Di Pietro verso l’ennesimo referendum truffa, sui rimborsi elettorali. Non caschiamoci

15.04.2012 11:42

 

Nel 1993 gli Italiani hanno espresso il loro voto contro il finanziamento pubblico ai partiti e loro come se niente fosse hanno aggirato la volontà popolare creando nuove leggi meschine per appropriarsi di più di un miliardo e mezzo di euro in 15 anni.. 
Io non voglio più essere rappresentato da questi traditori.. nel 1993 avete tradito la mia volontà e quella di altri 31.225.866 italiani!!
Vergognatevi !!! E tu Di Pietro vai a quel paese ... a sistemare tuo figlio e la Di Pietro family !

Di Pietro verso l’ennesimo referendum truffa, sui rimborsi elettorali.

Non caschiamoci !

Chi sarà il primo a salire sul carro del populismo e della demagogia, parlando alla pancia dei “cittadini” (come li chiama lui) sui rimborsi elettorali? Troppo facile indovinare: Antonio Di Pietro.
Il quale, non contento di percepire eccome i rimborsi elettorali e di aver creato una società omonima al partito (Italia dei Valori) che si occupa proprio di gestire i finanziamenti pubblici destinati in teoria al partita, in pratica alla Di Pietro family, ha pensato bene di ergersi a paladino della moralità proponendo un referendum per abolire i finanziamenti pubblici ai partiti.
Esattamente come quello del 1993, quando il responso popolare è stato disatteso in toto da una legge emanata dall’allora governo Amato.
Di Pietro ai referendum-truffa ci ha abituati: ce ne siamo accorti quasi un anno fa, quando i quesiti proposti da Idv su legittimo impedimento e nucleare hanno raggiunto il quorum assieme ai due sull’acqua pubblica promossi da comitati estranei a partiti politici. Un evento storico, in quanto un referendum abrogativo in Italia non raggiungeva il quorum dal lontano 1995: ha pesato senz’altro una campagna martellante su internet, ma ora quasi tutti (compresi i votanti) si sono accorti dell’inutilità di quei referendum, serviti solo ad arricchire le tasche di Di Pietro e soci.
Il buon Tonino ci ha riprovato pochi mesi fa, proponendo un referendum demagogico e truffaldino sulla legge elettorale. Che, come si sa, non si può abrogare ma solo sostituire. Gli italiani hanno abboccato all’inganno di Di Pietro e sodali e sono accorsi in massa a firmare, ma la Corte Costituzionale ha smascherato l’inganno e ha annullato i referendum, non senza qualche scatto d’ira da parte dell’ex magistrato.
Non c’è il due senza il tre: ora Idv cavalca gli scandali Lusi (Margherita) e Belsito (Lega) per infiammare l’elettorato sui rimborsi elettorali.
Ecco cosa scrive Di Pietro sul suo blog:

Avevamo ragione noi dell’Italia dei Valori e con noi la maggioranza dei cittadini italiani. Soprattutto quelli che non hanno aspettato le notizie degli ultimi giorni e delle ultime settimane per capire che il finanziamento pubblico ai partiti, mascherato da rimborso elettorale, è una delle radici della corruzione e del degrado della politica in Italia

Nientemeno. Da lì la proposta di istituire un referendum.
Come combattere i finanziamenti pubblici? Cercando di intascare soldi pubblici grazie ai referendum. Non fa una grinza.
Il leader di Italia dei Valori punta non soltanto a mantenere e incrementare il consenso, anche perché in assenza dell’odiato nemico Berlusconi è facile pensare che l’elettorato Idv si sia disamorato, ma vuole soprattutto arricchire la casse del partito, e quindi le sue tasche.
L’argomento rimborsi elettorali è molto sentito dagli italiani, con ogni probabilità una proposta di referendum non solo raccoglierebbe il numero minimo di firme richiesto, ma otterrebbe anche il quorum in fase di consultazione elettorale. E qui arriverebbero i soldini: come da articolo 1 comma 4 della legge, 52 centesimi di euro moltiplicati per 500.000 (soglia minima di firme necessaria) in caso di raggiungimento del quorum, a prescindere dalla vittoria dei Sì o dei No. Sono 260.000 euro che finiscono nelle tasche di Di Pietro, che se li intasca allegramente per aver detto “no ai finanziamenti pubblici”. Il paradosso dei paradossi.
E poi è da vedere cosa ne sarà di un’eventuale vittoria dei Sì.
Probabilmente il Tonino nazionale userà quei soldi per acquisti immobiliari, come ha sempre fatto, certo è strano che sia proprio lui a pontificare sui finanziamenti pubblici.
L’Associazione Italia dei Valori, che porta il medesimo nome del movimento, è composta dallo stesso ex magistrato, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dall’onorevole Idv Silvana Mura: in pratica è un’associazione che altro non fa che incassare i rimborsi destinati al movimento, sostituendosi ad esso. A far da tramite è la deputata Mura, nominata rappresentante legale il 26 luglio 2004, ossia un giorno prima che la Camera approvasse il piano di ripartizione dei rimborsi elettorali.
Dalla contabilità del 2004, risulta che Di Pietro si sia auto-accreditato 432mila euro di “rimborsi spese”. Decine di migliaia di euro sono finite invece a Silvana Mura, senza nessun controllo sostanziale. E non sono da dimenticare i 600mila euro indicati come fondi per le pari opportunità, che nel partito affermano di non aver mai visto.
Un’indagine a carico di Di Pietro è stata avviata nel 2010, a causa di una denuncia dell’ex esponente Idv Elio Veltri che ha accusato l’Associazione (e non il Movimento) di essersi attribuita i rimborsi tramite false autocertificazioni. Tutto è finito con un’archiviazione, esattamente come nel 2008, quando un esposto analogo è stato presentato da un altro ex esponente Idv, Mario Di Domenico.
Ma allora, caro Di Pietro, siamo sicuri che  Lei voglia davvero abolire i finanziamenti ai partiti? Considerando che un eventuale referendum da Lei promosso non potrà essere presentato nell’anno solare che precede le elezioni politiche (previste nel 2013, sperando che si vada a votare), e che facendo due conti le firme non potranno essere raccolte prima del marzo 2013, non ci starà di nuovo prendendo in giro?

© 2012 QELSI - RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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