Attentato a Brindisi. Cui prodest ?

20.05.2012 17:56

Certamente non possiamo essere che sconvolti per la morte della ragazza uccisa da una bomba a Brindisi,la scuola è una parte importante di tutti noi, mandare i figli a scuola vuole dire vivere la normalità quindi questo vile attentato colpisce la quotidianità di noi tutti.

Ma tralasciamo la parte emotiva o le esecrazioni dettate dal vile gesto e domandiamoci: a chi giova?

Alla mafia? Ma veramente possiamo credere che un’organizzazione spietatamente lucida come la mafia si esponga ad una risposta repressiva che sarà durissima? Poi perché esporsi a ciò senza trarne nessun vantaggio, neanche apparente o calcolato?

Quando un’organizzazione criminale uccide un magistrato, un poliziotto, un uomo del sistema o delle istituzioni mette in conto anche la successiva repressione e le perdite che subirà, ma pensa più o meno erroneamente che il gioco valga la candela. La vittima o le vittime potevano causare con il loro operato maggiori danni all’organizzazione di quelli che può provocare l’inevitabile risposta repressiva.

Allora lucidamente  domandiamoci: cui prodest? Io non lo so, ma so con certezza che davanti a questo gesto apparentemente inspiegabile la gente tende ad identificarsi con le istituzioni esistenti, a non vedere le magagne presenti all’interno delle istituzioni; si invocherà l’unità nazionale, si stigmatizzerà chi continua a dire che questa casta và cacciata, se lo chiederai ti accuseranno di volere indebolire le istituzioni in un momento in cui il paese è sotto attacco terroristico mafioso. E allora, a chi giova forse lo intuiamo, una cosa però rasenta la certezza: non si fermeranno qui.  Crisi economica devastante e atti di terrorismo che colpiscono direttamente la popolazione faranno accettare alla gente qualunque cosa, dalla sospensione delle garanzie democratiche ad una r epressione militare durissima di qualunque forma di dissenso, al rinvio delle elezioni od al presentarsi al voto di schieramenti che in tempi normali avrebbero creato ripulsa e che invece in un clima di terrore potrebbero essere accettati e votati da molti cittadini.

La strategia della tensione non è stata un invenzione giornalistica, ricordiamocelo.

 

Si rincorrono le notizie relative agli 'attentati anarchici', mentre i vertici del governo e i media alimentano la paura. Ma per chi è utile questo clima di insicurezza e di timore? 

A cosa potrebbe servire? E inoltre, chi si occuperà delle minacce? 
Rispetto ad una vera e propria terapia dello shock che cercano di infliggerci, come possiamo uscirne?A Brindisi l'attentatore stragista non potrebbe essere lo stesso Stato?
E' evidente come chi ha commesso questo gesto sia stato mosso dalla volontà di TERRORIZZARE l'opinione pubblica: fatto che - con un sapiente "lavaggio del cervello" come sanno fare bene i nostri mass media, potrebbe "sdoganare" leggi liberticide. Aspetto, questo, che hanno "colto" moltissimi cittadini; infatti sui Social Network, dove è possibile - almeno per ora - esprimere liberamente le proprie opinioni, numerosi cittadini hanno esternato forti perplessità, e ritengono che possa trattarsi di un "complotto" ordito dal "potere", come probabilmente è accaduto in passato, nei cosiddetti "anni di piombo". Sono davvero moltissimi coloro che nutrono sospetti di questa natura, come dimostra inequivocabilmente anche l'esito del sondaggio che abbiamo lanciato sulla nostra pagina Facebook (vedi sondaggio https://www.facebook.com/questions/389448861106213/ ) dove potendo scegliere tra "mafia", "terrorismo", "complotto" e "gesto di un folle", coloro che hanno scelto l'opzione "complotto" sono più del doppio di coloro che hanno scelto le restanti tre opzioni.
Stranamente, a proposito dell'attentato a Brindisi, dell'ipotesi inerente la strategia della tensione potenzialmente messa in atto da un'intelligenza politica, quasi nessuno ne ha parlato.
Ha provato a dirlo Scarpinato ma, a parte Sky e Libero, nessun organo di Stampa lo ha per ora ripreso...come mai?
Rosanna Carpentieri
 

