Bilancio partecipato e referendum finanziario senza quorum : ecco cosa risponde il MoVimento Verso San Giorgio cinquestelle alla civica assise

01.05.2012 15:42

 

L'atteggiamento è quello consueto di chi è abituato a governare senza tenere in conto la volontà dei cittadini !

Ecco cosa risponde il MoVimento Verso San Giorgio cinquestelle  alla civica assise, elettiva e deputata a rappresentare i cittadini sovrani ex art. 1 della Costituzione.

 

Dal resoconto redatto e dalle riprese del Consiglio Comunale di San Giorgio del Sannio, tenutosi il 27 aprile alle 09.30, emerge chiaramente un dato inconfutabile: il Comune di San Giorgio del Sannio ha un bilancio consuntivo per il 2011 che chiude in positivo, con un avanzo di gestione di 589.000 euro.

E questa, vista la crisi economica, non è cosa da poco.E' all'attivo ma in maniera drammatica !

Pur non entrando nel merito delle cifre, perché non siamo economisti e non vogliamo parlare di cose non di nostra competenza diretta, una riflessione è doveroso farla: se in genere, un’azienda che chiude un anno in attivo si preoccupa principalmente di fare in modo che almeno una parte dell’attivo venga reinvestito per creare nuove occasioni di lavoro, per migliorare e potenziare la crescita dell’azienda stessa, ecc., anche un Ente Locale, se si propone di crescere, migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, potenziare i servizi, risolvere i problemi della comunità, dovrebbe fare praticamente lo stesso: reinvestire per crescere.

E questo nell’ultimo anno tutto questo non è accaduto, anzi la qualità dei servizi offerti alla comunità in tema di assistenza ad anziani e disabili, di welfare, di assistenza alle famiglie meno abbienti, di raccolta differenziata, etc, è al limite della insufficienza.

 

Ora, visto che una grande parte della entrate di un ente locale deriva dalle entrate tributarie, entrate che nel corso di tre anni, dal 2009 al 2011 sono aumentate sino a toccare la cifra dei 4 milioni di euro circa, 

visto che le entrate tributarie sono praticamente costituite dalle tasse che paghiamo noi cittadini e 

visto soprattutto che il Comune di San Giorgio del Sannio all’art 9 comma 1 dello Statuto Comunale parla proprio della partecipazione dei cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del proprio territorio, 

sarebbe auspicabile che le risorse della comunità, così come le priorità di spesa, vengano gestite dalla comunità.

In questa ottica, quindi, diventa fondamentale il coinvolgimento dei cittadini non solo nel momento in cui è necessario recuperare risorse attraverso tasse e tributi ma anche e soprattutto nel processo di costruzione del bilancio di previsione.

 

Ecco, quindi, che proponiamo all’Amministrazione Comunale sangiorgese l'adozione del bilancio partecipativo, ovvero di un processo decisionale che consiste in un'apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta ed effettiva della popolazione nell'assunzione di decisioni sugli obiettivi e sulla distribuzione degli investimenti pubblici e che, già attivo in tanti Comuni italiani (esemplare è il caso di Grottammare – AP), è stato definito dall’ONU e dalla Banca Mondiale come “strumento efficace di gestione pubblica”.

 

La nostra proposta è quella di applicare il bilancio partecipativo a tutte le materie di competenza comunale che prevedano la possibilità di investire risorse umane e finanziarie, considerato che ogni intervento va ad influire direttamente sulla vita dei cittadini.

 

Le regole che andrebbero a definire l'applicazione del bilancio partecipativo nel comune di San Giorgio del Sannio dovrebbero far riferimento ai seguenti cinque criteri:

 

1. la dimensione contabile - finanziaria deve essere esplicitamente discussa

2. l'intero territorio comunale deve essere coinvolto nel processo consultivo e deliberativo

3. il processo deve reiterarsi nel tempo secondo un ciclo di incontri prefissati.

4. il processo deve includere forme di deliberazione pubblica

5. deve essere fatta la rendicontazione finale dei risultati raggiunti

 

Qualcuno, sicuramente, ci dirà che questa è una cosa facile a dirsi ma ben più difficile da realizzare nei fatti, anche per il possibile appesantimento del già lento iter amministrativo di approvazione del Bilancio di Previsione annuale del comune.

Tuttavia, riteniamo opportuno che, come minimo, l’Amministrazione Comunale consulti obbligatoriamente, prima della stesura e dell'approvazione del Bilancio di Previsione, le varie figure della comunità attraverso le consulte territoriali (individuate con la suddivisione del paese in rioni o contrade in cui la popolazione di ciascuna contrada è invitata a precisare i suoi bisogni e a stabilire delle priorità in vari campi o settori) e tematiche (individuate su base tematica attraverso il coinvolgimento di categorie professionali o lavorative, sindacati, imprenditori, commercianti, studenti, etc.).

