L'inchiesta beneventana "Tabula Rasa" e un dubbio atroce

20.06.2014 07:56

L'inchiesta beneventana "Tabula rasa" sul voto di scambio politico-mafioso delle scorse amministrative, NON E' che ha anche questo filone, per ora occulto ?

E' inverosimile che la magistratura beneventana, che è quasi tutta abnormemente autoctona nei suoi rappresentanti, nulla sapesse e tutto ignorasse, fino allo scoppio del bubbone.

In Campania d'altronde avveniva ben altro, come sta emergendo.

 

"La Procura di Roma ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di corruzione in relazione alle dichiarazioni del pentito dei Casalesi Antonio Iovine che ha raccontato di una «struttura al tribunale di Napoli» per corrompere i giudici. Il pentito sarà ascoltato.


Le carte trasmesse per competenza dai magistrati partenopei sono all'attenzione dei pm romani da alcuni giorni. Gli inquirenti capitolini, in base a quanto filtra, interrogheranno Iovine che nelle sue dichiarazioni tirerebbe in ballo anche un ex giudice della corte d'assise d'Appello di Napoli già sotto processo a Roma per il reato di rivelazione del segreto d'ufficio ed abuso d'ufficio.


Quando il pentito del clan dei casalesi Antonio Iovine parla dei casi di presunti aggiustamenti di processi fa in particolare riferimento a due episodi. Si tratta di vicende che si erano concluse con la condanna in primo grado e con il ribaltamento della sentenza da parte della medesima sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli che lo assolse. Il 26 maggio scorso Iovine è stato interrogato dal pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro. «In alcune occasioni l'avvocato Michele Santonastaso - ha affermato Iovine - mi ha chiesto dei soldi per farmi avere delle assoluzioni». Il collaboratore si sofferma dapprima sul processo per l'omicidio di Nicola Griffo, vittima di lupara bianca. Santonastaso, a suo dire, gli avrebbe consigliato un penalista «che aveva un buon rapporto» con il presidente della Corte di assise Appello. «Il discorso fu molto chiaro, mi consigliò la nomina facendo riferimento chiaramente alla sua amicizia con il presidente della Corte». Il pentito nei verbali fa i nomi del giudice e dell'avvocato che sarebbero stati coinvolti nella vicenda, ora all'attenzione dei pm della procura di Roma, cha ha la titolarità delle indagini in cui sono indagati magistrati del distretto partenopeo. Santonastaso avrebbe fatto sapere a Iovine che l'avvocato voleva 200 milioni di lire necessari per fargli ottenere l'assoluzione. «Io accettai, fui assolto e pagai i 200 milioni in due rate di 100 milioni ciascunò »Santonastaso non mi ha mai spiegato nel dettaglio quale strada fu percorsa per ottenere l'assoluzione ma era chiaro che essa era stata ottenuta con metodi illeciti«. Al pm Ardituro il pentito (che fu condannato a 30 anni in primo grado e assolto in appello) ha ammesso di aver commesso il delitto con la complicità di altri tre camorristi. Iovine si sofferma poi su un duplice omicidio. Si tratta dell'uccisione di Ubaldo e Antonio Scamperti, avvenuta a San Tammaro (Caserta) nel 1985. Per tale delitto Iovine fu condannato all'ergastolo in primo grado e assolto dalla stessa sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli. Quando seppe che il processo era stato assegnato allo stesso presidente »mi tranquillizzai molto« dice Iovine. »Santonastaso mi chiedeva la disponibilità a dargli 200mila euro. Io diedi il via libera ed effettivamente fui assolto. Pagai i 200mila euro a Santonastaso in due rate da 100mila a distanza di una settimana l'una dall'altra«. Anche per il duplice omicidio Iovine ha ammesso la propria partecipazione diretta. Alla domanda del pm sul perchè avessero atteso il giudizio di appello e non fossero intervenuti prima per »aggiustare« i processi, Iovine spiega: »Santonastaso mi faceva il ragionamento che per quanto riguarda la Corte di Assise di Santa Maria Capua vetere non era sua competenza, perchè Santa Maria era un pò così, faceva la differenza tra Napoli e Santa Maria
».

Le dichiarazioni del pentito di camorra Antonio Iovine coinvolgono anche l'ex presidente della corte d'assise d'appello di Napoli, Pietro Lignola. Il magistrato, per un'altra vicenda in cui gli viene contestato il reato di rivelazione di segreto d'ufficio e abuso d'ufficio, è attualmente sotto processo a Roma davanti alla II sezione penale. I pm della capitale gli contestano i reati aggravati anche dal vincolo mafioso. La prossima udienza del processo è fissata per il 10 luglio."

Da Il Mattino  del 20 giugno

«250mila euro per corrompere i giudici». I verbali choc del boss pentito Iovine

 
di Leandro Del Gaudio
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«Ci stava tutta una struttura che girava nel tribunale di Napoli che riusciva ad aggiustare i processi». È uno due punti del nuovo verbale del boss pentito Antonio Iovine, depositato questa mattina dinanzi ai giudici del tribunale di Napoli dove è in corso il processo sulle minacce a Capacchione e Saviano.

Verbali esplosivi, frutto del lavoro di indagine dei pm Ardituro e Sirignano, si parla anche di tangenti da 200mila euro, che sarebbero state girate all'avvocato Michele Santonastaso, che - a sua volta - sarebbero serviti a corrompere i giudici.

"A proposito di un processo in appello per duplice omicidio, Santonastaso mi fece capire che c'era la possibilità di ottenere una sentenza di assoluzione, pagando 250mila euro, soldi che sarebbero serviti a corrompere i giudici".

Antonio Iovine fu assolto in appello, dopo essere stato condannato in primo grado all'ergastolo, per un duplice omicidio avvenuto nel Casertano. Dopo il suo pentimento, Iovine ha invece confessato di essere stato l'autore dei delitti. Il processo d'appello è quello per il quale Iovine ha rivelato l'episodio di presunta corruzione.

Una vicenda in cui ora si punta ad approfondire il ruolo di Santonastaso, ma anche di professionisti e toghe chiamate in causa dal boss pentito.



Maggiori informazioni https://altravocedelsannio.webnode.it/news/linchiesta-beneventana-tabula-rasa-e-un-dubbio-atroce/
 

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