La corruzione dell’inettitudine e dell’apatia

07.03.2012 15:32

 

Non guardare per lasciar fare è una forma minore ma non meno colpevole di complicità e collusione. E in questo risiede la questione morale, nell’aver subito troppo, più o meno consapevolmente, più o meno entusiasticamente, contribuendo sia pure non direttamente a elevare i limiti di tolleranza della “licenza”, dell’irregolarità fino all’illegalità e alla criminalità.
Si guarda l’iceberg in superficie, i vitalizi, i furti visibili, i costi della politica come se gli sprechi vertessero solo sul remunerare troppo troppi pessimi rappresentanti. E non sulla dissipazione che deriva dall’incompetenza, dalle scelte inappropriate, dall’inefficienza, che rappresentano l’anomalia italiana anche nel campo della corruzione: mazzette su depuratori mai realizzati, su fuenti abusivi, su ospedali vuoti che si sgretolano in mezzo a campagne desolate, su strade che finiscono in un inquietante nulla, su palazzoni pubblici per uso molto personale. Si colloca la corruzione nella “retorica” della crisi morale, come se si trattasse di uno degli effetti dell’eclissi di un’etica pubblica. Mentre è sempre più evidente che è una delle ricadute più patologiche delle insufficienze della democrazie rappresentativa, delle storture di un sistema partitico che come in un circolo vizioso si nutre o è omertosamente complice dell’illecito che a sua volta lo ricatta, nutrendo il circuito dei soprusi, delle “costrizioni” e delle disuguaglianze, inducendo illegalità come fosse una fisiologica “difesa” dei marginali che vi si arrangiano dentro.

Ma è proprio a questa corruzione, che è corruzione della democrazia, devono attribuirsi molte delle responsabilità della crisi economica e della incapacità di gestirla.

E’ che il furto delle risorse pubbliche, in una fase di emergenza costituisce una slealtà, un crimine e una formidabile voce di spesa solo apparentemente occulta e esplicitamente tollerata da correi, da favoreggiatori o da aspiranti tali.
L’impoverimento va insieme alla corruzione se essa è “l´abuso dei pubblici uffici o delle funzioni pubbliche per scopo di arricchimento” di privati o/e di gruppi.
Lo scambio di favori agevola privati che operano nell´impresa, in quella delle costruzioni o industriale, commerciale o dei servizi: come un baro, il corruttore trucca il gioco e si arricchisce con e a spese di tre cose, il denaro dei contribuenti, le leggi e le norme, i potenziali competitori. Prestando attenzione a questa terna (fatale in tutti casi di corruzione) si intuiscono gli effetti devastanti che la corruzione ha sull´economia di un paese. E siccome nel caso della corruzione il danno è sempre fatto a tutte e tre insieme le vittime (le finanze dello stato, le leggi, il mercato) risulta evidente che davvero la corruzione esercita una pressione potentissima sulla società democratica impoverendo l´intero sistema.
Impoverisce per l´ovvia ragione che si alimenta con i soldi che sono di tutti e che violando la trasparenza delle regole (per esempio quelle per l´attribuzione di appalti nelle Grandi opere o nei lavori pubblici ordinari) fa saltare il principio che presiede al contenimento dei costi: competenza su un piede di parità, costituendo un vero e proprio attentato monopolistico all´economica di mercato.

E tuttavia, pare che siamo ormai così blasè da sopportare malmostosamente ma pigramente qualsiasi cosa ci cada addosso dall’alto, neve, pioggia, soprusi, incompetenza nel prevedere il prevedibile anzi il già annunciato, crimini : questa è la corruzione dell’inettitudine, come ha ben detto Anna Lombroso. 

Leggete questa: Prima l’ente ha quantificato il danno (alle infrastrutture rurali? quali senza un censimento preliminare?) per una cifra da capogiro, poi si pensa a “produrre una serie di documenti comprovanti il danno subito”. Questa NON è TRASPARENZA! Ed è grave che sia l’opposizione consiliare a suggerire ed avallare questo modus agendi quando sono in gioco risorse pubbliche.

noplutocraziaecorruzione.wordpress.com/2012/03/05/la-corruzione-dellinettitudine-e-dellapatia/

 

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