Ilva, ecco le intercettazioni che provano la corruzione Quel manager tesseva le trame

04.08.2012 18:19

E’ notizia di oggi 26 luglio 2012: “La procura di Taranto ha disposto oggi il sequestro, con il conseguente blocco delle attività, di tre aree dell’impianto siderurgico dell’Ilva a Taranto. Il gip Patrizia Todisco – secondo quanto apprende l’ANSA – ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. Sono 8 gli indagati, tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva, per i quali il gip Patrizia Todisco ha disposto gli arresti domiciliari,  cinque tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva sono stati posti agli arresti domiciliari. Per i magistrati le emissioni dell’impianto hanno messo a rischio la salute di migliaia di lavoratori e di abitanti delle zone circostanti.”

Una svolta?

Metto più in chiaro come ha fatto Gianni Lannes? ILVA, SEQUESTRATE ALCUNE AREE. ARRESTI DOMICILIARI PER EMILIO E NICOLA RIVA

 Il 19 giugno 2012 si sono appellati in Rete,  per la circolazione di un video DAVANTI ALL’ILVA DI TARANTO: COME UN GIACIMENTO DI PETROLIO. INQUIETANTE DAVANTI AGLI SCARICHI IN MARE DELL’ILVA DI TARANTO ESISTE UNA SPECIE DI… “GIACIMENTO DI PETROLIO”. (video e commento di Fabio Matacchiera – Fondo Antidiossina Taranto Onlus). Divulga questo video e sostienici in questa difficile battaglia

 

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Il 16 luglio 2012, esce un video, notevolmente in sordina “Governo, Regione ed enti locali, insieme per salvare l’Ilva”: Parte da oggi una corsa contro il tempo per salvare l’Ilva di taranto e migliaia di posti di lavoro. Lo stabilimento siderurgico infatti è a rischio sequestro per l’inchiesta aperta dalla Procura di Taranto per disastro ambientale.

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Il 24 luglio 2012 ho scritto Siria Israele Taranto la chimica e il prezzemolo :  Armi chimiche? In Italia avviene anche questo  a Taranto “Nelle urine dei tarantini è  stata riscontrata la presenza del piombo, sostanza cancerogena”. Lo riferisce il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, citando dati presentati a Oxford in un convegno.. Anche per la diffusione di questi e altri dati in città  di parla di un possibile sequestro cautelare degli impianti dell’Ilva, ipotesi contro la quale si scagliano gli operai pronti a manifestazioni di piazza e a blocchi stradali. “
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Il 26 di luglio 2012 per niente in sordina arriva un altro video “Ilva, sit-in degli operai di Taranto a Roma “

Un commento  lasciato…al Fatto”Ma vaffanculo… che mammina idiota la prima… Si mette a norma lo stabilimento se inquina, si rispetta la 626 ecc. ma con la penuria di posti di lavoro di oggi chiedete di chiudere uno stabilimento??? Pazza imbecille.simoneislanda 28 minuti fa.”

L’ 11 aprile 2012 ho scritto Maori Maggiori tra i Minori a Taranto, dove riportavo l’ impegno incessante delle DONNE PER TARANTO conosciute su Facebook: Sull’esempio delle “DONNE DI CORNIGLIANO” e di tante realtà sparse in Italia, nasce a Taranto il comitato “DONNE PER TARANTO”. Obiettivo prioritario è contrastare la Grande Industria per tutelare il DIritto alla Salute e a una Vita Dignitosa.
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Le ho ritrovate non solo nel video sopramenzionato ma in questa agenzia di stampa…L’iniziativa denominata “Taranto vuole giustizia” è già stata annunciata su Facebook: un gruppo di cittadini (in prima fila c’è Rosella Balestra del comitato Donne per Taranto) sta organizzando per giovedì 26 luglio una trasferta a Roma, dove si concretizzerà il Protocollo d’Intesa voluto dalle istituzioni per inquadrare il rapporto tra Ilva e il territorio ionico alla luce dell’emergenza ambientale. Un nuovo accordo di programma che secondo gli organizzatori del sit-in può definirsi “salva Ilva”. Ecco cosa si legge nel testo che spiega i motivi del dissenso: “Riteniamo che queste mosse siano pericolose nel momento in cui la magistratura sta per esprimersi. Noi cittadini di Taranto chiediamo solo che che le istituzioni centrali e locali abbiano più rispetto per il lavoro della magistratura e attendano le decisioni che si stanno prendendo. Leggi dell’utima ora, accordi e firme improvvisate non salvereranno Taranto.  Noi chiediamo giustizia. Sarebbe importante essere in tanti: associazioni, comitati, movimenti, cittadini, ognuno con le proprie peculiarità,  ognuno con le sue bandiere e i suoi striscioni, mettendo da parte divisioni e difficoltà comunicative”.

