L’ora della libertà è giunta! Basta col teatrino italiano

26.08.2012 17:55

 

 

Titoliamo così questo nostro articolo, similmente a quanto fece MARTIN LUTHER KING (1) in una lettera del 1961. La forza che genera i cambiamenti è un fenomeno che Victor Hugo descrive in questi termini: «Non c’è forza più grande sulla terra di un’Idea per la quale sia giunto il momento». E l’idea di indipendenza da uno Stato sempre più inefficiente, sprecone quanto esoso di tasse, avaro di libertà quanto illegittimo, va facendosi strada anche in chi non ci aveva mai pensato prima.

In reverendo scrisse: ho cercato la mia anima, ma l’anima non l’ho vista, ho cercato il mio Dio, ma mi è sfuggito, ho cercato mio fratello, e ho trovato tutti e tre. Anche noi, come Martin Luther King cerchiamo i nostri fratelli con i quali percorrere la strada della libertà e della democrazia, negata dai partiti politici, dalla burocrazia, dai loro clientes e sodali italioti, attraverso la nonviolenza.

Una fredda mattina dell’autunno del 1956 un’anziana negra stanca, cittadina di Montgomery, in Alabama, si avviò lentamente e penosamente per percorrere a piedi le quattro miglia che la separavano dal suo posto di lavoro. Era il decimo mese del boicottaggio degli autobus che inizialmente intendeva durare una sola settimana. Il passo stanco della donna spinse un passante compassionevole a chiederle se avesse i piedi stanchi. La semplice risposta della donna divenne il motto dell’intera operazione: «Sì, amico, ho i piedi stanchi, molto stanchi, ma la mia anima è riposata.»

Anche noi siamo stanchi del continuo “teatrino della politica” italiana. Di diritti negati come quello dell’esercizio della sovranità popolare attraverso gli istituti di partecipazione popolare. Quanti sono i referendum che la Corte costituzionale ha cassato? il Parlamento ha aggirato? e la partitocrazia, attraverso la complicità della burocrazia hanno ignorato? Quanti sono i referendum “Consultivi” ancora presenti negli Statuti di Comuni, Province e Regioni? Innumerevoli! Ed essi non sono certo un esercizio di sovranità popolare, considerato che la Corte costituzionale con la sentenza n. 334/2004, chiarisce benissimo in cosa consistano: «…dal momento che il referendum ha carattere consultivo e non priva il legislatore nazionale della propria assoluta discrezionalità quanto all’approvazione della legge che…». Dunque, per analogia, anche il Consiglio comunale o provinciale o regionale è libero diNON tener conto dell’esito.

Se i politicanti sono liberi di non tenerne conto, perché mantenere il referendum CONSULTIVO? Per demagogia? Per dare il fumo negli occhi ai cittadini? Sicuramente NON per esercitare quella sovranità popolare di cui all’art. 1, Comma 2, della Costituzione!

Nel 1961 negli USA il futuro dello studente negro è stato a lungo chiuso entro gli angusti muri di opportunità limitate. I negri potevano intraprendere solo poche professioni e, tranne che per qualche eccezione, sempre dietro la barriera della segregazione, al Nord come al Sud. Poche sono le frustrazioni equiparabili con l’esperienza di dover lottare contro complesse materie accademiche e cercare di fare propri i concetti che non saranno mai, forse, utilizzati, o utilizzati solo in parte in condizioni che sono un insulto per una mente istruita. Un medico ospedaliero negro si sfogò una volta con M. L. King poco dopo la morte di un suo paziente, dicendo: «Vorrei essere professionalmente meno preparato, perché così non mi renderei conto di quante di queste persone muoiono a causa della mancanza di attrezzature adeguate, di un adeguato controllo post-operatorio e di una tempestiva accettazione dei pazienti da parte degli ospedali. Non faccio della buona medicina. Sto assistendo a tragedie causate dall’assenza di una buona medicina.»

Al Nord come al Sud dello stivale, per troppi decenni i giovani hanno dovuto constatare che non sono sufficienti i titoli di studio, la buona volontà, la capacità di adattarsi, come l’esercizio della creatività. Sempre si sono scontrati con regole burocratiche farraginose, e la necessità di avere “protezioni & raccomandazioni”. Quasi mai il merito ha pagato. È semmai la “fedeltà” (una qualità per i cani) a premiare. Fedeltà all’ideologia. E abbiamo visto quanto le ideologie siano la conseguenza dei due conflitti mondiali. Fedeltà al partito. E abbiamo visto come il partito sia un’organizzazione “altra” dall’interesse pubblico. Fedeltà a questo o quel “Capatz” politico. E abbiamo visto quanto particolarismo, favoreggiamento, faziosità, inequità, ingiustizia, partigianeria, partitismo, settarismo, familismo e nepotismo questo implica.

Ci si prenda la briga di leggere il DEF (Documento di Economia e Finanze) redatto da Mario Monti. Lo ha fatto Ernesto Callegaro su Facebook. Egli afferma che appare come un racconto horror o una fiaba. Consiglia la lettura (2) soprattutto del Capitolo VI. DEBITO ed APPENDICE A: Quadri di costruzione consolidati di casa del settore pubblico 2009-2011.

Nel I° trimestre 2012 Gennaio-Marzo lo Stato Italiano su ordine di Mario Monti attraverso il Ministero del Tesoro, ha emesso Titoli di debito per complessivi € 52.893 MILIARDI di €uro con scadenze variabili sino al 2013 (BTP – CTZ – BOT). In scadenza al 31/03/2013 ci saranno da pagare complessivamente titoli a media e lunga scadenza per € 321.058 MILIARDI di €uro.

