Corruzione in atti giudiziari: chiesti 12 anni e mezzo per un ex pm Taranto

13.09.2014 12:21

 

Minacce in ambito politico e ad un imprenditore, altre per proteggere un parente, e azioni dirette a garantire l’attività di un bar «completamente abusivo»: sono i fatti alla base delle accuse mosse al pm di Taranto, Matteo Di Giorgio, posto agli arresti domiciliari oggi dai carabinieri nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pm di Potenza, laura Triassi.
I carabinieri del comando provinciale di Potenza hanno notificato anche due divieti di dimora nel comune di Castellaneta (Taranto), dove il magistrato è agli arresti nella sua casa. Uno dei due uomini raggiunti dal provvedimento è il dipendente dell’azienda sanitaria di Taranto. 

Di Giorgio, abusando della sua qualità di pubblico ministero, avrebbe minacciato di un «male ingiusto» un consigliere comunale di Castellaneta, costringendolo a dimettersi per provocare lo scioglimento del consiglio comunale e assumere una funzione di guida politica di uno schieramento. 

Vi è anche l’accusa di aver intimorito un imprenditore, al quale fu sequestrato un villaggio turistico, e di aver indotto un’altra persona a non denunciare - per usura – un parente del magistrato. Infine, insieme ai due indagati ai quali è stata vietata la dimora a Castellaneta e ed amministratori e dirigenti comunali, Di Giorgio avrebbe commesso atti contrari ai suoi doveri d’ufficio pur di permettere ad un bar aperto senza autorizzazioni amministrative ed edilizie di continuare l’attività.

UNA CONDANNA ESEMPLARE.

Si tratta di quindici anni di carcere per l'ex pm di Taranto. Il Tribunale di Potenza ha così condannato l'ex pubblico ministero del capoluogo jonico, Matteo Di Giorgio, accusato di concussione e corruzione in atti giudiziari. E non è tutto. Come pena accessoria è stata disposta anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. La pubblica accusa aveva invece chiesto la condanna alla pena di 12 anni e mezzo.

Competente a trattare procedimenti in cui sono coinvolti magistrati in servizio presso la Corte d'appello di Lecce, il Tribunale di Potenza ha inoltre inflitto la pena di tre anni di reclusione all'ex sindaco di Castellaneta, Italo D'Alessandro e al suo ex stretto collaboratore, Agostino Pepe. Ed ancora: 3 anni e 6 mesi a Giovanni Coccioli, 2 anni a Francesco Perrone, attuale comandante dei vigili urbani a Castellaneta, 2 anni ad Antonio Vitale e 8 mesi a un imputato accusato di diffamazione.

Accanto alla condanna di 15 anni per l'ex pubblico ministero Di Giorgio, il Tribunale di Potenza ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla procura per valutare la posizione di diversi testimoni in ordine al reato di falsa testimonianza. Tra questi vi sono anche altre figure togate, come l'ex procuratore di Taranto Aldo Petrucci e l'attuale procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino.

Complessivamente il Tribunale ha trasmesso alla procura gli atti relativi alle testimonianze di 21 persone, quasi tutti carabinieri e poliziotti. Tra questi anche l'ex vicequestore della polizia di Stato, Michelangelo Giusti.

«FUNZIONI STRUMENTALIZZATE»

Dalla loro avrebbero avuto lui, il pm Matteo Di Giorgio, la “legge” come garante della coalizione contro il sindaco professore. Se poi qualcuno si opponeva la “legge” sarebbe stata capace di mostrare anche un altro volto: così tra il figlio di un avversario e quello di un imprenditore amico il primo finiva in carcere per droga, e il secondo nemmeno indagato. E’ quanto ha sostenuto ieri pomeriggio il pm potentino Laura Triassi.

«Di Giorgio - ha spiegato il pm Triassi rivolto al collegio presieduto da Aldo Gubitosi - partecipava direttamente e indirettamente alla vita dell’amministrazione comunale di Castellaneta, ed esercitava le funzioni di pubblico ministero che venivano utilizzate e a volte strumentalizzate per contrastare i suoi avversari politici».

“Longa manus” del pm tarantino oltre all’amministrazione comunale sarebbero stati alcuni esponenti della polizia giudiziaria più o meno inconsapevoli. Di fatto in aula è stata rievocata la testimonianza di almeno uno di loro per cui era «notorio» che Di Giorgio potesse disporre «trasferimenti» tra gli appartenenti alle forze dell’ordine a suo piacimento.

