CAMPANIA, CACCIA ALLA CASTA. Il consiglio regionale dovrebbe porre fine allo scandalo del doppio vitalizio dei consiglieri regionali.

26.10.2011 15:44

Dopo il caso della “doppia indennità”, si scopre che almento una trentina di ex membri dell’assemblea campana percepiscono un doppio vitalizio, dalla Regione e dal Parlamento. E a chi ha fatto anche una sola legislatura tocca una liquidazione di 48 mila euro. Tra questi il sangiorgese MARIO PEPE del PIDDI'....

Ecco la Regione dei privilegi spuntano i  

Nella seduta di domani, il consiglio regionale della Campania dovrebbe mettere fine ad uno dei tanti scandali della cosiddetta casta politica.

Stiamo parlando del vitalizio che, al momento, otto consiglieri regionali percepiscono nonostante siedano in parlamento, come deputati o senatori, e, quindi, percepiscono anche quei lauti emolumenti. Ieri la commissione, su proposta del presidente del consiglio , Romano, ha approvato all’unanimità la norma che prevede il congelamento.

Significa che, sino a quando, resteranno deputati o senatori, questi ex consiglieri regionali non avranno diritto a percepire il vitalizio.

Pensate che solo con questa piccola misura vengono risparmiati ben un milione di euro l’anno. Se ne potrebbero risparmiare molti ma molti di più se venisse deciso che chi è stato consigliere regionale ed anche parlamentare debba avere diritto ad un solo vitalizio e non a due, come avviene ancora oggi.

Questa disposizione, però, non sarà discussa domani in quanto è in atto una verifica nella conferenza stato- regioni, perché si tratta di una problematica di carattere generale.

Bisogna sottolineare che diversi ex consiglieri regionali, dal 2005 ad oggi, hanno incassato il vitalizio pur essendo membri di una camera.

E mentre i pensionati non riescono a tirare avanti, chi ha fatto parte dell’assemblea, anche per una sola legislatura, una volta arrivato a 55 anni di età, usufruisce di circa cinquemila euro al mese.

 

C’è, infine, da evidenziare ancora un altro aspetto di questa vergognosa vicenda.

Nessun politico di destra o di sinistra, pur conoscendola, ha ritenuto opportuno informare la pubblica opinione.

Lo ha fatto un articolo de Il Corriere della Sera, altrimenti, anche questo andazzo, come tanti altri, sarebbe continuato.

Leggi anche : altravocedelsannio.webnode.it/news/lotta-ai-privilegi-della-casta-per-linformazione-e-la-trasparenza-cominciamo-dal-parlamentare-del-pd-mario-pepe-dinosauro-della-politica-sangiorgese-poi-passeremo-ai-consiglieri-comunali-/

 

Chiamatelo ....per nome !?

Antonio Averaimo

Percepiscono il vitalizio grazie alla permanenza pregressa in Consiglio regionale ma anche l’indennità di parlamentari. Sono otto gli ex consiglieri regionali finiti nel mirino di un’inchiesta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo pubblicata sul Corriere della Sera: Teresa Armato, Raffaele Calabrò, l’avellinese Vincenzo De Luca (da non confondere con l’omonimo sindaco di Salerno), Arturo Iannaccone (percepirà il vitalizio dal primo novembre), Cosimo Izzo, il beneventano Mario Pepe, Giuseppe Scalera e Domenico Zinzi. Quest’ultimo, peraltro, oltre all’incarico di parlamentare, è anche presidente della Provincia di Caserta. I destinatari del doppio bonifico devono ringraziare una leggina varata al tramonto della prima legislatura dell’era Bassolino. Una norma che ha abrogato una precedente disposizione risalente alla seconda metà degli anni Novanta, all’epoca dell’amministrazione Rastrelli. Quest’ultimo precetto recitava testualmente: «L’erogazione dell’assegno vitalizio è sospesa qualora il titolare venga eletto al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o ad altro Consiglio regionale». La percezione del vitalizio, peraltro, può essere anticipata al compimento del cinquantacinquesimo anno, a patto che il destinatario sia stato eletto consigliere regionale entro la settima legislatura (quella attualmente in corso è la nona).  Il vitalizio anticipato  (a 55 anni) si può percepire solo se si hanno alle spalle due legislature, ovvero non si può percepire per intero. Con una sola legislatura all’attivo si può ugualmente ottenere l’emolumento regionale, solo che quest’ultimo viene diminuito del 5 per cento per ogni anni di anticipo rispetto al limite ordinario dei 60 anni. La perdita per gli «impazienti» ammonta al 25 per cento del vitalizio. Il presidente del Consiglio regionale intanto Paolo Romano fa sapere che una proposta di legge per rimuovere lo sconcio «è già stata approntata all’interno dell’ufficio di presidenza».

