Durata dell’euro e democrazia sono in eclatante conflitto.Nel frattempo, per ossigenare inutilmente le banche, noi avremo venduto tutto: beni pubblici, servizi, lavoro, democrazia.

27.10.2011 21:19

 finestreuro

L'odierno articolo di Felice Fortunaci (“Stavolta le calende greche arrivano”) mette in luce che le imposizioni dell'Unione Europea includono un feroce attacco all'assetto dei poteri dello Stato, sancito dalla Costituzione Italiana.

L'avevamo detto: siamo nel bel mezzo di una vera rivoluzione che sta sconvolgendo la nostra pallida democrazia (“La loro rivoluzione e la nostra”).

 

Ogni aspetto dell'organizzazione della società deve essere piegato alle esigenze della competitività indicate dal c.d. “Mercato”, presentato come un’entità metafisica. Tutto ciò che impedisce di prendere rapidamente la decisione anche più tremenda va rimosso, compreso il controllo democratico sull'attività di governo.

Non è un caso, anzi è perfettamente logico, che il “de profundis” per la democrazia suonato a Bruxelles scateni l'euforia delle borse.

Tuttavia i festeggiamenti nelle piazze finanziarie sono destinati a breve durata. Le decisioni prese al vertice europeo non risolvono i problemi strutturali della moneta unica europea. Sono un palliativo che offre ossigeno alle banche, le quali potranno ricapitalizzarsi con soldi pubblici e depredare ulteriormente tutti noi, per poi ritrovarsi presto di fronte agli stessi problemi di oggi, tutti irrisolti.

Nel frattempo, per ossigenare inutilmente le banche, noi avremo venduto tutto: beni pubblici, servizi, lavoro, democrazia.

Questo massacro avviene con la complicità del Presidente della Repubblica, che avalla la tesi che tutto ciò sia inevitabile.

L'Euro, secondo Napolitano, non ha alternative. Con questa affermazione, il Capo dello Stato tradisce il proprio ruolo di garanzia, poiché sposa apertamente una delle tesi in campo, cercando consapevolmente di impedire che l'opinione pubblica sappia che ne esistono altre (vedi Marino Badiale, su Pandora TV), opposte e praticabili, ma comprensibilmente invise ai poteri economici e finanziari che sostengono la casta al potere, di destra e di sinistra.

Tuttavia il discorso di Napolitano ha il pregio di evidenziare, probabilmente involontariamente, il centro del problema: la crisi che stiamo vivendo dipende dall'Euro. L'entità del debito pubblico, o il rapporto debito/PIL, sono un problema di così eccezionale gravità solo all'interno della moneta unica europea, che unisce economie dai tassi di produttività e di inflazione troppo differenti.

Autorevoli economisti ci hanno spiegato in modo illuminante che proprio perché abbiamo la stessa moneta della Germania, dobbiamo raggiungere livelli di competitività tedeschi senza poter svalutare la divisa nazionale. Quei livelli di competitività sono stati raggiunti semplicemente perché in Germania lo sfruttamento del lavoro è stato maggiore che da noi, non perché i tedeschi siano particolarmente virtuosi. Quindi finché anche noi non bastoniamo a sufficienza i lavoratori per farli produrre di più, accumuliamo debito estero, perché siamo poco competitivi e non esportiamo. (vedi Alberto Bagnai, su Pandora TV).

Ecco perché la UE ci impone i licenziamenti facili e le deroghe ai Contratti Nazionali di Lavoro.

Quanti desiderano difendere il lavoro, i beni comuni, la Costituzione e la stessa unità nazionale facciano presto a mettere a fuoco il bersaglio delle proteste e dell'indignazione crescente.

L'Euro conviene solo alla finanza, alle grandi aziende private, a Marchionne, e a quelli che condividono i suoi piani, che non sono certo quelli delle piccole e medie aziende, né tantomeno quelli dei lavoratori.

Abbandonare la moneta unica comporta serie difficoltà, ma i costi sociali della transizione verso il ritorno a una moneta nazionale sono estremamente inferiori a quelli da pagare per tentare di mantenere l'Euro, il quale probabilmente crollerà comunque, a causa dei difetti strutturali dell'area economica che unisce.

Se non ci sbrighiamo, a cavalcare la legittima protesta di lavoratori e piccole/medie imprese troveremo presto la Lega, che una volta caduto il governo si metterà a gridare “fuori dall'Euro”, in nome della secessione.

Fabrizio Tringali


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...