TARANTO – Il gip Patrizia Todisco – secondo quanto apprende l’ANSA – ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti.La notizia si è appresa da fonti vicine all’inchiesta, anche se non ci sono conferme ufficiali.Circa 5mila lavoratori dell’Ilva di Taranto, usciti dallo stabilimento siderurgico dopo aver appreso dell’imminente notifica del sequestro degli impianti e della chiusura dell’area a caldo, si stanno dirigendo in corteo verso Taranto per raggiungere la Prefettura e probabilmente bloccare il ponte girevole.”Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza”. Così il ministro Clini sulle misure della magistratura per l’Ilva di Taranto. “Verrà affrontata l’emergenza – continua – per almeno 15.000 persone in seguito a iniziative della magistratura che sta procedendo al sequestro e a altre misure cautelari”.FRANCESCHINI, GOVERNO VENGA A RIFERIRE IN AULA - “Ho chiesto alla Conferenza dei capigruppo che il governo venga a riferire al più presto sull’Ilva di Taranto. E mi hanno detto che questo potrà avvenire all’inizio della prossima settimana”. Lo ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Enrico Franceschini, uscendo dalla riunione dei capigruppo di Montecitorio che si è appena conclusa. E’ molto probabile che un esponente del governo verrà a riferire martedì prossimo.REALACCI, CHIUSURA NON E’ UNA SOLUZIONE – “Quanto sta accadendo all’Ilva di Taranto è il frutto avvelenato di una politica sbagliata, di colpe gravissime ed omissioni che partono da lontano e arrivano fino ad oggi. Pesantissime le responsabilità dell’azienda e di chi l’ha diretta. Ma la chiusura dell’impianto non è una soluzione”. Lo afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, commentando le indiscrezioni sul provvedimento di sequestro con relativo blocco dell’attività di tre aree degli impianti dell’Ilva di Taranto. “E’ necessario – conclude Realacci – che le istituzioni presentino con la massima urgenza un percorso immediato e credibile per una drastica riduzione dell’impatto ambientale dell’azienda e per la bonifica dell’area”.AnsaLa Procura della Repubblica di Taranto ha disposto il sequestro, con il conseguente blocco delle attività, di tre aree dell’impianto siderurgico dell’Ilva aTaranto. Secondo i magistrati le emissioni dell’impianto hanno messo a rischio la salute di migliaia di lavoratori e di abitanti delle zone circostanti. Il gip Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro  degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (cokerie, agglomerato, parchi minerari) e misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva.

