Lotta ai privilegi della casta per l'informazione e la trasparenza. Cominciamo dal parlamentare del PD Mario PEPE, dinosauro della politica sangiorgese. Poi passeremo ai consiglieri comunali !

01.10.2011 16:20

 LA NOTA DEL COMITATO CITTADINI PER LA TRASPARENZA E LA DEMOCRAZIA

"Anagrafe pubblica degli eletti: invitiamo l'onorevole Mario Pepe ad aderire"

Nella nota che pubblichiamo di seguito, indirizzata al deputato della sua cittadina, San Giorgio del Sannio (Benevento), e cioè Mario Pepe, parlamentare del Partito Democratico, Rosanna Carpentieri, portavoce del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia, fa riferimento, senza farsi mancare il gusto della polemica, effettivamente ad una campagna, avviata sina dal 2008, per "la trasparenza e la pubblicazione delle informazioni riguardanti i redditi, gli incarichi, i curricula e i comportamenti istituzionali degli eletti - presenze, votazioni, sedute - e dei nominati". Alla quale, come fa notare la stessa Carpentieri, "finora poco più del 12% dei parlamentari ha aderito". Non c'è la necessità di sfociare nell'antipolitica: siamo dinanzi ad un dato decisamente deficitario.

E nel caso specifico, prosegue la Carpentieri "non ci risulta che Lei stesso (rivolgendosi a Pepe, Ndr) abbia sinora sentito, malgrado i Suoi quasi quaranta anni in politica, questo elementare ed essenziale dovere di trasparenza e democrazia nei confronti dei cittadini elettori ed amministrati, prendendo esemplarmente le necessarie distanze dalla Casta cui appartiene.
Le chiedo pertanto di aderire all'Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati consegnando la Sua liberatoria alla pubblicazione dei dati online in osservanza della Legge 5 luglio 1982, n. 441, rendendo note tutte le informazioni che La riguardano : redditi, incarichi, curriculum, comportamento istituzionale, etc.

In caso contrario La segnaleremo alla opinione pubblica ed ai mezzi di informazione quale politico poco trasparente".

 N.B.

 

Proprio nei giorni in cui da noi il potere rende tutto più difficile da conoscere, il governo britannico, il nuovo governo, ha rilasciato e reso consultabile il data base di tutte le spese pubbliche (dalla nota spese del deputato alla centrale elettrica, per così dire), che contiene 24 milioni di record.

Su questo tema Mario Tedeschini Lalli non cessa di indicare tutte le enormi potenzialità di “giornalismo civile”, di precisione e approfondimento, che è offerta dalla trasparenza dello stato attraverso la rete. Giornalismo civile che è il terreno specifico per uno schema collaborativo tra professionisti e giornalisti “civil” e “grassroots” , perché se su 24 milioni di record a lavorare sono in migliaia tutto cambia. E’ quello che sta facendo, tra gli altri, il Guardian. Qui, per l’Italia, abbiamo spesso parlato di Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati.

Ma poiché  la trasparenza è in realtà una questione di potere (che si difende), ottenerla richiede una battaglia. Che gli utenti internet possono combattere e che i giornalisti e i giornali dovrebbero appoggiare.

Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, associazione radicale per una rete libera e democratica, ha avuto un’idea. Ha proposto sul suo blog la pirateria della conoscenza o “civil hacking”, basato su tre “armi”: posta elettronica certificata, firma digitalerichiesta di accesso agli atti.

Se l'obiettivo è quello di passare dal supplicare trasparenza all'imporre trasparenza, la “pirateria della conoscenza” è possibile con tre strumenti: posta elettronica certificafirma digitale, e richieste di accesso agli atti.

