L'abuso di ufficio salvò Prodi, Scalfaro e Burlando

14.08.2010 19:00

Le modifiche del governo Prodi nel 1997 al reato di abuso d'ufficio


La modifica del reato di abuso d'ufficio, approvata dal governo Prodi nel '97, torno' utile non soltanto a lui. Ne beneficiarono anche un ex presidente della Repubblica come Oscar Luigi Scalfaro e un ministro della Quercia, Claudio Burlando. L'iniziativa legislativa per modificare l'abuso d'ufficio fu presa alla fine del '96 da un deputato di Rotondella, un comune vicino a Matera, Domenico Izzo, medico, eletto allora nelle file dei Popolari.

Nei documenti che  accompagnavano il progetto di legge, allora iscritto agli atti Camera con il numero 2989, si capiva benissimo chi e perche' nel centrosinistra di allora sponsorizzava la riforma. 

L'ispiratore di Izzo fu infatti l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Lo si legge, fra l'altro, nei documenti agli atti della Camera.

"E' ormai matura, e ne è viva la sensibilita' nell'opinione pubblica, una decisione del Parlamento sull'abuso d'ufficio, la cui estensiva interpretazione ha creato e sta creando molti gravi problemi alla ordinata gestione ed al funzionamento degli enti pubblici e degli enti locali. Di tale sensibilita' e' prova il dibattito nel paese e nel Parlamento, sottolineato dall'intervento deciso del presidente della Repubblica". (...) L'ex presidente Scalfaro intervenne con tanta decisione anche sui presidenti di Camera e Senato, allora rispettivamente Nicola Mancino  e Luciano Violante.

Un tifo aperto, pubblico, senza riserve tanto che un magistrato, il sostituto procuratore di Napoli Pio Avecone, ne rimase colpito a tal punto che nella requisitoria contro Vito Gamberale, amico di Scalfaro, sostenne che le dichiarazioni del presidente a favore della depenalizzazione dell'abuso d'ufficio servivano a dare un mano all'ex amministratore delegato della Telecom.

Avecone, successivamente, fu processato per questo suo giudizio dal Consiglio superiore della magistratura, ma fu ampiamente assolto.

Qualche tempo dopo lo stesso ex presidente della Repubblica godette della modifica dell'abuso d'ufficio. (...) e cosi' si scopre che il reato contestato originariamente all'ex presidente della Repubblica (avere incassato 350 milioni di fondi del Sisde) non era peculato ma bensi' "abuso d'ufficio" e pertanto il Tribunale dei ministri applico' le nuove norme sul reato di abuso d'ufficio varate nel '97 (...)

Anche Romano Prodi, in un certo senso, pote' approfittare delle nuove norme. Eduardo Landi, giudice per le indagini preliminari, lo mando' assolto anche in virtu' della nuova disciplina giuridica votata dal Parlamento. (...)Nello stesso periodo anche il ministro dei Trasporti dell'epoca, Claudio Burlando godette dei benefici della legge: al punto che i giudici sospesero il procedimento che lo riguardava in attesa delle decisioni  del Parlamento - di cui anche lui faceva parte - e, quando deputati e senatori vararono la riforma definitivamente, in base alla nuova legge l'esponente della Quercia fu assolto.

 

 

 

  Nella primitiva versione del codice Rocco, il reato in questione svolgeva una funzione tipicamente generica e sussidiaria e risultava,         perciò, applicabile solo allorché l'abuso del pubblico ufficiale non era in modo specifico contemplato da una particolare

  disposizione di legge.

  Ma nel 1990, con l'articolo 13 della legge 26 aprile 1990, n. 86, nell'ambito di una più ampia riforma, il legislatore

  mentre abrogava l'art, 324 concernente "l'interesse privato in atti di ufficio" , modificò profondamente l’art. 323 del c.p.

  facendo dell'abuso di ufficio una figura cardine del sistema dei delitti contro la pubblica amministrazione;

  ed in vero, la nuova disposizione incluse in sé anche i fatti rientranti nelle ipotesi previste dagli articoli di legge che punivano                   l'interesse privato ed il peculato per distrazione, che furono abrogati come reati autonomi. Il legislatore, peraltro,

  ristrutturando il delitto di abuso si sforzò di descrivere il fatto punibile con una certa precisione, e ciò al fine di evitare che

  un'eccessiva genericità della norma penale potesse consentire incursioni dei giudici e, soprattutto, dei pubblici ministeri in

  settori riservati alla discrezionalità della pubblica amministrazione.  

  Per conseguire tale scopo, e cioè evitare il rischio di "sconfinamenti " del giudice penale nella sfera amministrativa, il legislatore del    

 1997 ha descritto la fattispecie punibile in maniera ancora più precisa che in precedenza, così statuendo: «Salvo che il fatto non    

  costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, che nello svolgimento delle funzioni o del servizio,

  in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un

  prossimo  congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero

  arreca ad altri  un danno ingiusto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni». (…)

  Dunque, per il legislatore del 1997, il reato di abuso di ufficio non è più configurabile se il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico

  servizio non hanno violato una precisa norma legislativa o  regolamentare.” Una vera e propria controriforma in senso deleterio e

  pro  Casta e malaffare ! Un Esempio brutale: se il funzionario tizio di un Comune italiano assegna case popolari a politici, parenti,         amici vari, chiunque gli capiti e a genio non potrà più essere accusato di niente.

Anche se i fatti sono provati e sono illeciti egli non incorre più nel reato di abuso d'uffico. A meno che il PM, cioè l'accusa, non abbia la prova tangibile che egli ha intascato delle bustarelle. Cosa ben più complicata da accertare.

Mi sembra un bel cambiamento. Ecco perchè ci troviamo nell'Italia di oggi !

Rosanna Carpentieri

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...