 I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti. Le decisioni fanno seguito ad una approfondita inchiesta sull’ipotesi che le diossine e altri agenti chimici provenienti dall’acciaieria abbiano causato un incremento abnorme dei casi di cancro e di malattie cardiovascolari a Taranto. Al ministero dell’Ambiente, nel frattempo, dove si è svolta una riunione sul risanamento della zona dell’acciaieria, è stato raggiunto un accordo tra governo, enti locali e gruppo Riva, che prevede 330 milioni di investimenti per la bonifica ambientale, 7,5 dei quali provenienti dalla società. Il ministro per l’AmbienteCorrado Clini è perentorio: “Lo stabilimento non va chiuso”.  L’Ilva di Taranto “non va fermata. Il giudizio sui rischi connessi ai processi industriali dello stabilimento va attualizzato”. A sottolinearlo in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’ è proprio Clini, nel giorno dell’incontro al ministero col governatore della Puglia NichiVendola per la definizione dell’intesa sugli interventi urgenti di bonifica, riqualificazione e infrastrutturazione della città di Taranto. Se le diossine sono ben presenti nel latte materno, il piombo è ormai penetrato nelle urine, ma le autorità si affrettano a sostenere ancora che “è tutto sotto controllo”. C’è un solo rimedio attendibile: chiusura definitiva di questo inferno e bonifica integrale del territorio (mare incluso) a carico del clan Riva. Perizia giudiziaria 1https://img36.imageshack.us/img36/1197/periziagiudiziaria1.pdf

TARANTO – I sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm stanno preparando la mobilitazione avendo avuto sentore che possa essere ormai imminente la notifica del provvedimento di sequestro da parte dei carabinieri. E, secondo quanto si apprende, Il gip Patrizia Todisco ha già firmato il sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici . I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti. CINQUEMILA OPERAI IN MARCIA. Circa 5mila lavoratori dell’Ilva di Taranto, usciti dallo stabilimento siderurgico dopo aver appreso dell’imminente notifica del sequestro degli impianti e della chiusura dell’area a caldo, si stanno dirigendo in corteo verso Taranto per raggiungere la Prefettura e probabilmente bloccare il ponte girevole. Lo si è appreso da fonti sindacali.
IRA OPERAI. «Il sequestro degli impianti avrebbe conseguenze drammatiche. L’azienda ecocompatibile va bene, ma bisogna dare tempo all’azienda. Noi dobbiamo continuare a lavorare, altrimenti dove si va?». È l’amaro sfogo di uno degli operai dell’Ilva di Taranto, che stamani sta presidiando l’ingresso dello stabilimento insieme ad una cinquantina di colleghi e ad alcuni rappresentanti sindacali. I dipendenti del Siderurgico temono che la magistratura possa far notificare da un momento all’altro il provvedimento di sequestro nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva. Uno dei legali dell’azienda, l’avv. Egidio Albanese, che ha assistito i Riva in altri procedimenti penali, si trova in questo momento all’interno dello stabilimento siderurgico per parlare con la direzione. «In questa città – ha detto un altro operaio – le prospettive sono quasi zero. La chiusura dell’Ilva manderebbe in crisi le nostre famiglie. Sarebbe una decisione traumatica. Ecco perchè stiamo presidiando le portinerie».Leggo

La procura di Taranto ha disposto oggi il sequestro, con il conseguente blocco delle attività, di tre aree dell’impianto siderurgico dell’Ilva a Taranto.Lo ha riferito a Reuters una fonte a conoscenza del dossier, precisando che cinque tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva sono stati posti agli arresti domiciliari.Per i magistrati le emissioni dell’impianto hanno messo a rischio la salute di migliaia di lavoratori e di abitanti delle zone circostanti.Al ministero dell’Ambiente, intanto, dove si è svolta una riunione sul risanamento della zona dell’acciaieria, è stato raggiunto un accordo tra governo, enti locali e gruppo Riva, che prevede 330 milioni di investimenti per la bonifica ambientale, 7,5 dei quali provenienti dalla società, come riferisce una fonte.Le decisioni odierne fanno seguito ad una lunga inchiesta sull’ipotesi che la diossina e altri agenti chimici provenienti dall’acciaieria abbiano causato un incremento abnorme dei casi di cancro e di malattie cardiovascolari a Taranto.Reuters

