Arrestati dirigenti per corruzione, tangenti e utilizzo di fondi pubblici per scopi decisamente privati, al Comune di Parma

25.06.2011 23:00

Il capo dei vigili urbani e altri dirigenti del Comune sono stati arrestati per una storia di tangenti e denaro pubblico usato per affari privati

Undici persone sono state tratte in arresto, nelle prime ore di questa mattina, dalla Guardia di Finanza a Parma, nel corso del secondo atto dell'operazione denominata "Green money" sulle tangenti nella gestione del verde pubblico. Tra gli arrestati figurano ben tre dirigenti del Comune del capoluogo emiliano: il comandante della Polizia Municipale Giovanni Maria Jacobazzi, il direttore marketing,  già capo dello staff del sindaco e direttore di Infomobility, Carlo Iacovini (attualmente responsabile del progetto Zero Emission City) e Manuele Moruzzi del settore Ambiente, legati a filo doppio al sindaco Pietro Vignali fin dai tempi dell'assessorato all'Ambiente. In manette anche il direttore generale dell'Iren di Parma Mauro Bertoli, il presidente di Engioi (società per azioni di cui il Comune detiene la maggioranza) Ernesto Balisciano, il presidente e il vice della cooperativa Student work service Gian Vittorio Andreaus e Tommaso Mori, gli imprenditori Gianluca Facini, Norberto Mangiarotti, Alessandro Forni e l'investigatore privato Giuseppe Lupacchini.

Sulla vicenda non è tardato ad arrivare il commento disgustato di Paolo Leporati, vice responsabile per la provincia di Parma dell'Italia dei Diritti: "Siamo indignati di fronte ad un atto così grave di corruzione nella città di Parma. Sembrerebbe che ci troviamo solo di fronte alla punta dell'iceberg, con i tre principali collaboratori del sindaco arrestati con ipotesi accusatorie così gravi.

La  responsabilità di tutto ciò è da attribuire al primo cittadino che dovrebbe rimettere immediatamente il suo mandato".

 

I casi di concussione e corruzione a carico degli indagati riguardano il verde pubblico, dove fioriere sono costate 180.000 euro, i giardini privati delle case degli indagati sarebbero stati curati con soldi pubblici, denaro mai arrivato per lavori al canile municipale, ma che sarebbe servito a formare società private per interessi personali.

Il sistema era quello di drenare soldi al Comune tramite consulenze fittizie, fatturazioni gonfiate e servizi mai resi. Ad esempio 50-70mila euro sono state spese per una consulenza sui canali irrigui che non era di alcuna utilità all’Amministrazione. Altre 180mila euro hanno finanziato i fiori del Lungoparma, le “pink roses”, per le quali non funzionava neanche l’impianto di irrigazione. Gli arrestati con i soldi pubblici si facevano sistemare i propri giardini fatturando i lavori come se fossero servizi pubblici. Il giardino di Paco e Ax, i cani lupo dei vigili, non è mai stato realizzato: con i soldi stanziati, però, Jacobazzi ha riqualificato l’area verde della sua casa al mare a Santa Marinella.

IL RUOLO DI JACOBAZZI - Il comandante della Municipale è accusato anche di concussione: avrebbe fatto pressioni su un agente che aveva multato Rosi per il dehors installato in via Farini. Minacciò di trasferirlo se non avesse tolto la sanzione. "E' evidente - secondo Laguardia - quanto Jacobazzi fosse succube dei potenti della città".

Ma non è finita qui. Il capo dei vigili vendeva anche informazioni riservate su aziende e privati cittadini reperibili nei database ministeriali. L'investigatore di Monza arrestato, Giuseppe Lupacchini, le comprava a caro prezzo: 4mila euro l'una. Jacobazzi si recava personalmente nel centro lombardo con un'auto del Comune e per questo dovrà rispondere anche del reato di peculato d'uso.

Il comandante martedì prossimo si sarebbe dovuto presentare in aula nel corso del processo contro i vigili che nell'ottobre del 2008 aggredirono e insultarono il giovane ghanese Emmanuel Bonsu, scambiato per il palo di un pusher mentre attendeva nel parco Falcone e Borsellino l'inizio delle lezioni serali dell'istituto tecnico che frequentava. Jacobazzi entrò in servizio a Parma subito dopo l'accaduto. 