Scarpinato avverte:"Probabile intelligenza politica dietro l'attentato di Brindisi"

 

Potrebbe esserci qualcuno che ha interesse nell’usare una causale mafiosa che apparentemente sembra chiudere il cerchio per nascondere altre causali che devono restare occulte e che, se hanno un senso, devono incidere nella realtà e quindi sul processo politico in atto, creando un clima di destabilizzazione, di panico e di insicurezza”.

               

La riflessione che avete appena letto non è di un blogger paranoico che specula con la dietrologia perpetua e vede complotti sempre, comunque e dovunque. Le parole riportate, infatti, sono estratte da un’intervista rilasciata a SkyTg24 da Roberto Scarpinato, procuratore generale della Corte D’Appello di Caltanissetta.

Scarpinato, dopo aver ribadito che “occorre comunque lasciare tutte le piste d’indagine aperte”, si concede infatti più di qualche ragionevole dubbio sulla matrice e sugli esecutori dell’attentato di Brindisi. Un’azione che sembra voler ricondurre in maniera fin troppo immediata ed “automatica” alla strada mafiosa. Ventennario delle stragi, pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci, una scuola che celebrava proprio Falcone e, al contempo, modalità di esecuzione ed obiettivo colpito che sono assolutamente inusuali per la criminalità organizzata: per il procuratore si scorge una volontà di rivendicazione troppo forte ed apparentemente inequivocabile per essere credibile al 100%.

             

Le modalità, più che altro, fanno tornare alla mente altre stragi compiute da altri soggetti – continua Scarpinato -. Soggetti forse intenti ad inaugurare una nuova strategia della tensione”. Anche perché, con un po’ di memoria storica, ci si ricorda che “La Mafia quando colpisce civili e non uomini di Stato ed in particolare dei ragazzi, non rivendica mai l’azione”. Perché? La risposta è abbastanza semplice: “Un gesto troppo impopolare, l’attenzione di media e forze dell’ordine che si moltiplica , gli affari che vanno male”.

                

E poi, riflettendoci, per quale validissimo motivo un’organizzazione criminale dovrebbe rendersi artefice di una strage così eclatante? Per intimorire? Per rispondere agli arresti eccellenti degli ultimi anni? E gli effetti collaterali? Possibile che non siano stati calcolati? Poi ancora, prendendo in analisi l’ipotesi di strage operata da soggetti non mafiosi, quale potrebbe essere la motivazione? Ancora una volta Scarpinato risponde puntuale: ”Per queste ipotesi non possiamo che fare appello alle esperienze del passato e, nel passato, la strategia stragista aveva scopi di stabilizzazione o destabilizzazione del quadro politico. Quindi direi qualcuno che vuole fermare il cambiamento o accellerarlo

             

Per il procuratore, comunque, “probabilmente dietro l’attentato c’è un’intelligenza di tipo politico”.Parole chiare che riportano indietro nel tempo e placano almeno in parte il (comunque sempre sacrosanto) sentimento antimafioso esploso nelle ultime ore. Saranno naturalmente gli inquirenti a dover indagare sui fatti drammatici che hanno insanguinato la città pugliese  anche se, sempre rivolgendo lo sguardo al passato, c’è da dire che quando in simili azioni c’è stata la mano di servizi deviati i colpevoli non sono quasi mai saltati fuori.

A maggior ragione, però, le persone devono rimanere vigili e lucide ed evitare processi di folla e rabbia che inquadrano in maniera isterica ed inequivocabile i responsabili della strage. (Germano Milite)

 
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