Ecco la Regione dei privilegi
spuntano i "pluripensionati"

Dopo il caso della "doppia indennità", si scopre che almento una trentina di ex membri dell'assemblea campana percepiscono un doppio vitalizio, dalla Regione e dal Parlamento. E a chi ha fatto anche una sola legislatura tocca una liquidazione di 48 mila euro

Indennità doppie, vitalizi duplicati per 31 ex consiglieri regionali e parlamentari. Una pensione garantita, anche se in consiglio regionale si è rimasti pochissimo, il tempo di una meteora. Spunta un nuovo caso, quello dei “pluripensionati”. Sono almeno una trentina gli ex consiglieri regionali (tra cui anche presidenti delle passate legislature) “premiati” da una doppia pensione, quella da consigliere regionale e quella da parlamentare. 

I privilegi della casta non finiscono qui. Esiste anche una buonuscita, pari a una mensilità lorda moltiplicata per gli anni delle legislature alle quali si è partecipato. Per una sola legislatura, il bonus sarà di circa 48 mila euro, per due la cifra raddoppia, per tre si arriva a 150 mila euro. Lo stesso vale anche per i parlamentari vicini alla pensione: anche per loro esiste un trattamento di fine rapporto che va a cumularsi, nel caso della doppia funzione, a quello regionale. Cifre che vanno ad aggiungersi all’indennità mensile “doppia”, capaci di garantire una vecchiaia blindata.

Chi si è seduto in aula per soli 37 mesi a 35 anni, arrivato alla soglia dei 60 anni percepirà comunque una pensione (se avrà versato la differenza contributiva relativa alla conclusione della legislatura, pari a 60 mesi). Venticinque anni dopo, potrà vivere con almeno duemila 500 euro al mese. Indennità raddoppiata (il massimo è 5.500 euro mensili per tre legislature) se il consigliere ha seduto per 15 anni all’interno dell’aula consiliare. 

Non solo. Chi ha abbandonato le poltrone regionali per seguire la carriera di parlamentare, al compimento dei sessant’anni riceverà un altro vitalizio, che va ad aggiungersi a quello regionale. Una pensione significativa (e duplice) che da un minimo di ottomila euro può schizzare anche a 25 mila euro al mese, a seconda del numero di legislature nelle quali si è stati eletti. Insomma, la carriera politica frutta una pensione d’oro. Al centro dello scandalo resta il caso della doppia indennità, che riguarda chi percepisce un doppio vitalizio, la pensione da consigliere regionale e lo stipendio da parlamentare. Colpa della ormai famosa legge del febbraio 2005. Solo ora, la presidenza del consiglio regionale si appresta a abolire il doppio stipendio. 

E i “pluripensionarti”? Si ritrovano indifferentemente tra i banchi della sinistra e della destra: Benito Visca, Abdon Alinovi, Filippo Caria, Nicola Imbriaco, Nicola Mancino (ex ministro dell’Interno), Carmelo Conte, Paolo del Mese, Aldo Cennamo, Raffaele Calabrò, Isaia Sales, Giovanni Russo Spena, Domenico Zinzi, Andrea Losco, Alfredo Vito, Giuseppe Ossorio, Vincenzo De Luca (avellinese, da non confondere con il sindaco di Salerno), Giuseppe Scalera, Andrea De Simone, Antonio Bassolino, Felice Antonio Iossa, Amelia Ardias, Eugenio Dionise, Antonio Fantini, Arturo Fasano, Mario Pepe, Nicola Scaglione, Francesco Barra, Antonio Rastrelli, Francesco Brusco. 

Difficile quantificare l’importo mensile corrisposto dalla Camera e dal consiglio regionale. Dipende dal numero di legislature a cui ha partecipato l’ex consigliere. Se è rimasto nel parlamentino per 5 anni (una legislatura) percepirà il 30 per cento dell’indennità di carica, cioè la terza parte di quanto percepiva durante la sua attività di consigliere. Se vi è rimasto per due legislature percepirà il 45 per cento, per tre legislature (il massimo consentito) riceverà il 63 per cento. 

C’è chi ha partecipato a due legislature (Alinovi, Scalera, De Luca, Mancino presidente della Regione ed ex ministro dell’Interno, Losco, Armato e Ossorio a più di due), chi a una sola (Rastrelli, Del Mese che in corso di legislatura fu eletto alla Camera, Donise, Fasano, Conte), chi a 4 (Bassolino è stato in carica per 2 legislature come consigliere e per 2 come presidente). 