IL RUOLO DELLE MOGLI - Con i soldi pubblici, oltre a sistemare i loro giardini, i dirigenti comunali sistemavano anche le proprie consorti. I contribuenti parmigiani hanno pagato la riqualificazione del cortile dell'asilo di Brescia dove lavora la moglie di Iacovini. Mentre quella di Moruzzi, titolare di un'azienda che si occupata di toelettatura di animali chiamata Ringhio, ha incassato 50mila euro (4mila al mese) per fare il bagno ai cani del canile pubblico. Peccato che a occuparsi della loro igiene non sia stata lei, ma i volontari della struttura.

GLI ALTRI ARRESTATI - Mangiarotti e Balisciano, erano rispettivamente il presidente e il finanziatore di Parma People, la struttura messa in piedi da Pietro Vignali per finanziare la sua campagna elettorale a sindaco.

 

Circa un anno fa l'esponente provinciale del movimento che fa capo ad Antonello De Pierro  aveva denunciato all' opinione pubblica sospetti nei confronti della giunta comunale parmense e dei suoi funzionari, confidando sulla sensibilità dei cittadini, e aveva chiesto ufficialmente le dimissioni del sindaco Pietro Vignali.

Leporati conclude ricordando che "oltre alla corruzione, il comune di Parma vanta oltre cinquecento milioni di euro di debiti spalmati sulle società partecipate". 

Corruzione, undici arresti a Parma. In manette nomi eccellenti

Sfiza di custodie cautelati nell'ambito dell'inchiesta sulle 'mazzette verdi'. In carcere sono stati portati il comandante dei vigili Giovanni Jacobazzi, i dirigenti del Comune Moruzzi e Iacovini, il dirigente di Iren Bertoli, sei imprenditori e un investigatore privato

PARMA, 24 GIU. 2011 - Per l'inchiesta 'Green money' a Parma è iniziato il secondo tempo. La prima fase delle indagini aveva una scena madre, quella del funzionario di Enìa Nunzio Tannoia ripreso nel suo ufficio mentre intasca una mazzetta da un'imprenditore operante nella manutenzione di parchi e giardini. La seconda parte delle operazioni della Guardia di finanza lascia il segno per la serie di arresti scattati nelle prime ore di oggi. Undici provvedimenti di custodia cautelare che riguardano anche personalità che fanno tremare l'amministrazione Vignali. In manette sono finiti il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, i dirigenti del Comune Carlo Iacovini e Manuele Moruzzi, il dirigente di Iren Mauro Bertoli, e il presidente di Engioi, una spa di cui il Comune è il principale azionista.

IL SISTEMA DI CORRUZIONE
 messo in luce dagli inquirenti riguarda l'ambito degli appalti pubblici, in particolare quelli del settore del verde pubblico. Lavori di manutenzione mai eseguiti ma ugualmente retribuiti, fatture con prezzi gonfiati, consulenze per attività inutili, rifacimenti di giardini privati pagati con denaro pubblico. Questi alcuni degli aspetti emersi. Secondo gli accertamenti, una lunga lista di opere è stata assegnata a prezzi notevolmente superiori a quelli effettivi, in modo tale da creare grosse disponibilità finanziarie agli imprenditori e, di conseguenza, il sistematico pagamento di tangenti.

PERQUISIZIONI ANCHE IN COMUNE Da parte delle fiamme gialle sono state condotte perquisizioni nella sede del municipio di Parma, in piazza Garibaldi, alla presenza di Iacovini; al comando della Polizia municipale, dove si trova anche Jacobazzi; al 'Duc', sede degli uffici amministrativi, dove è presente Moruzzi. 

IL DIRIGENTE DI IREN IN MANETTE Mauro Bertoli, direttore di Enia poi confluito nella nuova società Iren, è accusato di aver gestito il sistema delle tangenti che lo scorso anno ha portato agli arresti Nunzio Tannoia, funzionario di Enia che materialmente intascava le mazzette. Nella prima tranche dell'operazione 'Green money', erano state arrestate quattro persone per corruzione. Oltre a Tannoia, dietro le sbarre erano finiti gli imprenditori Gianluca Allodi, Francesco Borriello e Alessandro Forni. 