26 marzo 2012
Ilva di Taranto: depositata la perizia epidemiologica, il quadro è molto preoccupante (fonte: www.tuttogreen.it)Stanno emergendo in questi giorni i risultati dello studio voluto dal gip Patrizia Todisco nella perizia epidemiologica al fine di comprendere lo stato di salute dei tarantini in relazione agli inquinanti emessi dallo stabilimento siderurgico.Nelle 282 pagine che compongono il documento depositato, Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere, hanno risposto ai tre quesiti posti dal giudice relativi alle patologie derivanti dall’esposizione agli inquinanti emessi dallo stabilimento industriale, il numero dei morti e degli ammalati attribuibili all’inquinamento prodotto dagli impianti di proprietà del gruppo Riva.Il risultato è molto preoccupante: a Taranto, secondo i periti, tra il 2004 e il 2010 vi sarebbero stati mediamente 83 morti all’anno attribuibili ai superamenti di polveri sottili nell’aria, mentre i ricoveri per cause cardio-respiratorie ammonterebbero a 648 all’anno. La media dei decessi sale però fino a 91 se si prendono in considerazione i quartieri Tamburi e Borgo, geograficamente più vicini alla fabbrica. Ironia della sorte però, il record per i decessi e ricoveri per malattie croniche spetta al quartiere Paolo VI, costruito appositamente per ospitare, dopo la nascita del polo siderurgico negli anni ’60, i nuovi cittadini di Taranto, coloro che dalle campagne della provincia si trasferirono in città per diventare operai.Al Paolo VI, infatti, vi è una percentuale maggiore rispetto alla media complessiva della città e i decessi dovuti a malattie dell’apparato respiratorio sono addirittura superiori del 64%. Ma non è solo la lunga esposizione a creare danni secondo i periti: nei bambini e negli adolescenti fino a 14 anni, i periti hanno infatti accertato “un effetto statisticamente significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie” e un’elevata presenza di tumori in età pediatrica, un quadro davvero preoccupante. La situazione peggiore però è quella che riguarda gli ex operai dello stabilimento siderurgico, ossia quanti ci hanno lavorato negli anni ’70-’90. Essi mostrano un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%).
Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%). La maxi perizia sarà esaminata in aula dalle parti il prossimo 30 marzo e poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni.

In un  canto siciliano del 1857, un servo rivolgendosi a Cristo, gli racconta che viene maltrattato dal padrone e gli chiede di sterminare questa “malarazza”, il Cristo risponde che il servo non si ritrova i chiodi alle mani e ai piedi e quindi è libero di prendere il bastone e di uscire fuori i denti… venne pubblicato da Leonardo Vigo. Fu immediatamente censurato dalla chiesa.

LE NOSTRE VITE VALGONO PIU’ DEI VOSTRI PROFITTI

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"...Oggi sarà il giorno della protesta per i lavoratori dell'Ilva di Taranto, con 24 ore di sciopero e due cortei. Partecipano Camusso, Bonanni e Angeletti. Ieri sera fiaccolata di solidarietà ai dipendenti, in strada con le loro famiglie. DISERTATE QUEL CORTEO!

DISERTATE IL CORTEO DELLA VERGOGNA!
DISERTATE IL CORTEO CHE PROTEGGE I CRIMINI SCRITTI NELLE 290 PAGINE DELL'ORDINANZA!
LASCIATE POLITICI e SINDACATI SOLI CON I LORO CRIMINI!
"...non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell'Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o a essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico"
Sono parole dell'Ordinanza della Procura di Taranto a pag 294...


Allora OPERAI, CITTADINI... siete ancora intenzionati a marciare ???
Svuotiamo quel corteo e lasciamoli soli con i LORO CRIMINI!!!"
 
