I QUARTIERI SPAGNOLI DI NAPOLI

09.08.2011 17:34

I Quartieri Spagnoli sono la zona delimitata del centro storico di 

Napoli, individuata in un perimetro stimato in oltre 80 mila  m², e sviluppatosi in oltre 165 isolati con quattro, cinque piani fuori terra.

Si tratterebbe della somma di più porzioni di zone propriscenti lungo il fianco collinare della città parte di Pizzofalcone e parte della sommità di Montecalvario fino a lambire le retrovie delle zone localmente note coi toponimi di“concordia” della “misericordiella”“cavone a piazza dante” ed i registri più a nord verso l’eremo di Castel Sant’Elmo e San Martino con le disolcazioni territoriali conosciute come “Monte di Dio” e all’estremità sud come “Pallonetto a Santa Lucia”Area ad estrema densità abitativa sfuggita miracolosamente allo stesso Risanamento che ne chiedeva l’abbattimento totale di ogni forma di abitazione eretta fino a quel momento.

La popolazione accasata negl’impervi borghetti di sezione sfuggono a qualsiasi tipo di stima e nel tempo comunque non hanno perso il carattere virulento delle origini di questa particolare fetta di paese famosa praticamente in tutta Italia. Data la particolare conformazione orogeografica non è dubbio accampare le ipotesi che vogliono questa zona anticamente una fortificazione di tipo acropolitano dei coloni di Rodi in intima connessione coi mercanti dell’Isolotto di Megaride (oggi Castel Dell’Ovo) ed in stretto contatto coi fratelli di Elea (oggi Ascea).

I greci in sostanza la sfruttarono per la ricchezza dei minerali e delle giacenze tufacee.
La cosiddetta zona sempre verde, rigogliosa e selva naturale per l’abbondanza delle acque piovane naturalmente raccoltesi di pianoro in pianoro.
Solo e soltanto il senso provvisorio degli accampamenti scansarono questa terra e queste alture dalle brilllanti costruzioni tipiche delle popolazioni dell’Egeo.

Vi fu anche un tempo in cui la zona più estrema, affacciata alla baia, entrò a far parte del sontuosissimo progetto di residenza definitiva del generale Lucullo.
E’ vero infatti che Lucullo andò a consumare gli utlimi anni della sua illustre esistenza terrena a Napoli, costruendo per sè una residenza privata che non conobbe in passato tanto lustro e tanto splendore; tanto grande da interessare per intero la piana di Partenope. Mentre l’area più stratificata sorgente dal litorale, una costola del monte Echia, venne spesso utilizzata come riserva di caccia.
Le comunità che ancora abitavano le vette in realtà raggiungevano il porto utilizzando l’unica via realmente praticabile da uomini e bestie: il decumano maggiore, ovvero
 Spaccanapoli, nel suo punto più a Nord oggi ostacolato dalla costruzione avvenuta secoli dopo della chiesa di Santa Maria Ogni Bene ai Sette Dolori

Ma i quartieri spagnoli così come li si conosce ancor’oggi sono il risultato finale di una politica di espansione territoriale operata a nome di Pedro De Toledo inizi del ’500 del Viceregno partenopeo.
Costui operò il massiccio intervento di ricostruzione della città tutta fin’anche a stravolgere l’assetto urbano oltre a far saltare gli equilibri di potere fino ad allora raggiunti dalle precedenti classi governanti.
La riforma del sistema di tassazione sui redditi, l’avvio dell’Inquisizione spagnola in Italia e a Napoli, l’esproprio delle famiglie nobili, in prima fila i Sanseverino, rivoltarono la fiducia del popolo che scese in piazza a farsi massacrare dalla soldataglia spagnola assoldata dal Re. Soldataglia che in anni di pace soggiornava quietamente proprio sulle alture dei quartieri spagnoli.
Tanto vero che per beneplacito dello stesso re e signore Pedro de Toledo, i Quartieri divennero la roccaforte dell’esercito spagnolo che nel frattanto in più occasioni orginazzarono diversi accampamenti divenute poi gendarmerie anche a Campo Moricino (oggi piazza Mercato), tutto quanto il Lavinaio e più in là anche  
Borgo degli Orefici.

Le guarnigioni spagnole non rispondendo ad un preciso ordine sociale oltre che pedagogico, senza nessuna rivolta da sedare votarono la propria esistenza ad un costume di vita abietto pregiudizievole della morale altrui e dedito sopratutto al “puttanizio”.
Ben presto tutta quanta la zona degenerò in un autentico puttanaio.

