impegno di restituire la stessa somma più il tasso di interesse ufficiale della BCE, più lo spread perchè siamo "cattivi" e non abbiamo fatto mai "i compiti a casa", per un totale di circa il 6% per ogni anno in cui è stato dilazionato il prestito. Questo prestito è a tutti gli effetti debito pubblico (a meno della quota parte di patrimonio statale svenduta), lo stesso che le banche hanno acquistato a tutta forza negli ultimi anni e di cui ora devono assolutamente sbarazzarsene (in particolar modo quello degli Stati più a rischio, Italia inclusa). Le banche dunque hanno in casa molti titoli "tossici" nazionali. Per ridurre il rischio di insolvenza, devono riequilibrare il proprio portafoglio e vendere debito pubblico, con la complicazione che se vendono debito pubblico fanno alzare lo spread e mettono nei guai gli Stati. Come se ne esce da questo circolo vizioso? Facile, con il fondo Salva Stati ... Le banche prendono in prestito denaro dal fondo Salva Stati (che è debito pubblico mascherato, quindi formalmente migliore del debito pubblico "vero") ad un tasso di interesse vantaggioso e lo utilizzano per liberarsi dei titoli di stato tossici o per prestare a sua volta denaro agli Stati in difficoltà. Esatto, avete capito bene: è come se una banca che vi concede un prestito recuperasse il denaro dai vostri stessi risparmi.   
 
 
 
Terzo punto, quello che apparentemente è il più ragionevole. Per condividere le perdite occorre unificare i debiti e adottare un meccanismo condiviso di controllo sui bilanci statali. Se stessimo parlando dei bilanci di un consorzio di aziende non vi sarebbe nulla da obiettare. Peccato che qui stiamo parlando dellavita di milioni di essere umani, dove decidere di tagliare l'un percento del PIL può significare passare dalla povertà estrema alla morte per mancato sostentamento. Senza considerare che la nostra stessa storia (corredata da tonnellate di carta su teorie economiche che ne convalidano il comportamento) ci dimostra che avere un unico bilancio, un unico Stato, un solo sistema politico non è sufficiente a garantire l'equilibrio economico tra regioni con caratteristiche culturali e sistemi finanziari divergenti . Un kg di pane a Napoli costa un euro; un kg di pane a Roma costa quasi 3 euro. Eppure c'è (ancora) l'unità nazionale, un sistema centralizzato che governa l'economia, addirittura la medesima lingua, ma ciò non è sufficiente a garantire l'equilibrio addirittura all'interno di una stessa nazione, figuriamoci se può esserci speranza in un ammucchiata di Stati che fino a 100 anni fa si prendevano a cannonate tra di loro.
 
 
 
Per approfondire il tema delle privatizzazioni, consigliamo la visione di questo interessantissimo documentario, prodotto dagli stessi autori di Debtocracy:
 
 
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