Giornalismo libero: "Un lavoro malpagato, quando viene corrisposto, e svenduto. Senza dignità." La lettera aperta di Emilio Grimaldi al direttore di Mezzoeuro

01.11.2011 10:02

Quanto è duro essere giornalisti al sud, in Campania, in Calabria....conosco giovani pagati 4 centesimi a riga....giornali che parlano di antimafia e poi pagano in nero quando pagano !!! Meno male che esiste la rete.

Il problema è della categoria. Fino a quando la politica può pagarsi gli addetti stampa con i soldi pubblici non ci sarà mai una stampa libera. 

E tuttavia la vera colpa è della gente che non si sveglia e tarda a capire che se qui non si cambia radicalmente modo di vivere e pensare, se non osa chiedere , ribellarsi, esporsi, impegnarsi è inutile che poi si lamenti sterilmente per quello che non c'è.

Il problema del giornalismo libero e indipendente nelle nostre realtà immediate e vicine è ben diverso da quello prospettato dal vip Michele Santoro per il quale da novello tribuno ci spelliamo le mani. Un lavoro malpagato quando viene corrisposto e spesso svenduto senza dignità .

Ma non è questo il caso di Emilio Grimaldi dal quale aspiranti giornalisti ed anche quelli che tali disinvoltamente si autodefiniscono, dovrebbero prendere esempio !

Lettera aperta al direttore di Mezzoeuro del giornalista Emilio Grimaldi

 