A rilanciare le indagini, rovesciando la prospettiva che aveva portato all’arresto di Loreto, è stata la denuncia di un altro ex amico di Loreto, Vito Pontassuglia, che ha raccontato di aver spinto alle dimissioni un ex consigliere nel 2001, paventandogli un possibile arresto del figlio e del fratello per droga. Dimissioni che avrebbero causato le elezioni anticipate spianando la strada agli amici del pm e a lui per l’incarico di assessore della giunta comunale.

«Era normale favorire imprenditori combattuti in precedenza per il loro comportamento illecito, divenuti nel frattempo amici degli amici». Ha riepilogato la Triassi.

In compenso per Di Giorgio ci sarebbero stati vari «vantaggi», da intendersi come «interessi di potere anche economicamente valutabili». Non ultimo quello alla sua candidatura come presidente della provincia.

Il magistrato avrebbe avuto un «ruodeterminante» nella vittoria alle amministrative del 2007 di D’Alessandro su Loreto, segnata dallo scontro a poche ore dall’apertura delle urne tra il secondo e alcuni sostenitori del primo che stavano effettuando un volantinaggio contro il loro avversario nonostante il silenzio elettorale.

In un bar di Castellaneta si sarebbero fronteggiati il senatore, la “legge”, con i figli e un nipote del pm. Fatto sta che nei giorni successivi Di Giorgio avrebbe denunciato l’aggressione verbale subita dal figlio, mentre più di qualcuno ha testimoniato che fosse stato il nipote il bersaglio di Loreto. Mentre qualcuno ha alterato la nota dei carabinieri sull’accaduto depositata in procura a Taranto, con l’aggiunta di un rigo alla fine in cui si diceva che non si era riscontrato alcun volantinaggio. Un rigo riconoscibile dall’interlinea diversa, del tutto assente nella copia archiviata dai militari di Castellaneta. Un giochetto da smanettoni di stampanti. 

Su tutto quanto accaduto quella sera per il pm Triassi si sarebbe scatenata «una frenetica sottoscrizione di documenti» fotocopia con la ricostruzione dei fatti da parte di “testimoni” di dubbia attendibilità. Uno ha addirittura ammesso in dibattimento di non essere stato davvero presente, ma di aver “solo” sottoscritto un foglio a casa di Di Giorgio perché gli aveva promesso un posto di lavoro.

IL COMPLOTTO

Quanto alla tesi di un complotto ai danni del pm tarantino, più volte adombrata dalla difesa, la Triassi è stata ferma: «Se ci sono irregolarita siamo disposti a perseguirle, ma altrimenti non ci si puo difendere così. Non è assoggettando gli investigatori chiedendo la sottoscrizione preventiva di alcune dichiarazioni come avvenuto con i carabinieri di Castellaneta che ci si può sottrarre a un’indagine, nemmeno se sostituti o procuratori».

L’udienza è stata aggiornata al 23 per l’inizio delle discussioni delle difese che continueranno il giorno mentre le repliche e la decisione sono previste per il 28. Prima di allora, anche se interpellati all’uscita dell’udeinza, gli avvocati hanno preferito non commentare.

Nota stampa di A.Giangrande

"Per dovere-diritto di cronaca, non posso esimermi  dal riportare un fatto pubblico, di interesse pubblico, vero (salvo smentite) e continente. Un fatto pubblicato da altre fonti e non posto sotto sequestro giudiziario preventivo, in seguito a querela. Un fatto a cui è doveroso, contro censura ed omertà, dare rilevanza nazionale, tramite i miei 1500 contati redazionali.

