Elezioni del Parlamento ? Parlatoio, please !

11.12.2013 18:44

La Corte Costituzionale è composta da 15 membri ed è nominata per due terzi dalla politica: un terzo da Napolitano, che ci ha scandalosamente infilato anche Giuliano Amato (amato solo dai gestori del sistema) e un terzo dai partiti in Parlamento, mentre gli altri 5 vengono designati dalla Corte di Cassazione, Consiglio di stato e Corte dei Conti.

Dal 2005, con premi di maggioranza (mutuati dalla Legge Acerbo del 1924) e le liste bloccate (per garantire l’elezione delle persone scelte dagli oligarchi dei partiti), riconosciuti come incostituzionali dalla Corte Costituzionale, si sono svolte tre elezioni politiche che hanno portato alla nomina di tre PARLATOI e del Presidente della Repubblica, Napolitano. Proprietari del teatrino, impresari, registi, attori, figuranti , sono allo sbando. Napolitano si affretta a dire che è tutto regolare e che la stessa Corte nella scrittura della sentenza chiarirà SICURAMENTE che la sentenza sul “Porcellum” non ha valore retroattivo ( allora, ci spieghi Napolitano come mai fu invece retroattiva quella sul “porcellonem” Berlusconi ), mentre è cosa assai delicata sul piano istituzionale, ma semplicissima su quello razionale, che se i parlamentari non scelti dagli elettori (lista bloccata) sono stati eletti con modalità incostituzionali , la loro elezione è nulla; così come è doppiamente nulla la elezione di quei parlamentari assegnati non sulla base dei voti di lista o di collegio, ma con il premio di maggioranza.

Lo stesso Napolitano fu eletto Presidente della Repubblica (il 10 maggio 2006, con 543 voti), con i decisivi voti dei parlamentari divenuti tali per via della applicazione di tale, incostituzionale, premio di maggioranza elettorale. Ma ciò su cui la Corte Costituzionale non poteva pronunciarsi, poiché non chiamata a decidere da alcun ricorso, è questione costituzionalmente ancor più grave: tra i cittadini che hanno esercitato il proprio diritto di voto , nel 2008, oltre il 10% è stato ingiustamente privato di una propria rappresentanza.

E’ pur vero che mentre si grida al trionfo per un sindaco di New York eletto con il consenso di meno del 20% degli aventi diritto al voto, avere un parlamento composto da partiti che hanno ottenuto il consenso di circa il 68% degli aventi diritto al voto consentirebbe di affermare che siamo più in grado noi degli USA di rappresentare il volere del popolo; ma un conto è scegliere di rinunciare ad un diritto inutile, come anch’io faccio dal 2008, un altro conto è avere milioni di cittadini privati del loro diritto costituzionale, civile, politico e sociale di esercitare la propria sovranità, sancita dal primo articolo della Costituzione Repubblicana. Nelle future battaglie per avere una legge elettorale che, attraverso un sistema proporzionale puro, rispetti i nostri diritti civili credo vada adeguatamente utilizzata anche la regola assoluta americana del “No taxation without rappresentation”, visto che i gestori del potere sono idolatri dell’american way of life, e che i loro titolari sono molto sensibili all’incasso delle nostre tasse e dei nostri tributi che vanno a loro (per pagare gli oltre 80 miliardi annui di soli interessi del debito pubblico che ci hanno imposto attraverso la circolazione della loro moneta debito ).

Letta e Alfano, su input di Napolitano, hanno reagito alla eclatante sentenza della Corte Costituzionale, (eclatante proprio perché eccezionalmente corretta nel rispettare principi costituzionali e democratici), ventilando la necessità di una nuova legge elettorale che sia imperniata sul bipolarismo e sul voto di preferenza. Ovviamente non sono ignoranti (almeno in questa materia) né votati al ridicolo e sanno che obbligare partiti e liste elettorali a sottoporsi ad alleanze forzate con i maggiori partiti graditi al sistema , di centrodestra o di centrosinistra, è anch’essa una violazione della sovranità individuale e di libertà culturale, politica e di associazione, ma per loro natura di servitori della grande finanza non possono opporsi al suo volere, sapendo che questa è prontissima a ricattarli e ad usare il suo potere anche mediatico per impedire un voto pulito o più difficilmente manovrabile, basato sul sacrosanto principio : UNA TESTA UN VOTO . Infatti, la grande finanza è ben consapevole di aver creato un sistema globale ingiusto ed oppressivo, e per questo vive nel terrore che nelle istituzioni entrino, e possano diventare maggioranza, forze che si oppongono al suo dominio.

