Il golpe e quel che resta della Costituzione italiana

09.10.2012 06:55

https://www.byoblu.com/post/2012/09/27/LA-PROVA-DEL-GOLPE-E-stata-la-troika.aspx#continue

Nelle parole del senatore Massimo Garavaglia, intervenuto in un convegno a S.Ambrogio il 21 settembre 2012, la descrizione del ricatto finanziario cui fu sottoposto lo Stato italiano. La troika (Bce e Ue; il Fmi faceva il palo) estorse le dimissioni del Governo in carica e il sostegno forzoso al Governo Monti, minacciando di non comprare per due mesi titoli di stato italiani.

 Fu un golpe, dunque, ad ascoltare Garavaglia. Un golpe economico-finanziario, come l'abbiamo sempre chiamato. Questo non cambierà la visione delle cose per quanti ritengono che siamo stati "cattivi" e che dovremmo consegnarci mani e piedi ai "buoni". Per costoro, che evidentemente non hanno la benché minima consapevolezza di cosa significa essere stati "acquistati" in blocco, non cambierà niente.

 Per tutti gli altri, il racconto di Garavaglia lascia finalmente filatrare un raggio di luce sui loro incubi peggiori: quelli che urlavano al vento. Sotto il peso del ricatto, o forse complici, i media hanno ricevuto l'ordine di fare "propaganda", una tecnica nata nei circoli viennesi di inizio secolo scorso e che ha visto le sue prime applicazioni di successo sui giovani militari analfabeti al fronte, durante la prima guerra mondiale. Al grido di "Fate presto" hanno costruito un'opinione pubblica favorevole, ottenuta con la paura, e hanno taciuto, e ancora continuno a farlo, la gravità di quanto accaduto, nascondendo la polvere sotto a concetti di economia che sarebbero sbugiardati da qualsiasi economista fuori dal club dei collaborazionisti, se solo avessero accesso all'informazione.

 Mario Monti disse che in Italia la troika non aveva avuto bisogno di intervenire, disse - felicitandosene - che eravamo dunque stati fortunati. Io dissi che la troika non era intervenuta formalmente, ma solo perché non ce n'era stato bisogno: la troika era lui stesso. Questa testimonianza finalmente lo mette in evidenza. Poi iniziò la stagione dei tagli, del Mes, dello smantellamento del welfare e delle tutele dei lavoratori. Si cominciò a vendere. E siamo solo all'inizio.

 Unica domanda: Garavaglia è stato ospite all'Ultima Parola, il 15 settembre scorso: perché queste cose non le ha dette? Perché le dice in un convegno, davanti a poche persone, e tace in televisione, di fronte all'Italia intera?

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Antonio Polito, ieri sera a L'Ultima Parola, diceva sostanzialmente: si può battere moneta, va bene la sovranità, ma poi non ti danno i soldi... Ed è esattamente quello che è successo, come testimoniano le parole del senatore Garavaglia, che ieri sera sono riuscito a far ritrasmettere dalla Rai. Il tema è cioè quello del ricatto economico-finanziario, ma sembra ormai sfuggire a tutti cos'è che tiene unito un popolo, ovvero qual è l'essenza di uno Stato.

Uno Stato è un ordinamento giuridico. Ovvero: si compone di norme superiori che ne legittimano altre, che danno forza di legge ad altre ancora e così via. L'insieme di norme di più alto livello è la Costituzione italiana. E' quella, essenzialmente, che rende tutti noi, insieme, uno Stato: lo Stato italiano. Se non si capisce questo - e togliendo l'educazione civica dalle scuole mi rendo conto sia diventato difficile da capire - allora diventa possibile legittimare qualsiasi cosa.

 La Costituzione prevede le condizioni in base alle quali sciogliere un Governo, poi prevede un eventuale giro di consultazioni del Presidente della Repubblica per verificare la fattibilità di un nuovo esecutivo, poi prevede l'incarico, la scelta dei ministri, poi il giuramento, poi la fiducia dei due rami del Parlamento e così via. Se non si segue questa procedura, è un colpo di Stato. E' alto tradimento. Non sono paroloni: violare la Costituzione, in qualsiasi modo o forma, oltreche essere ovviamente "incostituzionale", in caso di particolare gravità rappresenta un vero e proprio attentato allo Stato, che come abbiamo visto è tutto e solo ciò che ha valore nel nostro ordinamento.