«Come volevasi dimostrare nessuno dei giornali italiani nazionali o locali ha più parlato dopo il primo maggio 2014 dei quindici anni di galera inflitti al Magistrato di Taranto Matteo Di Giorgio e dell’incriminazione per falsa testimonianza inflitta al Procuratore Aggiunto di Taranto Pietro Argentino, scrive Michele Imperio. Ma “La Notte” no. “La Notte” non ci sta a questa non informazione o a questa disinformazione. Quando assunsi la direzione di questo glorioso giornale, che ora sta per riuscire nella sua versione cartacea, dissi che avremmo sempre raccontato ai nostri lettori tutta la verità, solo la verità, null’altro che la verità e avremmo quindi sfidato tutte le distorsioni giornalistiche altrui, tutti i silenzi stampa, tutti i veti incrociati dei segmenti peggiori del potere politico. Strano cambiamento. Sarà stata l’aspirazione di candidarsi Presidente della Provincia di Taranto per il centro-destra, maturata nel 2008. Ancora alcuni anni fa infatti il giudice Matteo Di Giorgio era ritenuto il più affidabile sostituto procuratore della Repubblica della Procura della Repubblica di Taranto, tanto da essere insignito della prestigiosa carica di delegato su Taranto della Procura Distrettuale Antimafia di Lecce. Subì perfino un attentato alla persona per il suo alacre impegno contro il crimine organizzato. Sette capi di imputazione! Però sin poco dopo il mandato di cattura tutti hanno capito subito che qualcosa non andava in quel processo, perché in sede di giudizio sul riesame di quei capi di imputazione la Corte di Cassazione ne aveva annullati ben tre (censure che la Cassazione, in sede di riesame, non muove praticamente mai!) e il resto della motivazione della Cassazione sembrava un’invocazione rivolta ai giudici di marito: Non posso entrare nel merito – diceva la Cassazione – ma siete sicuri che state facendo bene? Tutti i commenti della Rete su questo caso sono stati estremamente critici, quanto meno allarmati. Invece i vari giornali locali, dopo aver dato la notizia il giorno dopo, non ne hanno parlato più. Scrive invece sulla Rete – per esempio – il prof. Mario Guadagnolo, già sindaco di Taranto dal 1985 al 1990: “Premetto che io – scrive (Guadagnolo) – non conosco il dott. Di Giorgio nè ho alcuna simpatia per certi magistrati che anzichè amministrare la giustizia la usano per obbiettivi politici. Ma 15 anni sono troppi se paragonati ai 15 anni di Erika e Omar che hanno massacrato con sessanta pugnalate la madre e il fratellino di sette anni o con i 15 anni comminati alla Franzoni che ha massacrato il figlioletto Samuele. Qui c’è qualcosa che non funziona. Non so cosa ma è certo che c’è qualcosa che non funziona”. Trovo molto singolare che il Procuratore Aggiunto di Taranto Pietro Argentino sarà incriminato di falsa testimonianza a seguito del processo intentato contro il dott. Matteo Di Giorgio – scrive ancora l’avv. Michele Imperio su “Tarastv” e su “La Notte on line” –  A parte la stima che tutti riservano per la persona, il dott. Pietro Argentino aveva presentato al CSM domanda per essere nominato Procuratore Capo proprio della Procura di Potenza e il CSM tiene congelata questa delicata nomina da diversi anni. L’attuale Procuratore Capo di Potenza Laura Triassi è solo un facente funzioni e sicuramente anche lei aspirerà alla carica. Certamente questa denuncia terrà bloccata per molti anni una eventuale nomina del dott. Pietro Argentino a Procuratore Capo di una qualsiasi Procura. La sua carriera è stata quindi stroncata. Laura Triassi è inoltre sorella di Maria Triassi, professoressa dell’università di Napoli la quale fu incaricata della perizia epidemiologica nel processo Ilva dal noto Magistrato Patrizia Todisco, la quale è lo stesso Magistrato che già aveva denunciato alla Procura della Repubblica di Potenza il collega Giuseppe Tommasino, poi assolto e che aveva invece lei stessa assolto dal reato di concorso esterno in associazione a delinquere il noto pregiudicato Antonio Fago, mandante – fra l’altro – di un grave attentato dinamitardo a sfondo politico, che poteva provocare una strage. Il conflitto Di Giorgio-Loreto lo conosciamo già. Ma di un altro conflitto che sta dietro questo processo non ha parlato mai nessuno. Alludiamo al conflitto Di Giorgio-Fitto. Se infatti il dott. Matteo Di Giorgio fosse stato nominato presidente della provincia di Taranto sarebbero saltati per aria tanti strani equilibri che stanno molto cari all’on.le Fitto e non solo a lui. Inoltre trovo molto strano