IL PD CANDIDA GRASSO PER FARLO LAVORARE A DOMICILIO , VISTO CHE IN CASA GLI INDAGATI ABBONDANO

04.01.2013 08:56

Primarie Pd, indagati e clientelisti fra i re delle preferenze

 

Conflitti di interesse, abuso d'ufficio, affiliazioni mafiose, sono i reati di cui sono stati accusati molti dei candidati del Partito democratico.

Crisafulli a Enna ha ottenuto 6348 preferenze: era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa in un'inchiesta poi archiviata

di  | 2 gennaio 2013 Il Fatto Quotidiano

C’è chi può vantare un’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. Chi una serie lunga e articolata di conflitti di interesse. Chi è entrato dentro un’inchiesta su personaggi vicini alla ‘Ndrangheta. Chi, per carità, ha solo un cognome importante da parte di padre o di marito. Ma lo fa pesare. Nord, centro e sud, lo stile non ha regione. Questo nucleo di selezionati speciali ha vinto le primarie del 29 e 30 dicembre, quindi un biglietto, una chance verso il prossimo Parlamento sotto l’egida del Partito democratico. Sorridono, si fanno intervistare, la “legittimazione è arrivata dalla base – dicono –  premiato il lavoro sul territorio”, ribadiscono.

Così Vladimiro Crisafulli, 6.348 preferenze, è il re di Enna, già deputato e senatore, l’uomo di cui il Pd non può fare a meno. Eppure nel 2004 i pm di Caltanissetta scrivono: “È dimostrata da parte di Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il Bevilacqua, accettando il dialogo sulle proposte politiche dello stesso, ascoltando la sua istanza e rispondendo alle domande sulle possibili iniziative politico-amministrative, in particolare in materia di finanziamenti e appalti”. Inciso: il soggetto con il quale l’esponente democratico interloquisce è Raffaele Bevilacqua, boss del clan mafioso di Enna e Barrafranca, in contatto con l’allora superlatitante Bernardo Provenzano. Sia ben chiaro, c’è l’archiviazione, ma solo perché quel colloquio non portò ad alcun favore a Cosa nostra, con i soggetti collusi arrestati “troppo presto”. Resta ancora un rinvio a giudizio per abuso d’ufficio: il ras di Enna, secondo l’accusa, si sarebbe fatto pavimentare a spese della Provincia una strada che porta direttamente alla sua villa.

Altro campo, altra matrice, altra storia, per Nicodemo Oliverio, mister 8.245 preferenze aCrotone. Su di lui pende dal 2009 un’imputazione di bancarotta fraudolenta, documentale e patrimoniale, secondo le accuse del gup del Tribunale di Roma. La questione è l’inchiesta sulla cessione di Palazzo Sturzo dalla Ser Immobiliare per tre miliardi e mezzo di lire, immobile poi venduto dal Ppi nel 2007 per ben 52 milioni di euro. Oliverio era il tesoriere ex Ppi e Margherita. Secondo l’accusa “il bene immobiliare con un valore catastale di oltre 20 miliardi di vecchie lire e un valore di mercato oscillante tra i 60 e i 100 miliardi” attraverso la donazione al Ppi, soggetto controllante la stessa società Ser poi fallita “arrecò un danno patrimoniale ai creditori”.

Angolo conflitto di interessi, tocca a Francantonio Genovese, quasi 20mila preferenze. Come sindaco di Messina (2005) era anche azionista e dirigente della società di traghetti “Caronte” che guarda caso opera sullo Stretto. E poi c’è tutta la sua famiglia allargata in alcune società di formazione-lavoro finanziate dalla regione. Sempre Sicilia, troviamo Antonio Papania (6.165 preferenze). Il suo feudo elettorale è Alcamo, paese definito il “regno del lavoro interinale”. Il 24 gennaio del 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 anni e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio.

Saliamo a Milano. Ancora incerta la situazione per Bruna Brembilla (1.893 voti), entro venerdì 4 gennaio i risultati definitivi. Influente membro del Pd lombardo, ex assessore provinciale (fino al 2009) nella giunta guidata dal Filippo Penati, si parla di rapporti con personaggi vicini alla ’ndrangheta. Tanto che nel 2008 il suo nome finisce sul registro degli indagati (archiviazione). L’ex assessore ne esce pulita, eppure nella rete delle intercettazioni restano parole che la pongono al centro di un intreccio tra politica, impresa e ambienti mafiosi.