Il nostro ragionamento parte dagli scogli su cui si è incagliata l'iniziativa radicale sull'anagrafe pubblica degli eletti che hanno reso ancora più evidente la difficoltà radicale di coinvolgere i cittadini senza accesso prolungato all'informazione e poi di fronte agli attriti e all'impenetrabilità stupida del potere.

anche la trasformazione tecnologica è soggetta ai meccanismi del potere. Inutile girarci attorno: l'era digitale ci ha promesso una rivoluzione di trasparenza e di partecipazione che non sta arrivando. La Rete ha rivoluzionato i nostri rapporti sociali, il nostro modo di lavorare, il nostro modo di cercare notizie e informazioni. Ma appena si passa dagli individui ai sistemi di potere, la trasparenza, la disintermediazione, la semplicità dei rapporti tipici del mondo digitale, scompaiono, o, se ci sono, sono estremamente selettivi, disinnescati nel loro potere dirompente.

Il nuovo non passera quindi da un potere salvifico di Internet. Passerà forse dall'intelligenza di usare gli strumenti giusti, facendo lotte possibili, con le energie e il tempo che ciascuno di noi ha. Ed è con queste forze reali che possiamo cominciare a strappare documenti e informazioni importantissime dai cassetti degli amministratori e dalle mani dei nominati. Riversandoli nella Rete. Questa sarà la nostra pirateria.

È la ragionevolezza ad imporcelo. È con un atto di pirateria che Rita Bernardini, attraverso uno sciopero della fame faticosissimo, ha permesso di rendere pubbliche le spese segrete del parlamento, svelando a giornali e una parte di opinione pubblica dati sconosciuti e in molti casi “criminali” come li definì Pannella (vedi su:https://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte )

In concreto gli strumenti che propongo sono tre.

  1. Posta elettronica certificata. Dietro questo nome terribile e tecnicista, c'è la possibilità di trasformare ogni email in una visita agli sportelli delle amministrazioni locali. Di comprimere in pochi istanti, click, le ore passate in fila o rimbalzato da un ufficio all'altro e a inseguire orari impossibili. Uno strumento pensato dall'amministrazione soprattutto per rendere la macchina burocratica più leggera (speriamo), ma che, quasi involontariamente, diventa il luogo dove ci possiamo infilare per esigere trasparenza e legalità.

  2. Sono numerosi i fogli da firmare quando ci si reca allo sportello. Perciò il secondo strumento di cui ci dobbiamo dotare è quello della firma digitale. Un apparecchio che collegato ad un computer permette di sottoscrivere documenti con pochi passi, alla velocità di un “Mi piace”, per quanti conoscono Facebook. Ma con un valore del tutto equivalente a quello di una firma autografa. 

  3. L'“accesso agli atti”, lo strumento legale tramite il quale è possibile per un cittadino richiedere all'amministrazione pubblica documenti che legittimamente ritiene di essere interessato a conoscere. Strumento quasi inutilizzato per la burocrazia e la non conoscenza che lo circonda.

Per una email certificata con in allegato una richiesta firmata digitalmente di accesso agli atti ci vogliono pochi minuti. La nostra pirateria sarà quella di prenderci i documenti e i dati con cui ci sarà risposto e di renderli pubblici. E di denunciare per inadempienza la pubblica amministrazione in tutti i casi in cui questa non risponda. Anche con azioni collettive.

A quali informazioni possiamo accedere?

Solo per fare qualche esempio.

  1. A tutte le informazioni ambientali e con quelle documentare gli scempi sul territorio.

  2. Alle spese patrimoniali, ai redditi e alle spese elettorali dei consiglieri comunali, provinciali e regionali.

  3. A tutti gli iscritti alle liste elettorali, cioè dei cittadini che hanno diritto al voto.

Ma sta ai cittadini comprendere le priorità e la forma per poterci accedere.

Sembra complesso, come si può fare?

La gestione dei riferimenti di legge è ostica anche per chi ha maggiore esperienza. Per questo è necessario che si forniscano delle procedure facilitate che permettano a chiunque  di procurarsi  in pochi click i documenti per le nostre visite “virtuali” agli uffici comunali.

Come valorizzare questa lotta?

Le strade possibili sono limitate solo dalla fantasia. Si chiama civil hacking la capacità di utilizzare le tecnologie per rendere i dati intuitivi e fruibili. Starà ai cittadini e agli attivisti  saperli utilizzare in modo efficace.

 

 

 

 

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