che l’on.le Raffaele Fitto, il quale fa parte di un partito molto critico nei confronti di certe iniziative giudiziarie, quanto meno esagerate, non abbia mai detto una sola parola su questa vicenda, che vedeva peraltro coinvolto un Magistrato dell’area di centro-destra. Come pure non una sola parola, a parte quelle dopo l’arresto, è stata mai detta sulla vicenda dall’attuale Procuratore Capo della Repubblica di Taranto dott. Franco Sebastio. E nel processo sulla malasanità di Bari compaiono intercettazioni telefoniche fra il dott. Sebastio e il consigliere regionale dell’area del P.D. ostile al sindaco di Bari Michele Emiliano, Michele Mazzarano, nel corso delle quali il dott. Sebastio esprimeva sfavore per la nomina a Procuratore Aggiunto del dott. Pietro Argentino. Nel corso di una dichiarazione pubblica il dott. Sebastio espresse invece, in modo del tutto sorprendente, soddisfazione per l’arresto del dott. Matteo Di Giorgio e disse che auspicava che anche un secondo Magistrato fosse stato allontanato dalla Procura della Repubblica di Taranto (Argentino?). Ora, guarda un pò, anche il dott. Argentino potrebbe essere sospeso dalle funzioni o trasferito di sede….Ciò che è accaduto al Tribunale di Potenza è, quindi, come ben comprenderete, un fatto di una gravità inaudita e sottintende un conflitto fra Magistrati per gestioni politiche di casi giudiziari, promozioni e incarichi apicali, mai arrivato a questi livelli. Voglio fare alcune premesse utili perchè il lettore capisca che cosa c’è sotto. Sia a Taranto che a Potenza, patria di Angelo Sanza, sottosegretario ai servizi segreti quando un parte del Sisde voleva assassinare Giovanni Falcone e un’altra parte del Sisde non era d’accordo (e lui da che parte stava?), come forse anche in altre città d’Italia, opera da decenni una centrale dei servizi segreti cosiddetti deviati in realtà atlantisti, che condiziona anche gli apparati giudiziari e finanche quelli politici della città. Di sinistra. Così pure altra sede dei servizi segreti atlantisti questa volta di destra, opera a Brindisi. La sezione di Taranto in particolare appartiene sicuramente a quell’area politica che Nino Galloni avrebbe chiamato della Sinistra politica democristiana cioè una delle tre correnti democristiane, in cui si ripartiva la vecchia Sinistra Democristiana che erano – lo ricordo a me stesso – la Sinistra sociale capeggiata dall’on.le Carlo Donat Cattin, il cui figlio è stato suicidato-assassinato; la Sinistra morotea capeggiata dall’on.le Aldo Moro, assassinato, e poi inutilmente e per brevissimo tempo riesumata dal Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, anche lui assassinato; la Sinistra politica capeggiata dai vari De Mita, Mancino, Rognoni, Scalfaro e Prodi, i quali non sono stati mai nemmeno scalfiti da un petardo. Ma torniamo a noi e ai giudici tarantini Pietro Argentino e Matteo Di Giorgio. La cui delegittimazione – per completezza di informazione – è stata preceduta da un’altra clamorosa delegittimazione di un altro Giudice dell’area di centro destra, il capo dei g.i.p. del Tribunale di Taranto Giuseppe Tommasino, fortunatamente conclusasi con un’assoluzione e quindi con un nulla di fatto. Quindi Tommasino, Di Giorgio, Argentino, a Taranto dovremmo cominciare a parlare di un vero e proprio stillicidio di incriminazioni e di delegittimazioni a carico di Magistrati della Procura o del Tribunale non appartenenti all’area della Sinistra Politica Democristiana o altra area alleata, ovvero all’area della Destra neofascista finiana. L’indagine a carico del Dott. Matteo Di Giorgio è durata circa due anni ed è stata condotta da un Maresciallo dei Carabinieri espulso dall’arma e caratterizzata dall’uso di cimici disseminate in tutti gli uffici del Tribunale di Taranto e della Procura. E’ capitato personalmente a me di essere invitato dal giudice Giuseppe Di Sabato, (g.i.p.), un Magistrato che non c’entrava niente con l’inchiesta, di essere invitato a interloquire con lui al bar del Tribunale anziché nel suo ufficio, perchè anche nel suo ufficio c’erano le cimici di Potenza. Ma c’è di più! La Sinistra Politica democristiana vuole diventare a Taranto assolutamente dominante sia in Tribunale che in tutta la città, perché corre voce che due Magistrati, uno della Procura l’altro del G.I.P., resi politicamente forti dalla grande pubblicità e visibilità del processo Ilva, starebbero per passare alla politica, uno come candidato sindaco l’altro come parlamentare, quando sarà.»