Dalla sommità laterale e fino anche alla scenografica piazza Del Plebiscito, i Quartieri Spagnoli restano una delle tipiche attrazioni culturali della Napoli dei grandi numeri in fatto di turismo e di grandi escursioni: a testimoniarlo il gioco intrecciato di vicoli e vicoletti ognuno giunto dalla prosecuzione dell’altro pendenti sul fianco collinare e versati sulla piana a produzione di un particolare effetto intreccio.

A partire dal sisma del 23 novembre 1980 e per dieci anni in seguito ad una dichiarazione di inagibilità dell’intera area e al crollo successivo di abitazioni già in stato di pregressa condizione di instabilità l’intervento di ristrutturazione delle parti materiche di edifici sia essi storici o moderni venne affidata alla cura del Regno del Possibile, una società costituita dal Banco di Napoli, mentre dall’allora Ministro Ciro Pomicino venne istituita la società Neapoli, atta a congeniare un gruppo di lavoro tecnico per un complessivo rilancio dell’area limitatamente al centro antico della città di Napoli comprensiva dell’antico nucleo dei Quartieri Spagnoli.
L

e istituite società tirarono avanti per una decina di anni fino agli inizi degli anni novanta sostituite da un processo di legittimazione di iniziative di segno diverso che vide il sopraggiungere di apparati socio politici e imprenditoriali nuovi meglio conosciuti con l’appellativo di “terzo settore”

E’ un trucco solito dei governi spagnoli dispersi nella storia delle colonizzazioni, capaci di rendere molto più grande una zona abbastanza delimitata.

 

I Quartieri Spagnoli per anni hanno guadagnato quota di popolarità intoribidita dalle sue travagliate vicende storiche e da episodi cirminali ragguagliati dalle cronache giudiziarie relativamente anche recenti.

Più volte si è posto l’accento sui Quartieri Spagnoli come sede di un ben preciso numero di famiglie camorristiche dominanti la scena sul mercato degli stupefacenti, sulla prostituzione, la gestione delle risorse illegali in materia di riciclaggio, estorsione, armi, gioco d’azzardo e la ben più innocua gestione del
contabbando.
In nome della promessa fatta di non trascurare anche questi particolari apriamo e ben presto chiudiamo la parentesi sul malaffare napoletano acuito in questa zona.
Non intendiamo discutere che sia questo effettivamente lo stato dei fatti.
Neppure ci è dato, però, di esasperare la discussione solo sul brutto dei Quartieri Spagnoli: non è nello stile di Storiacity fermarsi solo ai torti subiti.
D’altra parte siamo dell’idea non nostra che il sorpruso, la prepotenza, quello stratificato e perpetuato stato di precarietà assoluto, nel tempo stimoleranno l’insorgere della grazia, della bellezza anche fisica, dell’intelligenza e perchè no, anche del genio di un solo singolo individuo come di un intero popolo.
Ad ogni modo pronti per qualificare in diffusione lo stato dei fatti:
40.000 famiglie più o meno stabili insediano gli oltre 80mq di territorio perturbano al declivio naturale che trova culmine nella scenografica via Toledo e piazza Trieste e Trento.
Il gruppo di questa fetta di popolo il più esteso per rapporto utilizza spesso case in affitto con un sistema di vivibilità per dirla con le parole di Giovanni Laino a scolarizzazione contenuta ed in effetti con un prosieguo fatto di lavoro precario, non tutelato e di bassa qualifica, contro un numero comunque non tollerabile di famiglie, in gran parte donne e bambini che vivono letteralmente cinque ore su dodici per strada, colpite da uno strano processo di esclusione sociale forse dettato dall’enorme uso indiscriminato delle risorse assistenziali, dalle loro scarse esperienze di lavoro, un forte analfabetismo diffuso e per le donne una cronica maternità precoce.  Il neosindaco De Magistris ha in mente un progetto per rilanciare Napoli ed i quartieri spagnoli come Montematre celebre quartiere di Parigi. 
 "E' un progetto a lungo termine - ha spiegato de Magistris - che richiederà molto lavoro, ma sono ottimista". L'intenzione è "valorizzare le attività commerciali della zona"A questo, ha poi detto de Magistris, si aggiungono gli sforzi per rendere pedonali alcune aree del Centro storico entro dicembre e, in seguito, di Borgo Marinari, il piccolo rione che insiste sull'isolotto di Megaride e ai piedi di Castel dell'Ovo.

 

 

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