Ha ragione chi afferma che il ddl anti-corruzione è sbandierato dal Pd come una sua conquista. In effetti tale è. Non potrebbe essere altrimenti, in quanto tra le pieghe del disegno di legge è nascosta una norma salva-Penati (e non solo lui) che è stata quasi ignorata dai media, forse perché non riguarda i processi a carico di Berlusconi.
Come già citato nell’articolo di Qelsi pubblicato il 13 giugno, l’articolo 7, comma 4, lettera h, punto 2 del ddl introduce l’articolo 319 quater ed il reato di induzione indebita nel codice penale, ma modifica anche i tempi di prescrizione per il reato di concussione disciplinato dall’articolo 317 del codice penale stesso.
Tale reato è attualmente contemplato nei casi in cui «il pubblico ufficiale [...], abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente denaro od altra utilità»: pena prevista tra i 4 e i 12 anni di reclusione.
La nuova legge, ancora da approvare definitivamente in quanto il ddl non ha completato l’iter e deve ora tornare in senato, differenzierebbe invece i casi in cui il pubblico ufficiale “costringe” o “induce”: nel caso in cui il giudice riconosce che il privato è stato “costretto”, egli è una vittima e il pubblico ufficiale rischia una pena tra i 6 e i 12 anni di carcere in base al nuovo articolo 317; qualora invece il privato è “indotto”, il pubblico ufficiale è punito con una pena da 3 a 8 anni e il privato fino a 3 anni, in base proprio al nuovo articolo 319 quater.
Quali sono gli effetti concreti?
Presto detto.
Per l’ex premier Silvio Berlusconi alle prese con il “caso Ruby” e la presunta concussione per la telefonata in questura, cambia ben poco: il reato non rientrerebbe più nell’articolo 317, con prescrizione dopo 15 anni e quindi nel 2025, ma nell’articolo 319 quater: il funzionario della questura non sarebbe più considerato solo vittima ma parzialmente colpevole, in questo caso la prescrizione per Berlusconi scatterebbe cinque anni prima, nel 2020. Con il processo già a buon punto, e soprattutto la testimonianza del commissario Giorgia Iafrate che smonta completamente il teorema dell’accusa, l’ipotesi che Berlusconi possa essere salvato da una prescrizione nel 2020, cioè fra ben otto anni, è semplicemente irrealizzabile.
Per Filippo Penati invece le cose cambiano.
Ecco cosa scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera:

I capi A e B, che per l’area ex Ercole Marelli a Sesto accusano l’allora sindaco Penati d’aver indotto due imprenditori a una iniqua permuta di terreni, risalgono al 2000 e oggi si prescriverebbero nel 2015 in 15 anni (12 di pena massima più 3), mentre con la nuova legge si sarebbero già prescritti nel 2010 in 10 anni (8 più 2). Diverso l’impatto sul capo C, che imputa a Penati di aver indotto un costruttore a promettergli 20 miliardi di lire, versargliene 4 e affidare incarichi per 1,8 milioni di euro a due professionisti delle coop rosse per l’area ex Falck: l’accusa è fino al 2004, sicché l’attuale prescrizione, ancorata al 2019, con la nuova legge arriverebbe già nel 2014: termine stretto per tre gradi di giudizio, anche se per la storia va ricordato che nel 2011 il gip negò ai pm l’arresto di Penati perché qualificò i fatti non come concussioni ma come corruzioni già prescritte.

Non solo: con le modifiche previste dal ddl, sarebbero salvati dalla prescrizione anche gli altri imputati coinvolti nell’inchiesta sulla riqualificazione delle aree Falck: Giordano Vimercati e gli uomini delle coop rosse, il vicepresidente del Consorzio Cooperative Costruzioni, Omar Degli Esposti, e i consulenti imposti al proprietario dell’area Giuseppe Pasini. Tutti salvi per ipotesi di reati commessi tra il 2000 e il 2004: un vero colpo di spugna sul “sistema Sesto” e sul mondo delle coop rosse del milanese.
Ma si salva solo Penati e i “compagni di merende”? Neanche per sogno.
L’accorciamento dei tempi di prescrizione per il reato di concussione potrebbe avere effetti anche sull’inchiesta in corso a Napoli nei confronti del primario di Ortopedia Paolo Iannelli, figlio di Eugenio Iannelli senatore del Pci per due legislature.
E ancora: verrebbero tagliati, per la prescrizione, diciotto capi d’imputazione nel processo sul ciclo dei rifiuti a Napoli, di cui è imputato anche l’ex governatore Antonio Bassolino.
E Alberto Tedesco, senatore Pd nonché ex assessore di Vendola in Puglia? Tempi accorciati anche per lui: la prescrizione scatterebbe soltanto tra due anni. Ha promesso che vi avrebbe rinunciato, grazie al ddl anti-corruzione, o meglio “salva Pd”, sapremo se lo farà veramente.
Ma qualche politico che non viene concretamente salvato dal decreto, oltre a Berlusconi, esisterà?
Sì, Alfonso Papa. Accusato di concussione e molto altro nell’ambito dell’inchiesta sulla fantomatica P4, per lui potrebbe essere confezionata una nuova ipotesi di reato, introdotta proprio nel ddl anti-corruzione: il “traffico di influenze”.
E dire che le leggi “ad personam” vengono sempre fatte per favorire il centro-destra…