 

 

[PER COMPRENDERE MEGLIO COS’è IL BILANCIO PARTECIPATIVO E COME FUNZIONA SI PUO' CONSULTARE, A TITOLO ESEMPLIFICATIVO IL REGOLAMENTO DEL BILANCIO PARTECIPATIVO DEL COMUNE DI CARDANO AL CAMPO (VA) docs.google.com/file/d/1gODv4WBhBiP33i3vXZmhnxewcPiWt1oAGLiQSJoxymh6wRc3zJ1tK13Hly3N/edit?hl=it ]

 

Proponiamo, inoltre, l'Introduzione del referendum finanziario senza quorum per investimenti superiori al milione di euro o di palese rilevanza sociale e ambientale: questo significa che il Comune dovrà obbligatoriamente interpellare la cittadinanza per l'approvazione di spese che superano questa soglia economica o che hanno le caratteristiche sopra citate.

 

Anche su questo strumento di partecipazione  dei cittadini ci saranno, sicuramente, molti scettici.

Tuttavia, ricordiamo a quanti fossero scettici e poco inclini alla partecipazione dei cittadini alle decisioni, anche economiche, della comunità, che tale strumento fu proposto per la prima volta già nel 1898 da uno dei massimi economisti italiani, Antonio De Viti De Marco, propugnatore, già all’indomani dell’Unità d’Italia, del decentramento amministrativo e fiscale quale secolare soluzione alla questione meridionale. 

De Viti De Marco, infatti,  proponeva l´introduzione di referendum finanziari per mettere fine alla finanza pubblica “allegra”, causata soprattutto da categorie e da classi sociali parassitarie e dedite già allora alla redistribuzione dal basso verso l´alto e affermava che il sindacato finanziario deve essere esercitato in ultima analisi dal contribuente e da nessuno che si interponga fra il contribuente e l´amministrazione. 

 

E ancora, per chi non vuol andare così indietro nella storia, basta vedere come la Svizzera, grazie all’applicazione dei referendum confermativo, propositivo e finanziario, sia diventata uno dei paesi con minor indebitamento pubblico, con un livello impositivo più basso, con una maggior efficienza dell’amministrazione pubblica e stabilità dell’economia.

Ci sono tutta una serie di ricerche non solo in Svizzera, ma anche in California e altri stati federati degli USA che comprovano questa dinamica: dove funzionano bene i meccanismi di democrazia diretta . 

Qui ci sono:

meno spese pro capite per l’amministrazione pubblica e un livello contributivo minore

una distribuzione dei redditi più equa

più responsabilità dei cittadini per il fisco.

 

In effetti, si registra anche un effetto positivo nella lotta contro l’evasione fiscale. Nei Cantoni dove più si vota su questioni fiscali l’evasione risulta più bassa. Ciò si verifica a causa di un semplice legame: più contenti i cittadini sono con l’amministrazione pubblica, anche perché direttamente coinvolti nelle scelte, più disposti sono a pagare le imposte dovute. 

Più possono influire direttamente sulle spese e sul modo in cui vengono prodotti i servizi pubblici, più si sentono corresponsabili. 

Più i cittadini possono controllare la spesa pubblica, più si rafforza la loro disponibilità di sostenere lo sforzo fiscale. 

 

Un circolo semplice e virtuoso.

 

Perché non applicarlo anche a San Giorgio del Sannio? 

 

Perché correre il rischio di investimenti sbagliati e non produttivi per la comunità, quale ad es. quello del depuratore in zona Gianguarriello? 

 

Ricordiamo, infatti, ove ce ne fosse ancora bisogno, non solo che, relativamente al depuratore di Gianguarriello, l’ex  sindaco Giorgio Nardone è stato indagato dalla Procura della Repubblica di Benevento per avere inquinato il Torrente Mele e per avere, a distanza di mesi dall'accertamento dell'inquinamento, omesso di adottare provvedimenti tempestivi, ma anche che la proroga della convenzione con l’Alto Calore s.p.a (scaduta il 30.06.2011) per la gestione dell’impianto ha comportato per l’ente una spesa di 68.000,00 euro annue e che l’accesso ad un bando di finanziamento di 1.394.434 euro per il potenziamento dell’impianto è stato prima dichiarato irregolare e poi non più concretizzato, preferendo - non si capisce bene per quale motivo - non accedere alle risorse piuttosto che rifare il bando. 

 

Non possiamo esserne certi, ma possiamo ragionevolmente pensare che un referendum cittadino sulla gestione del depuratore, sulle spese aggiuntive - a dire il vero piuttosto onerose per le casse comunali -  che il suo malfunzionamento stava determinando e sull’opportunità di seguire procedure opportune e rientranti nei termini di legge per accedere ai finanziamenti relativi al potenziamento dell’impianto, avrebbe potuto esiti diversi dalla linea seguita dall’amministrazione comunale.

 

Rosanna Carpentieri, Francesca Maio, Elvira Santaniello

 
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