I NUOVI ARRESTI TRA GLI IMPRENDITORI Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nei confronti di Gianvittorio Andreaus e Tommaso Mori, imprenditori titolari della società Essevuesse, considerata dagli inquirenti 'il collettore' del denaro drenato al Comune di Parma; degli imprenditori Gianluca Faccini e Alessandro Forni, quest'ultimo già coinvolto nella prima tranche dell'inchiesta; Norberto Mangiarotti, altro imprenditore che si occupava di lavori pubblici nel settore Mobilità e ambiente.

"UN SISTEMA DI TANGENTI COMPLESSO E ARTICOLATO" Queste le parole usate dal Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia in sede di conferenza stampa. Le Fiamme Gialle, ricorrendo a intercettazioni telefoniche ed ambientali (ci sono anche filmati, è stato spiegato, che attestano il pagamento delle mazzette), ha scoperto che Enia, multiutility partecipata da vari Comuni poi confluita in Iren, "era diventata una mucca da mungere non solo da parte dei funzionari arrestati nella prima tranche dell'indagine ma anche da soggetti terzi". Secondo gli accertamenti condotti dai militari, Nunzio Tannoia (funzionario Enia finito in manette lo scorso anno) "poteva svolgere operazioni nel suo interesse perché coperto dal dirigente comunale Emanuele Moruzzi e dal suo superiore Mauro Bertoli".

INGRANAGGI BEN OLIATI In pratica, nell'assegnazione degli appalti venivano emesse fatture gonfiate o fittizie perché giustificate da lavori inesistenti. Per gli inquirenti erano Moruzzi e Bertoli a "ordinare i pagamenti" al funzionario Tannoia, che li eseguiva secondo le indicazioni ricevute. Ai titolari della Essevuesse il compito di fare da 'collettori' degli stessi pagamenti, allo scopo di attingere denaro dalle casse comunali. Ammonta ad almeno 470 mila euro il totale delle 'distrazioni' attribuite, a diverso titolo, agli arrestati.

I FAVORI AGLI APPALTATORI Dagli accertamenti è emerso che sarebbero almeno tre, forse quattro, le abitazioni private interessate a lavori di ristrutturazione pagati con soldi provenienti dalle casse comunali di Parma. In pratica, a fronte di lavori di sistemazione delle strade e del verde della città, mai compiuti o eseguiti per somme inferiori, sarebbero stati realizzati interventi in appartamenti privati o abitazioni con giardino di proprietà di alcuni dei dirigenti pubblici coinvolti, ha spiegato il comandante della GdF, col.Guido Geremia. Tra gli indagati anche per questa tranche dell'inchiesta c'è Giovanni Maria Jacobazzi, ex tenente dei Carabinieri, diventato capo della Municipale l'1 ottobre 2008 (in precedenza aveva guidato i Nas). Con i soldi del Comune sarebbe stato sistemato il giardino della sua casa di Santa Marinella, e alcuni lavori avrebbero riguardato anche l' edificio. Stesse modalità anche per gli altri interventi nelle abitazioni di due dirigenti coinvolti.

IN MANETTE ANCHE UN DETECTIVE PRIVATO A Jacobazzi è contestato inoltre di aver fornito, dietro corrispettivo in denaro, informazioni riservate (poteva accedere ai sistemi informatizzati del ministero dell'Interno) ad un detective privato originario di Monza, Giuseppe Romeo Lupacchini, dal quale si sarebbe fatto pagare 4.000 euro. Pagamento e consegna delle informazioni avvenuti, secondo la Procura, a Monza e Pavia; il comandante è stato filmato dai militari durante alcuni di questi incontri.