I vitalizi sono commisurati all’indennità di carica, quindi se oggi un consigliere regionale percepisce circa 10 mila euro mensili, nel 1975 (all’epoca della prima legislatura) in busta paga si ritrovava 500 mila lire al mese. 
La Campania non è l’unica regione ad aver conservato quello che è un beneficio diffuso ma, ultimamente, anche la Sicilia ha dovuto rinunciarvi. «Sarebbe necessaria una norma che vincoli la Camera, il Senato e 20 consigli regionali  propone Andrea Abbamonte, amministrativista ed ex assessore regionale;  bisogna stabilire un tetto massimo e imporre che non si possono superare 10 mila euro al mese». 

 

 

 

 

Doppio vitalizio: da Regione e Parlamento 
Ecco i nomi della supercasta partenopea

Gli stipendiati di Santa Lucia: Amato, Scalera e Calabrò
C'è anche Zinzi che è pure presidente di Provincia


 

 

NAPOLI — Percepiscono il vitalizio grazie alla permanenza pregressa in Consiglio regionale. Ma anche l'indennità di parlamentari grazie, appunto, alla nuova carica. Questa vera e propria casta nella casta è rappresentata da otto ex consiglieri regionali promossi a Roma alla Camera o al Senato. Sono: Teresa Armato, Raffaele Calabrò, l'avellinese Vincenzo De Luca (da non confondere con l'omonimo sindaco di Salerno), Arturo Iannaccone (percepirà il vitalizio dal primo novembre), Cosimo Izzo, il beneventano Mario Pepe, Giuseppe Scalera e Domenico Zinzi. Quest'ultimo, peraltro, oltre all'incarico di parlamentare, 
è anche il presidente della Provincia di Caserta. I destinatari del doppio bonifico (o magari anche triplice) devono ringraziare una leggina varata in tutta fretta e, come di solito avviene in questi casi, senza troppo strepito al tramonto della prima legislatura dell'era Bassolino. Come hanno ricordato domenica sul «Corriere della Sera» Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori di un'inchiesta, il blitz risale al febbraio del 2005. Una norma che ha abrogato una precedente disposizione risalente alla seconda metà degli anni Novanta, all'epoca dell'amministrazione Rastrelli.

Quest'ultimo precetto recitava testualmente: «L'erogazione dell'assegno vitalizio è sospesa qualora il titolare venga eletto al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o ad altro Consiglio regionale». L'innovazione naturalmente ha dispiegato i suoi effetti benefici con equità bipartisan. 
I beneficati appartengono infatti sia al centrodestra che al centrosinistra, confermando, ancora una volta che l'etica in politica non è patrimonio di uno schieramento piuttosto che di un altro. 
La percezione del vitalizio, peraltro, può essere anticipata al compimento del cinquantacinquesimo anno a patto che il destinatario sia stato eletto consigliere regionale entro la settima legislatura (quella attualmente in corso è la nona). E non manca la classica foglia di fico, a tutela di un pudore ormai quasi del tutto evaporato. Il regime attualmente in vigore prevede, infatti, che il vitalizio anticipato 
(a 55 anni) si può percepire solo se si hanno alle spalle due legislature. O, meglio: non si può percepire per intero. Con una sola legislatura all'attivo si può ugualmente ottenere l'emolumento regionale, solo che quest'ultimo viene diminuito del 5 per cento per ogni anni di anticipo rispetto al limite ordinario dei 60 anni. La perdita per gli impazienti che proprio non ce la fanno a tirare a campare col solo stipendio di deputato o senatore ammonta al 25 per cento del vitalizio.

Senza scadere nella facile demagogia, si tratta di un boccone davvero amaro da ingoiare per i cittadini che vedono allontanarsi giorno dopo giorno di anni il traguardo della pensione. Un'iniquità che, riportata sotto i riflettori, ha fatto avere un sussulto di dignità anche a quei politici, che, in prospettiva, avrebbero tutto da guadagnare dall'anomalia campana. Il presidente dell'assemblea Paolo Romano fa sapere, infatti, che una proposta di legge per rimuovere lo sconcio «è già stata approntata all'interno dell'ufficio di presidenza». Prendendo atto delle buone intenzioni, ci sarà da verificare se la cumulabilità verrà effettivamente abolita. Romano approfitta della vicenda del doppio emolumento per intervenire sui costi della politica. E in particolare sulle dimensioni del proprio staff. «La segretaria personale alla quale ho diritto per legge si compone attualmente di 11 unità, compresa la coordinatrice, invece delle quindici previste. Si occupano di mantenere i rapporti con gli assessorati, con le commissioni, con i consiglieri.