Il volume di scambi M.T.S. al 31/03/2012 riferito alla media mensile scende da €/mese 72.340 Miliardi del 2011 agli attuali €/mese 45.095 Miliardi con trend previsto in calo. Detto questo e considerando l’avanzamento del debito pubblico a media ponderata di €/sec 5.154,75 ovvero € 162.560.196.000,00 all’anno, come spera il Governo di non fallire?

Anche ammesso e non concesso d’esserci sbagliati, tutto ciò serve ad avere servizi più efficienti? Nemmeno per sogno! Facciamo un esempio: nel febbraio del 1944, durante le prime fasi della battaglia di Monte Cassino, un bombardamento massiccio delle forze alleate, che vi sospettavano la presenza di reparti tedeschi, distrusse l’Abbazia omonima. Il restauro fu realizzato all’incirca tra il 1948-1956, anni non certo floridi, sia per gli italiani che per il fisco.

Il 6 aprile 2009 il terremoto dell’Aquila crea morte e distruzione (anche per imperizia costruttiva e mancanza di controlli da parte degli organi preposti dallo Stato). È tutto ancora fermo. La ricostruzione del centro storico dell’Aquila non è partita sembra per problemi legati alla burocrazia. Questo malgrado lo Stato abbia prontamente aumentato le accise sui prodotti petroliferi. Eppure quando la burocrazia vuole funziona. Basta fare una semplice infrazione stradale e giù salatissime multe. Non basta pagare, occorre anche qui seguire rigide procedure burocratiche pena altre draconiane sanzioni.

Un’arma (tra le altre) che gli studenti afroamericani hanno impiegato (negli anni intorno al 1960) in modo inventivo nella lotta non violenta è la satira. Questa ha permesso loro di evitare il morso dell’ira pur mentre il filo della lama del ridicolo veniva usato contro l’avversario. Quando è stato loro consigliato di «andarcipiano», di aspettare perché le riforme sono lente, sono stati in grado di rispondere, senza muovere muscolo, che stanno meticolosamente cercando la felice via di mezzo tra i due estremi della moderazione e del gradualismo.

Nel paese di Arlecchino e Pulcinella la satira è prevalente appannaggio dalla sinistra, che notoriamente non è la soluzione per il cosiddetto buon governo. È solo l’altra faccia della partitocrazia.

Affermava M. L. King che da un punto di vista esclusivamente morale, una legge ingiusta è una legge che non si trova in armonia con la legge morale dell’universo. Più concretamente, una legge ingiusta è una legge per la quale la minoranza è costretta a rispettare un codice che non vale per la maggioranza.In Italia abbiamo il fenomeno inverso: una minoranza di politicanti crea leggi che la maggioranza non ha democraticamente avallato. Una legge ingiusta è quella che esige che certe persone ubbidiscano a un codice che esse non hanno contribuito a formulare perché non hanno contribuito ad approvarla.

Nel disubbidire a queste leggi ingiuste gli studenti afroamericani furono pacifici, aperti, non violenti. Cosa importantissima, furono disposti ad accettare la punizione, quale essa sia, perché in questo modo l’opinione pubblica è chiamata a riprendere in esame la legge in questione e a decidere se essa elevi o degradi l’uomo.

Continua M. L. King: oltre a questo sembra che gli studenti abbiano compreso ciò che la generazione che li precedette non aveva inteso del ruolo della legge. La legge tende a dichiarare i diritti, non ad applicarli. È necessaria la presenza di un catalizzatore che infonda la vita dell’esperienza a una sentenza giudiziaria tramite l’esercizio continuo dei diritti, finché questi non siano diventati abitudine e la condotta umana non li applichi ogni giorno. Gli studenti hanno offerto le loro energie, i loro corpi perché questo risultato possa essere ottenuto. Si vedono come i «levatori» alla nascita di un nuovo ordine. È a questo modo che gli studenti si sono rapportati all’«idea per la quale è maturato il tempo», e l’hanno fatta cosa reale.

Molti che sono liberali e indipendentisti, tanto al Nord quanto al Sud, dopo avere elencato  programmi senza precedenti, esprimono desideri di libertà, ma non indicano attraverso quale “patto” (Costituzione e Statuti) tale libertà sarà esercitata e garantita. Così spingiamo, più di quanto crediamo, i violenti ad agire, e i più disperati a fare violenza a se stessi sin’anche al suicidio.

Eppure quello d’indicare il nuovo “patto” è un impegno totale verso questo obiettivo di equità e dignità. E perché questi risultati siano raggiunti, si dovrebbe essere disposti a pagare qualsiasi prezzo, quale che sia, in termini di sofferenze e privazioni, e per tutto il tempo che sarà necessario. Se c’è qualcosa da evitare, quando ci sono guai, è perdere tempo con le ipotetiche di terzo tipo, cioè “dell’irrealtà“. Se il bosco brucia non serve a niente dire che, se ci fosse un nubifragio, la pioggia spegnerebbe l’incendio. Perché il bosco continuerà a bruciare.

 ***

(1) MARTIN LUTHER KING, «Io ho un sogno – Scritti e discorsi che hanno cambiato il mondo», SEI – Società Editrice Internazionale – Torino 1993
(2) Fonti utilizzate per il calcolo: www.dt.tesoro.it/www.mef.gov.it

di ENZO TRENTIN

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