Cosentino, camorristi, faccendieri e corrotti nella “città tranquilla”.

22.12.2011 17:00

 

Da BMagazine del 12 dicembre 2011

“Benevento città tranquilla”, uno slogan omertoso?

 Tonino Scala racconta la storia della camorra di Castellammare di Stabia, Gabriele Corona quella di Benevento

di Emi Martignetti

“Nella nostra città la situazione è ancora più grave, perché non si riconosce la malattia quindi non si cerca neanche la cura” così esordisce il presidente di Altrabenevento, Gabriele Corona, facendo un paragone tra il comune sannita e quello napoletano. La presentazione del libro inchiesta di Tonino Scala, intitolata appunto “Disonorevoli. Politica & Camorra: matrimonio all’italiana”, edito da Il Quaderno Edizioni, con una prefazione del presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, è stata l’occasione per dibattere anche delle pericolose “vicinanze” tra politica e malavita nella nostra provincia.

Lo scrittore, più volte eletto nel Consiglio Regionale della Campania, in quota SEL, ma non riconfermato nell’ultima tornata elettorale, racconta come nel napoletano il respiro della politica diventi sempre più regolato dalla camorra: “Dall’approvazione della legge del 22 luglio 1991, n. 221, all’anno 2008, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa 181 enti locali di cui 80 Comuni in Campania e 45 nella provincia di Napoli. Ormai risulta chiaro che senza la politica, la malavita organizzata non potrebbe avere la valenza che ha e senza il ruolo che svolgono i malavitosi, la politica non sarebbe quella che oggi è.”

Corona concorda con la valutazione di Scala e continua il confronto ricordando che nel capoluogo sannita attualmente sono in corso delle indagini che stanno facendo “tremare il Palazzo”. Sei denunce alla Procura della Repubblica, delle quali due depositate da Altrabenevento, su questioni di presunto malaffare riguardante faccende politiche locali. Corona anticipa i motivi delle denunce presentate dalla associazione che presiede: riguarderebbero appalti pubblici affidati a ditte vicine ai Casalesi. Ovviamente solo il lavoro della Magistratura consentirà di conoscere nel dettaglio le vicende e, soprattutto, se ci sono illeciti ed eventuali responsabilità.

Ma, secondo Corona, non serve attendere la conclusione delle indagini per verificare che le mafie si siano infiltrate in città. “Sarebbe più facile se la stampa desse notizia di avvenimenti importanti – continua Corona – come il coinvolgimento di Benevento nei processi della P3 e della P4, rispettivamente riconducibili agli affari di Pasqualino Lombardi (geometra, nativo di Cervinara, realtà molto vicina a Benevento. Un personaggio descritto come “l’uomo in grado di arrivare sempre ovunque e di riuscire sempre a parlare con chiunque e comunque”, considerato centrale nella vicenda P3, N.d.R.) , e al ruolo di Marcello Fasolino, promotore della Luminosa (una centrale a Turbogas che si vorrebbe realizzare a Benevento, alla quale si oppongono Comune, Provincia e associazioni ambientaliste, N.d.R.) O anche la truffa delle polizze fideiussorie della “operazione Malta” (una mega truffa di circa 30 milioni di euro connessa alla emissione di numerose polizze assicurative da parte della società “European Insurance Group” con sede a Malta, per la quale sono stati arrestati Paolo Viscione e il figlio Vincenzo di Cervinara, considerati dagli inquirenti gli artefici dell’ipotizzato raggiro, N.d.R.) O ancora il recente arresto, su richiesta del procuratore antimafia siciliano, Antonio Ingroia, per riciclaggio di sessanta milioni di dollari provenienti da tangenti ed altre attività illecite, del sannita Giovanni Lizza, promotore finanziario. Per non parlare della vicenda in corso relativa al caso Zamparini (al quale sono stati sequestrati conservativamente 17 milioni e mezzo di euro di quote del Palermo calcio, nell’ambito di un’inchiesta sulle autorizzazioni per costruire l’ipermercato “I Sanniti” di Benevento, N.d.R.)”

Le tristi prove continuano: “In soli due anni, dal 2007 al 2009, si sono registrati 29 atti delinquenziali al Rione Libertà: 9 attività commerciali sono state prese a pistolate, 18 auto sono state bruciate, un uomo è stato gambizzato, 3 cavalli sono stati strangolati e diverse sono state le aggressioni e gli atti di intimidazione, come le numerosissime macchine bruciate. A suggellare quanto detto, la D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) in una recente relazione ha individuato a Benevento 5 clan malavitosi attivi”. La discussione, resa possibile dall’impegno di Elvira Santaniello, per l’occasione moderatrice, che ha organizzato l’incontro promosso dal MoVimento 5 Stelle di San Giorgio del Sannio, si estende.