OLTRE ALLA CORRUZIONE LA CONCUSSIONE Nei confronti del capo dei vigili c'è anche l'accusa di tentata concussione: avrebbe cercato di imporre ad un agente del settore annonario la revoca di una contravvenzione emessa nei confronti dell'osteria Antica Salumeria Rosi. La vicenda è al centro di una polemica annosa in città perché l'osteria è di proprietà di Marco Rosi (titolare della Parmacotto) che, pochi mesi dopo aver rilevato l'attività dai precedenti titolari, ha installato nella centralissima via Farini un dehors di considerevoli dimensioni. L'agente aveva 'staccato' la contravvenzione proprio in relazione ad alcune mancanze o inadeguatezze del dehors e Jacobazzi, secondo gli inquirenti, lo aveva invitato a rimuovere illecitamente la multa. Secondo Laguardia, la contravvenzione aveva fatto 'infuriare' il comandante che aveva cercato di pretendere, ma inutilmente, la cancellazione dell'ammenda: l'agente si è rifiutato.

 

Le misure di custodia cautelare, predisposte nell'ambito dell'inchiesta 'Green money', oltre a Giovanni Jacobazzi, numero uno della polizia municipale, riguardano anche Carlo Iacovini, ex direttore generale del Comune. Sotto accusa l'aggiudicazione di appalti nel settore del verde pubblico

Prima il risveglio sotto la bufera: 11 arresti per tangenti, primo della lista il comandante dei vigili urbani, tutti uomini fidati del sindaco Pietro Vignali. Nel pomeriggio la bufera che si è trasformata in un tornado: la gente è scesa in piazza, prima 200 persone, poi almeno cinquecento, per chiedere le dimissioni del sindaco Vignali, tra urla, cariche della polizia e lancio di monetine come non si vedeva dai tempi di Bettino Craxi all’Hotel Raphael. Il tutto sotto quel cielo apparentemente sereno e ovattato che è Parma.

La folla voleva entrare in Comune ed è stata respinta dagli agenti in tenuta anti sommossa. Che a un certo punto hanno iniziato a manganellare i manifestanti, nonostante siano tutte persone di una certa età e non facinorosi. La folla ha anche lanciato monetine all’ingresso del Comune. E il sindaco Vignali è ancora barricato nel suo ufficio. Che continua a ripetere: “Non sapevo niente di quello che facevano, dunque non mi dimetto”. La folla non sembra però intenzionata a fermarsi: per domani mattina era già prevista una manifestazione contro l’esternalizzazione di alcuni servizi sociali. Adesso si sta cercando di coinvolgere tutti i cittadini a partecipare al concentramento nella centrale piazza Garibaldi per proseguire la protesta di oggi.

L’inchiesta. Società fittizie che prestavano servizi in cambio di soldi veri. Fatture gonfiate a dismisura su opere pubbliche, in cambio di favori personali nei giardini privati dei dirigenti che appaltavano i lavori. Tangenti, corruzione, vendita di informazioni e favoritismi personali. E questa è solo una parte della fitta trama di reati scoperta dall’operazione ‘Green Money’ atto secondo, condotta dalla Guardia di Finanza di Parma sotto la direzione del Pm Paola Dal Monte e curata dallo stesso procuratore Gerardo La Guardia. E che ha portato in carcere nomi eccellenti di Parma, scatenando una vera e propria bufera su comando della polizia municipale, Comune, Iren e mondo dell’imprenditoria.

Gli arrestati. Si tratta di Giovanni Maria Jacobazzi, comandante dei vigili, Carlo Iacovini, dirigente comunale nel settore del marketing e della comunicazione ed ex capo dello staff del sindaco e direttore di InfomobilityManuele Moruzzi, del settore ambiente del Comune di Parma, Mauro Bertoli, direttore generale dell’IrenErnesto Balisciano, presidente di Engioi(società per azioni di cui il Comune detiene la maggioranza).

In manette anche vari imprenditori locali: il presidente e il vice della cooperativa Student work service Gian Vittorio Andreaus e Tommaso Morigli imprenditori Gianluca FaciniNorberto MangiarottiAlessandro Forni (coinvolto anche nell’inchiesta ‘Green Money’ 1 dello scorso giugno) e l’investigatore privato Giuseppe Romeo LupacchiniUn’operazione anti corruzione non ancora conclusa, fa intendere il procuratore La Guardia: “Come avevo annunciato il mio ufficio si è concentrato contro il fenomeno della corruzione, che a Parma è molto diffuso – afferma lapidario -. Purtroppo sempre più pubblici ufficiali stanno mettendo avanti i propri interessi personali rispetto a quelli della comunità, per cui sono chiamati a lavorare”.

