Chi boicotta De Magistris? Affari milionari e appalti dietro l’ apocalisse rifiuti di Napoli

14.07.2011 15:28

Proteste, blocchi stradali, roghi e scioperi: una settimana di guerra della monnezza a Napoli che brucia sotto il sole dell' estate e si tura il naso per il fetore delle migliaia di tonnellate di rifiuti accatastate in strada. Uno scenario dietro il quale si allungano le mani delle lobby economiche e della camorra.

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Boicottaggio” è la parola più usata per descrivere l’ incredibile emergenza rifiuti scoppiata a Napoli subito dopo l’ elezione di Luigi De Magistris come nuovo sindaco. 

Ma chi sta boicottando cosa? 

L’ex-pm ne è convinto, così anche il vice-sindaco Tommaso Sodano: roghi, proteste, cumuli per strada sotto il sole estivo. 

Tutto calcolato, tutto preparato a tavolino per screditare il lavoro della nuova giunta e far fallire la sua prima delibera che prevede la raccolta differenziata spinta in gran parte della città. 

Sul piatto ci sono appalti e sub-appalti che fanno gola alla camorra, soprattutto per la raccolta e il trasporto della spazzatura, ma anche un affare da 335 milioni di euro: il termovalorizzatore di Napoli Est.

Chi boicotta De Magistris?


Il centro-destra si vendica per la vittoria di Luigi De Magistris? La Lega Nord non fa approvare il decreto rifiuti in Consiglio dei Ministri, mentre l’ emergenza fa perdere credito al nuovo sindaco di Napoli.

La crisi rifuti attuale: stir saturi, inceneritore di Acerra fermo, il Consiglio dei Ministri non approva il decreto rifiuti e Napoli si riempie di spazzatura.

Obiettivo: stato di emergenza? Mirano al commissariamento i blocchi stradali, l’ aumento dei cumuli di rifiuti e i blocchi stradali?

La prima delibera della giunta Luigi De Magistris prevede di estendere la raccolta differenziata porta a porta a 325 mila abitanti, nonché l’ acquisto e la costruzione di impianti di riciclaggio e compostaggio. Ribadendo, nello stesso tempo, il “no” all’ inceneritore di Napoli Est che era stato uno dei liet motiv della campagna elettorale. La delibera accoglie molte delle proposte avanzate dai comitati cittadini, come la programmazione di un piano di raccolta porta a porta, la separazione del secco dall’ umido, norme per la riduzione a monte di rifiuti.

Una delibera del tutto contraria alla linea espressa negli ultimi anni da Governo, Regione e Provincia in materia di rifiuti. L’emergenza delle ultime settimane comincia a causa del blocco degli Stir del Napoletano per saturazione, nello stesso momento l’ inceneritore di Acerra comincia a funzionare a scartamento ridotto per alcune “manutenzioni programmate” (nelle ultime ore si è bloccato anche per guasti).

A questa situazione di emergenza, il Governo nazionale non pone rimedio. Anzi, grazie all’ opposizione della Lega Nord – nella persona di Roberto Calderoli – il Consiglio dei Ministri non approva un decreto che avrebbe permesso di conferire nelle discariche delle altre Regioni italiane i rifiuti che ammorbano l’ aria delle strade di Napoli.

“Se vince De Magistris, i napoletani non vengano a piangere da noi” aveva detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla vigilia del ballottaggio tra l’ex-pm e il candidato di centro-destra, Gianni Lettieri. Così, nell’ indifferenza del Governo, a Napoli i cumuli hanno preso a crescere a un ritmo superiore di quanto accadde nel 2008, mettendo in ginocchio la città.

Un boicottaggio portato avanti da due forze: quella proveniente dall’alto del Governo e della Lega, mentre una seconda – come conferma Elena Coccia, vice-presidente della Giunta Comunale di Napoli – proveniente dal basso, da gruppi di persone organizzate che scendono in strada e danno vita a rivolte poco spontanee. A questa situazione di emergenza, sia il Governatore Stefano Caldoro che il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, hanno risposto invocando lo “stato di emergenza”, ovvero la nomina di un commissario governativo con pieni poteri, in grado di derogare le normali leggi vigenti.

