GLI INCENTIVI SERBI ALLA OMSA SONO GLI STESSI DELLA FIAT: ECCOLI

02.01.2012 09:27

 

di Marco Cobianchi - 2 gennaio 2012

Molte le aziende italiane, da Omsa a Fiat a Magneti Marelli, che delocalizzano in Serbia. Il motivo? Non solo il minor costo del lavoro, ma soprattutto una pioggia di sussidi pubblici impensabili in qualunque Paese dell'Eurozona

La chiusura della sede italiana dell'Omsa, il licenziamento di 293 operaie e il trasferimento della produzione in Serbia ha una spiegazione. Non è solo l'alto costo del lavoro. Non è solo la crisi del mercato interno. Non è solo la difficoltà di fare impresa in Italia. C'è un motivo in più e molto più importante. Lo stesso che ha convinto la Fiat, i fornitori della Fiat, Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Benetton e Fantoni a trasferirsi. Il motivo sono gli incentivi che il governo serbo assicura alle imprese europee che decidono di trasferirsi. Incentivi stratosferici di fronte ai quali nessun Paese europeo può competere. E non può competere perché la Serbia non fa parte dell'Europa (e, a quanto se ne sa, si guarda bene dall'aderire) e non è soggetta alle regole sugli aiuti di Stato vigenti nella Ue. Quindi i soldi, gli incentivi, gli sconti fiscali i veri e propri regali che la Serbia offre alle imprese non sono minimamente paragonabili ai già importanti sussidi che un'impresa può ottenere nel suo Paese d'origine. Italia compresa. 

In "Mani bucate" ho scritto, per la prima volta, tutti gli incentivi di cui ha goduto la Fiat quando ha deciso di riaprire la sua "storica" fabbrica a Kragujevac, quella che ha causato, di fatto, la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Mi ci sono volute tre pagine di "Mani bucate" per elencare solo per titoli gli incentivi serbi alla Fiat ma, sintetizzando, si tratta di: sgravi fiscali tra i 5000 e i 10.000 euro annui per ogni posto di lavoro creato nel paese (incentivo del quale gode anche la Omsa); una free zone che permette l'importazione dei semilavorati necessari per produrre le auto senza praticamente pagare tasse; niente imposte al Comune di Kragujevac per dieci anni; terreni gratis alle aziende dell'indotto; vantaggiosi accordi commerciali firmati dalla Serbia con Russia, Unione europea e Stati Uniti in base ai quali tutte le produzioni serbe possono essere esportate in quelle aree senza pagare alcun dazio. E questo solo per citare i sussidi più importanti. Ovvio che i primi a delocalizzare in Serbia, oltre alla Fiat, siano stati i fornitori della Fiat: la Magneti Marelli, alla fine del maggio 2010, ha firmato un accordo per una nuova fabbrica di componentistica elettronica dove lavoreranno 400 operai. Magneti Marelli ha anche deciso di creare in Serbia un magazzino centralizzato che servirà tutti i rivenditori Fiat dell'Europa centrale. Nel dicembre del 2010 è arrivata anche la Dytech Dynamic Fluid Technologies di Scarlino (Grosseto), la Proma Magneto, la Sigit e la Htl e, infine, la Omsa. Tutte a caccia di mammelle pubbliche gonfie di sussidi. E attenzione: in Serbia stanno per trasferirsi anche Pompea e Golden Lady (Mantova) e Calzedonia (Verona).

Manibucate.com 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...