A che punto è l’indagine. L’inchiesta, quindi, continuerà. E non si escludono colpi di scena, dato che spicca tra la lista degli arrestati l’assenza di politici. Sugli indagati, da parte del procuratore e del comandante della Guardia di Finanza, Guido Maria Geremia, bocche cucite. Ma affermano: “La richiesta per queste misure cautelari l’abbiamo avanzata i primi di aprile – spiega La Guardia – e ci è stata concessa solo ora dopo un’attenta riflessione del gip”. Sottointeso: non finisce qui. Intanto però, 11 persone molto note a Parma sono finite nelle celle di via Burla. E le prove contro di loro sono “Ficcanti e inconfutabili” spiegano gli inquirenti: video, fotografie, intercettazioni. Tutto fa capire quanto Enìa era considerata “Una mucca da mungere” da parte dei dirigenti e degli imprenditori, che si facevano pagare con soldi pubblici lavori mai effettuati. Pagando la complicità di chi sapeva con lavori privati delle abitazioni del comandante Jacobazzi e dei dirigenti pubblici. Il tutto, per un totale di circa 500mila euro di risorse pubbliche finite nelle tasche sbagliate.

E’ il caso delle famose rose piantate sul lungo Parma. Un lavoro costato 180mila euro al settore del verde pubblico. Che però costava qualche migliaia di euro, dato che non funziona nemmeno l’impianto di irrigazione. O ancora i 70mila euro che il Comune ha pagato per degli studi realizzati sulla pulizia effettuata sui canali irrigui. Anche il canile ‘Lilly e il Vagabondo’ di Parma è finito al centro della bufera: “Sempre alle solite aziende riconducibili agli imprenditori arrestati, in questo caso a Forni, o alle loro mogli si sono pagati 70mila euro per la realizzazione dell’oasi all’interno del canile – spiega Geremia -. Un lavoro che in realtà è stato effettuato gratuitamente dai tanti volontari del canile. Così come la toelettatura dei cani, effettuata dall’azienda ‘Ringhio’ della moglie di Moruzzi, costata alla comunità 4mila euro al mese. Ma sempre effettuata gratuitamente dai volontari della struttura”.

Non è un caso, quindi, se poi lo stesso Forni abbia effettuato lavori di riqualificazione gratuitamente nella casa al mare di Santa Marinella, a Roma, del comandante della polizia municipale Jacobazzi. Lavori, che secondo gli inquirenti sarebbero stati pagati con i soldi destinati alle due nuove unità cinofile della polizia municipale.

Non solo corruzione. Ma il reato di corruzione non è l’unica accusa caduta sulla testa del comandante dei vigili, in carica a Parma dal 2008. Un filmato e fotografie della Guardia di finanza, infatti, lo incastrerebbero mentre si fa consegnare 4mila euro da un investigatore privato, a Monza, in cambio di informazioni private date in uso solo alle forze di polizia riguardo a persone titolari di società. E ancora, è accusato pure di tentata concussione. Quando il responsabile della polizia municipale annonaria fece una multa al ‘contestatissimo’ dehors di un ristorante di via Farini, di proprietà di un noto imprenditore locale, Jacobazzi chiamò il suo sottoposto minacciandolo di trasferimento nel caso non avesse provveduto immediatamente a togliere la multa a carico dell’imprenditore.

L’inchiesta vede pagine e pagine di reati simili contestati. Come consulenze fittizie strapagate con soldi pubblici. O i servizi con spese ‘gonfiate’ forniti dalla società ‘Student work service’. Un modus operandi che affonda le radici nel tempo: i primi casi di corruzione riscontrati risalgono al 2007. E sono tutti direttamente collegati a quanto emerso dall’operazione ‘Green money’ 1, che aveva portato in carcere 4 dirigenti di Enìa del settore verde pubblico.

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