La crisi attuale, però, ha radici antiche di diciotto anni – è da tanto che imperversa l’ emergenza rifiuti in Campania. Più recentemente, alla Provincia e al presidente Luigi Cesaro spettava il compito di individuare l’ area di due nuove discariche nel Napoletano, per sopperire alla saturazione di quelle di Chiaiano – su cui è in corso un’ indagine per le infiltrazioni di camorra negli appalti e di percolato nel sottosuolo – e quella di Terzigno, teatro dei violenti scontri dell’ autunno 2011 in vista del tentativo di aprire il secondo invaso di Cava Vitiello. Dopo la decisione presa dal Governo con la legge 1 del 2011 (conversione del decreto-legge 26 novembre 2010, n. 196) di non aprire le tre nuove discariche previste in Campania, era dovere della Provincia e della sua società SapNa provvedere all’ individuazione di nuovi siti. 

Si era fatta avanti l’ ipotesi di aprire una discarica a Quarto, ma a far naufragare l’ ipotesi – più delle proteste dei cittadini – furono gli interessi del clan dei Polverino – come dimostrano le indagini che portarono all’ arresto pre-elettorale di un candidato del Pdl locale: Armando Chiaro, eletto mentre era in carcere con ben 285 preferenze. Infatti, l’ allora consigliere comunale si recò in Spagna per parlare il Ras camorrista della zona della possibilità di aprire l’ invaso.

Non se ne fece nulla e da allora la Provincia ha smesso di interessarsi della questione, come più volte denunciato dagli ambientalisti, per arrivare alla campagna elettorale per le elezioni comunali 2011 con i rifiuti per strada. E così fu, merito anche di un coacervo poco chiaro di leggi che regolano la gestione e lo smaltimento di rifiuti. Al Comune spetta la raccolta, alla Regione il compito di regolare i flussi verso le diverse discariche e alla Provincia il compito di gestire lo smaltimento nelle stesse.

In questa situazione esplosiva giunge lo stop di una linea dell’ inceneritore di Acerra per “manutenzione programmata” e il guasto delle altre due, assieme alla saturazione degli Stir. Così le tonnellate di rifiuti in strada aumentano: dalle 1500 presenti all’insediamento della Giunta, si arriva a 2400 e poi a salire fin quasi a 3000. Il caldo fa il resto, mentre alcuni vicoletti della Napoli storica vengono completamente ostruiti dalla munnezza.

Dopo un tavolo tra Comune, Regione e Provincia, il sindaco De Magistris pretende che le altre istituzioni facciano la loro parte e annuncia “entro 5 giorni, Napoli pulita”. Ovviamente, la sua è una deduzione tratta dall’ analisi presentati da Luigi Cesaro, non una promessa come è stata fatta passare dai titoli di giornale. Ma tanto è che parte la campagna mediatica: riuscirà De Magistris a ripulire la città? La Provincia apre due siti di trasferenza temporanei in due luoghi dove era prevedibile, come afferma anche il vice-sindaco e assessore all’Ambiente Tommaso Sodano, che la popolazione si sarebbe ribellata. 

Territori già martoriati da discariche e inceneritori: Acerra e Caivano, teatri già di numerose battaglie proprio dello stesso Sodano, che viene indicato come “il solito politicante” che prima difende il territorio e poi gli volta le spalle quando è al potere.

Il risultato è che i sindaci di Acerra e Caivano corrono a firmare ordinanze per stoppare gli sversamenti e fanno ricorso al Tar. Camion fermi, cumuli sempre più alti e Napoli. Cominciano le proteste e la situazone diventa ingestibile, il Governatore Caldoro ribadisce la necessità di dichiarare lo Stato di Emergenza. 