Caro Domenico Martelli, direttore di Mezzoeuro,

ti scrivo qui, sul mio spazio web, per non correre il rischio di rinviarti la stessa mail altre sette volte prima che mi degni di una risposta.
Quando ho iniziato a collaborare con il settimanale da te diretto in molti mi segnalarono: “non pagano”, “è politicamente impegnato”, ecc ecc. Cose che si dicono, spesso, per screditare qualcosa o qualcuno. E io non gli diedi peso. Non ho mai dato peso alle cose che mi dicono. Preferisco rendermene conto personalmente, a mio rischio e pericolo. Meglio sbagliare con la propria testa che rimediare con i saggi consigli altrui, è il mio motto.
Bene, direttore. Però, mi parlarono molto bene di te. E anche a questo non diedi peso. Perché il mio modo di rapportarmi vale sia per i giudizi negativi che per quelli positivi. Ho iniziato a scrivere per Mezzoeuro dopo alcuni contatti telefonici con la tua redattrice. Che non mi ha mai risparmiato elogi. Una collaborazione gratuita. Poi, un bel giorno, una promessa. La tua. Ancora me lo ricordo: era il Natale dello scorso anno. Per ogni pezzo, un’inchiesta: un tot. Per ogni articolo un cammello. Intelligenti pauca. All’impegno mio ho chiesto come conditio solo la contestuale pubblicazione sul mio blog. Patto accettato con un compromesso. Sull’Url il lunedì successivo all’uscita di sabato di Mezzo. E così, via via. I pezzi. Non sto ad elencarli. Vale per tutti quellosulla nave dei veleni. L’unico periodico calabrese ad aver detto le cose come stavano sulla bugia e su come si stavano organizzando per ovviare ai danni recati all’economia dalla malainformazione. Per scrupolo deontologico, omettesti i nomi. Ma il pezzo fece scalpore lo stesso. Eccome! Una settimana più tardi si concluse l’inchiesta della Procura di Paola. E l’Emiliana Tessile con gli editori di Calabriaora finalmente su tutti i giornali. Solo dopo Mezzo, però.
Le tue erano promesse verbali, nessun contratto. Una collaborazione sulla parola. Mi inviasti il primo bonifico. La cosa mi rallegrò perché dicevo: le parole verbali a volte valgono più di quelle scritte. Non erano precisamente secondo gli accordi, ma, come si sa: a caval donato non si guarda in bocca.
Passarono i mesi e mi aspettavo il secondo. Per riceverlo, ti ho pregato e cercato almeno ogni settimana, puntuale. Bonifico inviato e non ricevuto. Bonifico sì, bonifico no. Sembrava un quiz. Si dimentica tutto, qualcuno mi incoraggiava, ma è onesto. Ok, dicevo. Poi finalmente è arrivato. Che sudata! Caro direttore. Una specie di parto.
La mia collaborazione non ha mai subito dei fermi. Solo qualche stop per via, molto probabilmente, della linea editoriale vostra. Non mia. Io non ho una linea. Non so cosa sia, sinceramente. Quando osservo i crinali del Marchesato rimango affascinato dalla bellezza data dalla varietà della natura. E se una linea ho, deriva proprio dalla realtà. Ricca e multiforme. Per uno di questi stop qualcuno della sua redazione si è sorbito le mie urla al telefono allorquando mi ha accusato di essere “presuntuoso”, e continuava su questo tono. Ho sempre giudicato dai fatti le persone, non dalle dicerie. Sempre con il rapporto diretto. Tra me e l’interlocutore. Con le mie repliche faceste marcia indietro. E questo vi fece onore. Poi un bel giorno lessi una vostra notaUna precisazione: “Il giornale cerca di sopravvivere con le proprie pubblicità rispettando i tempi di pagamento. Ciò nonostante, sono nove anni che è in edicola e se qualcuno ha da lamentare qualcosa dovrebbe prima chiedersi se ha l’armadio tanto pulito da poter parlare in pubblico di pagamenti in generale. Mezzoeuro è disponibile, se lo fanno anche gli altri giornali, a pubblicare anche su questo social network i bilanci. Riguardo ai pagamenti che non esegue nei confronti di chi lavora evidentemente è diceria di qualcuno che, svegliatosi dai fumi dell’alcool a tarda mattinata, non trova di meglio da fare che dire in giro che il giornale non paga e non ha pagato, piuttosto che ammettere che egli stesso non è stato capace di guadagnarsi un euro. Del resto, la vita è così: li raccogli dalla spazzatura e te li ritrovi contro. Ma certa gente prima o poi, finisce per ritornare nella spazzatura”. E’ del 2 aprile 2011. Mi colpì la cattiveria dello scritto. Fumi dell’alcolguadagnarsi un euro, spazzatura. Nella nota non c’era il nome della persona a cui era rivolta. Non sapevo e non so. A parte il contenuto, molto debole: la disponibilità di Mezzo a pubblicare i bilanci a patto che lo facciano gli altri, mi colpì, ripeto, la perfidia verso quel qualcuno che evidentemente si è riconosciuto. Sinceramente io non so dire se il giornale paga oppure no. So solo che con la “pazienza”, con la “fiducia”, che tu chiedi, rimandando puntualmente gli impegni sempre alle calende greche, costringi i tuoi collaboratori ad andarsene. E quindi hai tu buon gioco a comprarlo il cammello, alla gratis. Giustamente. Dal torto alla ragione. Sembra uno scacco. Matto.
Ti scrivo apertamente primo perché a me piace la schiettezza. Senza nascondermi dietro ad anonime note e scheletri riconosciuti, probabilmente, proprio da chi punta l’indice. E poi per raccontare una storia a quelli che vogliono intraprendere la carriera di giornalista: devono sapere le difficoltà che s’incontrano. Un lavoro malpagato, quando viene corrisposto, e svenduto. Senza dignità. E’ solo una passione. Questo lo avevo capito da un bel po’. E speravo di riuscire a raggiungere una certa autonomia con questa debolezza. Speravo. Invano. È difficile in tutto il territorio italiano, figuriamoci nella nostra regione!
Dove, spesso, s’incontrano persone che parlano divinamente di legalità e giustizia. Ma poi ti accorgi che sono umani, troppo umani.


Cordialità

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...