Le contraddizioni del Bel Paese che regalano appalti alla camorra

10.10.2011 09:08

 Beni per un valore complessivo di un milione di euro sono stati sequestrati, la scorsa settimana, per un’ordinanza emessa dal tribunale di Benevento, a Giuseppe Ciotta, affiliato ai Pagnozzi, clan originario di San Giovanni a Teduccio, che ha colonizzato la valle caudina circa trent’anni fa. I carabinieri della compagnia di Cerreto Sannita hanno sequestrato quote societarie, edifici e mezzi di due ditte di proprietà di Ciotta, operanti nel settore dell’edilizia e con sede a Benevento in contrada Olivola. “Baff e fierr”, questo il suo soprannome, era già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di Benevento e lo scorso luglio gli erano già stati confiscati patrimoni con valore stimato intorno ai dieci milioni di euro, in seguito a un’indagine sull’acquisizione di una cava a Morcone, in provincia di Benevento. Giuseppe Ciotta, infatti, aveva acquistato la cava in un’asta fallimentare, attraverso un’impresa intestata all’ex moglie. “Coincidenza” vuole che fu proprio questa cava ad esser scelta nel 2007 dal Commissariato per l’emergenza rifiuti, come sito di stoccaggio di eco balle, nonostante l’area fosse del tutto inidonea. Dopo un anno e dopo varie proteste la cava venne, infatti, giudicata non adatta e venne utilizzata per la frantumazione di inerti. Il nostro governo era, dunque, intenzionato a pagare un profumato fitto per una cava inadeguata allo smaltimento rifiuti e appartenente a soggetti legati alla criminalità organizzata. Contraddizioni italiane. Ma oltre ciò, senza voler leggere oltre ma semplicemente attenendosi ai fatti, la cosa più preoccupante è che, alcuni anni fa, la stessa impresa dell’ex moglie di Ciotta si aggiudicava i lavori di risistemazione di una strada a Benevento, con regolare certificato antimafia.

E le contraddizioni non sono finite perchè proprio pochi giorni fa in Parlamento , il ministro Brunetta, propone l’abolizione della certificazione antimafia per le imprese. E stavolta la contraddizione assume anche i caratteri di un paradosso, perchè il ministro inserisce questa proposta in un elenco di ricette per la crescita dell’economia del paese.

Ma di quale paese stiamo parlando? Di quale economia? Di quella sana prodotta dagli imprenditori onesti? O di quella prodotta da chi riesce, con cemento impoverito e materiali scadenti, ad offrire prezzi di gran lunga più bassi di quelli imposti dal mercato, da chi ormai ha nell’edilizia il 75% delle attività per il riciclaggio di denaro sporco? Stiamo parlando dell’economia che produce crescita e progresso o di quella che ruota nelle tasche di pochi e sulla pelle degli altri? La provincia di Benevento, che conta ben 5aziende e 10 immobili confiscati, è soltanto un piccolo riflesso di questo quadro nazionale di contraddizioni che, come dice Don Amleto Frosi, referente provinciale di Libera-Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie : “induce i cittadini a chiudersi in se stessi per mancanza di fiducia”.

Giulia Tesauro

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