La Giunta Regionale approva un documento in cui si afferma la necessità di aprire una nuova discarica nella città di Napoli e completare i lavori per l’ apertura dell’ invaso di Macchia Soprana a Serre (Salerno), perché – come denuncia il sindaco Vincenzo De Luca – anche nel capoluogo cilentino l’ emergenza rifiuti è alle porte dopo la chiusura di uno Stir e la saturazione delle discariche provinciali.

“Esiste dunque una connessione di interessi che vede governo Berlusconi, Lega Nord e lobby inceneritoriste impegnate a screditare le soluzioni proposte dai comitati e recepite dall’amministrazione comunale” scrivono i comitati in alcuni comunicati stampa diffusi nei giorni scorsi, proprio prima delle ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi:“Vedo che De Magistris non ce l’ha fatta in cinque giorni. Come sempre dovrò intervenire io”.

Il commissariamento speciale è l’ obiettivo finale di chi sta mettendo la città a ferro e fuoco? Lo stesso Governatore Caldoro ha dichiarato: “Non escludo la possibilità che siano le stesse Province e i Comuni a chiedere alla Regione di comunicare al governo lo stato di emergenza”. E lo stesso vice-sindaco di Napoli Sodano rivela che la capacità complessiva di tutte le discariche della Campania non raggiunge le 60 mila tonnellate. “Il sistema di gestione dei rifiuti campano è al collasso e non ci sono alternative concrete”. Ma chi vuole lo stato di emergenza e perché?

Sicuramente, con un commissario sarebbe più snello affidare l’ appalto per il termovalorizzatore di Napoli Est, nonostante i numerosi ostacoli che l’ impianto ha incontrato alla sua realizzazione negli ultimi tre anni. Tanto che, qualche mese fa, Stefano Caldoro dovette nominare un commissario per bandire un nuovo bando di gara, da cui fu esclusa l’ Asia – società partecipata dal Comune di Napoli che avrebbe dovuto realizzarlo in partnership con la A2A. Una delle prime dichiarazioni del vicesindaco Sodano al riguardo esprimeva la volontà di ritirare il permesso di edificare sui suoli di Ponticelli il nuovo impianto, per ostacolarne la realizzazione.

“È evidente dunque che tutto quello che sta avvenendo deve tenere conto di questo contesto, le lobby inceneritoriste, da sempre trasversali al Pd e al Pdl, vedono messo a rischio un business fino a poco tempo fa garantito” scrivono alcuni comitati ecologisti napoletani. Certo è che il business da 335 milioni di euro faceva gola a molti, soprattutto perché finanziato dai soldi della Tarsu e del Cip6. Un business che si sarebbe rivelato inutile qualora il nuovo sindaco di Napoli fosse riuscito, nell’ arco di qualche mese, a portare al 60% la raccolta differenziata in città.

Dopo questi eventi, i blocchi stradali e la guerra dei rifiuti si sono fatti violenti a Napoli. Il sindaco e i comitati al lui vicino, come la Rete Commons e gli “Incazzatos”, denunciano la simultaneità di roghi e devastazioni scoppiati in punti strategici della città per paralizzare il traffico e avere massimo risalto mediatico.

Sarebbe complicato coordinare queste azioni se non ci fossero trame oscure dietro” afferma Antonio Musella, della Rete Commons di Chiaiano, che di blocchi e guerriglie per la munnezza se ne intende. Blocchi poco spontanei e molto organizzati, come testimonia in esclusiva un’ attrice napoletana, Silvia Montieri, ai microfoni di Fanpage.it: “Vivo ai Quartieri Spagnoli, proprio in via Pasquale Scura teatro di numerosi incendi della spazzatura. Sembra che ci sia gente che porta la spazzatura da altri posti e la accumula giusto per far cominciare le rivolte”. I Quartieri Spagnoli sono stati lo scenario principale dei disordini dei giorni scorsi, come sottolineato anche dal neo-presidente di Asia, Raphael Rossi:

“Quando contemporaneamente in dieci punti della città scoppiano incendi dei cumuli di rifiuti, ci sono persone che trascinano i cassonetti dai marciapiedi alla strada, e parallelamente esplodono problemi con le ditte appaltatrici, beh, parlare di pressioni indebite sull’amministrazione comunale non è affatto esagerato. Sui rifiuti a Napoli si combatte una guerra, noi stiamo dalla parte di chi lavora per uscire dall’emergenza e delineare un nuovo piano, altri sono aggrappati al vecchio sistema di interessi e privilegi che in questi anni è cresciuto sull’emergenza”.