Rosanna Carpentieri

Descrive un sistema di potere ramificato. Capace di arrivare a chiunque, almeno a parole, per sistemare le faccende dell’Ilva. È ricca di spunti l’informativa redatta dal Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vede indagati Fabio Riva, per una fase presidente del siderurgico, Girolamo Archinà, potente pubblic relations man del gruppo Riva, l’ex direttore dello stabilimento siderurgico Luigi Capogrosso e il consulente della Procura ed ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti. Un lavoro meticoloso, quello compiuto dagli uomini guidati dal capitano Giuseppe Di Noi, confluito ieri mattina negli atti all’attenzione del tribunale del riesame chiamato a decidere se confermare o meno gli arresti di 8 tra proprietari e dirigenti dell’Ilva e il sequestro dell’area a caldo. I pubblici ministeri hanno deciso di depositare una parte di quell’informativa allo scopo di dimostrare la capacità di inquinamento probatorio del gruppo Riva. 


All’attenzione dei giudici ma anche della difesa degli indagati sono finite così alcuni stralci di intercettazioni telefoniche e ambientali. La storia principale è quella raccontata ieri dalla Gazzetta, cioè della busta bianca - contenente 10mila euro per l’accusa, la bozza di un protocollo per la difesa - consegnata da Archinà al professor Liberti il 26 marzo del 2010 nel retro della stazione di servizio ubicata ad Acquaviva delle Fonti, sull’autostrada Taranto-Bari. Attorno a quella vicenda - tutta peraltro ancora da definire visto che ieri mattina la difesa del gruppo Riva ha depositato un verbale dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa che sostiene che quei soldi, quei diecimila euro, erano per lui - ruota ben altro. Parte ancora rigorosamente coperta da segreto istruttorio e dunque destinata ad ulteriori analisi da parte dei pubblici ministeri Mariano Buccoliero e Giovanna Cannalire che un mese fa hanno ereditato il fascicolo dal collega Remo Epifani, parte invece rivelata. Il perno del sistema di potere dell’Ilva sembra Archinà, consulente del gruppo Riva per la comunicazione e le questioni ambientali. Archinà tiene i rapporti con i giornalisti ma anche con politici e organi di controllo. In una telefonata con l’allora direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso discute di un controllo annunciato da Arpa e Asl e senza mezzi termini dice al collega che «quelli, con la sedia legata al culo devono stare, altro che controlli». 

Poi parla con Liberti, suo co-indagato, a cui chiede spiegazioni sulla perizia che il docente stava facendo per conto della Procura. Rimprovera brutalmente il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato, reo, a suo dire, di aver calcato la mano in una relazione sul micidiale benzo(a)pirene emesso dall’Ilva, con Assennato che cerca di giustificarsi, suggerendo la convocazione di un tavolo per trovare una soluzione. Archinà ha dimestichezza con i dirigenti, vecchi e nuovi, della Regione che si occupano di ambiente. Ma vanta conoscenze anche a Roma. Parlando, nel 2010, con un consulente del gruppo Riva, già funzionario del Cnr, discute dei componenti della commissione ministeriale che sta esaminando l’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento siderurgico di Taranto. Il discorso scivola su Corrado Clini, oggi ministro dell’Ambiente, all’epoca dei fatti direttore generale del ministero. Archinà tranquillizza il suo interlocutore, forse vantandosi forse chissà: «Clini è uomo nostro».

 

Ilva, Riva e gli intrecci con la politica "Amico di ministri ed ex presidenti"

La lettera di un operaio Ilva

Gent.mo direttore,

vi scrivo per ricordare a tutti coloro che parteggiano per lo sblocco del sequestro degli impianti ILVA che non è proprio "una ricchezza" tale impianto certo aumenterà il PIL come indicato ma in misura di certo minore a quello che si potrebbe fare in una città che era (e forse non lo sarà mai più) patria dell'artigianato dove ogni locale era destinato ad attività imprenditoriali molto più ambientaliste del mostro che adesso si vuole difendere per tuttelare l'occupazione. Desidero ricordare come L'ILVA ha cambiato la città e perchè proprio in città forse non molti ricordano (o proprio nessuno oramai) che la vecchia italsider inaugurata oltre 50 anni fà era una società pubblica con azionista anche il presidente GRONCHI che la inaugurò e questo è solo l'inizio poi si è scoperto che vi lavoravano al suo interno 10 volte gli operai che oggi sono impiegati (può darsi che occorressero più operai prima ma non ci credo più di tanto penso di più al clientelismo).

