COSÌ LE MAFIE FANNO SOLDI NEL CALCIO

01.07.2012 09:29

 

di Gianluca Ferraris - 28 giugno 2012

Riciclaggio, popolarità e omertà: sono gli elementi che spingono le organizzazioni criminali a investire nel pallone. Cercano di truccare partite ad ogni livello. Ci provarono anche ai Mondiali del 2006. E il calcio ha perso credibilità. Per chi è tifoso è dura

COSÌ LE MAFIE FANNO SOLDI NEL CALCIO
Che rapporto c'è fra Mafia e calcio? E perché le mafie investono nel mondo del calcio ? 
Ci sono due motivi fondamentali per cui le mafie italiane e straniere si sono avvicinate al mondo del calcio. Il primo si chiama riciclaggio; quando un'attività economica, come dicePietro Grasso, è in sofferenza ma è molto popolare e ha bisogno di aiuti dall'esterno, è molto facile che la criminalità organizzata ci metta le mani sopra. E nonostante le apparenze e i lustrini, nessuna attività economica è così in sofferenza come quella del calcio italiano. Al contempo c'è anche un elemento di popolarità che ci porta alla seconda riflessione, perché il secondo motivo della grande attenzione delle mafie per il pallone è proprio il consenso che questo sport riesce a veicolare. Per un boss investire nel calcio significa guadagnare popolarità sul territorio, dimostrarsi autorevole, stringere mani, sedersi in tribuna al fianco di sindaci e imprenditori, mostrare ancora di più la propria forza da questo punto di vista. C'è infine un terzo elemento che è l'omertà. Calcio e mafia hanno questo in comune, oltre ai soldi. la profonda omertà che regna all'interno dell'ambiente e che lo rende piuttosto impenetrabile rispetto alle influenze e ai tentativi di bonifica dall'esterno. Credo che le indagini dell'ultimo anno e mezzo lo abbiano ben chiarito. 
Quali sono le categorie maggiormente infiltrate dalle organizzazioni criminali?
È quasi impossibile definire quali siano le categorie più infiltrate nel mondo del calcio da parte della criminalità organizzata. Questo perché qualsiasi partita, come abbiamo visto bene dalle indagini di Cremona e soprattutto da quelle di Bari che hanno coinvolto un intero girone di ritorno del campionato scorso di serie A, è influenzabile. Per quanto riguarda le categorie è ovvio che quelle minori - soprattutto al Sud dove c'è scarsità di soldi, dove le società fanno fatica a pagare gli stipendi in tempo, dove molti calciatori percepiscono ingaggi che non sono certo quelli sfavillanti della serie A - si prestano di più a essere avvicinate e influenzate da parte delle mafie italiane e straniere. Non è però un punto di diniego assoluto perché come abbiamo visto da numerose indagini effettuate anche al livello europeo, qualsiasi campionato è contaminabile. La cosiddetta banda degli slavi e la cricca di Hong Kong e Singapore, per esempio, hanno truccato tantissime partite del campionato tedesco tra il 2005 e il 2009. Hanno truccato il campionato finlandese, stavano mettendo le mani sui campionati sudamericani e anche sui tornei internazionali. C'è persino un episodio di tentativo di corruzione che ha riguardato due partite del mondiale 2006. Quindi, sostanzialmente nessuna manifestazione è esente da questi tentativi. Qambiano solo i prezzi di riferimento: per truccare un incontro di terza divisione, di Lega Pro, possono bastare 40 o 50 mila Euro. Per truccare una partita di serie A ne possono servire anche 600 mila, fino a un milione.

Ma per queste organizzazioni la liquidità non è assolutamente un problema. 

Come se ne esce? Come lo si ripulisce il calcio?

Uscirne a questo punto è difficile, anche perché la popolarità del calcio è in netta discesa tra gli addetti ai lavori e anche tra gli stessi tifosi. Ormai guardando le partite ci si interroga su quale possa essere il trucco dietro ogni azione, piuttosto che pensare al vero svolgimento della partita. Si guarda un po' il calcio come si guardasse i lWrestling e questo per chi è tifoso è davvero un elemento deprimente. Come uscirne? Di sicuro come diceva Giovanni Falcone il primo step da fare è quello di prosciugare il bacino dove nuota la criminalità organizzata. Ciò vuol dire da un lato aggredire i patrimoni, dall'altro monitorare meglio i flussi, specie in entrata, delle scommesse. E poi occorre creare le condizioni, al livello giovanile, al livello amatoriale, affinché il calcio torni a essere uno sport sano. Oggi è davvero difficile fare tutto questo, anche perché le indagini sul calcio scommesse sono le ultime di una lunga serie. Ormai dal 1980 periodicamente siamo scossi da scandali di questo tipo e alla fine in ognuno si fa largo l'idea di fare piazza pulita, di resettare tutto e di ripartire con nuove regole. Ma dopo alcuni anni ci ritroviamo ad affrontare con modalità leggermente cambiate, ma con gli stessi approcci, scandali analoghi. Questo è il problema per cui non si riesce a uscirne in maniera definitiva. 
 

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Presentazione

Le inchieste giudiziarie sul calcioscommesse sono solo la punta di un iceberg. Da anni, ormai, le mafie hanno messo le mani sul pallone italiano. Da nord a sud, dalla serie A ai campi di periferia, gli incroci pericolosi tra l'industria più liquida e lo sport più popolare del nostro Paese emergono da decine di indagini e rapporti di magistratura e forze dell'ordine. Il libro di Simone Di Meo e Gianluca Ferraris - ricco di materiale investigativo inedito, di incontri e di racconti - le mette in fila, evidenziando come la penetrazione della malavita organizzata nel calcio sia ormai assimilabile a qualsiasi altro business criminale. Sponsorizzazioni fittizie, partite truccate, puntate clandestine, presidenti prestanome, ultras collusi, legami pericolosi con i calciatori, centri scommesse di copertura: tutti strumenti utili a riciclare enormi somme di denaro. A testare le alleanze tra i clan italiani e quelli stranieri. E a creare, soprattutto nel Mezzogiorno, bacini di consenso fondamentali. Un racconto documentato e scioccante, dal quale emergono l'immagine di un calcio quasi completamente privo di anticorpi e quella di una criminalità spregiudicata e, come sempre, abilissima nel creare sfere di influenza e penetrare i grandi poteri economici.

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