Sembra che il cerchio si chiuda con la scelta del Partito democratico caduta su Franco Sebastio, procuratore capo al centro dell’attenzione politica e mediatica per la vicenda Ilva, intervistato da Francesco Casula su “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Procuratore Sebastio, si può giocare a carte scoperte: il senatore Alberto Maritati alla Gazzetta ha ammesso di averle manifestato l’idea del Partito democratico di averla in lista per il Senato…

«Io conosco il senatore Maritati da tempo, da quando era pretore a Otranto. Siamo amici e c’è un rapporto di affettuosa stima reciproca. Ci siamo trovati a parlare del più e del meno… É stato un discorso scherzoso, non ricordo nemmeno bene i termini della questione».

Quello che può ricordare, però, è che lei ha detto no perché aveva altro da fare…

«Mi sarà capitato di dire, sempre scherzosamente, all’amico e all’ ex collega che forse ora, dopo tanti anni, sto cominciando a fare decentemente il mio lavoro. Come faccio a mettermi a fare un’attività le cui caratteristiche non conosco e che per essere svolta richiede qualità elevate ed altrettanto elevate capacità? É stato solo un discorso molto cordiale, erano quasi battute. Sa una cosa? La vita è così triste che se non cerchiamo, per quanto possibile, di sdrammatizzare un poco le questioni, diventa davvero difficile».

«Candidare il procuratore Franco Sebastio? Sì, è stata un’idea del Partito democratico. Ne ho parlato con lui, ma ha detto che non è il tempo della politica». Il senatore leccese Alberto Maritati, intervistato da Francesco Casula su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, conferma così la notizia anticipata dalla Gazzetta qualche settimana fa sull’offerta al magistrato tarantino di un posto in lista per il Senato.

Senatore Maritati, perchè il Pd avrebbe dovuto puntare su Sebastio?

«Beh, guardi, il procuratore è un uomo dello Stato che ha dimostrato sul campo la fedeltà alle istituzioni e non solo ora con l’Ilva. Possiede quei valori che il Pd vuole portare alla massima istituzione che è il Parlamento. Anche il suo no alla nostra idea è un esempio di professionalità e attaccamento al lavoro che non sfocia mai in esibizionismo»."

Dr Antonio Giangrande

 

POTENZA – Dodici anni e mezzo di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici sono stati chiesti ai giudici del tribunale di Potenza dal sostituto procuratore Laura Triassi nei confronti dell’ex pubblico ministero della procura di Taranto Matteo Di Giorgio, accusato di concussione e corruzione in atti giudiziari. Il tribunale di Potenza è competente a decidere sui magistrati di Taranto. Il pm ha chiesto, inoltre, 3 anni e 4 mesi di carcere per l’ex sindaco di Castellaneta Italo D’Alessandro, per l’ex collaboratore di quest’ultimo, Agostino Pepe, e per Francesco Perrone, attuale comandante dei vigili urbani a Castellaneta. Infine, sono stati chiesti 3 anni e 10 mesi di carcere per Giovanni Coccioli e 8 mesi per tre imputati accusati di diffamazione. L’ex pm Di Giorgio, sospeso cautelativamente dal Csm, fu arrestato e posto ai domiciliari nel novembre del 2010. Le altre contestazioni riguardavano le minacce in ambito politico e a un imprenditore, altre per proteggere un parente, e azioni dirette a garantire l’attività di un bar “completamente abusivo”. Il magistrato, secondo l’accusa, avrebbe anche minacciato di un “male ingiusto” un consigliere comunale di Castellaneta, costringendolo a dimettersi per provocare lo scioglimento del consiglio comunale e assumere una funzione di guida politica di uno schieramento. L’ex sindaco di Castellaneta ed ex parlamentare dei Ds Rocco Loreto, che presentò un dossier a Potenza contro il magistrato, e un imprenditore, si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Fausto Soggia. Il processo riprenderà mercoledì prossimo. La sentenza è attesa per il 28 aprile.

© 2006-2014 Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno.

Articolo completo: https://www.trmtv.it/home/cronaca/2014_04_18/69352.html
Laura Triassi – Procuratore della Repubblica di Potenza

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