Inoltre dopo l'avvio della produzione molte botteghe artigiane chiusero per entrare nel nuovo stabilimento, ubicato quasi all'interno della città con l'idea (dopo annullata) di utilizzare le fonti di acqua dolce che scaturivano dal mar piccolo della città, acqua che forniva il caratteristico gusto alle cozze tarantine e la cronaca attuale ci dice che fine hanno fatto, e come conseguenza di questo i prezzi aumentarono del doppio (esperienza personale che ancora ricordo in modo chiaro).

Bisogna anche aggiungere che l'allora acciaio di Stato per mano dei dirigenti (che volevano dimostrare le loro capacità) veniva venduto sottocosto creando così un buco enorme nei bilanci risanati, come sempre, dalle casse dello Stato ovvero da tutti noi... per poi arrivare alla storia recente che, forse e solo forse, qualcuno ricorda anche vagamente ovvero l'industria colma di debiti e dipendenti inutili, dato che la si voleva vendere (non produceva utili ma perdite). Nel 1988 si mandarono a casa (in pensione ovvio) centinaia di persone con liquidazioni, notevoli per il tempo dato che l'hanno avuta anche coloro che lavoravano da circa 10 anni e altri in pensione a 45/50 anni , cose ora che sarebbero il paradiso per chiunque viste le ultime riforme a riguardo.

Una volta risanata la si pose in vendita ma non per intero fu spezzettata in 2 società la prima "acciai speciali di Terni" e sappiamo che fine ha fatto sotto la proprietà tedesca... la seconda "laminati piani" TARANTO, GENOVA E BAGNOLI (poi smantellata e venduta in IRAN) ciò che rimaneva veniva venduto in trattativa privata a prezzo molto di favore (in pratica nemmeno il costo degli impianti, se vogliamo chiamarlo così) SIG.RIVA che guarda caso è parente acquisito di un politico nazionale che allora stava per diventare presidente del Consiglio e che ancora siede sugli scranni di Montecitorio.

Vista la copertura poitica il SIG RIVA ben si è guardato dall'utilizzare quella caratteristica che viene definita "del buon padre di famiglia" (che per il piccolo imprenditore la sua mancanza è sanzionata duramente dallo stato) viceversa ad uno che ha avuto in "regalo" la più grande acciaieria d'europa si passa sopra ma dopo 20 anni finalmente .... ha fatto utili di miliardi senza pensare minimanete alla città e alla sua popolazione inquinata, intossicata e prima per tumori emalattie respiratorie ma quello che è più grave non solo gli operai (loro lavoravano il rischio stava) ma l'intera popolazione ne ha patito la conseguenze vediamo solo ora piombo nelle urine co cromo ecc e altri "regali della grande industria ci ha dato in questi anni (per ricordare le voglio indicare un film , anche se il genere non è di suo gradimento lo veda, "sfida tra i ghiacci " film che fornisce un quadro molto vicino a quello che viviamo in città che dimostra la cattiveria dell'uomo ricco che per guadagnare soldi non si fà scrupoli di sorta). 

E in tutti questi anni non ha dato un contributo alla città anzi ne ha ridotto l'occupazione facendo venire le ditte di Genova a Taranto senza che nessuno dicesse nulla ... come del resto la provincia di Genova ha fatto smantellare dall'oggi al domani l'area a caldo ma nei tg nessuno ne parlava come mai? Dovremmo chiedercelo di Taranto invece si sta facendo un caso nazionale non sarà forse perchè azionista, tra l'altro di Alitalia? Per comprendere bisogna fare tutte queste considerazioni forse lei che ha più esperienza nel campo nel trovare le notizie riuscirà a trovare la chiave per capire la situazione che si sta creando eliminiamo l'Ilva e torneremmo all'artigianato, al turismo alla cultura e alle produzioni locali che tanto soffrono in questo periodo (cozze, allevamenti, colture ecc) che ci davano una qualità di vita migliore piuttosto che far venire i prodotti da altre parti del mondo magari più inqunate di noi ma come si dice cuore non vede cuore non duole vogliamo andare aventi così? Mi dica lei ....