Poi c'è il protocollo, la segreteria vera e propria. L'ufficio di Gabinetto invece, introdotto a giugno, è composto di sei membri, ma non può essere attribuito esclusivamente alla presidenza, bensì all'ufficio di Presidenza che comprende anche due vice, due segretari e due questori. Solo il capo di gabinetto è un esterno».

Gimmo Cuomo

 UN ARTICOLO DEL CORSERA RIACCENDE IL DIBATTITO SUI COSTI DELLA POLITICA IN CAMPANIA

Doppi vitalizi, bufera in Regione

Una legge del 2005 consente agli ex consiglieri regionali eletti in parlamento di cumulare le indennità di pensione

NAPOLI - Una leggina del 2005 di cui in molti si erano dimenticati ma che oggi, in un momento di crisi e di austerità torna a far gridare allo scandalo e a infiammare il dibattito in Regione Campania. Si tratta della norma approvata in tutta fretta nel febbraio 2005, alla fine della prima legislatura Bassolino, che ha permesso agli ex consiglieri regionali eletti a Roma di cumulare i vitalizi, quello parlamentare e quello derivante dal lavoro svolto a Palazzo Santa Lucia.

Ne parlano in un lungo articolo sul Corriere della Sera Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. «La legge passò con i requisiti della “dichiarazione d’urgenza” - ricordano - Il giorno dopo, il 16 febbraio, era già sul bollettino ufficiale, con la firma di Bassolino. Cosa c`era di tanto urgente?

Un ritocco ai vecchi provvedimenti regionali sulle indennità e i beventi per i consiglieri. In particolare a un comma contenuto nelle norme introdotte nel giugno 1996, quando era governatore l`ex Mosi Antonio Rastrelli. Diceva quel comma: «L’erogazione dell’assegno vitalizio è sospesa qualora il titolare venga eletto al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o ad altro Consiglio regionale».

Bene, «urgentemente» cancellata con un tratto di penna. E da allora gli ex consiglieri regionali della Campania eletti onorevoli, senatori o deputati europei possono almeno sulla carta cumulare all’indennità parlamentare il vitalizio della Regione, che viene loro corrisposto dopo soli cinque anni di mandato (cinque!) anche all’età di 55 anni».

Tra i parlamentari che avrebbero diritto di avvalersi di quella norma ci sono diversi esponenti della platea politica campania come il deputato del Pdl e presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi, La democratica Pd Luisa Bossa,(il democratico Piddì beneventano MARIO PEP, n.d.r.). Gli onorevoli pidiellini Vincenzo Fasano e Gennaro Coronella e il deputato europeo Enzo Rivellini, tutti pidiellini. E tra i senatori il sottosegretario «responsabile» Riccardo Villari e il di pietrista Aniello Di Nardo. «Ma ha diritto al cumulo - dicono ancora Rizzo e Stella - anche chi è stato assessore e di anni ne ha già compiuti 60. Come Luigi Nicolais, classe 1942, onorevole del Pd e assessore con Bassolino al pari del senatore democratico Enzo De Luca, 63 anni, omonimo del sindaco di Salerno. O Cosimo Izzo, del Pdl, a suo tempo assessore nella giunta Rastrelli».

I giornalisti nell’articolo dicono anche di aver cercato di avere risposta dalla Regione. Nulla da fare con la giunta. Col consiglio invece solo un fax dopo mille tentativi «Titolari di assegni vitalizi diretti: 172. Titolari di assegni vitalizi di reversibilità: 53. Totale mensile lordo erogato a settembre 2011: un milione, 164.986 euro e 12 centesimi. Cioè una media di 5.177 euro e 71 cent: oltre sei volte i 799 euro della pensione media erogata dall’Anis».
Di nomi però neanche l’ombra. La Regione invoca la privacy e non divulga i nomi dei 225 beneficiari. 

Il Corsera ricorda che il presidente del consiglio regionale della Campania Paolo Romano ha recentemente potenziato il suo staff «portandolo da 15 persone più un dirigente (così era la pianta organica) a 24 collaboratori (tre in più dello staff ristretto di Barac Obaha)».
Oggi Romano si giustifica dicendo la Regione ha già imposto diversi tagli ai costi della politica e che la questione della cumulabili di vitalizi rientra «tra le materie sulle quali bisognerà mettere mano».
Una difesa che sembra reggere poco soprattutto se giunge da chi nel 2005 era già consigliere regionale e lo è rimasto fino a oggi, ricoprendo anche incarichi politici importanti come quello di presidente del gruppo di Forza Italia. 

 

 

 

 

 

 

 

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