Lo Sportello anti querele dell’Associazione Stampa Romana.Strategie di resistenza contro i bavagli al diritto alla libera informazione

25.11.2011 16:27

   

Tra i tanti modi per mettere il silenziatore alla stampa ci sono le “querele temerarie”. Ovvero, la richiesta di risarcimento danni. Cifre spropositate, assolutamente fuori dalla portata dei cronisti. Soprattutto dei collaboratori e dei free-lance, spesso costretti ad attuare forme di auto-censura, pur di evitare certi grattacapi! Cinquanta, centomila euro per aver ‘citato’ il politico o l'imprenditore di turno, sono una spada di Damocle insopportabile. Per cercare di tutelare i cronisti, e in modo particolare le fasce meno protette di chi fa informazione come i freelance accusati strumentalmente di diffamazione, è stato attivato il primo “Sportello anti-querele” presso l’Associazione Stampa Romana.

Subito dopo le violenze e le intimidazioni fisiche contro i cronisti, l’arma più potente per limitare la libertà di stampa è rappresentata proprio dagli abusi legali: dall’uso strumentale della legge sulla diffamazione e dalle esose ed immotivate richieste di risarcimento danni in sede civile, che possono mettere in ginocchio aziende editoriali, scoraggiare e intimidire singoli giornalisti, impedire di far luce su oscure vicende di illegalità e di potere.

Ferma restando la necessità di modificare la legge vigente, per mettere la legislazione italiana in linea con quella di altri Paesi europei e con i principi della Corte Internazionale di Strasburgo, nasce uno sportello di assistenza legale per assistere i cronisti minacciati da questi abusi.

Sono impegnati a realizzarlo: la Federazione Nazionale della Stampa, l’Associazione Stampa Romana, l’Ordine Nazionale e regionale dei giornalisti, l’Unione Cronisti Italiani, l’Associazione Libera, Articolo 21, l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione, Open Society Justice International, con la consulenza di studi legali da tempo impegnati in queste cause.

Lo sportello romano sarà operativo presso la sede dell'Assostampa romana e servirà da tramite tra il cronista minacciato e gli studi legali promotori delle azioni di tutela legale. Gratuita, naturalmente. "Le querele di diffamazione – ha sottolineato Paolo Butturini, segretario dell'Assostampa romana – sono utilizzate sia in sede penale che, sempre più negli ultimi anni, in sede civile sotto forma di citazione per danni". La richiesta di cifre spropositate: “Colpisce il singolo cronista nel suo patrimonio personale, ma anche gli editori”. Questi ultimi spesso trovano spunto da situazioni del genere per limitare il diritto di cronaca.

La presentazione dello sportello anti-querele è il frutto del convegno organizzato lo scorso novembre 2011 a Roma. Un momento utile per delineare le strategie di resistenza contro i bavagli che si intendono mettere all'informazione.

Quali strategie? “Abbiamo stabilito di procedere sia su un piano politico-istituzionale che su un piano sindacale”. Ha dichiarato il presidente della Fnsi Roberto Natale. Sul primo livello l'obiettivo è la: “Modifica della normativa nazionale riguardo alla richiesta di risarcimento danni. C'è già – ha sottolineato Natale – un lavoro bipartisan depositato in Parlamento nella passata legislatura”.

Si tratta della riforma Pecorella-Costa, rimasta insabbiata nelle commissioni parlamentari. Una riforma utile, che risponde alle esigenze degli operatori dell'informazione e, fatto non secondario: «A costo zero». Il secondo livello d'azione è quello sindacale che prende forma proprio negli sportelli anti-querele. “Uno strumento - ha sottolineato Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera Informazione - che serve ad evitare ai cronisti forme di censura o auto-censura, dettate dalle minacce del crimine organizzato e dei poteri forti”.

L'avvocato Oreste Flamminii Minuto, storico difensore della libertà di informazione e purtroppo scomparso a fine agosto di quest’anno, aveva sottolineato, da parte sua, l'importanza di un intervento legislativo sulla normativa vigente. “Vorremmo una legislazione che sia pari a quella degli Stati Uniti”.

Aveva sottolineato l'avvocato Flamminii. “La diffamazione per essere tale, deve contenere la volontà di ledere la reputazione altrui, deve quindi contenere un dolo specifico. L'altro elemento è che la condizione di procedibilità è data se la richiesta di rettifica non è pubblicata.

Questi due elementi - aveva aggiunto - sono le condizioni minime per considerarci una Paese libero”.

L'avvocato Domenico D'Amati, che è intervenuto in rappresentanza dell'Associazione Articolo 21, ha messo in luce degli strumenti che già oggi possono essere utilizzati per “demolire” le querele temerarie.

L'abuso di processo, quando: “Si verifica che lo strumento giudiziario è utilizzato con scopi intimidatori”; e: “Gli orientamenti della Suprema Corte di Cassazione”.

Questa, infatti: “Ha iniziato a recepire le indicazioni della Corte europea dei diritti dell'Uomo, laddove questa afferma che il diritto all'integrità della reputazione, e il diritto alla riservatezza cedono di fronte alla libertà di informazione”.

PER INFORMAZIONI
'Sportello antiquerele' - Associazione Stampa Romana 
Piazza della Torretta 36, terzo piano, Roma
Tel: 06.6871593
E-mail: 
info@stamparomana.it

Un esempio di querela temeraria che rientra nello schema dell'uso intimidatorio del processo penale:

https://www.scribd.com/doc/57287643/Querela-Del-Sindaco-Nardone-di-San-Giorgio-del-Sannio

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