Cordialità,

Gianni Marino

P.S. ma difendere solo il posto di lavoro bisogna capire che la salute è sopra ogni cosa ho visto morire persone che avendo una buona pensione non avevano i soldi per curarsi e sono morti cosa è meglio? Vivere con lavori di artigianato, che se bravi danno soddisfazioni o un posto sicuro che poi sicuro muori sia tu che i tuoi cari che nell'ILVA NON CI SONO MAI ENTRATI? Ultima nota sempre in quegli anni vennero chiusi i cantieri navali dall'oggi al domani ma nessuno fece ciò che stanno facendo oggi e il cantiere inquinava molto meno del tanto difeso e protetto stabilimento siderurgico.

 

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DI AFFARITALIANI.IT ANGELO MARIA PERRINO

   Grazie Marino,

testimonianza molto amara e ricca di spunti di riflessione, la sua. La sottoponiamo pari pari, col suo linguaggio crudo e spontaneo, all'attenzione dei lettori. Aiuta a capire meglio,grazie alla sua visione retrospettica e alla sua memoria storica, quel che accadde ieri e, di conseguenza, quel che accade oggi a Taranto e dintorni. E serve a chi dovra' decidere,in queste ore delicatissime, a impostare meglio ogni strategia futura.

Fare a meno dell'Ilva non credo sia possibile ne' augurabile. Ma bisogna essere inflessibili nel pretendere le massime garanzie ambientali e il rispetto degli standard piu' rigorosi nelle emissioni e negli scarichi, con il conseguente,indilazionabile adeguamento delle tecnologie.

Ma accanto a questo ci vuole un grande piano di riconversione dell'economia locale che affianchi all'industria pesante anche l'alternativa del rilancio dell'artigianato(come non citare le splendide ceramiche di Grottaglie?), i servizi, il turismo (il litorale che va da Taranto a Gallipoli vanta a mio avviso il mare e la sabbia piu' belli d'Italia), il vino (Manduria e Sava, in provincia di Taranto, sono patria del mitico Primitivo)l'olio, i latticini, le carni, la cultura (il festival della valle d'Itria di Martina), le masserie (ho appena partecipato a Greenroad, una due giorni sullo sviluppo sostenibile organizzato dal consorzio delle 100  splendide masserie tra Grottaglie e Crispiano), l'etnomusicologia (un bellissimo libro appena edito da GIuseppe Laterza,IL MORSO DELLA TARANTA, assegna proprio a Taranto la nascita dei canti e dei balli della pizzica solo  successivamente trasferitisi nel Salento, che ha saputo lanciarli a livello internazionale facendone un driver di visibilita', di job creation e di forte ritorno economico) la storia (dal museo della Magna Grecia di Taranto agli splendidi ruderi della Messapia a Manduria). E l'elenco delle potenzialita' e degli asset del territorio tarantino potrebbe continuare.

Non si vuole un ritorno bucolico al passato, ormai impossibile. Si propone di riprendere in mano il destino di questa terra violata e violentata nella sua essenza,per concepire con gradualita' un futuro diverso, ricco e provvido ma all'interno di un modello socio-economico di sviluppo equilibrato ed ecosostenibile. E la sua testimonianza aiuta molto tutti noi, a partire dagli amministratori locali, a conoscere per meglio deliberare. Come suggeriva Einaudi.

Grazie, grazie davvero.