Perché il parlamento è oggi solo UN PARLATOIO?

Perché le sue decisioni sono quasi totalmente la semplice approvazione di decreti già emanati dal Governo e adottati in attuazione delle decisioni del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea, la quale legifera sulla base delle deliberazioni predisposte dalla ERT ( European Round Table, composta dalle maggiori società multinazionali che operano in Europa). Come documenta e spiega il libro di Monia Benini “Liberarsi dalla dittatura europea”, con i trattati di Maastricht e Lisbona abbiamo INCOSTITUZIONALMENTE ceduto la nostra sovranità nazionale, che dovrebbe appartenere al popolo italiano, alla Banca Centrale Europea e alla Commissione Europea. Ma il Parlamento mantiene ugualmente un ruolo politico-istituzionale, non fosse altro perché invece di approvare potrebbe NON approvare quando deciso dal Governo, da Napolitano e dai partiti del CENTRODESTRASINISTRA, egemonizzati dalla grande finanza, dalle sue logge massoniche e dai suoi media. Per evitare che ciò accada, il sistema asservito al potere della grande finanza ha sfornato leggi che normano concessioni e funzionamento dei media, nonché finanziamento dei partiti del sistema, e regole elettorali in modo che sia impedita la rappresentanza degli italiani non conniventi con l’obbiettivo della imperitura conservazione dello strapotere raggiunto dalle famiglie della grande finanza internazionale a leadership USraeliana.

La cosiddetta DEMOCRAZIA: Ai suoi albori greci, gli Arconti, “estratti” tra i componenti delle famiglie più blasonate e ricche, https://it.wikipedia.org/wiki/Arconte_(storia), erano gli attuatori delle decisioni della “Assemblea”, costituita dai figli maschi maggiorenni delle famiglie con padre e madre ateniesi (quelli che praticavano l’arte militare per difendere la comunità), che aveva il potere assoluto (“sovrano”) di approvare leggi e decisioni. Canfora ci fa notare, nel suo libro sulla storia della democrazia, che quando il territorio controllato da Atene e dai suoi commerci si estese e divenne vitale anche il ruolo di quanti operavano in mare, il potere di esercitare la sovranità fu esteso anche a questi.

Storicizzandola, quella esperienza assume un enorme valore, ma non dobbiamo ignorare che fu fatta per ottenere più coesione sociale e disponibilità popolare a difendere ed espandere le ricchezze della famiglie più ricche e più potenti.

Di grande interesse è rilevare come tra gli Arconti esistesse la figura dell’ Eponimo, che sovrintendeva all'organizzazione degli spettacoli teatrali e proponeva le leggi (la demos-crazia era quindi adeguatamente guidata dalle famiglie ricche, come oggi con la Tavola Rotonda Europea, composta dalle Multinazionali che preparano i testi delle legge per la Commissione Europea; e gli spettacoli teatrali avevano la funzione degli attuali media nel “preparare l’opinione pubblica” a ciò che bisognerà fare e decidere).

E’ altresì interessante constatare come due millenni dopo si sia giunti ad affermare il principio dell’uguaglianza tra i sessi, la gente voti con le schede elettorali e non più con i sassolini, ma il potere della “Assemblea Sovrana” (ora parlatoio) abbia perso la sua sovranità e persino la rappresentatività di chi regge l’esistenza della comunità (con il proprio lavoro, con il pagamento delle tasse e dei tributi, ecc.).

Fernando Rossi

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