Scala ritiene che sia possibile creare un cambiamento della politica partendo dal suo interno, quindi partecipando attivamente alle attività partitiche. Non condivide la posizione Corona, il quale, avendo scelto dal ’94 di non avere tessere di partito, sostiene che la possibilità di cambiamento venga dall’esterno. Alla fine del dibattito, tra fatti esposti ed inquietanti eventi dimenticati, una domanda su tutte è sembrata più urgente: i beneventani non sanno o semplicemente fingono di non sapere?

Post Scriptum: a conferma dell’allarmante realtà esposta, tra sabato e domenica notte, un maxi rogo a Parco Sogene, in via Enrico Isernia, distrugge tre auto (2 delle quali di proprietà di un ex imprenditore), mentre stamattina una rapina da 250 mila euro viene attuata ai danni della Banca Popolare di Bari, sita in via Flora.

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Da Sanniopress del 12 dicembre 2011

Cosentino, faccendieri sanniti e corruttela

di Billy Nuzzolillo

(Sanniopress) – Alla vigilia delle ultime elezioni comunali di Benevento scrissi un intervento dal titolo eloquente (C’era una volta la città tranquilla) per denunciare la pericolosa involuzione in atto nei nostri territori dal punto di vista della legalità. Il quadro che è emerso ieri dal convegno sui rapporti tra politica e camorra promosso dall’associazione Cittadini in MoVimento verso San Giorgio a 5 Stelle è senz’altro più preoccupante rispetto a quello tracciato allora e merita alcune considerazioni.

Innanzitutto, bene ha fatto il presidente di Altrabenevento, Gabriele Corona, a denunciare l’imbarazzo con cui i media locali (e non solo) affrontano (senza approfondire) le vicende nazionali di malaffare che vedono coinvolti faccendieri sanniti che da anni operano nell’ombra: si va dal coinvolgimento del geometra Pasqualino Lombardi di Cervinara nell’ambito dell’inchiesta sulla P3 alla truffa delle polizze fideiussorie che ha portato all’arresto di Paolo Viscione, grande accusatore di un altro indagato eccellente Marco Milanese (entrambi di Cervinara), ed in cui è coinvolto anche il commercialista beneventano, Fabio Solano; dall’arresto del commercialista Umberto Fiore di Paupisi per associazione a delinquere e abusivismo finanziario in seguito al fallimento della società Albatross Invest Spa (che aveva rilasciato oltre 2000 polizze per un giro di affari di 360 milioni di euro senza avere i requisiti economici necessari) al recente arresto del promotore finanziario beneventano Giovanni Lizza su richiesta del procuratore antimafia siciliano, Antonio Ingroia, per riciclaggio di sessanta milioni di dollari provenienti da tangenti ed altre attività illecite; senza dimenticare, infine, il rinvio a giudizio a Milano, su richiesta del pm Armando Spataro, del beneventano Giuseppe Tanga accusato d’aver fatto parte di una loggia massonica che reclutava ed addestrava un esercito privato che avrebbe dovuto attuare un colpo di Stato in Angola, facendo nascere lo stato autonomo del Cabinda.

Un quadro, insomma, allarmante per un’area geografica come la nostra, che comprende anche i quattro comuni della Valle Caudina ricadenti solo amministrativamente in provincia di Avellino ma gravitanti sul capoluogo sannita.

E a rendere il quadro ancora più cupo e preoccupante vi è anche il fatto che a Benevento negli ultimi anni hanno operato aziende che fanno capo alla famiglia dell’ex sottosegretario, Nicola Cosentino, raggiunto in questi giorni da una seconda richiesta d’arresto perché ritenuto colluso con i Casalesi: si tratta di imprese di costruzioni che hanno effettuato i lavori per la pavimentazione di piazza Roma e via III settembre e la sistemazione di piazza Arco di Traiano e di piazzetta Sabariani. Sono le stesse imprese che sono state interessate alla fornitura dei Photored e dei parcometri e che erano pronte ad investire propri capitali, fino a 30 milioni di euro, per il parcheggio di Piazza Risorgimento e il nuovo Terminal Bus con negozi e uffici privati.

Alla contrada S. Chirico di Benevento è, infine, attiva l’impresa Sannio Petroli la cui sede amministrativa è, invece, in viale della Libertà 156 ad Aversa (Ce) e che, secondo Corona, è direttamente collegata con la Aversana Petroli, fondata dal padre del coordinatore regionale del PdL e al centro dell’inchiesta condotta dai giudici napoletani.

Siamo sicuri, quindi, che quella di Benevento sia ancora una provincia tranquilla? Oppure quella sorta di poltiglia gelatinosa che avvolge la società sannita, fatta di indifferenza, paura ed ipocrisia (come denunciato da Elvira Santaniello nel corso della serata organizzata a S. Giorgio del Sannio) sia, invece, solo una strategia per evitare che l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica intacchi il sistema omertoso che consente il dilagare della corruttela e del malaffare?

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