Capitolo “parenti famosi”. In Calabria troviamo Enza Bruno Bossio, oltre 10 mila preferenze, moglie di Nicola Adamo, ex assessore, già deputato, considerato l’uomo macchina per i democratici di Cosenza, e non solo, gravido di vicende giudiziarie. I coniugi sono stati uniti anche da un avviso di garanzia nell’inchiesta “Why Not”, per i reati di truffa, abuso d’ufficio e associazione a delinquere per ipotetici finanziamenti “pilotati” che hanno interessato aziende amministrate dalla moglie. Anche in questo caso tutto archiviato. Ma non basta: a ottobre del 2012, nell’inchiesta sull’eolico, ad Adamo viene contestata l’associazione a delinquere, la corruzione, l’abuso d’ufficio, falso ideologico, violenza privata e violazioni delle norme sull’edilizia. Infine complimenti a Daniela Cardinale 3488 voti, classe 1982, figlia di Salvatore, ex Ccd, Udeur, Ppi. Ex ministro. Nella scorsa legislatura il padre le ha lasciato il seggio, dopo la benedizione di Veltroni. Ora la famiglia lo ha confermato.

 

Pd, il debutto di Pietro Grasso. Ma su mafia e politica non risponde

Il procuratore nazionale antimafia presenta la sua candidatura insieme a Bersani e promette di continuare il suo impegno: "Dopo 43 anni mi dimetto dalla magistratura per rivoluzionare il sistema giustizia in modo graduale". Ma si sottrae a due domande sui rapporti tra Berlusconi e Cosa nostra e sul senatore democratico Crisafulli, filmato insieme a un boss

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso debutta in politica, presentando insieme al segretario Pierluigi Bersani la propria candidatura nelle liste del Pd. Ma preferisce sottrarsi alle prime domande su mafia e politica. Lo fa due volte, prima di fronte alla richiesta di un suo giudizio sui rapporti tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra, poi, davanti alla telecamera di ilfattoquotidiano.it, sulla possibile candidatura nel suo stesso partito di Mirello Crisafulli, il big democratico siciliano filmatodagli investigatori  nel 2001 mentre discuteva di politica e appalti con il boss di EnnaRaffaele Bevilacqua.

Nel corso della conferenza stampa seguita alla richiesta di aspettativa elettorale presentata ieri al Csm, Grasso ha chiarito che intende portare in politica la sua esperienza di magistrato, anche per cercare di far diventare legge le sue proposte antimafia e anticorruzione rimaste a lungo inascoltate da governi e parlamenti: ”Da quanti anni parliamo di corruzionevoto di scambiofalso in bilancio, ma quando realizziamo le riforme?”, si è chiesto il magistrato, che ha già presentato al Csm la richiesta di dimissioni dall’ordine giudiziario. “Il compromesso della politica ci ha portato sì una legge che rappresenta qualche passo avanti, ma da tecnico mi sono detto che non risolverà certamente i problemi della corruzione in Italia. Sempre da tecnico ho aggiunto: cosa posso fare di più per far andare avanti le mie idee? Devo entrare in politica”. E Bersani, nella conferenza stampa organizzata nella sede romana del Pd, ha rimarcato il senso di una candidatura così significativa:  ”Moralità e legalità per una riscossa civica. Queste due linee guida per il nostro futuro hanno convinto Pietro Grasso a correre con noi”. Decisivo ha aggiunto, il colloquio avuto con Grasso il 17 dicembre, nell’incontro istituzionale per gli auguri di Natale al Capo dello Stato. 

 

Le prime parole di Grasso da politico, però, aprono interrogativi sulla sua reale volontà di allargare l’impegno antimafia – certificato da una lunga carriera che lo ha visto giudice a latere nelmaxiprocesso e Procuratore a Palermo, oltre che capo della Dna – al nodo dei rapporti tra mafia e politica. Nodo dal quale i governi di destra e sinistra si sono finora tenuti alla larga, limitandosi a vantare i successi contro l’ala militare delle cosche, con i tanti arresti di boss e picciotti. 