 La Costituzione dice anche che il popolo è sovrano, non i mercati. Oggi abbiamo tuttavia sdoganato ogni forma di paradosso. Bersani, su richiesta di una giornalista che lo interrogava circa la candidatura del PD alle prossime elezioni, qualche mese fa rispose che era tranquillo, perché i mercati conoscevano bene il suo partito: avevano già governato in passato. Non rispose "sono tranquillo perché gli elettori ci conoscono", ma "perché ci conoscono i mercati", che sono composti perlopiù da soggetti privati stranieri. Forse sarebbe dunque il caso allora di cambiare la Costituzione, modificando l'articolo 1 in maniera da stabilire che "la sovranità appartiene ai mercati". Anche perché sta diventando ormai una sorta di costituzione mate riale.

 E' comprensibile che uno Stato indebitato, senza sovranità monetaria e che dipende dunque dai "mercati" per garantire servizi e welfare ai propri cittadini, non possa eludere completamente la questione, ma la domanda che bisognerebbe farsi é: fino a che punto è lecito spingere in avanti la linea del ricatto? Esiste un punto preciso, una sorta di Linea del Piave, che non si può superare senza cadere nel ridicolo e arrendersi ad una invasione in piena regola?

 Per capire di cosa sto parlando, ieri sera ho mostrato uno spezzone del senatore Garavaglia, che spiega cosa successe negli ultimi giorni del Governo Berlusconi. Rappresentanti della BCE e della Commissione Europea comunicarono a senatori e deputati che era già stato deciso un Governo Monti, e che se non l'avessero sostenuto avrebbero fatto in modo che nessuno più acquistasse le nuove emissioni dei titoli di Stato per i successivi due mesi, causando così il fallimento del nostro Stato.

 Non solo un ricatto, e della peggior specie, ma anche la prova che la Costituzione era stata violata, perché prima ancora della decisione delle Camere di sciogliere il Governo, prima ancora del giro di consultazioni del Presidente della Repubblica, prima ancora dell'attribuzione di un mandato, della scelta dei ministri e dell'incarico, qualcuno (loro, che non sono italiani) aveva già deciso che ci sarebbe stato un Governo Monti. Non solo: avevano anche esautorato il Parlamento, togliendogli l'unica strumento residuo di controllo, ovvero l'esercizio del voto di fiducia, mediante il ricatto. L'esautorazione del Parlamento equivale all'esautorazione del popolo dalla sua funzione di sovranità. Equivale, cioè, alla distruzione delle fondamenta dello Stato.

 Per chi conosce la storia, queste sono ingerenze e imposizioni che i vinti subiscono dai vincitori. Chi dice che la Costituzione è stata rispettata, commette volontariamente un atto di falsificazione storica e di manipolazione mediatica. 

 Anche tutte queste cessioni di sovranità sono eminentemente incostituzionali, perché è vero che la Costituzione - che è del 1948 ed è quindi antecedente ad ogni forma di organizzazione europea, che risale solo al 1951 - "consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni" [Arti.11], ma la condizione fondamentale è "in condizioni di parità con gli altri Stati". Altrimenti si chiama svendita. Quale parità può esserci tra gli sforzi necessari ad un paese come il nostro, con un rapporto debito/Pil del 120%, per raggiungere un rapporto del 60% (come vuole il Fiscal Compact), e gli sforzi della Germania, per esempio, che ha un rapporto debito/Pil dell'80%, o l'Olanda, che è già al 66%, o addirittura la Finlandia, che è abbondantemente sotto al 50% e quindi non deve fare niente? Che parità è quella che costringe un paese a pesanti inflizioni economiche, a tagli, alla disoccupazione, e un altro paese a godersene i frutti (ricordatevi che abbiamo appena speso 10 miliardi che andranno probabilmente a finanziare proprio Finlandia, Olanda e Germania)?

 Ma soprattutto, di quale parità stiamo parlando se ratifichiamo un trattato come il MES, che ci impone da subito 125 miliardi di esborsi e poi consente all'infinito di infliggerci nuovi debiti, al di fuori del controllo parlamentare, mentre lo stesso trattato, ratificato dalla Germania, non consente indebitamenti illimitati ma obbliga il Parlamento alla discussione e all'approvazione esplicita di ogni futuro esborso?

 Se non c'è parità, allora una cessione di sovranità è incostituzionale. Ma sembra che a noi, di questa benedetta Costituzione, ormai non importi più nulla.

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