La stoccata finale è arrivata dagli improvvisati scioperi della ditta sub-appaltatrice di Asia per la raccolta rifiuti nel centro storico di Napoli: Lavajet. Ditta ligure vincitrice di un appalto per due lotti su cinque, assunse numerosi dipendenti della cooperativa Enerambiente su cui già grava un’ interdittiva antimafia. Minacce di morte sono giunte al vice-sindaco Sodano per la sua intenzione di non rinnovare il sub-appalto alla sua scadenza, inoltre la ditta vanta crediti verso Asia che non paga gli stipendi agli operai da mesi. Infine, i comitati denunciano le vicinanze politiche di Lavajet con personalità politiche del Pdl.

“Lavajet ha un subappalto con Asia e nei giorni scossi non ha effettuato a dovere il servizio di raccolta. E si tratta di circa 300 tonnellate al giorno sulle 1250 circa prodotte dall’intera città”, conferma Rapahel Rossi, mentre dal comitato civico degli Incazzatos napoletani, che tutte le sere si radunano in presidio davanti alla Prefettura di Napoli per dimostrare il proprio sostegno al sindaco De Magistris, quando Asia ha cercato di sopperire alla mancata raccolta effettuata da Lavajet, ci sono state aggressioni al personale e problemi di vario genere.

Dopo una settimana infernale, il presidente del Consiglio e il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo si apprestano a emanare un decreto speciale per la soluzione dell’ emergenza rifiuti di Napoli. Ma la partita è ancora lunga e tutta da giocare. A giudicare da quanto accaduto negli ultimi sette giorni, non tutti giocheranno pulito. E sulla salute dei cittadini esasperati si combattono, come al solito, le manovre di Roma e Casal di Principe. Riuscirà la Giunta De Magistris a vincere la prima mano e portare a casa la partita? Soltanto un mese dalla vittoria dell’ ex-pm e siamo già in guerra aperta.

 
 

Rifiuti, De Magistris vuole un’Asìa autonoma

 

Dopo la dichiarazione di ieri della ricapitalizzazione per 43 milioni di euro dell’azienda di rifiuti napoletana, l’assessore al bilancio Realfonzo ha annunciato l’accensione di un mutuo per permettere all’azienda di essere per la prima volta completamente indipendente dai subappalti.




Il nuovo sindaco partenopeo sembra ce la stia mettendo tutta per risolvere il problema rifiuti napoletano. Dopo l’impegno assunto con gli elettori, De Magistris si sta mettendo in evidenza per il suo dinamismo, che sembra invogliare tutti i cittadini del capoluogo Campano ad una maggiore responsabilità nel futuro della propria città. I problemi da affrontare certo non mancano, con l’opposizione della Lega al decreto rifiuti e la recente minaccia dell’Unione Europea di sanzioni contro l’Italia, che rischia di sottrarre altre risorse alle casse.

Ieri il sindaco, in una visita all’azienda di rifiuti napoletana, ha promesso un aumento del capitale sociale di Asìa Napoli S.p.A. per la cifra di 43 milioni di euro.  La maxi ricapitalizzazione è parte di un piano più ampio che permetta alla stessa azienda di operare con più efficacia per raggiungere quell’obiettivo del 70% di raccolta differenziata entro fine anno, previsto dal progetto della nuova giunta.

Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio del Comune di Napoli, ha spiegato che si accenderà “un mutuo in modo da consentire ad Asìa, per la prima volta nella sua storia, di essere interamente indipendente dai subappalti”. Questo investimento arriva in un momento fondamentale per il futuro della città, che ha un bilancio in dissesto ereditato dalla precedente amministrazione, come ha spiegato ieri De Magistris, ma che non vuole elemosine da nessun’altra Regione

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