Durante la conferenza stampa, infatti, un giornalista gli ha chiesto un’opinione sulle “voci” di contatti tra Berlusconi e Cosa nostra. “Voci” che in realtà sono documentati in numerosi atti giudiziari, a cominciare da quelli del processo Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Grasso ha replicato che di queste cose si occupano “i magistrati”, poi però ha precisato di essere ancora un magistrato perché ancora capo della Dna a tutti gli effetti, poi si è lanciato in un lungo aneddoto su tutt’altro argomento. E alla fine non ha risposto, né da magistrato né da politico. Eppure la domanda riguardava un candidato presidente del consiglio alle stesse elezioni in cui Grasso ha scelto di presentarsi.

Simile la scena dopo la conferenza stampa, di fronte alla telecamera di ilfattoquotidiano.it. Oggetto della domanda, questa volta, la possibile ricandidatura nel Pd di Vladimiro “Mirello” Crisafulli, attuale senatore. Il 19 dicembre 2001, Crisafulli è ripreso dagli investigatori mentre, in un hotel della provincia di Enna, incontra il boss locale di Cosa Nostra, Raffaele Bevilacqua, reduce da dieci anni di carcere per mafia. I due sono registrati mentre parlano di politica locale e appalti. Il politico allora diessino finisce indagato, ma nel 2004 è assolto dal gip perché non c’è prova che da quel colloquio siano scaturiti benefici per Cosa nostra. La procura attribuisce comunque a quel colloquio “una valenza inquietante” (leggi la ricostruzione completa nel libro “Complici” di Lirio Abate e Peter Gomez). La vicenda è nota a Grasso, che infatti a ilfattoquotidiano.it precisa: “Conosciamo benissimo questa storia”. Ma alla domanda se intenda mettere un veto alla ricandidatura di Crisafulli, anche come conseguenza delle intenzioni moralizzatrici annunciate in conferenza stampa, il procuratore antimafia uscente si limita a rispondere infastidito: “Non mi occupo delle primarie siciliane”. 

 

Al tavolo con Bersani, Pietro Grasso le ragioni della sua scelta politica: “Ho detto no, in passato, a molti incarichi e ho continuato a fare il magistrato per 43 anni. Ma nel corso degli anni, soprattutto dopo gli incontri sulla legalità con i giovani, ho capito che bisogna dare delle risposte, che è necessario rappresentare le proprie idee. Potevo restare nella magistratura fino al 2020, ma volevo entrare in politica da cittadino, non da magistrato. E, per coerenza, ho dato le dimissioni. Prima di firmare quella lettera di dimissioni mi tremava la mano perché è una scelta di vita, non ero sicuro”, ha spiegato Grasso visibilmente commosso. “Il Pd mi ha offerto un’occasione democraticamente valida, anche perché questo partito con le primarie supera una legge elettorale che tutti criticano ma nessuno cambia. Questa è la mia nuova casa, qui mi trovo bene”.

Nella seconda parte del suo intervento Grasso è entrato nello specifico delle sue idee: “Il mio progetto è rivoluzionare il sistema della giustizia. Ma farlo in modo graduale. Io sono pronto ad accogliere le proposte di chiunque, su tanti temi noto una certa trasversalità”. Poi un velato attacco a Berlusconi: “Non ci può essere un illusionista che tira fuori dal cilindro promesse che non possono essere mantenute. Non voglio usare espressioni come ‘salite’ o discese’. Il mio impegno è prendere la mia esperienza e portarla in politica”. 

A proposito dell’ipotesi di una candidatura in Sicilia, il procuratore antimafia spiega perché ha preferito evitare scendere in campo nell’isola: “Ho chiesto di non candidarmi in Sicilia. Ho fatto indagini profonde che hanno lasciato il segno anche in politica. Mi dispiace perché vorrei aiutare la mia terra ma penso serva un periodo di decantazione”. Le indiscrezioni lo danno come possibile capolista in Lombardia: ”Non abbiamo ancora deciso dove candidarlo, valuteremo dopo le primarie”, ha tagliato corto Bersani.

 

 

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