 

 

Politici, sindacalisti e anche prelati
la rete d'oro dell'uomo pr dell'Ilva

Un sistema di potere impressionante messo in piedi dal dirigente del siderurgico, Girolamo Archinà. E non è finita. La Finanza spulcia nove mesi di intercettazioni. Ferrante lo licenzia

Politici, sindacalisti e anche prelati la rete d'oro dell'uomo pr dell'Ilva

 

TARANTO  -  La "repubblica indipendente dell'Ilva" tutto vedeva e a tutti provvedeva. Dagli uomini politici ai sindacalisti, dagli alti prelati ai giornalisti. Tremano gli operai, perché i magistrati sequestrano l'area "a caldo" del più grande centro siderurgico d'Europa. Ma adesso trema anche tutta Taranto, perché dalle carte di un'altra inchiesta penale tuttora coperta dal segreto istruttorio potrebbe saltare fuori l'immagine di una città più o meno compromessa col re dell'acciaio, Emilio Riva. L'indagine la coordina il pm Remo Epifani, che chiede sei mesi di proroga. Il reato è quello di corruzione in atti giudiziari. 

Si tratta della stessa indagine da cui il procuratore Franco Sebastio e il sostituto Mariano Buccoliero stralciano tra le dieci e le quindici intercettazioni per dimostrare che gli otto indagati accusati di disastro ambientale devono rimanere ai domiciliari perché potrebbero continuare, se fossero in libertà, a inquinare le prove. Ma ci sono altre decine di telefonate ascoltate dagli investigatori della Finanza e tuttora riservate, che raccontano della capacità di Ilva di tessere una impareggiabile rete di rapporti, ma pure dell'insistenza di chi dall'Ilva reclama piaceri, favori, un occhio di riguardo o solo un'attenzione particolare. Uomini politici che favorirebbero assunzioni, sindacalisti o ex sindacalisti che non disdegnerebbero promozioni aziendali o l'assegnazione di premi di produzione, preti altolocati che porgerebbero l'altra guancia 
se riuscissero a ottenere il contributo richiesto, cronisti disposti a diventare malleabili.

Nei documenti nascosti di un processo destinato a prendere forma, si materializza lo spaccato di una comunità ostaggio nel bene come nel male dei "padroni delle ferriere". Tutto ruoterebbe attorno alla figura di Girolamo Archinà, da ieri ex responsabile delle relazioni istituzionali di Ilva nel capoluogo ionico. Era, perfino inevitabilmente, arruolato per chiacchierare con tutti. Ma non per questo autorizzato ad alzare la voce, come fa invece col direttore generale dell'Arpa, il professor Giorgio Assennato: protesta dopo l'uscita di un dossier dell'agenzia per l'ambiente che "a suo dire porterebbe alla chiusura dello stabilimento" annotano le fiamme gialle. 

La conversazione telefonica risale al 21 giugno del 2010. Dodici giorni prima, un avvocato dell'Ilva, Francesco Perli, spiegava a Fabio Riva che la visita della commissione istruttoria l'autorizzazione ambientale integrata "va un po' pilotata" e che la pignoleria di Assennato "è dettata da ambizioni politiche". Tutto parte proprio dall'eclettico Archinà, filmato mentre consegna all'ombra di una stazione di servizio di Acquaviva delle Fonti una busta bianca al professore universitario Lorenzo Liberti. Non un professore qualsiasi, ma il consulente della procura ingaggiato per mettere a nudo presunti giochi di prestigio dell'Ilva lungo il fronte della tutela ambientale. Lo sospettano tuttavia di avere intascato denaro per 10mila euro.

Comincia così questa storia, tenuta insieme dalle maledette-benedette intercettazioni andate avanti per nove mesi, nel 2010. Due anni più tardi Bruno Ferrante, nuovo presidente di Ilva, taglia la testa al toro: "La società ha da oggi (ieri, ndr) interrotto ogni rapporto di lavoro con il signor Girolamo Archinà che pertanto in alcun modo e in nessuna sede può rappresentare la società stessa". E' la linea riveduta e corretta impressa alla multinazionale dall'ex prefetto di Milano: patti chiari e amicizia lunga. Con tutti. Per "abbassare i toni e essere meno conflittuali".

 


 

Da La Repubblica del 05 agosto 2012 Lello Parise

 

 

 

 

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